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Il mondo delle streghe [Witch Worlds - it]

Электронная книга - «Il mondo delle streghe [Witch Worlds - it]». Краткое содержание книги:

Una situazione disperata richiede sempre una soluzione disperata. E per lui, ormai non c’era altra alternativa. Ma la via suggerita da Jorge Petronius andava oltre l’immaginabile. Un pianeta apparso per sortilegio, un mondo paradossale. Una dimensione parallela in cui Simon Tregarth sembrava ormai destinato. E in lui c’era il dubbio se preferire la morte a quella strana Terra popolata di streghe. Arrendersi alla misteriosa Siege Perilous, la Pietra del Potere, era come affidare il proprio spirito, la propria mente ad un mondo da cui non ci sarebbe stato ritorno.
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La strega si rivolse a Simon. «In realtà le forme non mutano: ma si crea un’illusione per ingannare coloro che ci cercano. Lascia che io attinga al tuo potere per aumentare il mio. Ora…» Si guardò intorno e portò il piccolo braciere d’argilla sull’ascia, soffiando per riattizzare le braci. «Ora possiamo fare ciò che si deve fare. Preparati.»

Koris afferrò Simon per il braccio. «Spogliati… completamente. Il potere non funziona, altrimenti!» Il Capitano si stava sfilando il giustacuore. Simon obbedì all’ordine, e poi entrambi aiutarono Vortgin.

Il fumo salì dal braciere, riempiendo la stanza di una nebbia rossastra che nascondeva quasi la figura tozza di Koris e il corpo muscoloso del ferito.

«Mettetevi sulle punte della stella… uno per punta.» La voce della strega risuonò nella semioscurità. «Ma tu, Simon… vicino a me!»

Tregarth seguì la voce, perdendo in quella nebbia Koris e l’altro uomo. Un braccio bianco si protese verso di lui, una mano strinse la sua. Poté vedere, sotto i suoi piedi, le linee della punta della stella.

Qualcuno cantava… in lontananza. Simon era perduto in una nube, dove fluttuava senza esistere. Eppure, nello stesso tempo, si sentiva riscaldato… interiormente, non esteriormente. E quel calore si irradiava dal suo corpo, scorreva lungo il suo braccio destro. Simon ebbe la sensazione che, se avesse potuto osservarlo, sarebbe riuscito a scorgere quella corrente — sangue rosso, caldo — che defluiva continuamente. Eppure non vedeva altro che la nebbia grigiastra, e sapeva soltanto che il suo corpo esisteva ancora.

Il canto divenne più forte. Già una volta l’aveva udito… e allora aveva suscitato i suoi desideri, l’aveva esortato a soddisfare brame che aveva represso con la forza della volontà. Ora agiva su di lui in modo diverso, e non gli ispirava più avversione.

Aveva chiuso gli occhi per non vedere il turbinio incessante della nebbia, e rimaneva sintonizzato sul canto, in modo che ogni nota pulsasse entro il suo corpo per diventare parte di lui, fondendosi nella carne e nel sangue… eppure, nello stesso tempo, quel fiume caldo continuava a defluire da lui.

Poi la sua mano ricadde inerte contro la coscia. Il deflusso era cessato, e il canto svaniva. Simon aprì gli occhi. L’oscurità non era più un muro compatto: vi erano alcuni squarci. Attraverso uno di essi, scorse una faccia animalesca, una caricatura bestiale d’un essere umano: ma aveva gli occhi sardonici di Koris. E un poco più indietro c’era un altro essere, con la pelle divorata dall’infermità, ed una palpebra piatta che nascondeva l’assenza di un occhio.

L’essere che aveva gli occhi del Capitano deviò lo sguardo da Simon all’altro, e sogghignò, mostrando zanne gialle e corrose. «Siamo una bella compagnia!»

«Vestitevi!» intimò la strega, dall’oscurità che si andava disperdendo. «Oggi siete usciti dalle fogne di Kars per saccheggiare ed uccidere. La vostra razza prospera grazie al corno!»

Indossarono gli abiti che avevano portato a Kars: ma adesso erano più intonati alla loro condizione miserabile. E Koris raccolse dal pavimento… non l’Ascia di Volt… ma un’asta arrugginita munita di uncini di cui Simon preferiva non immaginare la funzione.

Non c’erano specchi in cui poteva guardarsi: ma sapeva che doveva avere un aspetto non meno disgustoso di quello dei suoi compagni. Si era aspettato notevoli cambiamenti anche nella strega e in Briant… ma non quelli che vide. La donna di Estcarp era una vecchia megera dai sudici capelli grigi sparsi sulle spalle aggobbite, dall’espressione maligna. E il giovanetto era esattamente l’opposto. Simon spalancò gli occhi sbalordito, perché si trovò di fronte una fanciulla abbigliata della veste d’oro e di scarlatto abbandonata dalla strega.

Mentre Briant era pallido e incolore, questa aveva una bellezza affascinante, messa in mostra chiaramente, perché le stringhe del corpetto non erano bene allacciate. La megera puntò un dito verso Simon.

«Questo è il tuo bottino. Caricatela sulle spalle, e se ti stanchi del peso… bene, questi altri bricconi ti daranno una mano. Recita bene la tua parte.» Diede uno spintone alla fanciulla, tra le scapole, mandandola a finire tra le braccia di Simon. Lui la sollevò, caricandosela sulla spalla, mentre la strega li osservava con l’attenzione di un regista e si affrettava a scostare ancora di più il corpetto dalle spalle dell’ex giovinetto.

Simon era sbalordito della perfezione dell’illusione. Aveva pensato che influisse soltanto sugli occhi; ma adesso si rendeva conto di tenere sulle spalle un corpo femminile. E doveva continuare a ricordare a se stesso che in realtà si trattava di Briant.

Scoprirono che a Kars c’erano molte altre bande come la loro, quel giorno. E gli spettacoli cui dovettero assistere, impotenti a recare soccorso, li straziarono durante il tragitto fino ai moli. C’era un servizio di guardia alla porta, ma quando Simon si avvicinò, con la vittima gemente buttata sulla spalla, seguito dai compagni, la strega corse avanti, portando un sacco. Inciampò e cadde, ed il contenuto scintillante rotolò e si sparse in mezzo alla strada.

Gli uomini di guardia scattarono; l’ufficiale scostò a calci la megera. Ma un uomo mostrò di avere un maggiore senso del dovere, o forse era più interessato al presunto bottino di Simon. Gli puntò una picca contro il petto e sogghignò.

«Hai un bel carico morbido, canaglia. Troppo bello per un tuo pari. Lascia che l’assaggi prima uno migliore di te!»

L’asta uncinata di Koris scattò, agganciandogli i piedi e facendolo cadere. Mentre l’uomo ruzzolava a terra, attraversarono correndo la porta e si precipitarono verso i moli, inseguiti da altre guardie.

«Dentro!» Briant venne strappato alla stretta di Simon, e scagliato nella corrente del fiume. Il Capitano lo seguì con un agile tuffo e riemerse accanto al corpo abbigliato di rosso e d’oro. Vortgin si lanciò, a corsa incerta. Ma Simon, vedendo che Koris era già vicino a Briant, si voltò indietro a cercare la strega.

Più indietro, sul molo, c’era un movimento convulso, un groviglio di figure. Tornò indietro di corsa, con il lanciadardi in pugno, soffermandosi per sparare tre colpi rapidi. Ogni volta eliminò un uomo, uccidendolo o ferendolo. La corsa lo condusse sul posto in tempo per vedere la figura dai capelli grigi che giaceva immobile, mentre una spada si avventava verso la gola scarna.

Simon sparò ancora due volte. Poi il suo pugno centrò la carne, la schiacciò contro l’osso. Qualcuno urlò e fuggì, mentre lui raccoglieva la strega: era più pesante di Briant. Caricandosela sulla spalla, si avviò barcollando verso la chiatta più vicina; ansimante, girò in mezzo alle merci ammucchiate sul ponte, e si diresse verso l’altro parapetto, verso il centro del fiume.

La donna si rianimò all’improvviso, respingendolo come se fosse un nemico. Simon perse l’equilibrio: entrambi caddero, piombarono nel fiume con una violenza che lui non si aspettava. Inghiottì un po’ d’acqua, si sentì soffocare, e si dibatté istintivamente, goffamente.

Riemerse con la testa e si guardò intorno, cercando la strega: scorse un braccio magro, intralciato dagli stracci fradici, che fendeva l’acqua.

«Oh!»

Il richiamo proveniva da una chiatta che scendeva la corrente. Una fune venne lanciata verso di loro. Simon e la strega si arrampicarono sul ponte, e Koris accennò loro, impaziente, di portarsi dall’altra parte; la chiatta doveva servire come schermo tra loro e la riva.

Ma dall’altra parte c’era una barca; Vortgin attendeva, seduto, mentre Briant si sporgeva fuoribordo, vomitando in acqua, stringendosi addosso disperatamente la veste rossa come se fosse stato veramente vittima di un ratto. Mentre scendevano nella barca, Koris la spinse lontano dalla chiatta con la punta della lancia uncinata.

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