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Scorrete lacrime, disse il poliziotto [=Episodio temporale / Flow My Tears, the Policeman Said - it]

Электронная книга - «Scorrete lacrime, disse il poliziotto [=Episodio temporale / Flow My Tears, the Policeman Said - it]». Краткое содержание книги:

Jason Taverner, popolarissimo conduttore di uno show televisivo, si trova all’improvviso senza identità. Nessuno si ricorda più di lui e il suo nome sembra scomparso dagli archivi informatici. L’uomo comincia così un viaggio alla ricerca di qualche traccia della propria esistenza nei bassifondi di una città ipertecnologica e crudele.
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— Posso ordinare qualcosa d’altro? — Mary Anne esitò. — Ho speso tutti i soldi che avevo per i francobolli. Non…

— Offro io.

— Secondo lei, come sarà la torta di formaggio alle fragole?

— Eccezionale — rispose lui, divertito dalla ragazza. La sua onestà, l’ansietà… “Avrà un ragazzo?” si chiese. Probabilmente no. Viveva in un mondo di vasi, ceramica, carta marrone per pacchi, problemi con il suo piccolo Ford Greyhound; e, sullo sfondo, le voci solo stereo delle grandi del passato: Judy Collins e Joan Baez.

— Mai sentita Heather Hart? — le domandò dolcemente. Mary Anne aggrottò la fronte. — Non… non sono certa di ricordarmene. È una cantante folk o… — La sua voce si spense. Il suo viso aveva un’aria triste, come se lei intuisse di non essere all’altezza della situazione, di non sapere quello che chiunque avrebbe dovuto sapere. Lui provò un’ondata di tenerezza.

— Canzoni melodiche — le disse. — Come le mie.

— Possiamo risentire il suo pezzo?

Lui tornò al juke-box, programmò di nuovo il suo brano. Questa volta non sembrò che piacesse a Mary Anne.

— Cosa c’è? — le chiese Jason.

— Oh, mi dico sempre che sono un tipo creativo. Faccio vasi eccetera. Però non so se siano davvero belli. Non riesco a capirlo. La gente mi dice…

— La gente può dirti di tutto. Che non vali niente, oppure che sei impagabile. Le cose peggiori e quelle migliori. Riesci sempre a toccare qualcuno qui… — Jason batté le dita sul portasale. — E non tocchi qualcun altro qui. — Tamburellò sulla ciotola della macedonia di frutta.

— Ma dev’esserci un modo…

— Ci sono gli esperti. Puoi starli ad ascoltare. Sentire le loro teorie. Quelli hanno sempre delle teorie da sciorinare. Scrivono lunghi articoli e discutono della tua produzione tornando indietro fino al primo disco che hai inciso, diciannove anni prima. Stabiliscono paragoni tra pezzi che non ricordi nemmeno di avere cantato. E i critici televisivi…

— Ma essere famosi… — Di nuovo, per un attimo, gli occhi della ragazza brillarono.

— Chiedo scusa. — Jason si alzò di nuovo. Non poteva aspettare oltre. — Devo fare una telefonata. Se tutto va bene, tornerò subito. Se no… — Mise una mano sulla spalla di Mary Anne, sul maglione bianco che probabilmente lei si era fatta da sola. — È stato un piacere conoscerla.

Perplessa, con quel suo modo di fare timoroso e obbediente, lei lo guardò mentre andava in fondo al locale e raggiungeva il telefono pubblico.

Jason si chiuse in cabina. Trovò il numero dell’accademia di polizia di Los Angeles sull’elenco dei numeri d’emergenza. Inserì una moneta nella fessura e chiamò.

— Vorrei parlare con il generale Felix Buckman — disse, e non lo sorprese scoprire che gli tremava la voce. “Psicologicamente, sono al tappeto” si rese conto. “Tutto quello che è successo, fino al disco nel juke-box, è troppo per me. Ho una paura del diavolo. E sono disorientato. Quindi, forse l’effetto della mescalina non è del tutto finito, a conti fatti. Però sono riuscito a pilotare il flipflap senza problemi: questo deve significare qualcosa. Fottuta droga! Riesci sempre a capire quando comincia a fare effetto, ma mai quando smette, ammesso che smetta. Ti taglia le gambe per sempre, o così pensi. Non puoi mai essere sicuro. Magari non esce mai dal tuo corpo. E ti dicono: ‘Ehi, tu, ti sei bruciato il cervello’, e tu rispondi: ‘Può darsi’. Non puoi esserne certo. E tutto perché hai mandato giù una capsula, o una capsula di troppo, quando qualcuno ti ha detto: ‘Questa ti tirerà su’.”

— Sono la signorina Beason — disse al suo orecchio una voce femminile. — L’assistente del signor Buckman. Posso aiutarla?

— Peggy Beason. — Jason inspirò tremante una boccata d’aria. — Sono Jason Taverner.

— Oh, sì, signor Taverner. Cosa voleva? Ha dimenticato qualcosa qui?

— Voglio parlare con il generale Buckman.

— Temo che il signor Buckman…

— Si tratta di Alys — disse lui.

Silenzio. Poi: — Un momento per favore, signor Taverner — rispose Peggy Beason. — Chiamo il signor Buckman e vedo se riesce a liberarsi un attimo.

Ticchettii. Una pausa. Altro silenzio. Poi lo misero in comunicazione con qualcuno.

— Signor Taverner? — Non era il generale Buckman. — Sono Herbert Maime, alle dirette dipendenze del signor Buckman. Mi risulta che lei abbia detto alla signorina Beason che si tratta della sorella del signor Buckman, Alys Buckman. Francamente vorrei chiederle in seguito a quali circostanze lei sia giunto a conoscere la signorina…

Jason riappese. E tornò alla cieca al séparé, dove Mary Anne Dominic stava mangiando la sua torta di formaggio alle fragole.

— Allora è tornato — disse lei, allegra.

— Com’è la torta? — chiese lui.

— Un po’ troppo sostanziosa. — La ragazza aggiunse: — Però è buona.

Lui si rimise a sedere, rabbioso. Aveva fatto del suo meglio per contattare Felix Buckman. Per dirgli di Alys. Ma cosa sarebbe riuscito a raccontargli, in definitiva? L’inutilità di tutto, la perpetua impotenza dei suoi sforzi e delle sue intenzioni… “Ancora più indebolite” pensò “da quello che mi ha dato lei. Dalla capsula di mescalina.”

Se era davvero mescalina.

Il che rappresentava una nuova possibilità. Non aveva alcuna prova, proprio nessuna, che Alys gli avesse realmente dato della mescalina. Poteva essere di tutto. Per esempio, perché mai la mescalina doveva arrivare dalla Svizzera? Non aveva senso. Questo fatto suggeriva l’idea che si trattasse di qualcosa di sintetico. Un prodotto chimico. Magari una nuova droga alla moda composta di vari ingredienti. O qualcosa rubato dai laboratori della polizia.

Il disco con Nowhere Nuthin’ Fuck-up. Se fosse stata la droga a farglielo sentire? E a fargli vedere l’elenco di titoli nel juke-box? Ma anche Mary Anne Dominic aveva sentito il pezzo; anzi, l’aveva scoperto lei.

Ma i due album non incisi…

Mentre stava lì a riflettere, un adolescente in jeans e maglietta si chinò verso di lui e gli disse: — Ehi, lei è Jason Taverner, vero? — Gli tese una biro e un pezzo di carta. — Posso avere il suo autografo, signore?

Alle sue spalle, una ragazzina dai capelli rossi, molto graziosa, senza reggiseno e con gli short bianchi, sorrise eccitata. — La guardiamo sempre, il martedì sera. Lei è fantastico. E visto dal vivo, be’, è esattamente uguale a com’è sullo schermo, solo che dal vivo è più, come dire, abbronzato. — I suoi cordiali capezzoli sussultarono.

Senza rendersene conto, per abitudine, Jason firmò il foglio. — Grazie, ragazzi — disse. Adesso i suoi fan erano quattro.

Chiacchierando tra loro, se ne andarono. Agli altri séparé, i clienti scrutavano Jason e parlottavano eccitati. “Come sempre” si disse lui. Era così che stavano le cose fino all’altro giorno. “La mia realtà sta tornando.” Provava un’allegria incontenibile, frenetica. Era quello il mondo che conosceva; era il suo stile di vita. Lo aveva perso per un breve periodo, ma ora, finalmente, stava cominciando a riaverlo.

Heather Hart. Pensò: “Adesso la posso chiamare. E riuscirò a parlarle. Non mi prenderà per un ‘aborto di fan’.

“Forse esisto solo se prendo la droga. Quella droga che mi ha dato Alys, qualunque cosa sia.

“Ma allora la mia carriera, questi vent’anni sono soltanto un’allucinazione retroattiva creata dalla droga.”

“Quello che è successo” pensò Jason Taverner “è che la droga ha smesso di fare effetto. Lei o qualcun altro hanno smesso di darmela, e io mi sono risvegliato nella realtà, in quella stanza d’hotel scalcinata e cadente, con lo specchio crepato e il materasso infestato di pulci. E sono rimasto in quello stato sino ad ora, finché Alys non mi ha dato un’altra dose.”

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