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Il mondo delle streghe [Witch Worlds - it]

Электронная книга - «Il mondo delle streghe [Witch Worlds - it]». Краткое содержание книги:

Una situazione disperata richiede sempre una soluzione disperata. E per lui, ormai non c’era altra alternativa. Ma la via suggerita da Jorge Petronius andava oltre l’immaginabile. Un pianeta apparso per sortilegio, un mondo paradossale. Una dimensione parallela in cui Simon Tregarth sembrava ormai destinato. E in lui c’era il dubbio se preferire la morte a quella strana Terra popolata di streghe. Arrendersi alla misteriosa Siege Perilous, la Pietra del Potere, era come affidare il proprio spirito, la propria mente ad un mondo da cui non ci sarebbe stato ritorno.
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«È appena sbarcato un messaggero, arrivato per mare. Ho sentito che quell’uomo lo diceva,» rispose Koris.

«Per mare!» La strega balzò in piedi, facendo ondeggiare la veste d’oro e scarlatto. «Fulk di Verlaine non è uno sciocco, certamente: ma la prontezza con cui si è mosso per approfittare di avvenimenti casuali puzza di qualcosa di più del suo desiderio di proteggersi dalla vendetta di Yvian!»

C’era un’oscurità tempestosa nei suoi occhi, mentre li guardava freddamente, tutti e tre. Sembrava quasi che li considerasse ostili. «Non mi piace. Oh, ci si poteva aspettare qualcosa da Verlaine. Fulk doveva inventare una versione da buttare in pasto ad Yvian, per non vedersi crollare addosso le sue torri. Ed è assolutamente capace di uccidere anche Siric e Duarte per renderla più credibile e coprire le sue tracce. Ma si è mosso troppo in fretta, e con troppa lucidità! Avrei giurato…»

Cominciò a camminare avanti e indietro nella camera: la gonna scarlatta le ondeggiava intorno alle caviglie. «Noi siamo maestre dell’illusione, ma sono pronta a giurare davanti al Potere di Estcarp che quella tempesta non era un’illusione! A meno che i Kolder dominino le forze della natura…» Si fermò, si portò le mani alla bocca, come per ricatturare le parole che le erano già sfuggite. «Non posso credere che noi siamo stati spinti qua e là secondo il loro volere. Non oso crederlo! Eppure…» Si girò di scatto e si diresse verso Simon.

«Conosco Briant, so quello che fa e perché lo fa. E conosco Koris, e le sue motivazioni. Ma tu… uomo uscito dalle nebbie di Tor, io non ti conosco. Se sei più di ciò che sembri, allora forse hai attirato la fine su di noi.»

Koris smise di lucidare l’ascia. Il panno cadde sul pavimento, quando le sue mani si strinsero sul manico. «È stato accettato dalla Guardiana,» disse in tono neutro: ma la sua attenzione era fissa su Simon, nella valutazione impersonale di un duellante che avanzava per accettare una sfida.

«Sì!» esclamò la donna di Estcarp. «Ed è impossibile che ciò che viene dominato dai Kolder non sia scoperto dai nostri metodi. Potrebbero nasconderlo: ma lo stesso vuoto che lo maschera ci indurrebbe a sospettare! C’è ancora una prova.» Slacciò il colletto della sua veste ed estrasse la gemma opaca. Per un lungo momento la tenne fra le mani, scrutandola, poi si sfilò la catena dal collo e la porse a Simon. «Prendila!» ordinò.

Koris lanciò un grido e balzò giù dal ripiano. Ma Simon prese la gemma. Al primo contatto, era liscia e fredda come qualunque pietra levigata: poi cominciò a riscaldarsi. E il calore cresceva ad ogni secondo. Tuttavia quel calore non bruciava, non aveva alcun effetto sulla sua pelle. La pietra prese vita: scie di fuoco opalescente serpeggiarono sulla superficie.

«Lo sapevo!» La voce rauca e sommessa della strega riempì la stanza. «No, non Kolder! Non Kolder! Un Kolder non potrebbe stringere la gemma senza risentirne, non potrebbe accendere il Potere e non soffrirne! Benvenuto, fratello nel Potere!» Tracciò di nuovo un simbolo che brillò fulgido come la gemma, prima di svanire. Poi riprese la pietra e tornò a nasconderla sotto la veste.

«È un uomo! Il mutamento di forma non potrebbe operare così, e non è possibile ingannarci, nella caserma in cui ha vissuto,» disse Koris. «E com’è possibile che un uomo abbia il Potere?»

«È un uomo venuto da un altro tempo e da un altro spazio. Non possiamo sapere ciò che avviene su altri mondi. Ora posso giurare che non è di Kolder. Quindi forse è lui, ciò che Kolder dovrà fronteggiare nella battaglia decisiva. Ma ora dobbiamo…»

Furono interrotti bruscamente dal ronzìo di un segnale. Simon e Koris fissarono la strega. Briant estrasse il lanciadardi. «La porta del giardino,» disse.

«Eppure è il segnale giusto, anche se nel momento sbagliato. Andate a rispondere, ma tenetevi pronti.»

Briant stava già uscendo dalla stanza. Koris e Simon si affrettarono a seguirlo verso la porta del giardino. Quando ebbero lasciato lo spessore delle mura di quella strana casa, udirono un clamore che proveniva dalla città. Simon si sentì assillare da un ricordo. In quelle grida lontane c’era una nota che sicuramente aveva già udito. Koris sembrava sconcertato.

«È una folla infuriata! È il ringhio di una folla in caccia.»

E Simon, ricordando un orrore del suo passato, annuì vivacemente. Impugnò il lanciadardi per accogliere chiunque si trovasse oltre la porta del giardino.

Era impossibile ingannarsi circa la razza dell’uomo che entrò barcollando. La ferita sanguinante non nascondeva i tipici lineamenti di Estcarp. Crollò in avanti, e Koris lo cinse con un braccio. Poi per poco non caddero, quando un’esplosione di frastuono e un violento spostamento d’aria li investirono ed il suolo sussultò sotto i loro piedi.

L’uomo sorretto da Koris si mosse, sorrise, cercò di parlare. Momentaneamente assordati, non poterono udirlo. Briant chiuse la porta e rimise a posto le sbarre. Insieme, Simon e il Capitano trasportarono in casa il fuggitivo.

L’uomo si riprese quanto bastava per abbozzare un saluto quando lo condussero dalla strega. Lei misurò un po’ di liquido azzurino in una coppa e gliela accostò alle labbra per farlo bere.

«Il Nobile Vortimer?»

L’uomo si abbandonò sulla sedia su cui l’avevano deposto. «Hai appena udito la sua fine, signora… in quel tuono! E con lui sono finiti tutti quelli del nostro sangue che erano riusciti ad arrivare all’ambasciata. Gli altri… stanno dando loro la caccia per le strade. Yvian ha ordinato i tre squilli del corno per tutti coloro che appartengono ad Estcarp o alla vecchia stirpe! Sembra impazzito!»

«Anche questo?» La strega si premette le mani sulle tempie, come per alleviare una sofferenza quasi insopportabile. «Non abbiamo tempo, dunque?»

«Vortimer mi aveva mandato ad avvertirti. Vuoi seguirlo sulla stessa strada, signora?»

«Non ancora.»

«Coloro che sono stati indicati dal corno possono venire uccisi, dovunque si trovino. E oggi, a Kars, la morte non viene rapida,» aggiunse spassionatamente il ferito. «Non so quali speranze tu possa riporre in Dama Aldis…»

La strega rise. «Aldis non è affatto una speranza, Vortgin. Siamo in cinque…» Rigirò la coppa tra le dita e poi guardò direttamente Simon. «C’è in gioco qualcosa di più importante delle nostre vite. Vi sono coloro che appartengono alla vecchia stirpe e vivono nelle zone periferiche di Karsten: messi in guardia, potrebbero attraversare le montagne e raggiungere Estcarp, per rafforzare le nostre schiere. E ciò che abbiamo appreso qui, sia pure frammentariamente, deve essere riferito. Io non posso sperare di evocare un sufficiente potere… tu dovrai aiutarmi, fratello!»

«Ma non so come fare… non so usare il potere,» protestò Simon.

«Puoi sostenermi. È la nostra unica speranza.»

Koris si staccò dalla finestra: fino a quel momento aveva scrutato il giardino.

«Mutamento di forma?»

«È l’unico modo. E per quanto tempo potrà resistere?» La donna scrollò le spalle.

Vortgin si umettò le labbra con la lingua. «Portatemi fuori da questa città maledetta, e io darò la sveglia all’intera campagna. Ho molti parenti, nelle zone più remote, che agiranno quando glielo chiederò!»

«Venite!» La strega li guidò nella stanza della magia, ma Koris si fermò, appena varcata la soglia.

«Porto con me ciò che mi è stato donato. Non darmi una forma in cui non possa usare il dono di Volt.»

«Direi che sei sciocco,» ribatté la donna, «se non conoscessi il valore di quella tua lama. Ma non è stata fabbricata da mani umane, e forse non cambierà forma nell’illusione. Possiamo soltanto tentare. Prepariamoci, presto!»

Scostò un tappeto dal pavimento, mentre Simon e Koris spingevano via il seggio e lo sgabello e portavano gli altri oggetti dall’altra parte della stanza. La strega si chinò, tracciò linee complesse con la gemma del potere; e quelle linee brillarono debolmente, in forma d’una stella a cinque punte. Quasi con aria di sfida, Koris lasciò cadere l’ascia al centro del motivo.

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