I racconti inediti
- Автор: Вэнс Джек Холбрук
- Год: 1995
- Язык: итальянский
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «I racconti inediti». Краткое содержание книги:
«Il vostro dio Han… ha mosso il pianeta?» disse scioccamente Kelly.
«Certamente. Ci ha portati lontano, e per sempre distanti dalla Terra fino a questo sole pieno e caldo; tale è la gratitudine per le nostre preghiere e per il tributo dell’Occhio.»
Con studiata noncuranza, Kelly disse: «Avete riavuto il vostro gioiello; non capisco perché siate così indignati…»
«Guarda,» disse il sacerdote. Kelly seguì il suo gesto, vide un buco nero quadrato, circondato da una cimasa di pietra levigata. «Questo pozzo è profondo diciotto miglia. Ogni sacerdote di Han discende fino in fondo una volta alla settimana, e riporta alla superficie un cesto di cobalto cristallizzato. In rare occasioni trova la matrice dell’Occhio, e allora c’è allegria nella città… Questo è il gioiello che hai rubato.»
Kelly distolse gli occhi dal pozzo. Diciotto miglia… «Naturalmente non ero consapevole del…»
«Non importa; ciò che è fatto è fatto. E adesso il pianeta è stato spostato, e il potere della Terra è incapace di prevenire le punizioni che noi desideriamo infliggervi.»
Kelly tentò di mantenere ferma la voce. «Punizioni? Cosa vuoi dire?»
Dietro di sé udì un fruscio, un movimento strascicato. Si guardò alle spalle. I neri mantelli si fondevano con i tendaggi del tempio, e le facce Han fluttuavano a mezz’aria.
«Sarete uccisi,» disse il sacerdote. Kelly fissò la faccia bianca. «Se il modo in cui ve ne andrete ti è di qualche interesse…» Il sacerdote espose dettagli che gli gelarono la pelle, gli inacidirono la saliva in bocca. «La vostra morte scoraggerà altre creature terrestri dal compiere analoghi delitti.»
Kelly protestò suo malgrado. «Avete il vostro gioiello; eccolo… Se volete insistere a uccidermi, uccidetemi, ma…»
«Strano,» disse il sacerdote Han. «Voi creature terrestri temete il dolore più di ogni altra cosa che possiate concepire. Tale paura è il vostro nemico più mortale. Noi Han, invece, non temiamo nulla…» alzò gli occhi verso l’alto specchio nero, si inchinò leggermente «…nulla eccetto il nostro Grande Dio Han.»
Kelly fissò la scintillante superficie nera. «Cosa ha a che fare lo specchio con il vostro dio Han?»
«Quello non è uno specchio; quello è il portale che conduce al luogo degli Dei, e ogni sette anni un sacerdote lo attraversa per consegnare l’Occhio ad Han.»
Kelly tentò di sondare le buie profondità dello specchio. «Cosa c’è oltre? Che genere di terra?»
Il sacerdote non rispose.
Kelly rise con una voce acuta che non si riconobbe. Si buttò in avanti, levò il pugno in un colpo carico di tutta la sua forza e di tutto il suo peso. Il pugno si abbatté nel punto in cui avrebbe dovuto esserci la mascella del sacerdote, e Kelly sentì uno scricchiolio. Il prete girò su se stesso e cadde nell’intrico del mantello.
Kelly si voltò verso i sacerdoti nella navata, che sibilavano furiosi. Kelly ormai era disperato, senza paura. Rise ancora, abbassò la mano, raccolse i due gioielli dal cuscino. «Il Grande Dio Han vive dietro lo specchio, e muove i pianeti in cambio di gioielli. Io ho due gioielli; forse Han muoverà un pianeta per me…»
Si avvicinò con un balzo allo specchio nero. Tese la mano e sentì una superficie soffice come una cortina d’aria. Si fermò in subitanea trepidazione. Là c’era l’ignoto…
La prima fila degli aggressivi sacerdoti Han era su di lui. E quello era il noto.
Kelly non poteva rimandare. La morte era la morte. Se moriva attraversando la cortina nera, se soffocava nello spazio senz’aria… era una morte pulita e veloce.
Si sporse in avanti, chiuse gli occhi, trattenne il respiro, e fece un passo oltre la cortina.
Kelly aveva percorso un’enorme distanza. Era una distanza che non poteva essere calcolata in miglia oppure ore, ma in quantità che erano idee astratte e irrazionali.
Aprì gli occhi. Funzionavano; poteva vedere. Non era morto… Oppure sì? Avanzò di un passo, sentì una sostanza solida sotto i piedi. Guardò giù, e vide un pavimento nero, simile al vetro, dove piccole scintille esplodevano, tremolavano e si spegnevano. Costellazioni? Universi? Oppure semplicemente… scintille?
Avanzò di un altro passo. Avrebbe potuto essere una iarda, un miglio, un anno luce; si muoveva con il fluttuante agio di un uomo che cammina in un sogno.
Si trovò sul bordo di un anfiteatro, un’arena simile a un cratere lunare. Fece un altro passo; e si trovò in mezzo all’arena. Si fermò, lottò per convincersi del proprio stato di coscienza. Il sangue gli scorreva nelle vene con un suono impetuoso. Ondeggiò, avrebbe potuto cadere se fosse esistita la gravità per tirarlo verso terra. Ma non c’era gravità. I suoi piedi restavano attaccati alla superficie in virtù di una misteriosa adesione che andava oltre la sua esperienza. Il rumore del sangue si levò e arrivò alle sue orecchie. Il sangue significava vita. Era vivo.
Si girò a guardare dietro di sé, ma nella confusione dei propri occhi non poté distinguere ciò che vedeva. Si girò di nuovo, e avanzò di un altro passo…
Stava commettendo un’intrusione. Sentì l’improvvisa, irritata attenzione di personalità gigantesche.
Guardò il pavimento simile al vetro, e la più vaga delle luci grigie e acquose scese dall’alto a raccogliersi nella concavità in cui si trovava. Lo spazio era immenso, interminabile, privo di prospettiva.
Kelly vide gli esseri che aveva disturbato, o meglio li sentì, più che vederli: dodici forme gigantesche incombevano su di lui.
Una di queste forme espresse un pensiero, e un impeto di significato permeò lo spazio e si intromise nella mente di Kelly, traducendosi, che lui lo volesse o no, in parole:
«Cos’è questa creatura? Da quale mondo è venuta?»
«Dal mio.» Quello doveva essere Han. Kelly guardò da una forma all’altra, per determinare quale potesse essere il dio.
«Sopprimila alla svelta…» e nella mente di Kelly arrivò un insieme di impressioni che non aveva parole per esprimere. «Dobbiamo provvedere alla faccenda di…» Di nuovo un rapido elenco di idee che si rifiutarono di tradursi nella mente di Kelly. Sentì l’attenzione di Han focalizzarsi sudi lui. Rimase inchiodato, in attesa della distruzione che sapeva essere imminente.
Ma possedeva i gioielli, e il loro verde bagliore gli splendette tra le dita. Gridò: «Aspettate, sono venuto qui con uno scopo; voglio che un pianeta sia rimesso al posto che gli appartiene, e ho dei gioielli per pagare…»
Sentì la funesta pressione della volontà di Han sulla mente… forte, sempre più forte; gemette per un’angoscia impotente.
«Aspetta,» giunse un pensiero calmo, chiaro e sereno di trascendenza.
«Devo distruggerla,» protestò Han. «È nemica di chi mi manda i gioielli.»
«Aspetta,» venne una voce da un’altra forma, e Kelly colse una sfumatura di antagonismo nei confronti di Han. «Dobbiamo agire imparzialmente.»
«Perché sei qui?» fu il quesito del Leader.
Kelly rispose: «I sacerdoti Han stanno assassinando la gente della mia razza, da quando il pianeta su cui eravamo è stato spostato. Non è giusto.»
«Ah!» Dall’Antagonista giunse un pensiero, come un’esclamazione. «Quelli che mandano i gioielli a Han compiono atti malvagi e contro natura.»
«Una faccenda minore, una faccenda minore,» fu l’irrequieto pensiero di ancora un’altra forma. «Han deve proteggere chi gli manda i gioielli.»
E Kelly colse l’implicazione che i gioielli erano di massima importanza; che i gioielli erano vitali per gli dei.
L’Antagonista decise di fare della faccenda un problema. «La condizione di ingiustizia che Han ha determinato deve cessare.»
Il Leader meditò. E allora nella mente di Kelly si insinuò un pensiero sornione, che sentiva essere stato diretto alla sua mente soltanto. Veniva dall’Antagonista. «Sfida Han a un…» Il pensiero poteva venire tradotto solo come «duello». «Io ti aiuterò. Rilassa la tua mente.» Kelly, pronto ad afferrarsi a ogni pagliuzza, allentò le sue fibre mentali, e sentì qualcosa come un’ombra umida entrare nel suo cervello, assorbire, registrare… Tutto in un istante. Il contatto svanì.