La lega dei mondi ribelli [Downbelow Station - it]
- Автор: Черри Кэролайн Джэнис
- Серия: Lega e Confederazione #3
- Год: 1989
- Язык: итальянский
- Год: Club degli Editori
- Переводчик: Roberta Rambelli
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «La lega dei mondi ribelli [Downbelow Station - it]». Краткое содержание книги:
Vincitore del premio Hugo per il miglior romanzo in 1982.
Nominato per il premio Locus in 1982.
Adesso, finalmente, Ayres si alzò, andò alla porta di Marsh, e l’aprì senza bussare.
Marsh era seduto sul letto, vestito, con le braccia incrociate sul petto e fissando la parete.
Ayres si avvicinò, e si chinò su di lui. — Concisamente — gli sussurrò piano all’orecchio, temendo che anche così potessero udirlo — cosa crede che stia succedendo? L’hanno interrogata? Mi risponda.
Passò un momento. Marsh scosse lentamente la testa.
— Risponda — disse Ayres.
— Mi hanno affibbiato tutti i ritardi — disse Marsh, in un bisbiglio confuso. — Le mie assegnazioni non sono mai in ordine. C’è sempre qualche disguido. Mi fanno aspettare per ore. È tutto, signore.
— Le credo — disse Ayres. Non era sicuro di credergli veramente, ma lo disse ugualmente e batté la mano sulla spalla di Marsh. Marsh crollò e pianse; le lacrime gli scorrevano sulle guance sebbene si sforzasse di darsi un contegno. Le presunte telecamere… erano sempre consapevoli della loro invadente presenza.
Ayres fu sconvolto dal sospetto che fossero loro a tormentare Marsh, non meno dei confederati. Lasciò la stanza, tornò nel soggiorno. Pieno di rabbia, si fermò al centro, alzò il viso verso il complicato lampadario di cristallo sul quale si appuntavano i suoi sospetti. — Protesto — disse in tono brusco — per queste continue e ingiustificate vessazioni.
Poi andò a sedersi, e guardò di nuovo la trasmissione. I suoi compagni non avevano reagito; s’erano limitati ad alzare gli occhi. Il silenzio continuò.
La mattina dopo non vi fu segno che l’incidente fosse stato notato, quando arrivò il programma della giornata, portato da un manichino armato di fucile.
Riunione 0800, diceva. La giornata cominciava presto. Non c’erano altre informazioni: né l’argomento, né dove e con chi si sarebbero incontrati. Non c’erano neppure indicazioni relative al pranzo, mentre di solito erano incluse. Marsh uscì dalla sua stanza, con gli occhi gonfi, come se non avesse dormito. — Non abbiamo molto tempo per far colazione — disse Ayres. Normalmente, veniva portata al loro alloggio alle 0730, e mancavano pochi minuti.
La spia luminosa sulla porta lampeggiò una seconda volta. La porta si aprì dall’esterno: niente colazione, solo tre guardie-manichino.
— Ayres — disse uno. Solo questo, senza convenevoli. — Venga.
Ayres si trattenne dal ribattere. Era inutile discutere, con quelli; lo aveva detto lui stesso ai suoi compagni. Guardò gli altri, tornò a prendere la giacca, ripetendo il gioco di sempre, perdendo tempo per irritare volutamente quelli che lo aspettavano. Quando si rese conto di aver ritardato abbastanza, raggiunse la porta e uscì, accompagnato dalle giovani guardie.
Marsh, non poté fare a meno di chiedersi. Qual era il loro gioco con Marsh?
Lo condussero lungo il corridoio, verso l’ascensore, e poi attraverso altri corridoi senza cartelli o indicazioni, giunsero nelle sale delle conferenze e negli uffici, e questo attenuò le sue apprensioni immediate. Entrarono in una sala che aveva già visto, e passarono in una delle tre che usavano per i colloqui. Erano militari, questa volta. L’uomo dai capelli argentei seduto al piccolo tavolo circolare aveva tante mostrine sul taschino dell’uniforme nera, da rappresentare tutti i gradi degli alti ufficiali con cui aveva parlato messi insieme. Erano insegne assurde. Ayres non sapeva che cosa rappresentassero, esattamente, quegli emblemi complicati… era divertente, da un certo punto di vista: la Confederazione era riuscita a elaborare un sistema così complesso di medaglie e di insegne, come se tutto quel metallo avesse lo scopo di colpire l’immaginazione. Ma era un segno di autorità e potere, e questo non era per nulla divertente.
— Delegato Ayres. — L’uomo dai capelli grigi… ringiovanito, a giudicare dal vigore del viso, grazie a una droga molto comune da quelle parti, ma disponibile sulla Terra solo sotto forma di surrogati scadenti… si alzò e gli porse la mano. Ayres la strinse solennemente. — Seb Azov — si presentò l’uomo. — Del Direttorio. Lieto di conoscerla, signore.
Il governo centrale; adesso il Direttorio secondo le informazioni di Ayres contava trecentododici membri; non sapeva se era in relazione al numero delle stazioni e dei mondi. Il Direttorio si riuniva non soltanto su Cyteen, ma anche altrove; e lui non sapeva come era possibile entrare a farne parte. Quell’uomo, senza alcun dubbio, era un militare.
— Mi dispiace — disse freddamente Ayres, — iniziare i nostri colloqui con una protesta, cittadino Azov, ma mi rifiuto di parlare se prima non sarà chiarita una certa cosa.
Azov alzò le sopracciglia con aria blanda e sedette di nuovo. — Che cosa, signore?
— I maltrattamenti ai quali veniamo sottoposti io e i miei compagni.
— Maltrattamenti, signore?
Ayres sapeva che l’altro si aspettava che lui perdesse le staffe e mostrasse nervosismo o rabbia. Si guardò bene dal farlo. — Il delegato Marsh e il vostro computer sembrano incontrare difficoltà nell’assegnazione delle stanze, e questo è strano, dato che inevitabilmente siamo alloggiati insieme. Ritengo che la vostra competenza tecnica non giustifichi simili disguidi. Non so definirlo in altro modo che come un maltrattamento, il fatto che quest’uomo sia costretto ad attendere per ore mentre gli altri disguidi vengono appianati. Sostengo che questo viene fatto di proposito per minare il nostro equilibrio. Protesto inoltre per altre tattiche, per esempio, l’incapacità, da parte del vostro personale, di offrirci occasioni ricreative e spazio per fare un po’ di moto, l’inevitabile risposta da parte del vostro personale che afferma di non avere le necessarie autorizzazioni, le risposte evasive quando chiediamo il nome di questa base. Ci era stato promesso che saremmo stati condotti a Cyteen. Come possiamo sapere se stiamo parlando a persone autorizzate o semplicemente con funzionari di second’ordine, non competenti a negoziare sui gravi problemi per i quali ci troviamo qui? Siamo venuti da molto lontano, cittadino, per risolvere una situazione seria e pericolosa, e abbiamo ricevuto ben poca collaborazione da coloro che abbiamo incontrato finora.
Non era un discorso improvvisato. Ayres lo aveva preparato per quella occasione, e il pezzo grosso che aveva di fronte rappresentava l’obiettivo. Chiaramente, Azov rimase un po’ sconcertato dal suo atteggiamento. Ayres continuò a mostrarsi piuttosto seccato, e riuscì a fingere assai bene, anche se in realtà era terrorizzato. Il cuore gli martellava in petto, e si augurava di non essere impallidito visibilmente.
— Provvederemo — disse Azov, dopo un momento.
— Preferirei — disse Ayres, — un’assicurazione più convincente.
Azov lo fissò per un momento. — Accetti la mia parola — disse in tono vibrante. — Soddisferemo le sue richieste. Vuole sedersi, signore? Dobbiamo discutere. Accetti le mie scuse personali per i fastidi arrecati al delegato Marsh; sarà fatta un’indagine e si rimedierà a tutto.
Ayres si chiese se era il caso di andarsene, se era il caso di protestare ancora; considerò l’uomo che gli stava davanti, e sedette. Gli occhi di Azov si fissarono su di lui, gli parve, con un certo rispetto.
— Sulla sua parola, signore — disse.
— Mi rincresce moltissimo. Al momento non posso dire di più. C’è una questione urgente relativa ai negoziati; ci siamo trovati di fronte a quello che lei forse chiamerebbe… un punto critico. — Premette un pulsante sul tavolo. — Fate entrare il signor Jacoby.
Ayres guardò verso la porta, lentamente, senza tradire l’ansia che provava. La porta si aprì. Entrò un uomo in borghese… in borghese, non in uniforme o in uno degli abiti simili a uniformi che avevano caratterizzato tutti coloro con cui avevano trattato fino a quel momento.