L'ombra del Torturatore [The Shadow of the Torturer - it]
- Автор: Вулф Джин Родман
- Серия: Libro del Nuovo Sole #1
- Год: 1983
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- ISBN: 88-429-0490-2
- Переводчик: Roberta Rambelli
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L'ombra del Torturatore [The Shadow of the Torturer - it]». Краткое содержание книги:
Forse è questa la vera spiegazione dell'aneddoto di Ymar. Chi lo può dire?
Comunque, concessi alla sorella del bottegaio di aiutarmi a indossare il mantello. Intorno al collo rimaneva ben chiuso, permettendomi di nascondere completamente la mia cappa di fuliggine; inoltre due aperture sui lati mi lasciavano usare le mani senza doverlo levare. Sganciai Terminus est dalla bandoliera e la tenni come un bastone per tutto il tempo in cui indossai quel mantello, aiutato anche dal fatto che il fodero copriva quasi del tutto la guardia e aveva un puntale di ferro.
Quella fu l'unica occasione in cui nascosi il mio vero abbigliamento. Ho sentito dire che ci si sente ridicoli quando si indossa un travestimento e certo io mi sentivo molto sciocco. Eppure nel mio caso non si trattava di un vero e proprio travestimento. Quegli ampi e antiquati mantelli erano stati ideati dai pastori, che li indossano tuttora, e in seguito adottati dai militari durante i combattimenti contro gli Asciani nel freddo meridione. Dall'esercito passarono poi ai pellegrini, che senza dubbio trovavano molto comodo un indumento in grado di trasformarsi in una piccola tenda. Il declino della religione contribuì a farli sparire da Nessus, dove non ne vidi nessuno oltre il mio. Se ne avessi saputo qualcosa di più quando lo comprai, vi avrei aggiunto un cappellaccio morbido a tesa larga; ma non lo feci, e la sorella del bottegaio mi disse che sembravo un buon pellegrino. Lo disse con il guizzo ironico che le era proprio, ma io ero talmente preoccupato del mio aspetto che non vi feci caso. Chiesi invece che mi dicesse qualcosa sulla religione.
Sia lei sia il fratello risero e l'uomo disse: — Se ne parlerai subito, nessuno ne vorrà discutere. E comunque potrai guadagnarti una buona reputazione indossando quel mantello ed evitando l'argomento. Quando incontri qualcuno al quale non vuoi assolutamente rivolgere la parola, chiedigli l'elemosina.
Così divenni un pellegrino diretto verso un indefinito santuario del nord. Ho già detto che il tempo trasforma in verità le nostre menzogne?
XVIII
LA DISTRUZIONE DELL'ALTARE
Mentre mi trovavo in quel negozio, il silenzio del primo mattino era svanito. I carri passavano rombando, una vera e propria valanga di bestie, legno e ferro. Mi ero appena avviato insieme alla sorella del bottegaio quando udii un velivolo passare fra le torri della città; sollevai la testa appena in tempo per vederlo, lucido come una goccia di pioggia sul vetro di una finestra.
— Probabilmente si tratta dell'ufficiale che ti ha sfidato — commentò la ragazza. — Sarà di ritorno verso la Casa Assoluta. Un ipparca della Guardia dei Septentrion… Agilus ha detto così, giusto?
— È tuo fratello? Sì, ha detto qualcosa del genere. Tu come ti chiami?
— Agia. Non sai proprio niente della monomachia? E io dovrei farti da istruttore? Bene, che il sommo Ipogeo ti assista. Innanzitutto dobbiamo andare ai Giardini Botanici a tagliare un avern. Fortunatamente non sono molto distanti. Hai abbastanza soldi da comperare un fiacre?
— Penso di sì, se è indispensabile.
— Allora è vero che non sei un armigero travestito. Sei un… quello che sei.
— Un torturatore. Sì. Quando incontrerò l'ipparca?
— Nel tardo pomeriggio, quando nel Campo Sanguinario iniziano i duelli e l'avern apre il fiore. C'è ancora tempo ma è meglio che te ne procuri uno e che ti insegni un po' a combattere. — Un fiacre tirato da due onagri stava venendo nella nostra direzione e lei lo chiamò con un cenno. — Ti ammazzerà, lo sai?
— Dalle tue parole, sembra molto probabile.
— È praticamente certo, perciò non pensare al denaro. — Agia si lanciò in mezzo al traffico e per un istante parve una statua commemorativa della pedona ignota, talmente il suo volto era cesellato e la curva del suo corpo era graziosa. Credevo che sarebbe stata travolta. Il fiacre si fermò accanto a lei, con gli onagri che scalpitavano e si scostavano come se si trattasse di un tiacino, e Agia si issò a bordo. Nonostante fosse leggera, il suo peso fece ondeggiare il veicolo. Salii anch'io e sedemmo affiancati. Il cocchiere si volse verso di noi e Agia disse: — Ai Giardini Botanici. — Partimmo con un sobbalzo. — Così l'idea di morire non ti spaventa… è consolante.
Mi puntellai con la mano al sedile del cocchiere. — Non penso di costituire un'eccezione. Ci sono migliaia, forse milioni di persone come me, credo. Esseri avvezzi alla morte, convinti che la parte più importante della loro vita sia già passata.
Il sole aveva oltrepassato le guglie più alte e la luce che trasformava la polvere della strada in oro rosso mi ispirava pensieri filosofici. Nel libro marrone che tenevo nella borsa c'era la storia di una donna angelo (probabilmente una delle guerriere alate che pareva servissero l'autarca), che era venuta in missione su Urth, era stata colpita dalla freccia di un bambino ed era morta. Con gli abiti splendenti macchiati di sangue come i viali colorati dal sole agonizzante, incontrò Gabriele in persona. Questi reggeva in una mano la fulgida spada e nell'altra una grande bipenne, mentre sulla schiena, appeso all'arcobaleno, portava il corno da battaglia del Paradiso. — Dove vai, piccola — domandò Gabriele, — con il petto più imporporato di un pettirosso? — Sono morta — rispose la donna angelo, — e sto tornando a fondere la mia sostanza con quella del Pancreatore. — Non dire idiozie. Sei un angelo, puro spirito, non puoi morire. — Eppure io sono morta — ribatté lei. — Hai visto anche tu la macchia di sangue… non noti che ha smesso di uscire a fiotti e che adesso sgocciola torpido? Osserva il pallore del mio volto. Un angelo non è sempre caldo e luminoso? Tocca la mia mano e ti sembrerà di stringere un orrore appena uscito da uno stagno viscido. E il mio alito… non è fetido e immondo? — Gabriele non rispose e la donna angelo concluse: — Mio fratello e superiore, anche se queste prove non ti persuadono, lasciami passare. Voglio liberare l'universo dalla mia presenza. — Mi hai convinto — disse Gabriele, facendole strada. — Stavo solo pensando che se avessi saputo che possiamo anche morire, non sarei stato sempre tanto temerario.
Commentai con Agia: — Mi sembra di essere l'arcangelo della leggenda… se avessi saputo che rischiavo di spendere tanto rapidamente la mia vita, non l'avrei fatto. Conosci quella leggenda? Comunque ormai è deciso, e non c'è altro da dire o da fare. Oggi pomeriggio il Septentrion mi ucciderà; con che cosa? Una pianta? Un fiore? In un certo senso non capisco. Fino a questa mattina ero convinto che sarei arrivato nella città chiamata Thrax e che là avrei vissuto la vita che mi era stata destinata. La notte scorsa ho dormito insieme a un gigante. È tutto incredibile.
Lei non disse niente. Dopo un po' le domandai: — Cos'è quell'edificio laggiù, quello con il tetto rosso e le colonne biforcute? Sembra fatto di spezie pestate in un mortaio. E ne ha anche l'odore.
— È la mensa dei monaci. Sai che sei un uomo spaventoso? Quando sei entrato nella bottega ho pensato che fossi un giovane armigero in maschera. Poi, quando ho capito che sei veramente un torturatore, ho pensato che comunque dovevi essere un giovane come tutti gli altri.
— Ne devi aver conosciuti tanti, di giovani. — A dire il vero, speravo di aver ragione. Volevo che fosse più esperta di me, e nonostante non fossi puro, mi faceva piacere pensare che lei lo fosse ancora di meno.
— Ma in realtà sei qualcosa di più. Hai il volto di chi sta per ereditare due palatinati e un'isola che non ho mai sentito nominare, hai i modi di un ciabattino e quando affermi di non aver paura della morte sei convinto delle tue parole. Ma in fondo hai paura. Non ti faresti scrupoli a tagliarmi la testa, vero?
Intorno a noi il traffico turbinava: macchine, veicoli con o senza ruote trainati da animali o da schiavi, pedoni, cavalieri in sella a dromedari, buoi, metaminodonti e cavalli da nolo. Un fiacre simile al nostro ci affiancò. Agia si sporse verso la coppia che vi era seduta sopra e gridò: — Vi distanzieremo!