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Il mondo delle streghe [Witch Worlds - it]

Электронная книга - «Il mondo delle streghe [Witch Worlds - it]». Краткое содержание книги:

Una situazione disperata richiede sempre una soluzione disperata. E per lui, ormai non c’era altra alternativa. Ma la via suggerita da Jorge Petronius andava oltre l’immaginabile. Un pianeta apparso per sortilegio, un mondo paradossale. Una dimensione parallela in cui Simon Tregarth sembrava ormai destinato. E in lui c’era il dubbio se preferire la morte a quella strana Terra popolata di streghe. Arrendersi alla misteriosa Siege Perilous, la Pietra del Potere, era come affidare il proprio spirito, la propria mente ad un mondo da cui non ci sarebbe stato ritorno.
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«Credevo che l’avessi perduta alla porta della città!»

Il volto canagliesco di Koris tradì lo sbalordimento per l’osservazione di Simon. «Questa? Non potrei mai perderla! Bene, ora avremo un po’ di respiro. Crederanno che ci siamo nascosti nella chiatta. Speriamolo, almeno. Ma sarebbe meglio dirigerci verso l’altra riva, non appena questa si sarà allontanata abbastanza dai moli.»

Tutti approvarono il suggerimento del Capitano: ma i minuti durante i quali rimasero vicini alla chiatta furono lunghissimi. Alla fine Briant si rialzò, ma continuò a volgere loro le spalle, come se si vergognasse molto di quel travestimento. La strega era seduta a prua, e scrutava l’altra sponda con intensità ansiosa.

Per fortuna, stava scendendo la notte. E Vortgin conosceva bene la campagna circostante. Sarebbe stato in grado di guidarli verso l’entroterra, attraverso i campi, evitando le case e le fattorie, fino a quando avessero messo tra loro e Kars una distanza sufficiente per sentirsi al sicuro.

«I tre squilli del corno… sì, Yvian può dare l’ordine a Kars, perché la città è sua. Ma gli antichi signori hanno legami con noi, e quando non vi sono né legami di simpatia, né legami di sangue, possono essere animati dalla gelosia nei confronti del Duca. Forse non ci aiuteranno attivamente, ma non aiuteranno neppure gli uomini del Duca ad ucciderci. Cercheranno soprattutto di chiudere gli occhi e gli orecchi, fingendo di non vedere e di non udire nulla.»

«Sì, ormai Karsten ci è chiusa,» ammise la Strega, quando Vortgin ebbe finito di parlare. «E vorrei dire a tutti quelli della vecchia stirpe che devono fuggire verso il confine. Forse i Falconieri ci aiuteranno. Ecco… ecco… viene la nostra notte!»

Ma Simon comprese che la donna non si riferiva alla notte che stava scendendo su di loro.

Capitolo sesto

Il falso falco

Erano sdraiati dietro il pagliaio preparato per l’inverno, Simon, Koris e Vortgin: coperti da manciate di paglia umida, osservavano ciò che avveniva nel piccolo villaggio al crocevia. Si scorgevano le sgargianti sopravvesti verdi e azzurre degli uomini del Duca: erano quattro, montati su cavalli robusti, circondati da un gruppo di abitanti del villaggio, dalle vesti scure. Con fare cerimonioso, il comandante del piccolo drappello portò il cavallo sotto il Palo della Proclamazione e si accostò il corno alle labbra: la placcatura argentea s’incendiò nel sole del mattino.

«Uno… due… tre…» Koris contò ad alta voce quei suoni. Li udirono chiaramente: tutta la campagna circostante doveva averli uditi, sebbene ciò che gli uomini del Duca dissero poi agli abitanti del villaggio giungesse soltanto come un brusio remoto.

Koris guardò Vortgin. «Stanno diffondendo l’ordine molto rapidamente. Sarà meglio che tu ti affretti, se vogliamo che qualcuno dei nostri riceva in tempo l’avvertimento.»

Vortgin affondò il pugnale nella terra del campo, come se trafiggesse uno dei cavalieri dalla cotta azzurra. «Mi servirebbe qualcosa di meglio delle gambe.»

«Infatti. Ed ecco là quello che ci occorre.» Koris indicò con uno scatto del pollice gli uomini del Duca.

«Oltre il ponte, la strada taglia attraverso un boschetto,» disse Simon.

Il volto effimero di Koris espresse un maligno apprezzamento per quell’indicazione. «Fra poco avranno finito di parlare. Muoviamoci.»

Si allontanarono, strisciando, guadarono il fiume, e trovarono la pista che tagliava il bosco. Le strade che portavano al nord non erano ben tenute. La signoria di Yvian, in quella zona, era sempre stata osteggiata segretamente dai nobili e dalla gente comune. Lontano dalle vie principali di comunicazione, tutte le strade erano rudimentali.

Ai due lati si ergevano scarpate coperte di arbusti e d’erba. Non era un posto sicuro per i viaggiatori, e doppiamente sospetto per quelli che portavano la livrea ducale.

Simon si nascose da un lato del passaggio, Koris andò a piazzarsi più vicino al fiume, pronto a tagliare una eventuale ritirata. Vortgin si mise di fronte a Simon. Restava solo da attendere.

Il comandante dei messaggeri non era uno sciocco. Uno dei suoi uomini precedette gli altri, studiando ogni cespuglio smosso dal vento, ogni ciuffo d’erba troppo alta. Passò in mezzo agli uomini nascosti e proseguì al trotto. Dopo di lui veniva quello che portava il corno, insieme ad un compagno, mentre il quarto uomo stava alla retroguardia.

Simon sparò quando quest’ultimo gli passò davanti. Ma l’uomo che cadde trafitto dal dardo era quello inviato in avanscoperta.

Il comandante fece girare il cavallo di scatto, e vide l’uomo alla retroguardia crollare dalla sella, tra fiotti di sangue.

«Sul… Sul… Sul!» Il grido di battaglia che Simon aveva udito per l’ultima volta nella fortezza condannata si levò stridente. Un dardo scalfì la spalla di Simon, strappando il cuoio e bruciando l’epidermide… il comandante doveva avere occhi felini.

L’ultimo guerriero rimasto cercò di appoggiare l’attacco del suo superiore, ma poi Vortgin balzò dal nascondiglio e lanciò il pugnale. L’arma roteò nell’aria fino a quando l’elsa pesante colpì l’altro alla base del cranio. L’uomo cadde senza un gemito.

Due zoccoli rasparono l’aria sopra la testa di Simon. Poi il cavallo si sbilanciò e piombò all’indietro, inchiodando il cavaliere sotto il suo peso. Koris uscì dal nascondiglio, e avventò l’asta uncinata sul caduto che si dibatteva debolmente.

Cominciarono a spogliare i caduti e a recuperare i cavalli. Per fortuna il cavallo che era piombato a terra si rialzò, spaventato e sbuffante, ma illeso. I cadaveri vennero trascinati tra gli arbusti, e gli usberghi di maglia, gli elmi e le armi furono legati sulle selle. Poi i cavalli furono guidati verso l’ovile deserto dove avevano trovato rifugio i fuggitivi.

I tre uomini giunsero in tempo per assistere ad un’accanita discussione. La vecchia megera e la bruna bellezza dalla lacera veste d’oro e di scarlatto si fronteggiavano con occhi ardenti. Ma tacquero quando Simon varcò la breccia nel recinto sfasciato. Nessuna delle due parlò, fino a quando gli uomini portarono i cavalli. Poi la fanciulla rossovestita lanciò un grido e si buttò su uno dei fardelli di cuoio e di maglia metallica.

«Rivoglio il mio vero aspetto… e subito!» gridò alla strega.

Simon poteva capirlo. All’età di Briant, un ruolo come quello che gli era stato imposto doveva essere più esasperante della schiavitù. Del resto, nessuno di loro teneva a conservare l’apparenza disgustosa intessuta dalla donna di Estcarp, anche se era servita per uscire da Kars.

«È giusto,» dichiarò. «Possiamo cambiare secondo la nostra volontà… o meglio secondo la tua, signora? Oppure la metamorfosi dura per un certo periodo di tempo?»

La strega aggrottò la fronte, dietro il groviglio di capelli ispidi. «Perché perdere tempo? E non siamo ancora al di fuori della portata dei messaggeri di Yvian… anche se evidentemente ne avete sistemati alcuni.» Prese una delle sopravvesti, come per misurarsela.

Briant si accigliò, stringendosi al petto una bracciata d’indumenti maschili. Le labbra femminee si sporsero in una smorfia ostinata. «Me ne andrò di qui sotto il mio vero aspetto, o non me ne andrò,» annunciò deciso; e Simon era disposto a credergli.

La donna di Estcarp cedette. Dal corpetto lacero estrasse una borsa e la gettò a Briant. «Allora scendi al ruscello. Lavati con una manciata di questo. Ma non usarlo tutto: deve servire anche a noi.»

Briant afferrò al volo la borsa, tenne stretti gli abiti maschili e raccolse le ampie gonne per correre via, come se temesse di venire derubato.

«E noi?» domandò indignato Simon, pronto a seguire il giovane.

Koris legò i cavalli alla staccionata malconcia. Il suo volto volgare non poteva non apparire orribile, ma riuscì a suggerire un’ilarità sincera nella sua risata. «Lascia che il cucciolo si liberi di quei fronzoli in santa pace, Simon. Dopotutto, prima non aveva protestato. E quelle sottane dovevano dargli parecchio fastidio.»

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