L'ombra del Torturatore [The Shadow of the Torturer - it]
- Автор: Вулф Джин Родман
- Серия: Libro del Nuovo Sole #1
- Год: 1983
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- ISBN: 88-429-0490-2
- Переводчик: Roberta Rambelli
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L'ombra del Torturatore [The Shadow of the Torturer - it]». Краткое содержание книги:
La cantilena continuava, ma l'uomo nudo sapeva che ce ne stavamo andando e la sua voce aveva un tono di trionfo. Aspettai che Agia arrivasse a terra, poi la seguii.
— Credevo che non saresti più venuto via — disse. — Ti piace davvero così tanto questo posto? — I colori metallici del suo vestito lacero sembravano furenti quanto lei nel contrasto con il verde del fogliame.
— No — risposi. — Comunque lo trovo interessante. Hai notato il loro velivolo?
— Quando hai guardato fuori dalla finestra? Non sono tanto stupida.
— Era diverso da tutti quelli che conosco. Invece di scorgere le sfaccettature di questo enorme edificio, ho visto il velivolo che lui voleva farmi vedere. Almeno, questa è stata la mia impressione. Qualcosa che arrivava da un altro posto. Prima volevo raccontarti la storia di quell'amica di una mia amica che era rimasta prigioniera degli specchi di Padre Inire. Si trovò in un altro mondo e anche una volta tornata indietro non aveva la certezza di essere riapparsa nel punto esatto da cui era partita. Mi domando se per caso non siamo ancora nel mondo di quei tre invece che nel nostro.
Agia si era già avviata lungo il sentiero. Quando si volse verso di me, i raggi del sole trasformarono i suoi capelli bruni in oro scuro. — Ti ho già spiegato che alcuni visitatori sono attratti dai biorami.
Allungai il passo per raggiungerla.
— Con il passare del tempo, le loro menti si adeguano all'ambiente, ed è probabile che l'ambiente adegui a sé anche le nostre. Credo che quello che hai visto fosse un banalissimo velivolo.
— Lui ci ha visti. E anche il selvaggio.
— Ho sentito dire che più è distorta la coscienza di una persona più è probabile che restino frammenti di percezione. Mi sono accorta che i mostri di questi giardini sono più facilmente consapevoli della mia presenza di quanto non succeda agli altri.
— Parlami di quell'uomo — dissi.
— Non sono io l'artefice di questo luogo, Severian. So solo che se adesso tornassimo indietro, probabilmente non troveremmo più la capanna. Ascolta. Mi devi promettere che quando saremo fuori di qui ti lascerai condurre direttamente al Giardino del Sonno Eterno. Non abbiamo più molto tempo, nemmeno per visitare il Giardino delle Delizie. E non sei certo la persona più adatta per vagare da solo qui dentro.
— Perché volevo fermarmi nel Giardino della Sabbia?
— Anche per questo. Penso che finiresti per cacciarti nei guai.
Mentre diceva quelle parole, oltrepassammo una delle tante curve del sentiero. Un tronco con il relativo cartellino bianco della specie bloccava la strada, e tra il fogliame sulla sinistra apparve la parete di vetro verdastro che costituiva lo sfondo della vegetazione. Agia aveva già varcato la porta quando io strinsi Terminus est nell'altra mano e aprii.
XXII
DORCAS
La prima volta che avevo sentito parlare dell'averli, mi ero fatto l'idea che venisse coltivato in filari, come nel conservatorio della Cittadella. In seguito, quando Agia aveva nominato i Giardini Botanici, avevo pensato a un posto simile alla necropoli in cui giocavo da ragazzo, con alberi e tombe in decadenza e sentieri pavimentati d'osso.
La realtà era completamente diversa… un lago scuro in un acquitrino infinito. I nostri piedi affondavano nel sentiero di carici e un vento freddo apparentemente inarrestabile ci soffiava contro. Ai lati del sentiero sorgevano le canne, e un paio di volte un uccello d'acqua ci oltrepassò volando, scuro contro il cielo nebbioso.
Stavo raccontando ad Agia di Thecla quando lei mi toccò il braccio. — Da qui riuscirai a vederli, anche se per riuscire a raccoglierne uno dovremo fare tutto il giro del lago. Vedi il luogo che sto indicando? Quella macchia bianca?
— Non sembrano pericolosi.
— Ti posso assicurare che hanno ucciso molta gente. Penso che alcune delle vittime siano sepolte nel giardino.
Così, dopotutto, le tombe c'erano davvero. Domandai dove fossero i mausolei.
— Non ci sono. E nemmeno sarcofagi, urne o cose del genere. Guarda l'acqua che ti bagna gli stivali.
La guardai. Era scura come il tè.
— Ha la proprietà di conservare i cadaveri. I corpi vengono resi pesanti con del piombo infilato in gola e poi fatti affondare qui. La loro posizione viene registrata, così che non sia più possibile ripescarli.
Ero pronto a giurare che non ci fosse nessuno entro il raggio di una lega. O per lo meno all'interno del Giardino del Sonno Eterno. Ma Agia aveva appena finito di parlare quando oltre le canne, a una dozzina di passi da noi, spuntarono la testa e le spalle di un vecchio. — Questo non è vero — urlò. — Lo dicono, ma non è vero.
Agia, che aveva lasciato penzolare il corpetto strappato del vestito, si affrettò a risollevarlo. — Non pensavo che ci fosse qualcuno ad ascoltarmi, oltre il mio compagno.
Il vecchio non si curò di quel rimprovero. I suoi pensieri erano completamente rivolti al commento che aveva fatto. — Ho qui i numeri… li volete vedere? Tu, giovane sieur, sei istruito, tutti lo capirebbero. Vuoi guardare? — Il vecchio pareva sostenersi a un bastone. Rimasi a osservare la sua testa che si alzava e si abbassava per parecchio tempo prima di capire che stava guidando un'imbarcazione verso di noi con una pertica.
— Ancora guai — disse Agia. — Andiamocene.
Suggerii che il vecchio avrebbe potuto traghettarci attraverso il lago risparmiandoci una lunga strada.
L'uomo scosse la testa. — Siete troppo pesanti. La mia barca può a malapena trasportare me e Cas. La fareste capovolgere.
La prua comparve e mi accorsi che aveva detto la verità: la barchetta era talmente piccola che faticava a tenere a galla l'uomo, per quanto curvo e rattrappito dagli anni. Mi sembrava che fosse addirittura più vecchio del Maestro Palaemon e non doveva pesare più di un bambino di dieci anni. Era solo.
— Scusami, sieur — disse, — ma non mi posso accostare maggiormente, la terra sarà anche bagnata, ma per me è comunque troppo asciutta. Puoi avvicinarti in modo che ti possa far vedere i numeri?
Ero curioso di scoprire cosa volesse da noi, perciò mi accostai. Agia mi seguì con riluttanza.
— Ecco. — Il vecchio si frugò nella tunica e ne estrasse un piccolo rotolo. — Ecco la posizione. Dai un'occhiata, giovane sieur.
Vidi un nome di persona e, sotto di esso, una lunga descrizione della sua vita, del luogo in cui l'aveva vissuta, del marito, di cosa facesse per vivere. Finsi di leggere. Alla fine della descrizione era disegnata una mappa rudimentale con due numeri.
— Bene, sieur, come puoi notare sembrerebbe abbastanza semplice. Il primo numero indica i passi dal Fulstrum. Il secondo i passi in salita. Ci crederesti che nonostante la stia cercando da tutto questo tempo non l'ho ancora trovata? — Il vecchio fissò Agia e si raddrizzò.
— Ci credo — rispose Agia. — E se ti può far piacere saperlo, me ne dispiace. Ma non ci riguarda.
Si volse per andarsene, ma il vecchio allungò la pertica per impedirmi di seguirla. — Non darle retta. Li mettono nel luogo indicato dai numeri ma poi si spostano. Alcuni addirittura sono stati avvistati nel fiume. — Guardò l'orizzonte. — Là fuori.
Gli dissi che non lo ritenevo possibile.
— Da dove credi che venga tutta quest'acqua? C'è una conduttura sotterranea che alimenta il lago, perché altrimenti si prosciugherebbe. Quando iniziano a muoversi, cosa può impedire loro di uscire? La corrente non è forte. Voi due siete venuti per raccogliere un avern, giusto? Sai per quale motivo li hanno piantati?
Scossi la testa.