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Scorrete lacrime, disse il poliziotto [=Episodio temporale / Flow My Tears, the Policeman Said - it]

Электронная книга - «Scorrete lacrime, disse il poliziotto [=Episodio temporale / Flow My Tears, the Policeman Said - it]». Краткое содержание книги:

Jason Taverner, popolarissimo conduttore di uno show televisivo, si trova all’improvviso senza identità. Nessuno si ricorda più di lui e il suo nome sembra scomparso dagli archivi informatici. L’uomo comincia così un viaggio alla ricerca di qualche traccia della propria esistenza nei bassifondi di una città ipertecnologica e crudele.
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Guardando meglio, lui riuscì a vedere una copia, con la copertina sgualcita, di There’ll Be a Good Time with Taverner Tonight. — Sì — ripeté. — È il migliore che abbia mai inciso.

— Visto? — disse Alys. Il trabi cominciò a scendere a spirale verso un gruppo di grandi ville, circondate da alberi ed erba. — Siamo a casa.

19

Con le pale ora verticali, il trabi atterrò su uno spiazzo in asfalto al centro del grande prato. Jason notò solo distrattamente la casa: tre piani, architettura in stile spagnolo con ringhiere in ferro ai balconi, tetto a tegole rosse, pareti a mattoni oppure stuccate, non capiva bene. Una grande casa, circondata da splendide querce; una casa costruita in armonia col paesaggio, senza violarlo. Si fondeva con alberi ed erba, ne sembrava parte integrante, un’estensione della natura nel regno delle cose create dall’uomo.

Alys spense il motore e aprì con un calcio una portiera recalcitrante. — Lascia i dischi in macchina e vieni con me — disse a Jason, che stava per appoggiare i piedi sul prato.

A malincuore, lui rimise i dischi sul sedile posteriore e seguì Alys, accelerando il passo per raggiungerla. La donna si avvicinò velocemente al grande cancello d’ingresso.

— Abbiamo persino pezzi di vetro cementati in cima ai muri. Per tenere lontani i delinquenti… di questi tempi. Nella nostra epoca. La casa un tempo apparteneva al grande Ernie Till, l’attore dei western. — Alys premette un pulsante sul cancello di fronte alla casa e apparve un pol privato in uniforme grigia. Scrutò la donna, annuì e fece scivolare di lato il cancello.

— Tu cosa sai? — chiese Jason ad Alys. — Sai che sono…

— Sei favoloso — rispose lei, sicura di sé. — Lo so da anni.

— Ma tu sei stata nel luogo da cui provengo. Dove sono sempre stato. Non qui.

Prendendolo per il braccio, Alys lo guidò in un corridoio costruito in mattoni e ardesia. Poi, scesi cinque scalini, sbucarono in un soggiorno al di sotto del livello del suolo, fuori moda per quei tempi, ma bellissimo.

A lui, comunque, non importava proprio niente; voleva parlare con lei, scoprire cosa sapesse. E cosa significasse tutto quel che stava accadendo.

— Ricordi questo posto? — chiese Alys.

— No.

— Dovresti. Ci sei già stato.

— No — disse lui sulla difensiva. Ormai non se la sentiva più di mettere in dubbio anche una sola sillaba di quello che Alys gli diceva, dopo avere visto quei due dischi. “Devo averli” si disse Jason. “Per mostrarli a… già, a chi? Al generale Buckman? E se glieli faccio vedere, cosa ne ricaverò?”

— Una capsula di mescalina? — Alys si spostò davanti al mobile dove teneva le droghe, un grosso armadietto in noce lucido in fondo al banco in cuoio e ottone, al lato opposto del soggiorno.

— Solo una — rispose lui. Restò sorpreso della propria risposta. Sbatté le palpebre. — Voglio mantenermi lucido — spiegò.

Lei gli portò un vassoietto smaltato con un bicchiere di cristallo pieno d’acqua e una capsula bianca. — Roba ottima. Gialla Numero Uno di Harvey, importata all’ingrosso dalla Svizzera e confezionata in capsule a Bond Street. — Aggiunse: — E per niente forte. Altera la percezione dei colori.

— Grazie. — Jason accettò il bicchiere e la capsula. Mandò giù la mescalina con l’acqua e rimise il bicchiere sul vassoio. — Tu non ne prendi? — chiese, sentendosi, troppo tardi, sul chi vive.

— Sono già fatta — disse giuliva Alys, sfoggiando quel suo sorriso dai denti d’oro. — Non te n’eri accorto? Probabilmente no. Non mi hai mai vista in nessun altro stato.

— Sapevi che mi avrebbero portato all’accademia di polizia? — chiese lui. “Dovevi saperlo” pensò, “perché avevi con te i miei due dischi. Se non l’avessi saputo, le probabilità che ti portassi in giro quei dischi sarebbero state nulle.”

— Ho monitorato alcune delle loro trasmissioni. — Alys si voltò e si allontanò irrequieta, tamburellando con l’unghia lunghissima sul vassoietto laccato. — Ho intercettato le comunicazioni ufficiali tra Las Vegas e Felix. Ogni tanto mi diverte ascoltarlo, quando è in servizio. Non sempre, ma… — Indicò una stanza dietro un corridoio, sul lato della parete più vicino a lei. — Voglio vedere una cosa. La mostrerò anche a te, se è bella come dice Felix.

Lui la seguì, con la mente invasa dal mormorio delle domande che lo assillavano. “Se lei riesce a passare dall’altra parte” pensò, “a spostarsi avanti e indietro come sembra che abbia fatto…”

— Ha parlato del cassetto centrale della sua scrivania d’acero — disse meditabonda Alys, ferma al centro della biblioteca della casa: volumi rilegati in pelle su scaffali fissati all’alto soffitto della stanza. Diverse scrivanie, una vetrinetta con piccole tazze, alcune scacchiere antiche, due vecchi mazzi di tarocchi. Alys si avvicinò a una scrivania in stile New England, aprì un cassetto e vi sbirciò dentro. — Ah! — esclamò, ed estrasse una bustina di pergamena trasparente.

— Alys… — cominciò Jason, ma lei lo interruppe con un brusco schioccare di dita.

— Stai zitto intanto che guardo. — Prese dal piano della scrivania una grossa lente d’ingrandimento e studiò la bustina. — Un francobollo — spiegò, alzando la testa. — Lo tiro fuori, così puoi vederlo. — Trovò un paio di pinzette per filatelia, estrasse il francobollo con estrema cura e lo depositò sul tappetino in feltro della scrivania.

Obbediente, Jason guardò con la lente d’ingrandimento. A lui pareva un francobollo come tutti gli altri, a parte il fatto che, a differenza di quelli moderni, era stampato in un solo colore.

— Guarda gli animali — disse Alys. — Il branco di cavalli. Un’incisione assolutamente perfetta. Ogni linea è esatta. Questo francobollo non è mai stato… — Fermò la mano di Jason che stava per toccare il francobollo. — No, no. Mai toccare un francobollo con le dita. Bisogna sempre usare le pinzette.

— Allora è prezioso?

— Non esattamente. Però esemplari come questo non si trovano quasi mai in vendita. Un giorno ti spiegherò. È un regalo di Felix per me, perché mi ama. Perché, dice, sono brava a letto.

— Un bel francobollo — disse Jason, sconcertato. Restituì alla donna la lente d’ingrandimento.

— Felix mi ha detto la verità. È un bell’esemplare. Perfettamente centrato, annullo leggero che non deturpa il disegno centrale e… — Con le pinzette girò il francobollo sul retro e lo rimise sul tappetino capovolto. La sua espressione cambiò all’improvviso. Si imporporò in viso e disse: — Figlio di puttana.

— Cosa c’è? — chiese Jason.

— Un punto rovinato. — Alys toccò con le pinzette un angolo del rovescio del francobollo. — Be’, dal diritto non si vede. Ma è tipico di Felix. Al diavolo, probabilmente è falso. Solo che Felix, in un modo o nell’altro, riesce sempre a non farsi fregare. Okay, Felix. Un punto per te. — Pensosa, aggiunse: — Chissà se ne ha un altro nella sua collezione. Potrei sostituirlo con questo. — Si spostò a una cassaforte a parete, armeggiò per un po’ con la manopola, aprì la cassaforte e prese un album grosso e pesante che portò alla scrivania. — Felix non sa che conosco la combinazione di quella cassaforte. Quindi, non dirglielo. — Girò con cautela le spesse pagine, si fermò su una con quattro francobolli. — Nessun Dollaro Nero — disse. — Ma potrebbe averlo nascosto da qualche altra parte. Potrebbe persino tenerlo all’accademia. — Chiuse l’album e lo ripose nella cassaforte.

— La mescalina — disse Jason — sta cominciando a farsi sentire. — Avvertiva un dolore alle gambe: per lui quello era sempre il segno dell’inizio degli effetti della mescalina. — Mi siedo. — Riuscì a trovare una poltrona in pelle prima che le gambe gli cedessero. O che dessero l’impressione di cedergli. In realtà, era solo un’illusione provocata dalla droga. Ma sembrava comunque molto reale.

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