L’Isola Misteriosa [L'Île mystérieuse - it]
- Автор: Верн Жюль Габриэль
- Год: 1964
- Язык: итальянский
- Год: U. Mursia editore
- Переводчик: Lorenza Ester Aghito
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «L’Isola Misteriosa [L'Île mystérieuse - it]». Краткое содержание книги:
Ma i falegnami dovettero presto trasformarsi in carpentieri. Infatti, il nuovo scaricatore di piena, creato a colpi di mina, richiedeva la costruzione di due ponticelli, uno sull’altipiano di Bellavista, l’altro sulla spiaggia stessa. Adesso, infatti, l’altipiano e la spiaggia erano trasversalmente tagliati da un corso d’acqua, che bisognava assolutamente attraversare quando si voleva recarsi a nord dell’isola. Per evitarlo, i coloni sarebbero stati costretti a fare un lungo e inutile giro, risalendo a ovest fino oltre le sorgenti del Creek Rosso. Era, dunque, più semplice gettare due ponticelli, uno sull’altipiano e l’altro sulla spiaggia, lunghi da venti a venticinque piedi. Tutta la loro armatura era costituita da alcuni alberi, solo squadrati con l’ascia. Fu un lavoro di alcuni giorni. Fatti i ponti, Nab e Pencroff ne approfittarono per andare fino al banco di ostriche, che era stato scoperto al largo delle dune. Avevano trascinato seco una specie di rozzo carro, che sostituiva l’antico graticcio, veramente troppo scomodo, e tornarono con alcune migliaia di ostriche, che acclimatarono presto in mezzo alle rocce formanti altrettanti parchi naturali alla foce del Mercy. Quei molluschi erano di qualità eccellente e i coloni ne fecero un consumo quasi quotidiano.
Come si vede, l’isola di Lincoln, benché i suoi abitanti non ne avessero esplorato che una piccolissima parte, provvedeva già a quasi tutti i loro bisogni. Ed era anche probabile che, frugata sino nei suoi angoli più riposti, particolarmente in tutta la parte boscosa, che si stendeva dal fiume di Mercy al promontorio del Rettile, avrebbe prodigato nuovi tesori.
Una sola privazione pesava ancora ai coloni dell’isola di Lincoln. Il nutrimento azotato non mancava loro, né i prodotti vegetali, che dovevano temperarne l’uso; le radici legnose delle dracene, sottoposte alla fermentazione, davano una bevanda acidula, specie di birra, molto preferibile all’acqua pura; avevano persino fabbricato dello zucchero, senza canne né barbabietole, raccogliendo il liquore che distilla dall’acer saccharinum, sorta d’acero della famiglia delle aceracee, che prospera in tutte le regioni temperate e che l’isola possedeva in gran numero; con le monarde raccolte nella garenna facevano un gradevolissimo tè; infine, avevano in abbondanza il sale, il solo prodotto minerale che entra nell’alimentazione… ma mancava il pane.
Forse, in seguito, i coloni avrebbero potuto sostituire questo alimento con qualche altro equivalente, farina dell’albero del sagù o fecola dell’albero del pane; giacché, infatti, era possibile che nelle foreste del sud si trovassero questi alberi preziosi; ma fino allora non erano stati trovati.
La Provvidenza doveva, anche in quella circostanza, venire in aiuto ai coloni, in proporzione infinitesimale, è vero; ma insomma, Cyrus Smith, pur con tutta la sua intelligenza e la sua ingegnosità, non avrebbe mai potuto produrre quello che, proprio per puro caso, Harbert trovò un giorno nella fodera della sua giacca, che stava accomodando.
Quel giorno, pioveva a dirotto, i coloni erano riuniti nella sala grande di GraniteHouse, quando a un tratto il ragazzo esclamò:
«To’ guardate, signor Cyrus: un chicco di grano!»
E mostrò ai compagni un chicco, un unico chicco, che da un buco della sua tasca era andato a finire nella fodera della giacca.
La presenza di quel chicco si spiegava con l’abitudine che Harbert aveva, quand’era a Richmond, di nutrire alcuni colombi selvatici regalatigli da Pencroff.
«Un chicco di grano?» disse vivamente l’ingegnere.
«Sì, signor Cyrus, ma uno solo, non più di uno!»
«Eh, ragazzo mio,» esclamò Pencroff sorridendo «eccoci a buon punto, in fede mia! Che cosa potremmo fare con un solo chicco di grano?»
«Ne faremo del pane» rispose Cyrus Smith.
«Pane, pasticcini, torte addirittura!» aggiunse il marinaio. «Diamine! Il pane che questo chicco ci provvederà non potrà facilmente soffocarci!»
Harbert, ritenendo poco importante la sua scoperta, s’accingeva a gettar via il chicco trovato, ma Cyrus Smith, invece, glielo prese, lo esaminò, constatò che era in buono stato, e guardando bene in faccia il marinaio:
«Pencroff,» gli chiese tranquillamente «sapete quante spighe può produrre un chicco di grano?»
«Una, suppongo» rispose il marinaio, sorpreso della domanda.
«Dieci, Pencroff. E sapete quanti chicchi porta una spiga?»
«No, in fede mia!»
«Ottanta, in media» disse Cyrus Smith. «Dunque, se noi pianteremo questo chicco, raccoglieremo al primo raccolto ottocento chicchi di frumento, i quali, al secondo raccolto, ne produrranno seicentoquarantamila, al terzo cinquecentododici milioni, e al quarto più di quattrocento miliardi di chicchi. Ecco la proporzione.»
I compagni di Cyrus Smith ascoltavano in silenzio. Quelle cifre li colmavano di stupore. Eppure, esse erano esatte.
«Sì, amici» riprese l’ingegnere. «Tali sono le progressioni aritmetiche della feconda natura. Ma che, cos’è questa moltiplicazione dei chicchi di frumento, la cui spiga non porta che ottanta grani, paragonata a quella delle piante di papavero, che portano trentaduemila grani, o a quella delle piante di tabacco, che ne producono trecentosessantamila? In pochi anni, senza le molte cause di distruzione che ne limitano la fecondità, tali piante invaderebbero tutta la terra.»
Ma l’ingegnere non aveva finito il suo piccolo interrogatorio.
«E adesso, Pencroff, sapete quante staia rappresentano quattrocento miliardi di chicchi?»
«No,» rispose il marinaio «ma quello che so è che sono una bestia!»
«Ebbene, sarebbero più di tre milioni, a centotrentamila grani per staio, Pencroff.»
«Tre milioni!» esclamò Pencroff.
«Tre milioni!»
«In quattro anni?»
«In quattro anni,» rispose Cyrus Smith «e anche in due anni, se, come spero, potremo, a questa latitudine, ottenere due raccolti all’anno.»
A queste parole Pencroff, secondo la sua abitudine, non trovò altra risposta che un formidabile evviva.
«E così, Harbert,» aggiunse l’ingegnere «tu hai fatto una scoperta d’importanza estrema per noi. Tutto, amici miei, tutto può servirci nelle condizioni in cui siamo. Non dimenticatelo, vi prego.»
«No, signor Cyrus, no, non lo dimenticheremo,» rispose Pencroff «e se caso mai trovassi uno di quei grani di tabacco, che si moltiplicano per trecentosessantamila, vi assicuro che non lo getterò al vento! E adesso, sapete quel che ci resta da fare?»
«Ci resta da piantare questo chicco» rispose Harbert.
«Sì!» aggiunse Gedeon Spilett «e con tutti i riguardi che gli sono dovuti, giacché esso porta in sé le nostre messi future.»
«Purché germogli!» esclamò il marinaio.
«Germoglierà» rispose Cyrus Smith.
Era il 20 giugno. Il momento era dunque propizio per seminare quell’unico e prezioso chicco di frumento. Fu discussa dapprima l’opportunità di seminarlo in un vaso; ma, dopo aver riflettuto, fu deciso di rimettersi fiduciosamente alla natura e di affidarlo alla terra. L’operazione fu compiuta in quello stesso giorno, ed è inutile aggiungere che furono prese tutte le precauzioni perché riuscisse.
Essendosi il tempo alquanto rischiarato, i coloni ascesero le alture di GraniteHouse. Là, sull’altipiano, scelsero un punto ben riparato dal vento sul quale il sole di mezzogiorno doveva far sentire tutto il suo calore. Il luogo fu pulito, sarchiato accuratamente, e frugato persino, per scacciarne gli insetti o i vermi; vi fu steso uno strato di buona terra, mista a un po’ di calce; fu cinto da una palizzata; poi, il chicco di frumento fu affondato nello strato umido.
Non pareva che i coloni ponessero la prima pietra di un edificio? Questo avvenimento ricordò a Pencroff il giorno in cui avevano acceso l’unico fiammifero e le cure che avevano dedicate a quell’operazione. Ma stavolta la cosa era più grave. Infatti, i naufraghi sarebbero sempre riusciti, in un modo o nell’altro, a procurarsi del fuoco, ma nessuna potenza umana avrebbe potuto ricreare quel chicco di grano se, disgraziatamente, esso fosse andato distrutto!