La lega dei mondi ribelli [Downbelow Station - it]
- Автор: Черри Кэролайн Джэнис
- Серия: Lega e Confederazione #3
- Год: 1989
- Язык: итальянский
- Год: Club degli Editori
- Переводчик: Roberta Rambelli
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «La lega dei mondi ribelli [Downbelow Station - it]». Краткое содержание книги:
Vincitore del premio Hugo per il miglior romanzo in 1982.
Nominato per il premio Locus in 1982.
— Noi non siamo aggressivi.
— Lo crederemmo più facilmente se non aveste rifiutato di richiamare le vostre navi che attualmente stanno attaccando i nostri cittadini.
— Le ho detto chiaramente che noi non abbiamo autorità sulla Flotta, né il potere di richiamarla.
— Noi crediamo che potreste usare una considerevole influenza. Le metteremo a disposizione i mezzi per trasmettere un messaggio… le ostilità finiranno con il cessate il fuoco della Flotta.
— Ci penseremo.
— Signore.
Ayres si inchinò, girò sui tacchi e uscì, accolto dalle onnipresenti guardie che lo condussero attraverso gli uffici. — L’altra riunione è stata disdetta — le informò. — Torniamo nel mio alloggio. Con tutti i miei compagni.
— Abbiamo i nostri ordini — disse il comandante delle guardie; non dicevano mai altro. Il problema si sarebbe risolto solo quando, una volta giunti al luogo della riunione delle 0800, un nuovo gruppo di giovani guardie li avrebbe ricondotti indietro, con una lunga attesa mentre le cose venivano sistemate per via gerarchica. Succedeva sempre così: l’inefficienza aveva lo scopo di esasperarli.
La mano di Ayres sudava sul fascicolo di pelle, il fascicolo con i documenti firmati dal governo della Confederazione. Pell, perduta. Una possibilità di recuperare almeno la Flotta, e una proposta che poteva annientarla. Ayres temeva che il governo della Confederazione avesse piani molto più lungimiranti di quanto immaginasse la Terra. La Grande Prospettiva. La Confederazione era nata insieme ad essa. La Terra la stava acquistando soltanto adesso. Ayres si sentiva trasparente e vulnerabile. Sappiamo che state cercando di prendere tempo… Ayres s’immaginava i pensieri che si agitavano dietro il volto massiccio di Azov. Sappiamo che volete guadagnare tempo; e per adesso a noi sta bene così, un accordo che noi e voi abrogheremo alla prima occasione.
La Confederazione aveva inghiottito tutto quello che avrebbe potuto digerire… per ora.
Non potevano permettersi di discutere, non potevano sollevare questioni vitali senza l’assoluta certezza che nessuno li stesse spiando. Firmare il documento e portarlo in patria. Quello che lui aveva in testa era la cosa più importante. Avevano imparato a conoscere le Stelle Sperdute; erano intorno a loro, nelle persone di soldati con la stessa faccia e probabilmente la stessa mentalità; nella sfida della comandante della Norway, nell’arroganza dei Konstantin, nei mercantili che ignoravano una guerra in atto da generazioni… atteggiamenti che la Terra non aveva mai capito, come non aveva mai capito che lì governavano altre forze, che seguivano una logica diversa.
Generazioni che si erano scosse dai calzari la polvere della Terra.
Tornare in patria… firmando un documento che Mazian non avrebbe mai ritenuto valido, così come la Mallory non avrebbe mai accettato di obbedire docilmente… tornare indietro vivo era la cosa più importante, per far capire agli altri ciò che aveva visto. Per questo avrebbe fatto ciò che era necessario, avrebbe sottoscritto una menzogna e una speranza.
CAPITOLO TERZO
Il bilancio quotidiano dei disastri si estendeva persino a regioni al di là della stazione. Angelo Konstantin si passò una mano sulla fronte e studiò il comunicato che aveva davanti. Un portello stagno esploso sulla miniera Centaur, sulla terza luna di Pell IV… quattordici uomini uccisi. Quattordici — non poté fare a meno di pensarlo — operai esperti, fidati. C’erano tanti umani che marcivano nel loro sudiciume, oltre la linea della quarantena, e invece dovevano perdere uomini come quelli. Mancanza di rifornimenti, materiale vecchio, pezzi che avrebbero dovuto venire sostituiti e che invece venivano solo rabberciati, per continuare il lavoro. Un portello stagno da pochi crediti cedeva, e quattordici uomini morivano nel vuoto. Trasmise un memorandum con l’ordine di trovare operai fra i tecnici di Pell in grado di sostituire i caduti; i loro moli erano inattivi… affollati di navi negli attracchi principali e ausiliari, ma con pochi movimenti in arrivo e in partenza… ed era meglio che quegli uomini si trasferissero nelle miniere, dove la loro abilità poteva tornare utile.
Non tutti gli operai trasferiti erano necessariamente esperti nelle nuove attività. Un operaio era rimasto ucciso sulla Porta dell’Infinito, schiacciato mentre cercava di liberare un cingolato impantanatosi per l’inesperienza del suo compagno. Bisognava aggiungere le sue condoglianze a quelle che Emilio aveva già inviato ai familiari sulla stazione.
C’erano stati altri due omicidi nel settore Q, e un cadavere era stato trovato nei pressi dei moli. Presumibilmente, la vittima era stata gettata viva nel vuoto. La responsabilità veniva attribuita ai Q. La sicurezza stava cercando di scoprire l’identità del morto, ma il corpo era troppo sfigurato.
C’era anche una contesa legale tra due famiglie, residenti sulla stazione da molto tempo, che dividevano un alloggio a rotazione. Damon gli aveva sottoposto il caso, come esempio di un problema sempre più acuto. Sarebbe stato necessario che il consiglio intervenisse per chiarire le responsabilità in quelle situazioni.
Un lavoratore dei moli, appena assegnato a quel compito, era all’ospedale, massacrato dall’equipaggio del mercantile militarizzato Janus. L’equipaggio militarizzato reclamava i privilegi dei mercantili e libero accesso ai bar, contro il parere di alcune autorità della stazione che avevano tentato di imporre loro la disciplina militare. Le ossa fratturate sarebbero guarite; i rapporti tra i funzionari della stazione e gli equipaggi dei mercantili erano in condizioni ben peggiori. Il primo ufficiale della stazione che si fosse azzardato a uscire con le pattuglie rischiava di finire con la gola tagliata. Le famiglie dei mercantili non erano abituate ad avere estranei a bordo.
Il personale della stazione non deve essere assegnato alle navi della milizia senza il permesso dei rispettivi comandanti, scrisse Konstantin all’ufficio della milizia. Le navi della milizia effettueranno il pattugliamento agli ordini dei loro ufficiali, in attesa della soluzione del problema.
Questo avrebbe creato irritazione in certi ambienti. Ma era sempre meglio di un ammutinamento, comunque; se una nave mercantile si fosse ribellata alle autorità della stazione che cercava di darle ordini… Elene l’aveva avvertito. Adesso aveva l’occasione di mettere in pratica quel suggerimento: una situazione d’emergenza in cui il dirigente della stazione poteva annullare le decisioni del consiglio che aspirava a tenere in pugno i mercantili armati.
C’erano varie crisi nei rifornimenti. Konstantin firmava le autorizzazioni necessarie, talvolta a cose fatte, approvando le soluzioni ingegnose dei sovrintendenti locali, soprattutto nelle miniere. Benediceva i subordinati così abili che avevano imparato a stanare i surplus degli altri dipartimenti.
Erano necessarie riparazioni nel settore Q e la sicurezza chiedeva l’autorizzazione di chiudere e sgombrare la sezione arancione tre fino al quarantesimo livello, per la durata dei lavori di costruzione; e questo significava trasferire parecchi residenti. Era considerato urgente, ma non pericoloso; era pericoloso, invece, farvi entrare una squadra per le riparazioni senza isolare l’area. Konstantin timbrò. Autorizzato. Chiudere gli impianti igienici nel settore, invece, poteva causare un’epidemia.
— Un comandante di mercantile, Ilyko, vuole vederla, signore.
Angelo Konstantin trasse un profondo respiro, premette il pulsante sulla consolle e la pregò di entrare. La porta si apri, ed apparve una donna enorme, dai capelli grigi e con gli evidenti segni dell’età che il processo di ringiovanimento non era riuscito a cancellare. O forse era in fase di declino: i medicinali non potevano scongiurarlo in eterno. Indicò una sedia, e lei prese posto. Aveva richiesto il colloquio un’ora prima, mentre la sua nave stava arrivando. La nave era la Swan’s Eye, e veniva da Mariner. Conosceva gli abitanti di Mariner, ma non quella donna. Adesso era dei loro, militarizzata; il cordone azzurro sulla manica lo indicava.