L'ombra del Torturatore [The Shadow of the Torturer - it]
- Автор: Вулф Джин Родман
- Серия: Libro del Nuovo Sole #1
- Год: 1983
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- ISBN: 88-429-0490-2
- Переводчик: Roberta Rambelli
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L'ombra del Torturatore [The Shadow of the Torturer - it]». Краткое содержание книги:
Mi tornarono in mente le ametiste. — Non ho trovato niente di valore, Castellana. — Agia scosse il capo e io continuai: — Ho visto delle schegge di legno tempestate di pietre preziose, ma non le ho toccate.
Gli uomini strinsero le scimitarre e si piazzarono a gambe larghe, ma la donna rimase immobile. Guardò me, Agia e di nuovo me. — Avvicinati, Severian.
Mi avvicinai di tre o quattro passi. Ebbi l'impulso di sguainare Terminus est per difendermi dagli uomini, ma lo repressi. La loro signora prese i miei polsi fra le mani e mi guardò negli occhi. I suoi erano calmi e in quella strana luce parevano duri come berilli. — Non è colpevole — disse.
Uno degli uomini bofonchiò: — Ti inganni, Domnicella.
— Ho detto che non è colpevole. Spostati, Severian, e lascia che mi avvicini alla donna.
Obbedii. Agia si accostò zoppicando e si fermò a un passo di distanza. La donna le andò vicino e le prese i polsi come aveva fatto con me. Dopo un istante si volse verso le altre donne che erano rimaste in attesa dietro i servitori. Prima che me ne rendessi conto, due donne afferrarono la veste di Agia e gliela sfilarono dalla testa, poi una di loro disse: — Niente, Madre.
— Credo che questo sia il giorno predetto.
Incrociando le braccia sul seno, Agia mi sussurrò: — Le pellegrine sono pazze, lo sanno tutti. Se avessi avuto tempo te l'avrei detto.
La donna rise: — Restituitele i suoi stracci. L'Artiglio non è mai svanito a memoria dei viventi, ma sparisce quando gli aggrada e non saremo noi a poterglielo impedire.
Una delle donne suggerì: — Forse lo troveremo fra i rottami, Madre. Un'altra aggiunse: — Non dovrebbero pagare?
— Uccidiamoli — disse un uomo.
La donna alta finse di non aver sentito e si era già allontanata: sembrava aleggiare sopra la paglia. Le altre la seguirono, scambiandosi occhiate, mentre gli uomini abbassarono le scimitarre lucenti e si ritirarono.
Agia si stava rivestendo. Le domandai cosa sapesse dell'Artiglio e chi fossero le pellegrine.
— Portami via da qui, Severian, e te lo spiegherò. Porta male parlarne nel loro santuario. Guarda là, c'è uno strappo nella tenda.
Ci incamminammo, inciampando nella paglia soffice. In realtà non c'erano aperture, ma sollevai un lembo del muro di seta e passammo.
XIX
I GIARDINI BOTANICI
La luce del sole era accecante; era come se fossimo passati dal crepuscolo al pieno giorno. Particene di paglia dorata vorticavano nell'aria intorno a noi.
— Ora va meglio — disse Agia. — Aspetta un istante e lascia che mi orienti. Penso che la Scalinata Adamniana sia sulla nostra destra. Il cocchiere non sarebbe mai sceso da quella parte, o forse sì… era matto… comunque la scalinata costituisce la strada più corta per raggiungere i giardini. Dammi il braccio, Severian, la mia gamba non è molto migliorata.
Camminavamo sull'erba e notai che la tenda-cattedrale era stata eretta su un prato circondato da edifici semifortificati; i suoi campanili inconsistenti sovrastavano i parapetti. Un'ampia strada lastricata costeggiava il prato e quando ci arrivammo domandai di nuovo chi fossero le pellegrine.
Agia mi guardò di traverso. — Mi devi scusare, ma non mi è facile parlare di vergini di professione con un uomo che mi ha appena vista nuda. In altre circostanze sarebbe tutto diverso. — Trasse un profondo respiro. — Non so molto di loro, ma in bottega abbiamo alcune delle loro vesti e una volta ho chiesto notizie a mio fratello. Da allora ho sempre ascoltato con attenzione, quando mi capitava di sentirne parlare. Si tratta di un costume particolarmente ricercato per le feste in maschera… con tutto quel rosso!
«Comunque, si tratta di un ordine convenzionale, come senza dubbio avrai già capito. Il rosso simboleggia il Sole Nuovo. Gli adepti piombano sui proprietari terrieri viaggiando per le campagne con la loro cattedrale e montandola di qua e di là. Si dice che posseggano la reliquia più preziosa che esista, l'Artiglio del Conciliatore, perciò il rosso probabilmente rappresenta anche le ferite dell'Artiglio.
Cercando di scherzare commentai: — Non sapevo che avesse gli artigli.
— Non si tratta di un artiglio vero… pare che sia una gemma. Devi averne sentito parlare. Non so per quale motivo lo chiamino Artiglio, e penso che non lo sappiano nemmeno le sacerdotesse. Ma se veramente ha qualche legame con il Conciliatore, puoi capire quale sia la sua importanza. In fondo, le notizie che abbiamo di lui sono puramente storiche… vale a dire che si può solo affermare o negare che in un remoto passato abbia avuto dei contatti con la nostra razza. Se l'Artiglio è davvero quello che vogliono farci credere le pellegrine, allora una volta il Conciliatore è esistito, anche se ora può essere morto.
L'occhiata di stupore di una donna che portava un dulcimer mi fece capire che il mantello comperato nella bottega di Agia lasciava in vista un pezzetto della mia cappa di fuliggine, che agli occhi di quella donna doveva apparire come una tenebra vuota. Mentre mi rimettevo in ordine, dissi: — Come tutte le discussioni religiose, anche questa perde importanza a mano a mano che la approfondiamo. Se pure fosse esistito molti eoni di anni fa e ora fosse morto, a chi può importare, a parte gli storici e i fanatici? Rispetto la sua leggenda come un elemento del sacro passato, ma credo che tale leggenda sia l'unica cosa che ancora possa contare, e non la cenere del Conciliatore.
Agia si sfregò le mani, come se volesse scaldarle alla luce del sole. — Immaginiamo che… Giriamo qui, Severian, vedi la scala con le statue degli eponimi? Immaginando che sia vissuto, doveva essere per definizione il Signore del Potere, vale a dire la trascendenza della realtà e la negazione del tempo. Non sei d'accordo?
Annuii.
— Allora niente gli impedisce di piombare nel nostro presente da una posizione di, diciamo, tremila anni fa. Morto o meno, se è esistito davvero, potremmo trovarlo dietro il prossimo angolo, oppure all'inizio della prossima settimana.
Eravamo arrivati alla scalinata. I gradini erano di pietra bianca come il sale, e alcuni di essi erano tanto larghi che ci volevano più passi per passare dall'uno all'altro, mentre altri erano ripidissimi. Qua e là, venditori di confetture o di scimmie avevano eretto i loro piccoli chioschi. Non so perché, ma mi piaceva parlare di misteri con Agia mentre scendevamo la scalinata. Dissi: — E tutto questo perché quelle donne affermano di avere una delle sue unghie. Immagino che operi guarigioni miracolose.
— Qualche volta, pare. E poi, perdona le offese, risuscita i morti, genera dalla terra nuove razze, purifica la concupiscenza e altre cose del genere. Tutte cose che, si dice, abbia fatto lui stesso.
— Adesso ti stai prendendo gioco di me.
— No, rido del sole… sai cosa fa al volto delle donne.
— Lo abbronza.
— Lo rende brutto. Inaridisce la pelle e provoca le rughe. E mette in risalto il più piccolo difetto. Urvasi amava Pururavas, lo sai, prima di vederlo sotto una luce intensa. Insomma, ho sentito il sole sulla mia faccia e ho pensato: «Non mi preoccupo di te. Sono ancora abbastanza giovane perché tu mi faccia paura, e il prossimo anno prenderò un grande cappello dal nostro negozio.»
Il volto di Agia era tutt'altro che perfetto nella luce del sole, ma era vero che lei non aveva niente da temere. Il mio desiderio si accresceva anche delle sue imperfezioni. Quella ragazza possedeva il coraggio pieno di speranza dei poveri, che è forse la più commovente di tutte le qualità umane, e i difetti me la rendevano ancora più concreta.
— Comunque — continuò lei, stringendomi la mano, — devo riconoscere che non mi sono mai spiegata perché tanti, per esempio le pellegrine, pensano che l'uomo debba purificarsi dalla concupiscenza. Dal mio punto di vista, la dominiamo già abbastanza bene, giorno dopo giorno. Quello di cui abbiamo bisogno, invece, è qualcuno con cui sfogarla.