Scorrete lacrime, disse il poliziotto [=Episodio temporale / Flow My Tears, the Policeman Said - it]
- Автор: Дик Филип Кайндред
- Год: 1998
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- ISBN: 8804449365
- Переводчик: Vittorio Curtoni
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Scorrete lacrime, disse il poliziotto [=Episodio temporale / Flow My Tears, the Policeman Said - it]». Краткое содержание книги:
Lui tentò di parlare, ma non ci riuscì. La sua mente rotolava come una palla di gomma ridotta a brandelli, saliva e scendeva, rallentava, accelerava, sbiadiva e poi avvampava sfolgorante. I dardi di luce lo passavano da parte a parte, trafiggevano ogni atomo del suo corpo.
— Ma la cosa più sensazionale che ha fatto Felix — continuò Alys — riguarda i kibbutz degli studenti nei campus bruciati. Molti di loro hanno un bisogno disperato di cibo e acqua. E allora, cosa succede? Gli studenti cercano di introdursi in città per procurarsi dei viveri. Rubano e saccheggiano. Be’, la polizia ha un sacco di agenti infiltrati tra gli studenti. Fanno gli agitatori, cercano di provocare uno scontro decisivo con la polizia… un evento che pol e naz aspettano con grandi speranze. Riesci ad afferrare la situazione?
— Quello che afferro — rispose lui — è un cappello.
— Ma Felix ha sempre cercato di evitare lo scontro. Però, per riuscirci, doveva procurare dei viveri agli studenti. Mi segui?
— Il cappello è rosso — disse Jason. — Come le tue orecchie.
— Grazie alla sua posizione di maresciallo nella gerarchia della polizia, Felix aveva accesso ai rapporti degli informatori sulle condizioni di ogni kibbutz studentesco. Sapeva quali stessero andando a rotoli e quali funzionassero. Era suo compito estrarre dal calderone dei dati i fatti essenziali, importanti: quali kibbutz stessero andando in rovina e quali no. Dopo avere compilato un elenco dei kibbutz fallimentari, si incontrò con altri ufficiali ai massimi livelli per decidere le tattiche migliori per esercitare pressioni capaci di portare al tracollo definitivo. Sommosse scatenate dagli infiltrati della polizia, sabotaggio delle riserve di cibo e acqua. Sortite disperate, al di fuori dei confini universitari in cerca d’aiuto. Per esempio, alla Columbia a un certo momento avevano deciso di raggiungere il campo di lavoro Harry S. Truman, liberare i prigionieri e armarli, e lì persino Felix è stato costretto a dare l’ordine di intervenire. Comunque, spettava a lui decidere la tattica per ogni singolo kibbutz. Molte, moltissime volte ha consigliato di rinunciare a qualunque tipo di azione. Per questo, ovviamente, i reazionari più accaniti l’hanno criticato, hanno chiesto che venisse rimosso dal suo grado. — Alys fece una pausa. — All’epoca era maresciallo di polizia, devi rendertene conto.
— Il tuo rosso — disse Jason — è fantidoloso.
— Lo so. — Alys fece una smorfia. — Non sei capace di reggere la droga, amico? Sto cercando di dirti qualcosa. Felix è stato degradato, da maresciallo a generale di polizia, perché, quando ha potuto, ha fatto in modo che nei kibbutz gli studenti venissero lavati, nutriti, forniti di medicinali e di brandine. Proprio come ha fatto con i campi di lavori forzati sotto la sua giurisdizione. Così adesso è un semplice generale. Però lo lasciano in pace. Hanno già fatto tutto il possibile per punirlo, e lui ha ancora un grado elevato.
— Ma il vostro incesto… — disse Jason. — E se? — Si fermò. Non riusciva a ricordare il resto della frase. — Se — disse, e quello fu quanto. Provò un ardente calore interno, dovuto al fatto di essere riuscito a trasmettere ad Alys il proprio messaggio. — Se — ripeté, e il fulgore avvampò di furibonda gioia. Emise un’esclamazione.
— Vuoi dire: e se i marescialli sapessero che Felix e io abbiamo un figlio? Cosa farebbero?
— Farebbero — disse Jason. — Non potremmo ascoltare un po’ di musica? Oppure dammi… — Le sue parole si interruppero; non ne affluirono altre al suo cervello. — Gesù — disse. — Mia madre non sarebbe comunque qui. Morte.
Alys inspirò forte l’aria e poi sospirò. — Okay, Jason — disse. — La smetterò di cercare di chiacchierare con te. Finché non sarai tornato lucido.
— Parla.
— Vuoi vedere i miei fumetti sado?
— Cosa sono? — chiese lui.
— Disegni, molto stilizzati, di donne legate e uomini…
— Posso sdraiarmi? Non mi funzionano più le gambe. Mi pare che la destra arrivi fino alla Luna. In altre parole… — Jason rifletté. — Me la sono rotta stando in piedi.
— Vieni qui. — Passo dopo passo, Alys lo guidò fuori dallo studio, lo portò di nuovo in soggiorno. — Stenditi sul divano. — Con straziante lentezza, lui obbedì. — Vado a prenderti della Torazina. Annullerà gli effetti della mescalina.
— È tutto un disastro — disse lui.
— Vediamo. Dove diavolo l’ho messa? Ho bisogno di usarla solo di rado, anzi praticamente mai, però ne tengo sempre nel caso succeda qualcosa del genere… Porca miseria, non riesci a prendere una sola capsula di mescalina e continuare a essere te stesso? Io ne prendo cinque per volta.
— Ma tu sei gigantesca — disse Jason.
— Torno subito. Vado di sopra. — Alys si diresse verso una porta parecchio lontana. Per un lungo, lunghissimo tempo lui restò a guardarla rimpicciolirsi: come ci riusciva? Era incredibile che potesse restringersi praticamente fino a ridursi a zero. Poi sparì. A quel punto, lui provò una paura terribile. Sapeva di essere ormai solo. “Chi mi aiuterà?” si chiese. “Devo andarmene da questi francobolli e tazzine e tabacchiere e fumetti sado e reti telefoniche e zampe di rana devo arrivare a quel trabi devo volare via e tornare ai posti che conosco tornare in città magari da Ruth Rae se l’hanno lasciata andare o persino da Kathy Nelson questa donna è troppo per me come del resto suo fratello loro e il loro figlio incestuoso che sta in Florida e si chiama come?”
Si alzò ondeggiando, avanzò a fatica su un tappeto che gli proiettava addosso milioni di scie di pigmento allo stato puro mentre lui lo percorreva, mentre lo schiacciava con le sue possenti scarpe, e poi, finalmente, sbatté contro la porta d’ingresso di quella stanza instabile.
La luce del sole. Era uscito.
Il trabi.
Avanzò barcollando in quella direzione.
Salito, sedette al posto di guida, annichilito dalle legioni di interruttori, leve, ruote, pedali, quadranti. — Perché non parte? — disse. — Parti! — ordinò, cullandosi avanti e indietro sul sedile. — Alys non mi lascerà mai andare? — chiese al trabi.
Le chiavi. Ovviamente non poteva decollare senza chiavi.
La giacca di Alys sul sedile posteriore; l’aveva vista. E anche la sua grande borsa. Ecco dov’erano, le chiavi. Ecco dove. Nella borsa.
I due album. Taverner and the Blue, Blue Blues. E il migliore di tutti: There’ll Be a Good Time. Armeggiò sul retro del trabi, riuscì in qualche modo ad afferrare tutti e due gli album, a trasferirli sul sedile vuoto al suo fianco. “Ho le prove” si rese conto. “Sono qui nei dischi e qui in casa sua. Con lei. Devo trovarle qui, se voglio. Trovarle. Qui e da nessun’altra parte. Nemmeno il signor generale Felix comesichiama le troverà. Non sa. Proprio come me.”
Portando con sé i giganteschi album, tornò di corsa verso la casa. Attorno a lui fiorivano snelli, alti organismi simili ad alberi che ingurgitavano aria dal dolce cielo azzurro, organismi che assorbivano acqua e luce, divoravano il colore del cielo… Raggiunse il cancello, spinse. Il cancello non si mosse. Il pulsante.
Non lo trovò.
Passo dopo passo. Tastare ogni centimetro con le dita. Come se fosse al buio. “Sì” pensò, “sono al buio.” Mise giù gli album enormemente grandi, si appoggiò al muro a fianco del cancello, massaggiò lentamente la superficie gommosa del muro. Niente. Niente.