Scorrete lacrime, disse il poliziotto [=Episodio temporale / Flow My Tears, the Policeman Said - it]
- Автор: Дик Филип Кайндред
- Год: 1998
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- ISBN: 8804449365
- Переводчик: Vittorio Curtoni
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Scorrete lacrime, disse il poliziotto [=Episodio temporale / Flow My Tears, the Policeman Said - it]». Краткое содержание книги:
— Hanno cercato… ci ha provato Peg, che è un tecnico della polizia esperto in queste cose… di metterle una spia vocale sulla gola. Ma non mi pare che sia riuscita a farla aderire. — Alys esplorò con cautela il collo di Jason. — No, non ha fatto presa. È caduta. Ottimo. Quella è sistemata. Lei ha addosso da qualche parte un microtras. Occorre una luce stroboscopica per individuarne il fascio. — Frugò nel cassetto del cruscotto e pescò un disco stroboscopico a batteria. — Penso di poterlo individuare — disse, e mise in funzione il dispositivo che teneva in mano.
Si scoprì che il microtras era sistemato nel polsino della manica sinistra. Alys lo perforò con un ago.
— C’è nient’altro? — domandò Jason.
— Forse una minicamera. Una telecamera piccolissima che trasmette un’immagine televisiva ai monitor dell’accademia. Ma non li ho visti mettergliene addosso una. Penso che possiamo correre il rischio e lasciar perdere. — A quel punto, Alys si girò a scrutare Jason. — Lei chi è, fra parentesi? — chiese.
— Una nonpersona.
— Il che significa?
— Significa che non esisto.
— Fisicamente?
— Non lo so — rispose lui, in tutta sincerità. “Forse” pensò, “se fossi stato più aperto con suo fratello, il generale di polizia, magari lui sarebbe riuscito a capire.” Dopo tutto, Felix Buckman era un Sette. Qualunque cosa questo significasse.
In ogni caso, Buckman aveva sondato nella direzione giusta, aveva portato molte cose allo scoperto. E in un arco brevissimo di tempo: quanto era bastato per mangiare un boccone e fumare un sigaro.
La donna disse: — Allora lei è Jason Taverner. L’uomo che McNulty ha cercato di incastrare senza riuscirci. L’uomo sul quale non esistono dati nel mondo intero. Non c’è un certificato di nascita, un curriculum scolastico, un…
— Come mai sa tutte queste cose? — la interruppe Jason.
— Ho letto il rapporto di McNulty. — Il tono di Alys era allegro. — Nell’ufficio di Felix. Mi interessava.
— Allora perché mi ha chiesto chi sono?
— Mi domandavo se lei lo sapesse. Avevo sentito la versione di McNulty e volevo la sua. Il lato antipol, come lo chiamano.
— Non sono in grado di aggiungere niente a ciò che sa McNulty — disse Jason.
— Non è vero. — Adesso lei aveva cominciato a interrogarlo, nello stesso identico modo usato poco prima da suo fratello. Un tono di voce basso, colloquiale, come se si stesse discutendo di qualcosa che non aveva importanza; poi l’intensa concentrazione sul viso di Jason, gli aggraziati movimenti di braccia e mani, come se, parlando con lui, Alys stesse anche un poco danzando. Con se stessa. “La bellezza che danza con la bellezza” pensò lui. La trovava fisicamente, sessualmente eccitante. E Dio sapeva se non ne avesse avuto abbastanza di sesso per parecchi giorni.
— Okay — aggiunse. — Ne so di più.
— Più di quanto ha detto a Felix?
Lui esitò. E, così facendo, le rispose.
— Sì — disse Alys.
Jason scrollò le spalle. Ormai era ovvio.
— Senta una cosa. — Il tono di Alys era deciso. — Le piacerebbe vedere come vive un generale di polizia? La sua casa? Il suo castello da un miliardo di dollari?
— Lei mi ci lascerebbe entrare? — Jason era incredulo. — Se lui lo scoprisse… — Si fermò. “Dove mi sta portando questa donna?” si chiese. In un pericolo terribile: tutto in lui glielo faceva presagire, ogni singolo particolare lo metteva all’erta. Sentiva la propria astuzia pulsargli dentro, riversarsi in ogni parte del suo io somatico. Il suo corpo sapeva che in quel momento, più che in ogni altra occasione della sua vita, doveva stare attento. — Ha accesso legale alla sua casa? — chiese. Si calmò, rese la propria voce naturale, priva di tensioni.
— E che diavolo! Ci vivo — rispose Alys. — Siamo gemelli. Siamo molto intimi. Incestuosamente intimi.
— Non voglio finire in una trappola architettata da lei e dal generale Buckman.
— Una trappola architettata da Felix e da me? — Lei scoppiò a ridere. — Felix e io non riusciremmo a collaborare nemmeno per dipingere uova pasquali. Facciamo un salto a casa nostra. Fra tutti e due abbiamo accumulato diversi oggetti interessanti. Scacchiere medievali in legno, antiche tazze di porcellana inglese. Alcuni stupendi esemplari di vecchi francobolli emessi negli Stati Uniti dalla National Banknote Company. Le interessano i francobolli?
— No — disse Jason.
— Le armi?
Lui esitò. — Fino a un certo punto. — Ricordò la propria pistola. Era la seconda volta in ventiquattro ore che gli ritornava in mente.
Alys lo scrutò. — Per essere un omettino non è poi brutto. Ed è più vecchio di quel che piace a me… ma non troppo. Lei è un Sei, giusto?
Lui annuì.
— Allora? — disse Alys. — Vuol vedere il castello di un generale di polizia?
— Okay — rispose Jason. L’avrebbero trovato ovunque andasse, in qualunque momento. Con o senza un microtras sul suo polsino.
Alys Buckman accese il motore del trabi, sterzò, premette sull’acceleratore. Il trabi schizzò in su a un angolo di novanta gradi rispetto alla strada. “Un modello della polizia” osservò Jason. “Con una potenza doppia rispetto ai modelli normali.”
— C’è una cosa — disse Alys, manovrando nel traffico — che voglio che lei si ficchi bene in mente. — Si girò a guardarlo per assicurarsi che lui stesse ascoltando. — Non mi faccia delle avance. Se lo farà, la ucciderò. — Si batté una mano sulla cintura, e Jason vide, infilata sotto la catena, una pistola a tubo del tipo in dotazione alla polizia. Luccicava, blu e nera, nel sole del mattino.
— Ricevuto e preso nota — rispose lui, e si sentì a disagio. Già non gli piaceva l’abbigliamento di Alys in pelle e metallo: sottintendeva forti propensioni feticistiche, che non lo avevano mai interessato. E adesso, quell’ultimatum. Quali erano le inclinazioni sessuali della donna? Erano di tipo lesbico? Era così?
In risposta alla sua muta domanda, Alys disse, calma: — Tutta la mia libido e la mia sessualità sono dipendenti da Felix.
— Da suo fratello? — Jason avvertì una gelida incredulità che accrebbe la sua ansia. — Come mai?
— Abbiamo una relazione incestuosa da cinque anni — rispose Alys, destreggiandosi abilmente col trabi nell’intenso traffico del mattino di Los Angeles. — Abbiamo un figlio di tre anni. Sta con una governante e una bambinaia a Key West, in Florida. Si chiama Barney.
— E perché racconta queste cose a me? — Jason era stupefatto al di là del credibile. — A uno che nemmeno conosce?
— Oh, io la conosco molto bene, Jason Taverner. — Alys spostò il trabi su di una corsia di volo più alta e accelerò. Il traffico era diminuito; stavano uscendo dalla Grande Los Angeles. — Sono stata una sua fan, una fan del suo show del martedì sera per anni. E ho i suoi dischi, e una volta l’ho sentita cantare nella Orchid Room dell’hotel St Francis, a San Francisco. — Gli fece un sorriso veloce. — Felix e io siamo collezionisti, tutti e due… E una delle cose che io colleziono sono i dischi di Jason Taverner. — Il sorriso guizzante, frenetico, si aprì ancora di più. — Con gli anni, sono riuscita a recuperarli tutti e nove.
La voce di Jason era roca, tremante. — Dieci. Io ho inciso dieci album. Gli ultimi con effetti di proiezione luminosa.
— Allora me n’è sfuggito uno — disse Alys con un tono sereno di voce. — Forza, si volti e guardi sul sedile posteriore.
Girando la testa, Jason vide il suo primo album, Taverner and the Blue, Blue Blues. — Sì — disse. Lo afferrò, se lo mise sulle ginocchia.
— Ce n’è anche un altro — continuò Alys. — Il mio preferito in assoluto.