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I racconti inediti

Электронная книга - «I racconti inediti». Краткое содержание книги:

L’antologia di Jack Vance presenta al lettore i seguenti racconti di fantascienza: «ICABEM», «La selezione», «Il sifone plagiano», «Il fato del Phalid», «Il Tempio di Han», «Il figlio dell’albero» ed «I signori di Maxus».
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O forse no. Forse l’ingegnosità poteva portare gli uomini attraverso lo spazio, ma l’ingegnosità si sarebbe sforzata inutilmente di localizzare un pianetucolo a centomila anni luce in una direzione sconosciuta. E Kelly aveva ancora il suo problema personale: il gioiello. Nella sua mente si formò un’immagine: la capanna sul lago, il decrepito parasole grigio del noce bianco, e, sotto la radice, il luccicante occhio verde del gioiello sacro. Nella visione vide la figura ammantata di nero di un sacerdote Han che si muoveva per lo spiazzo davanti alla capanna, e vide il lampo della faccia, bianca come la pasta del pane prima di essere messa in forno…

Kelly rivolse uno sguardo inquieto al grande sole rosso, ed entrò nella stazione.

La sezione amministrativa era vuota; Kelly salì le scale diretto al dipartimento operativo.

Si fermò sulla soglia, ispezionò la stanza che copriva l’intera superficie del piano superiore. Banchi di lavoro facevano il giro della stanza, illuminati dalle finestre. Un cilindro lustro, il cosmoscopio, scendeva attraverso il soffitto, e sotto di esso c’era lo schermo per intercettare la proiezione.

Quattro uomini erano in piedi vicino all’indice stellare, e stavano facendo scorrere un nastro. Herli alzò brevemente lo sguardo, ritornò al meccanismo di scatto.

Strano. Herli avrebbe dovuto essere interessato, avrebbe almeno dovuto salutarlo.

Kelly attraversò la stanza impacciato. Si schiarì la voce. «Ebbene… ce l’ho fatta. Sono tornato.»

«Vedo,» disse Herli.

Kelly tacque. Diede un’occhiata dalla finestra al sole rosso. «Cosa ne pensate?»

«Non ne abbiamo la minima idea. Stiamo facendo passare i nastri stellari, nel caso improbabile che sia registrato… Una sorta di ultima speranza.»

Di nuovo si fece silenzio. Prima che lui entrasse stavano parlando, e Kelly se ne accorse dal loro atteggiamento.

Finalmente, con una forzata casualità, Mapes disse: «Sentito le novità?»

«No,» disse Kelly, «No, non le ho sentite.» C’era dell’altro nella voce di Mapes, qualcosa di più personale dello spostamento del pianeta. Dopo un attimo di esitazione andò al videofono, digitò il codice per le notizie.

Lo schermo si accese, mostrò un panorama dell’acquitrino. Kelly si sporse in avanti. Seppelliti fino al collo c’erano dodici ragazze e ragazzi della scuola secondaria di Bucktown. Su di essi strisciavano avidi i piccoli granchi a tre zampe; altri ancora sbucavano fuori dalla fanghiglia, o si avvicinavano scavando dei tunnel sotto i corpi che si contorcevano.

Kelly non poteva sopportare le urla. Allungò una mano…

«Lascia acceso!» disse bruscamente Herli, con un tono duro che Kelly non gli aveva mai sentito. «L’annuncio è tra poco.»

L’annuncio venne, nella parlata impura e gracchiante dei sacerdoti Han.

«Tra i forestieri c’è un ladro malvagio. Ci ha spogliati dell’Occhio del Settimo Anno. Che venga a pagare il suo debito. Fino a quando il ladro non avrà portato di sua propria mano l’Occhio del Settimo Anno al sacro tempio di Han, ogni ora un forestiero verrà seppellito nel recinto dei granchi. Se il ladro non si presenta, noi continueremo allo stesso modo, e metteremo fine alle creature terrestri.»

Mapes disse, con voce tirata: «Hai preso tu il loro Occhio del Settimo Anno?»

Kelly annuì intontito. «Sì.»

Herli emise un suono aspro di gola, si allontanò.

Miseramente, Kelly disse: «Non so cosa mi ha preso. Era lì… lucente come una piccola luna verde… e l’ho messo in tasca.»

«Non startene lì impalato,» disse Herli con voce roca.

Kelly andò al videofono, spinse i bottoni. Lo schermò cambiò, un sacerdote Han fissò il volto di Kelly.

Kelly disse: «Ho rubato io il vostro gioiello… Non uccidete altra gente. Ve lo riporto.»

Il sacerdote rispose: «Ogni ora, fino a quando non arriverai, una creatura terrestre morirà di una brutta morte.»

Kelly si sporse in avanti, spense lo schermo con un colpo improvviso e furioso della mano. Si voltò, incollerito.

«Non statevene lì a fissarmi in quel modo! Tu, Herli, tu mi hai detto che non sarei nemmeno riuscito ad arrivare fino al tempio! E chiunque di voi fosse stato al mio posto, e avesse visto quel gioiello come l’ho visto io, l’avrebbe preso.»

Mapes ringhiò sottovoce. Le spalle di Herli sembrarono accasciarsi; distolse lo sguardo. «Forse hai ragione, Briar.»

«Siamo così impotenti?» chiese Kelly. «Perché non abbiamo combattuto quando hanno preso quei dodici ragazzi? Ci saranno anche un milione di Han, ma noi siamo in cinquantamila, e loro non hanno armi, per quanto ne so.»

«Hanno preso la centrale elettrica,» disse Herli. «Senza elettricità non possiamo distillare l’acqua, non possiamo irradiare le nostre colture idroponiche. Siamo in un vicolo cieco.»

Kelly si allontanò. «Ci vediamo, ragazzi.»

Nessuno gli rispose. Scese le scale, attraversò il parcheggiò fino alla sua aeromobile. Sentiva i loro occhi che lo guardavano dalla finestra.

Salì, decollò, e via. Prima alla capanna sul lago, sotto il noce bianco a prendere l’Occhio del Settimo Anno, poi l’arco sul pianeta, da sud a nord. E infine la grigia fortezza dell’Insediamento Nord, e in mezzo il tempio buio.

Kelly atterrò con l’aeromobile proprio davanti al tempio. Ormai la segretezza non aveva senso.

Scese, e si guardò attorno nello strano crepuscolo purpureo che era giunto sulla città cadente. Alcuni Han gli passarono accanto, e Kelly vide il pallore delle loro facce.

Salì lentamente i gradini del tempio, si soffermò indeciso sulla soglia. Non c’era motivo di aggiungere ulteriore provocazione alle sue offese. Senza dubbio avevano in mente di ucciderlo; poteva anche facilitare loro il compito, per quanto possibile.

«Salve,» chiamò nell’interno buio, con una voce che cercò di mantenere ferma. «Non ci sono sacerdoti qui dentro? Ho riportato il gioiello…»

Non ebbe risposta. Ascoltando con attenzione, udì un lontano mormorio. Avanzò di pochi passi nel tempio, scrutò lungo la navata. L’illuminazione soffusa rossa e verde confondeva piuttosto che aiutare la sua vista. Notò una curiosa irregolarità nel pavimento. Fece un passo, un altro, un altro ancora, calpestò qualcosa di soffice. Sotto i suoi piedi lampeggiò un biancore. Il pavimento era coperto di sacerdoti vestiti di nero, sdraiati a faccia in giù.

Il sacerdote sul quale aveva camminato non emise alcun suono. Kelly esitò. Il tempo stava passando… Lasciò da parte tutti i suoi dubbi, le sue paure, le titubanze in un angolo della mente, avanzò a grandi passi, incurante di dove passava.

Camminò in mezzo alla navata, tenendo in mano il gioiello. Più avanti vedeva la lucentezza dell’alto specchio nero, e lì sul cuscino nero c’era un secondo gioiello, identico a quello che riportava. Un sacerdote Han, come un fantasma nella veste nera, senza il minimo movimento osservava Kelly che si avvicinava. Kelly posò il gioiello sul cuscino accanto al suo gemello.

«Eccolo. L’ho riportato. Mi dispiace di averlo preso. Io… ebbene, ho agito per un impulso irrazionale.»

Il sacerdote prese il gioiello, lo tenne sotto il mento come sentendo il calore del fuoco verde.

«Il tuo impulso è costato quindici vite terrestri.»

«Quindici?» balbettò Kelly. «Ce n’erano solo dodici…»

«Due ore di ritardo ne hanno mandate altre due nel recinto dei granchi,» disse l’Han. «E poi ci sei tu. Quindici.»

Con tremolante spavalderia, Kelly disse: «Vi assumete un bel carico di responsabilità… questi assassinii…»

«Non conosco la tua lingua,» disse il sacerdote, «ma sembra che tu stia trasmettendo una stupida nota di minaccia. Cosa potete fare voi poche creature terrestri contro il Grande Dio Han, che proprio adesso ha spostato il nostro pianeta attraverso la galassia?»

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