L'ombra del Torturatore [The Shadow of the Torturer - it]
- Автор: Вулф Джин Родман
- Серия: Libro del Nuovo Sole #1
- Год: 1983
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- ISBN: 88-429-0490-2
- Переводчик: Roberta Rambelli
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L'ombra del Torturatore [The Shadow of the Torturer - it]». Краткое содержание книги:
Procedemmo, guadando un rivoletto d'acqua nel quale era immerso un rettile dai denti maligni e dalla schiena pinnata. Sfoderai Terminus est. — Riconosco — ripresi, — che qui le piante sono talmente fitte che non permettono alla vista di spaziare in tutte le direzioni. Ma guarda attraverso l'apertura creata dal rivolo. Verso monte si vede solo la giungla, verso valle, invece, si distingue un luccichio d'acqua, come se questo rigagnolo si immettesse in un lago.
— Ti ho già spiegato che le camere si allargano e che questo fatto può sembrare inquietante. E si dice anche che le pareti di questi giardini siano fatte di specchi, che creano l'illusione di uno spazio vastissimo.
— Una volta ho conosciuto una donna che aveva incontrato Padre Inire. Mi raccontò una storia. Vuoi sentirla?
— Se ti fa piacere.
A dire il vero, ero io che desideravo ascoltare quella storia; la ripetei a me stesso, nei recessi della mia mente, assaporandola come avevo fatto la prima volta, quando le mani di Thecla, bianche e fredde come gigli su una tomba piena di pioggia, erano strette fra le mie.
— Avevo tredici anni, Severian, e avevo un'amica che si chiamava Domnina. Era una ragazza graziosa che sembrava molto più piccola della sua età e forse proprio per questo motivo lui l'aveva presa in simpatia.
«So che non sei mai stato nella Casa Assoluta. Credimi, nella Sala del Significato ci sono due specchi. Ciascuno di essi è largo tre o quattro alne e si estende fino al soffitto. In mezzo non c'è niente al di fuori del pavimento di marmo ampio qualche dozzina di passi. In altre parole, chiunque passa per quella sala vede se stesso moltiplicato all'infinito, perché ogni specchio riflette le immagini dell'altro.
«È una sensazione molto piacevole, se sei una ragazza giovane e ti credi bellissima. Io e Domnina una sera stavamo giocando là e giravamo su noi stesse per provare delle camicie nuove. Avevamo messo un candeliere alla sinistra di ciascuno specchio… agli angoli opposti, se capisci cosa intendo dire.
«Eravamo tanto intente a specchiarci che non ci accorgemmo della presenza di Padre Inire fino a quando non fu a un passo da noi. In qualsiasi altra situazione saremmo scappate subito, benché fosse di poco più alto di noi. Indossava delle vesti iridescenti che parevano sbiadirsi quando lo guardavo, come se fossero tinte di nebbia. “Fate attenzione, bambine, a specchiarvi così” ci disse. “C'è un folletto in agguato che si insinua negli occhi di quelli che guardano.”
«Io capii cosa volesse dire e arrossii. Ma Domnina disse: “Penso di averlo visto. Ha la forma di una lacrima ed è tutto luccicante?”
«Padre Inire le rispose prontamente, ma mi accorsi che era stupito: “No, quello è un altro, dulcinea. Riesci a vederlo chiaramente? No? Allora vieni nella mia camera di presenza, domani prima di Nona, e te lo mostrerò.”
«Quando se ne andò, eravamo spaventate. Domnina giurò centinaia di volte che non ci sarebbe andata. Io la approvai e cercai di convincerla a persistere nel suo proposito. Ma soprattutto, ci accordammo che quella notte e il giorno successivo saremmo state sempre insieme.
«Fu tutto inutile. Un po' prima dell'ora stabilita, un servitore con una livrea che nessuna di noi due aveva mai visto venne a prelevare la povera Domnina.
«Alcuni giorni prima ci avevano regalato delle figurine di carta. C'erano servette, colombine, corifee, arlecchine, figuranti… le solite cose. Rammento che aspettai tutto il giorno, vicino alla finestra, che Domnina tornasse, e per ingannare il tempo giocavo con le figurine, colorando i costumi con i pastelli a cera e inventando giochi che avremmo fatto insieme al suo ritorno.
«Alla fine la mia balia mi chiamò per la cena. Ero convinta che Padre Inire avesse ucciso Domnina o che l'avesse rimandata dalla madre con l'ordine di non venire più a farci visita. Mentre stavo finendo la minestra, udii bussare. La cameriera di mia madre andò ad aprire e Domnina entrò correndo. Non dimenticherò mai il suo volto… pallido come quello delle bambole. Piangeva. La mia balia la consolò e alla fine riuscimmo a farla parlare.
«L'uomo che era venuto a prenderla l'aveva condotta attraverso corridoi che noi ignoravamo, e questo, Severian, era già di per sé spaventoso. Pensavamo di conoscere in tutti i particolari la nostra ala della Casa Assoluta. Infine il servo l'aveva fatta entrare in quella che doveva essere la camera della presenza. Domnina la descrisse come una grande sala tappezzata di drappi rosso scuro, priva di mobili, con vasi più alti di un uomo e tanto larghi che lei non sarebbe riuscita a circondarli con le braccia.
«Al centro c'era quella che dapprima le era parsa una stanza all'interno della stanza. Le pareti erano ottagonali e ricoperte da disegni raffiguranti dei labirinti. Sopra, appena visibile dall'entrata, ardeva la lampada più luminosa che Domnina avesse mai visto. Era biancoazzurra e talmente splendente che nemmeno un' aquila avrebbe potuto fissarla a lungo.
«Domnina aveva avvertito lo scatto della serratura alle sue spalle. Non sembravano esserci altre uscite. Corse ai drappeggi, nella speranza di trovare una seconda porta, ma non appena iniziò a spostarli, una delle pareti decorate con i labirinti si aprì e comparve Padre Inire. Alle sue spalle c'era come un buco senza fondo e pieno di luce.
«“Eccoti qui” disse Padre Inire. “Sei arrivata appena in tempo. Figliola, il pesce è quasi preso. Puoi vedere apprestare l'amo e scoprire in che modo le sue squame dorate resteranno impigliate nella nostra rete.” La prese per un braccio e la fece entrare nella stanza ottagonale.
Dovetti interrompere il racconto per aiutare Agia a superare un tratto del sentiero completamente sommerso dalla vegetazione. — Stai parlando a te stesso — mi disse. — Ti sento bisbigliare alle mie spalle.
— Sto raccontando a me stesso la storia a cui ti ho accennato. Mi era parso che non avessi piacere di sentirla, mentre io la volevo ascoltare ancora… e poi, parla degli specchi di Padre Inire e potrebbe tornarci utile.
— Domnina si ritrasse. Nel mezzo della recinzione, esattamente sotto la lampada, c'era una nebbia di luce gialla in continuo movimento. Si muoveva in alto e in basso e di lato con guizzi rapidi e non lasciava mai uno spazio maggiore di quattro spanne. Faceva venire in mente un pesce, molto più della forma vaga che Domnina aveva scorto nella Sala del Significato… un pesce che nuotava nell'aria imprigionato in una vasca invisibile. Padre Inire richiuse dietro di loro la porta dell'ottagono. Si trattava di uno specchio nel quale lei poteva vedere riflessi il volto, la mano e le vesti lucenti di Padre Inire; e anche la sua figura, e la forma del pesce… ma pareva che ci fosse un'altra ragazza… la sua faccia che curiosava dietro la sua spalla, e poi un'altra e un'altra ancora, sempre più piccole, e così fino all'infinito, una interminabile catena di volti di Domnina.
«Quando li vide, lei capì che le pareti della recinzione erano tutte specchi. La luce della lampada veniva catturata da quegli specchi e riflessa dall'uno all'altro in una danza interminabile, come palle d'argento lanciate da ragazzi. Al centro, il pesce guizzava avanti e indietro: pareva formato dalla convergenza della luce.
«“Ecco, lo puoi vedere” disse Padre Inire. “Gli antichi, che conoscevano questo fenomeno meglio di noi, ritenevano il pesce il meno importante e il più comune fra gli abitanti degli specchi. Non ci importa affatto la loro erronea credenza che gli esseri evocati fossero sempre presenti nelle profondità del vetro. Con il tempo, i nostri antenati si posero un problema serio: quali mezzi servono per effettuare un viaggio il cui punto d'arrivo sta a una distanza astronomica dal punto di partenza?”
«“Posso toccare con la mano?”
«“Per il momento sì, bambina. Più avanti non te lo permetterò.”