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L’Isola Misteriosa [L'Île mystérieuse - it]

Электронная книга - «L’Isola Misteriosa [L'Île mystérieuse - it]». Краткое содержание книги:

Questo straordinario romanzo presenta non poche analogie con Robinson Crusoe, dello scrittore inglese Defoe, di cui Verne era un grande ammiratore. Anche qui, la situazione è press’a poco la stessa: alcuni naufraghi approdano fortunosamente su un’isola deserta e lottano disperatamente per sopravvivere. Ma se Robinson, di fronte alla natura selvaggia, incarnava l’uomo del ‘700, che si industria come può, ricorrendo ai piccoli espedienti suggeritigli dalla ragione, senza altri strumenti che le proprie mani, i cinque naufraghi protagonisti di questo libro incarnano la nuova idea dell’uomo «scientifico» qual era concepito nella seconda metà dell’800, l’uomo che domina ormai la natura in virtù di una tecnologia progredita che gli permette di trasformare rapidamente un’isola selvaggia in una colonia civile. Non a caso Robinson è un uomo comune, un marinaio, ed è solo, a lottare contro le forze cieche della natura, mentre qui siamo dì fronte a una vera e propria équipe, composta da persone di estrazione e di competenze diverse, ma guidata da un ingegnere e scienziato, Cyrus Smith…
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I coloni erano attoniti per l’ammirazione. Dove essi non credevano di trovare che una angusta cavità, trovavano invece una specie di palazzo meraviglioso, e Nab s’era scoperto, come se fosse stato in un tempio!

Grida d’ammirazione erano partite da tutte le bocche. Gli evviva si elevavano e andavano a perdersi di eco in eco sino in fondo alle oscure navate.

«Ah! Amici,» esclamò Cyrus Smith «quando avremo abbondantemente rischiarato l’interno di questa massa granitica, quando avremo allestito le nostre camere, i depositi, le dispense nella parte sinistra, ci rimarrà ancora questa splendida caverna, della quale faremo la nostra sala di studio e il nostro museo!»

«E come lo chiameremo?» domandò Harbert.

«GraniteHouse (Nota: Palazzo di granito. La parola house si applica ugualmente ai palazzi e alle case. Così Buckinghamhouse o Mansionhouse, a Londra. Fine nota) rispose Cyrus Smith; e i suoi compagni salutarono quel nome con nuovi evviva.

Le torce erano ormai quasi interamente consumate, e siccome per ritornare bisognava riguadagnare la sommità dell’altipiano; risalendo il lungo cunicolo fu deciso di rimettere all’indomani i lavori relativi alla sistemazione della nuova dimora.

Prima di prendere la via del ritorno, Cyrus Smith si chinò ancora una volta al di sopra del pozzo scuro, che si sprofondava perpendicolarmente fino al livello del mare. Ascoltò attentamente. Non si udì nessun rumore, nemmeno quello delle acque, che pure il moto ondoso oceanico doveva talvolta agitare in quelle profondità. Fu gettato ancora un rametto di resina acceso. Le pareti del pozzo si rischiararono per un istante; ma anche questa volta, come prima, nulla di sospetto si rivelò. Se qualche mostro marino era stato inopinatamente sorpreso dal ritirarsi delle acque, esso aveva ormai ripreso il largo per mezzo del condotto sotterraneo che si prolungava fin sotto la spiaggia e che l’eccesso dell’acqua del lago già percorreva, prima che un nuovo passaggio le fosse stato offerto.

Però, l’ingegnere, immobile, l’orecchio attento, lo sguardo immerso nella voragine, non pronunciava una parola.

Il marinaio allora gli si avvicinò, e toccandogli il braccio:

«Signor Smith?» disse.

«Che cosa volete, amico?» rispose l’ingegnere, come se fosse tornato dal paese dei sogni.

«Le torce stanno per spegnersi.»

«In cammino!» rispose Cyrus Smith.

La piccola comitiva abbandonò la caverna e cominciò la sua ascensione attraverso l’oscuro corridoio. Top chiudeva la marcia, e faceva udire ancora degli strani brontolii. L’ascensione fu assai penosa. I coloni sostarono alcuni istanti nella grotta superiore, che formava come una specie di pianerottolo, a metà di quella lunga scala di granito. Poi ricominciarono a salire.

Poco dopo si fece sentire un’aria più fresca. Le goccioline, asciugate dall’evaporazione, non scintillavano più sulle pareti. Il chiarore fuligginoso delle torce impallidiva. Quella portata da Nab si spense, così che per non avventurarsi in mezzo a un’oscurità profonda, fu necessario affrettarsi.

In tal modo, un po’ prima delle quattro, nel momento in cui la torcia del marinaio si spegneva a sua volta, Cyrus Smith e i suoi compagni sboccavano dall’apertura all’aria aperta.

CAPITOLO XIX

IL PIANO DI CYRUS SMITH «LA FACCIATA DI GRANITEHOUSE» LA SCALA DI CORDA «I SOGNI DI PENCROFF» LE ERBE AROMATICHE «UNA CONIGLIERA NATURALE» DERIVAZIONE DELLE ACQUE PER I BISOGNI DELLA NUOVA DIMORA «LA VISTA CHE SI GODE DALLE FINESTRE DI GRANITEHOUSE»

L’INDOMANI, 22 maggio, furono iniziati i lavori di adattamento della nuova residenza. I coloni, infatti, non vedevano l’ora di cambiare il loro insufficiente ricovero dei Camini con quel vasto e sano rifugio, scavato nella viva roccia, al riparo dalle acque del mare e del cielo. I Camini, tuttavia, non dovevano essere interamente abbandonati ed era intenzione dell’ingegnere di farne un laboratorio per i lavori più pesanti.

Il primo pensiero di Cyrus Smith fu di rendersi conto del punto preciso su cui dava la facciata di GraniteHouse. Si recò sulla spiaggia, ai piedi dell’enorme muraglia, e, siccome il piccone sfuggito dalle mani del giornalista doveva essere caduto perpendicolarmente, bastava ritrovare quel piccone per poter stabilire il punto, ove era stato praticato il foro nel granito.

Il piccone fu facilmente ritrovato, e infatti, un buco si apriva in linea perpendicolare al di sopra del punto ove esso s’era conficcato nella sabbia, a circa ottanta piedi sopra la spiaggia. Dei piccioni di roccia entravano e uscivano già dalla stretta apertura. Pareva proprio che GraniteHouse fosse stata scoperta apposta per loro!

L’intenzione dell’ingegnere era di dividere la parte destra della caverna in più stanze, precedute da un corridoio d’entrata e di darvi luce mediante cinque finestre e una porta da aprirsi nella facciata. Pencroff ammetteva le cinque finestre, ma non comprendeva l’utilità della porta, dato che l’antico sbocco offriva una scala naturale, per la quale sarebbe sempre stato facile accedere a GraniteHouse.

«Amico,» gli rispose Cyrus Smith «se ci è facile arrivare alla nostra dimora per l’apertura del sotterraneo, ciò sarà ugualmente facile anche ad altri. Io ho pensato, invece, di ostruire l’apertura, di tapparla ermeticamente e anche, se occorre, di celarne assolutamente l’entrata provocando, mediante uno sbarramento, un aumento delle acque del lago.»

«E come entreremo?» domandò il marinaio.

«Per una scala esterna,» rispose Cyrus Smith «una scala di corda: una volta ritirata questa, l’accesso alla nostra abitazione diverrà impossibile.»

«Ma perché tante precauzioni?» chiese Pencroff. «A tutt’oggi non mi è sembrato che gli animali siano molto temibili. Quanto, poi, a essere abitata dagli indigeni, la nostra isola non presenta questo pericolo!»

«Ne siete ben certo, Pencroff?» domandò l’ingegnere, guardando il marinaio.

«È evidente che ne saremo sicuri solo quando avremo esplorato l’isola in tutte le sue parti» rispose Pencroff.

«Appunto,» disse Cyrus Smith «poiché non ne conosciamo ancora che una piccola parte. Ma, in ogni caso, se all’interno non abbiamo nemici, possono venirne da fuori, poiché questi paraggi del Pacifico sono assai malfrequentati. Prendiamo, dunque, le nostre precauzioni contro ogni eventualità.»

Cyrus Smith parlava saggiamente, e Pencroff, senza più fare obiezioni, si accinse a eseguire i suoi ordini.

La facciata di GraniteHouse stava dunque per essere munita di cinque finestre e di una porta, a uso dell’appartamento propriamente detto, di una finestra molto ampia, nonché di finestrelle rotonde, che avrebbero permesso alla luce di entrare a profusione nella meravigliosa navata che doveva servire da salone. La facciata, posta a un’altezza di ottanta piedi dal suolo, era volta a est, e il sole sorgendo la salutava con i suoi primi raggi. Essa si stendeva sulla parte di cortina compresa tra la sporgenza formante angolo sulla foce del Mercy, e una linea tracciata perpendicolarmente al di sopra dell’ammasso di rocce che formavano i Camini. Perciò i venti cattivi, vale a dire quelli di nordest, non la colpivano che di traverso, giacché essa era naturalmente protetta dall’orientazione stessa della sporgenza ad angolo. D’altronde, in attesa che fossero fatte le intelaiature delle finestre, l’ingegnere aveva l’intenzione di chiudere le aperture con spesse imposte, che non lasciassero passare né vento, né pioggia e che si potessero dissimulare, occorrendo.

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