Scorrete lacrime, disse il poliziotto [=Episodio temporale / Flow My Tears, the Policeman Said - it]
- Автор: Дик Филип Кайндред
- Год: 1998
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- ISBN: 8804449365
- Переводчик: Vittorio Curtoni
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Scorrete lacrime, disse il poliziotto [=Episodio temporale / Flow My Tears, the Policeman Said - it]». Краткое содержание книги:
— Certo. — Lei annuì, poi si dispose ad ascoltare come se fosse a scuola.
— Ha sempre paura degli sconosciuti? — le chiese Jason.
— Sì. — Lei annuì di nuovo. Quella volta tenne la testa bassa, come se lui l’avesse rimproverata. E, in un certo senso, l’aveva fatto.
— La paura può portare a commettere più errori dell’odio o dell’invidia. Se hai paura, non ti butterai mai completamente tra le braccia della vita. La paura ti spinge sempre a frenarti in qualcosa.
— Credo di capire — disse Mary Anne Dominic. — Un giorno, più o meno un anno fa, qualcuno ha bussato freneticamente alla mia porta, e io sono corsa in bagno e mi sono chiusa dentro a chiave e ho fatto finta di non esserci, perché credevo che stessero cercando di introdursi in casa mia… E più tardi ho saputo che la signora del piano di sopra era rimasta con una mano imprigionata nello scarico del lavandino. Ha uno di quei tritarifiuti, ha presente? C’era finito dentro un coltello, e lei aveva infilato la mano e non riusciva più a tirarla fuori. Era suo figlio che bussava alla porta…
— Allora lei capisce cosa intendo dire — disse Jason.
— Sì. Vorrei non essere fatta così. Sul serio. Ma purtroppo… Jason chiese: — Quanti anni ha?
— Trentadue.
Ne fu sorpreso. Mary Anne Dominic gli sembrava molto più giovane. Evidentemente, non era mai cresciuta. Provò un’ondata di simpatia per lei: doveva esserle stato difficilissimo lasciargli il comando del suo flipflap. E le sue paure erano giustificate, in un certo senso. I motivi che lui aveva addotto per chiederle aiuto erano falsi.
Le disse: — Lei è bellissima.
— Grazie — rispose la ragazza con umiltà.
— Lo vede quel caffè? — chiese Jason, indicandole un locale nuovo, all’apparenza ben frequentato. — Andiamo a sederci là. Voglio parlare con lei. — “Devo parlare con qualcuno” pensò. “Con chiunque. Se no, Sei o non Sei, impazzirò.”
— Ma — protestò lei, ansiosa — devo consegnare i miei pacchi all’ufficio postale prima delle due. Per farli partire nel primo pomeriggio per la zona della Baia.
— Allora provvederemo subito. — Jason si girò verso il cruscotto, tolse le chiavi, la restituì a Mary Anne Dominic. — Guidi lei. In tutta calma.
— Signor Taverner — rispose la ragazza, — io voglio solo essere lasciata in pace. Starmene da sola.
— No. Lei non deve stare da sola. È una cosa che la sta uccidendo. La sta minando. Ogni giorno, sempre, lei dovrebbe essere in compagnia di altra gente.
Silenzio. Poi Mary Anne disse: — L’ufficio postale è tra la Quarantanovesima e la Fulton. Guida lei? Io sono un po’ nervosa.
A Jason parve una grande vittoria morale. Se ne compiacque.
Si fece restituire le chiavi e, poco dopo, erano in volo verso l’incrocio tra la Quarantanovesima e la Fulton.
22
Più tardi sedevano in un séparé del caffè, un locale pulito e molto carino, con cameriere giovani e una clientela piuttosto tranquilla. Dal juke-box uscivano le note di Memory of Your Nose di Louis Panda. Jason ordinò soltanto caffè; la signorina Dominic, macedonia di frutta e tè freddo.
— Cosa sono quei due dischi? — chiese lei.
Jason glieli passò.
— Ehi, ma li ha incisi lei. Se è Jason Taverner. Lo è sul serio?
— Sì — rispose lui. Di quello, perlomeno, era certo.
— Non credo di averla mai sentita — disse Mary Anne Dominic. — Mi piacerebbe moltissimo, ma in genere non amo la musica pop. Mi piacciono i grandi cantanti folk del passato, come Buffy St Marie. Oggi non c’è più nessuno che sia capace di cantare come Buffy.
— Sono d’accordo — convenne lui, serio. La sua mente tornava di continuo alla casa, al bagno, alla fuga dal pol privato. “Non è stato un effetto della mescalina” si ripeté un’altra volta. “Perché l’ha visto anche il pol.
“O comunque, ha visto qualcosa.”
— Forse non ha visto quel che ho visto io — disse a voce alta. — Forse l’ha solo vista riversa sul pavimento. Magari è caduta. Magari… — Pensò: “Magari dovrei tornare là”.
— Chi non ha visto cosa? — chiese Mary Anne Dominic, poi arrossì. — Non volevo immischiarmi nei suoi affari. Lei mi ha detto di essere nei guai, e vedo che la sua mente è ossessionata da qualcosa di angoscioso.
— Devo capire che cos’è successo. È tutto là, in quella casa. — “E su questi dischi” pensò Jason.
“Alys Buckman sapeva del mio programma televisivo. Sapeva dei miei album. Sapeva quale ha venduto più di tutti. Ne aveva una copia. Però…”
Sui dischi non era inciso niente. Puntina spezzata un accidente: si sarebbe dovuto sentire qualcosa, magari anche solo dei suoni distorti. Aveva avuto a che fare con dischi e giradischi per troppo tempo per non saperlo.
— Lei è una persona malinconica — disse Mary Anne Dominic. Aveva estratto dalla borsetta di stoffa un paio di occhiali e si mise a leggere con attenzione le note biografiche riportate sul retro delle copertine dei dischi.
— È stato quello che mi è successo a rendermi malinconico — spiegò Jason in breve.
— Qui dice che lei conduce un programma televisivo.
— Esatto. — Annuì. — Alle nove di sera del martedì. Sulla NBC.
— Allora è proprio famoso. Me ne sto seduta qui a parlare con una persona famosa che dovrei conoscere. Che sensazione le dà… Cos’ha provato quando ha visto che io non la riconoscevo, dopo che mi ha detto il suo nome?
Jason scrollò le spalle. Era un’ironia quasi divertente.
— Nel juke-box ci sarà qualche disco con uno dei suoi pezzi? — La ragazza indicò la struttura gotico-babilonese, multicolore, all’angolo opposto della sala.
— Può darsi — rispose lui. “Una buona domanda.”
— Vado a vedere. — La signorina Dominic pescò dalla tasca una moneta da due dollari e mezzo, lasciò il séparé, attraversò il locale, si mise a leggere titoli e nomi dei cantanti nel juke-box.
“Quando tornerà, non si sentirà più troppo colpita dalla mia presenza” rifletté Jason. Conosceva l’effetto anche di un’unica mancanza: se non fosse riuscito a essere presente ovunque, in ogni radio e giradischi, juke-box e negozio di articoli musicali, in ogni televisore dell’universo, l’incantesimo sarebbe svanito.
Lei tornò con il sorriso sulle labbra. — Nowhere Nuthin’ Fuck-up — disse, rimettendosi a sedere. E Jason si accorse che non aveva più la moneta. — Dovrebbe essere il prossimo brano.
Lui schizzò in piedi all’istante e corse attraverso il locale precipitandosi al juke-box.
Mary Anne Dominic aveva ragione. Il brano B4. Il successo più recente di Jason, Nowhere Nuthin’ Fuck-up, un pezzo sentimentale. E il meccanismo del juke-box aveva già cominciato a far scendere il disco.
Un attimo dopo, la sua voce, resa più morbida dalla tecnologia quadrifonica e dall’uso dell’eco, riempì il locale.
Esterrefatto, tornò al séparé.
— Lei è supermeraviglioso! — disse Mary Anne, forse per pura cortesia, visti i suoi gusti, quando la canzone terminò.
— Grazie. — La voce era davvero la sua. I solchi di quel disco non erano vuoti.
— Lei è davvero fantastico! — Mary Anne, entusiasta, era tutta sorrisi e sfolgorio di lenti.
— Sono un vecchio professionista — rispose semplicemente Jason. I complimenti gli sembravano sinceri.
— Le ha dato fastidio che io non la conoscessi?
— No. — Lui scosse la testa, ancora stordito. Di certo la ragazza non era l’unica a non avere mai sentito il suo nome, come avevano dimostrato gli eventi degli ultimi due giorni. Due giorni? Solo?