L’Isola Misteriosa [L'Île mystérieuse - it]
- Автор: Верн Жюль Габриэль
- Год: 1964
- Язык: итальянский
- Год: U. Mursia editore
- Переводчик: Lorenza Ester Aghito
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «L’Isola Misteriosa [L'Île mystérieuse - it]». Краткое содержание книги:
I coloni s’abituarono presto a servirsi della scala. Erano svelti e agili e Pencroff, abituato, come marinaio, a correre sul sartiame, poté dar loro lezione. Però, fu necessario ch’egli desse lezione anche a Top. Il povero cane, con le sue quattro zampe, non era fatto per quell’esercizio. Ma Pencroff era un maestro così zelante, che Top finì per eseguire decentemente le sue ascensioni e seppe in breve tempo montare la scala, come facilmente fanno i suoi consimili nei circhi. Non si può dire se il marinaio si sentisse fiero del suo allievo. È certo, invece, che Pencroff più di una volta dovette portarselo sulle spalle, della qual cosa Top non si lagnava mai.
Conviene far notare a questo punto che, per quanto i lavori fin qui descritti fossero stati eseguiti con la massima alacrità, giacché si avvicinava la cattiva stagione, purtuttavia durante il loro svolgimento non era stata trascurata la questione alimentare. Ogni giorno il cronista e Harbert, diventati definitivamente i provveditori della colonia, dedicavano alcune ore alla caccia. Sfruttavano intanto solo il bosco dello Jacamar, sulla sinistra del fiume, poiché, per mancanza di un ponte o di una barca, il Mercy non era ancora stato attraversato. Le immense foreste, cui era stato dato il nome di foreste del Far West, erano dunque completamente inesplorate; quest’importante escursione era stata riservata per i primi giorni di bel tempo della prossima primavera. Ma i boschi dello Jacamar erano sufficientemente ricchi di selvaggina: i canguri e i cinghiali vi abbondavano e gli spiedi ferrati, l’arco e le frecce dei cacciatori facevano meraviglie. Inoltre, Harbert scoperse, verso l’angolo sudovest della laguna, una conigliera naturale, cioè una specie di prateria leggermente umida, ombreggiata da salici e coperta d’erbe aromatiche, che profumavano l’aria, come timo, serpillo, basilico, santoreggia, tutte varietà odorose, della famiglia delle labiate, delle quali i conigli sono straordinariamente ghiotti.
Avendo il giornalista osservato che, essendovi tavola imbandita per i conigli, sarebbe stato stupefacente che i conigli mancassero, i due cacciatori esplorarono attentamente la prateria, la quale, a ogni modo, produceva in abbondanza piante utili, per cui un naturalista vi avrebbe potuto studiare numerosi esemplari del regno vegetale. Harbert raccolse una quantità di germogli di basilico, di rosmarino, di melissa, di betonica, ecc., che possiedono qualità terapeutiche diverse, alcune per le affezioni polmonari, astringenti, febbrifughe, altre antispasmodiche o antireumatiche. E quando, più tardi, Pencroff gli domandò a che cosa avrebbe servito tutta quella raccolta d’erbe:
«A curarci,» rispose il ragazzo «quando saremo ammalati.»
«E perché ci ammaleremmo, dal momento che nell’isola non ci sono medici?» rispose molto seriamente Pencroff.
A questa osservazione nulla si poteva opporre; ma il ragazzo non tralasciò per questo di fare la sua provvista, che fu molto bene accolta a GraniteHouse, tanto più che alle piante medicinali egli aveva potuto unire una quantità notevole di monarde didime, conosciute nell’America settentrionale con il nome di «té d’Oswego», che producono un’eccellente bevanda.
Finalmente, quel giorno, cercando bene, i due cacciatori giunsero sulla vera area della garenna. Il terreno era in quel punto bucherellato come una schiumarola.
«Le tane!» esclamò Harbert.
«Sì,» rispose il giornalista «le vedo bene.»
«Ma sono abitate?»
«Questo è il problema.»
Il problema non tardò a essere risolto. Quasi subito, centinaia di animaletti, somiglianti a conigli, scapparono in tutte le direzioni e con tale rapidità, che lo stesso Top non avrebbe potuto vincerli in velocità. Cacciatori e cane ebbero un bel correre: quei roditori sfuggirono loro facilmente. Ma il giornalista era ben deciso a non abbandonare il luogo prima d’aver catturato almeno una mezza dozzina di quei quadrupedi. Egli voleva innanzi tutto rifornire la dispensa, salvo poi addomesticare i conigli, che si sarebbero presi in seguito. Con qualche laccio teso all’apertura delle tane, l’operazione non poteva fallire. Ma al momento non c’erano né lacci, né possibilità di fabbricarne. I due cacciatori dovettero, quindi, rassegnarsi a esplorare le tane ad una ad una, frugandole con un bastone, facendo, insomma, a forza di pazienza, quello che non si poteva fare altrimenti.
Finalmente, dopo un’ora di ricerche, quattro roditori furono presi nel covo. Erano conigli abbastanza somiglianti ai conigli europei, e comunemente conosciuti con il nome di «conigli americani».
Il prodotto della caccia venne, dunque, portato a GraniteHouse, e fece parte del pasto serale. Del resto, gli ospiti della garenna non erano disprezzabili, anzi avevano un sapore delizioso. Quella fu, dunque, una preziosa risorsa per la colonia, tanto più che sembrava inesauribile.
Il 31 maggio, i tramezzi erano ultimati. Non restava che arredare le camere, lavoro questo che avrebbe occupato i lunghi giorni d’inverno. Nella prima stanza, che serviva da cucina, si costruì un focolare. Il tubo destinato a convogliar fuori il fumo diede qualche fastidio agli improvvisati fumisti. A Cyrus Smith parve più semplice fabbricarlo in terra di mattoni; siccome non poteva pensare di farlo uscire dall’altipiano superiore, si fece un buco nel granito sopra la finestra della cucina e il tubo, collocato obliquamente, passò da quel foro come quello di una stufa di lamiera. Probabilmente, senza dubbio anzi, con il forte vento d’est che batteva direttamente la facciata, il camino avrebbe fatto fumo, ma detti venti erano rari e, d’altra parte, mastro Nab, il cuoco, non guardava tanto per il sottile.
Quando tutti questi lavori interni furono compiuti, l’ingegnere si accinse a turare l’apertura dell’antico sbocco che metteva al lago, in modo da impedire l’ingresso a chiunque per quella via. Blocchi di roccia furono rotolati fino all’apertura e saldamente cementati. Cyrus Smith non mise per il momento in esecuzione il suo progetto di coprire quella bocca con le acque ricondotte al loro precedente livello mediante una diga di sbarramento. Si limitò a dissimulare l’avvenuta otturazione per mezzo di erbe, arbusti e sterpi, che vennero piantati negli interstizi delle rocce e che nella primavera prossima si sarebbero sviluppati esuberantemente.
Tuttavia, egli utilizzò lo scarico per condurre fino alla nuova dimora un filo delle acque dolci del lago. Un canaletto, praticato al di sotto del loro livello, diede questo risultato, e tale derivazione d’una sorgente pura e inesauribile diede un rendimento da venticinque a trenta galloni (Nota: Il gallone equivale a circa quattro litri e mezzo. Fine nota) al giorno. L’acqua non sarebbe, dunque, mai mancata a GraniteHouse.
Finalmente tutto fu terminato, ed era tempo, poiché la cattiva stagione stava per giungere. Grosse e rozze imposte permettevano di chiudere le finestre della facciata, in attesa che l’ingegnere avesse avuto il tempo di fabbricare del vetro.
Gedeon Spilett aveva con molta arte disposto nelle sporgenze del macigno, attorno alle finestre, piante di varie specie, nonché lunghe erbe rampicanti, in modo che le aperture della facciata risultavano incorniciate da una pittoresca verzura di incantevole effetto.
Gli abitanti della solida, sana e sicura dimora non potevano, dunque, che essere lietissimi del loro lavoro. Le finestre consentivano al loro sguardo di estendersi su di un orizzonte illimitato, chiuso a nord dai due capi Mandibola e a sud dal capo Artiglio. L’intera baia dell’Unione si spiegava magnificamente innanzi a essi. Sì, quei bravi coloni avevano ragione di essere soddisfatti, e Pencroff non lesinava gli elogi a quello ch’egli umoristicamente chiamava il «suo appartamento al quinto piano sopra l’ammezzato»!
CAPITOLO XX
LA STAGIONE DELLE PIOGGE «IL PROBLEMA DEI VESTITI» UNA CACCIA ALLE FOCHE «FABBRICAZIONE DELLE CANDELE» LAVORI INTERNI NELLA GRANITEHOUSE «I DUE PONTICELLI» RITORNO DA UNA VISITA AL BANCO DI OSTRICHE «CIÒ CHE HARBERT SI TROVA IN TASCA»