Бесплатная библиотека
Читайте книгу на сайте или телефоне
READ-E-BOOK » Ужасы » La carezza della paura [The Pet - it]
La carezza della paura [The Pet - it] - Читать Любимую Русскую Полную Книгу 👉 Read-E-Book.com

La carezza della paura [The Pet - it]

Электронная книга - «La carezza della paura [The Pet - it]». Краткое содержание книги:

Quale sarà la prossima vittima dello squartatore, il mostro del New Jersey? Il timido Donald Boyd, capace di parlare solo con creature immaginarie di sua invenzione, assalito dal mostro, viene salvato da uno stallone nero che da allora lo difenderà sempre, apparendo dal nulla. Per Donald è la lotta contro una nuova inspiegabile ossessione.
1 ... 33 34 35 36 37 38 39 40 41 ... 79
Перейти на страницу:

Era splendida con i capelli sciolti sulle spalle e una camicetta colorata sbottonata al collo.

Annuì, ma soltanto una volta.

Lei gli fece un sorriso forzato e andò a sedersi ai piedi del letto. «È dura, vero?»

Annuì di nuovo.

Lei posò una mano comprensiva sulla gamba e gliela massaggiò distrattamente, guardando gli scaffali vuoti e la scrivania ordinata. Non disse niente a proposito del poster. «Non è facile, lo so. Si conosce della gente, e poi muore … così. Non è facile, credimi.»

Sapeva che stava riferendosi a Sam ma, anche se Sam era suo fratello, era solo un bambino. Mandy non era stata una vera amica, ma aveva diciassette anni e l’aveva conosciuta meglio del suo fratellino.

Joyce si schiarì la gola e fece un sorriso triste e coraggioso che poi sparì.

Lui la osservò e gli venne un prurito alla gola. «Mamma», disse prima di riuscire a trattenersi, «c’è qualcosa che vorrei dirti. Giù alla scuola, questo pomeriggio, ho visto un…»

«Tra un minuto, per favore, tesoro», lo interruppe lei facendogli capire che non stava ascoltando. «Pochi minuti fa ha telefonato Tracey Quintero.» Lo picchiettò sul ginocchio, si alzò e si diresse verso la porta.

«Cosa?» Si alzò a sedere appoggiandosi con le mani per tenersi in equilibrio. «Tracey? E perché non me lo hai detto?»

«Be’, tesoro, è difficile da spiegare, ma lei aveva voglia di parlare con qualcuno e io credo sia meglio che lo faccia con i suoi genitori prima, non trovi anche tu?»

«Cosa?» disse, così sommessamente da non farsi sentire.

«Gli adulti hanno esperienza e, in genere, sanno che cosa si prova alla vostra età in … circostanze come questa.» Tornò a sorridere brevemente. «Io credo che il signor Quintero la possa aiutare meglio di chiunque altro.»

Lui si lasciò cadere sulla schiena. «Che cosa le hai detto?»

«Le ho detto che stavi dormendo. Che eri stato colpito da quanto era successo e che stavi dormendo.»

«Grazie», rispose piattamente.

Joyce gli fece l’occhiolino e se ne andò, chiudendosi la porta alle spalle.

La stanza si riempì di un silenzio che respirava rumorosamente coprendo il battito del suo cuore, mentre le molle del letto scricchiolavano e dal piano di sotto arrivavano voci non benvenute. E ripensando all’immagine persistente di sua madre si domandò: che cosa ne sai di quello di cui ho bisogno, eh? Che cosa diavolo puoi sapere tu di Tracey? Cristo, non sapevi nemmeno che era spagnola, santo cielo.

«Oh, Cristo», mormorò. «Oh, Cristo, oh, Cristo.»

Al diavolo tutti. Stava per dare loro la possibilità di aiutarlo a diventare un eroe e forse a salvare la vita di qualche ragazzo, ma a loro non importava. Non importava niente. Pensavano tutti che era uno stronzo che gettava la merda sulle verande della gente e che non era capace di aiutare i suoi amici a sentirsi meglio. Lo guardavano e vedevano il piccolo Sam.

Al diavolo tutti. Chiuse gli occhi e sentì ancora un peso sullo stomaco. Caldo, rosso, persistente.

Se non volevano aiutarlo, se non si fidavano di lui, allora avrebbe fatto tutto da solo. Era l’unico a conoscere l’aspetto dello Squartatore; era l’unico in grado di far rinchiudere l’assassino dietro le sbarre per il resto della sua vita; era l’unico a sapere e, per quanto lo riguardava, potevano andare tutti all’inferno. E in quel momento una vocina interiore gli chiese: come fai a essere sicuro che è lo Squartatore?

Per un istante si sentì confuso e tirò un respiro alla ricerca di una risposta.

Poi socchiuse gli occhi, tirò il fiato e smise di preoccuparsi pensando: sono tutti della stessa razza.

Perché a modo suo era vero. Quel tipo sotto le gradinate faceva parte delle sue Regole, e Don aveva ideato un nuovo insieme di Regole tutto suo. Non poteva dirle ad alta voce, ma le conosceva bene lo stesso — erano scritte in rosso, dentro di lui, e aspettavano.

Si girò su un fianco appoggiando la testa su una mano.

Guardò il poster ed emise un sospiro che si trasformò in lamento. Si alzò, attraversò la stanza e andò ad appoggiarsi alla scrivania, con lo sguardo fisso e la fronte imperlata di sudore.

Il cavallo nero era sparito.

I graffi erano svaniti, ma anche lo stallone era sparito.

Toccò il poster, sfiorò i tronchi degli alberi, i turbini della nebbia, ci passò sopra il palmo, premette la fronte contro la foto e alzò un angolo per controllare che cosa ci fosse dietro.

La strada era vuota. Era sparito.

Fece un piccolo passo all’indietro verso la porta, in preda al panico, e poi sentì un movimento all’esterno e corse verso la finestra. Il giardino era buio, contornato dalla luce della luna, e in mezzo al prato c’era un’ombra. Pensò subito che si trattasse di Chris che tornava da lui per qualche strano motivo; poi cercò di guardare meglio, premendo le mani contro il vetro, saggiandone il freddo. Non era … non era lo stesso visitatore che aveva visto una settimana prima, quello che l’aveva guardato dalla galleria dello stadio mentre correva. Informe. Nero. Intento a osservarlo come se fosse fornito di occhi perfetti.

Una goccia gelata gli cadde sulla nuca.

Girò il capo e diede un’occhiata al poster.

Il cavallo era sparito.

Quando tornò a guardare il giardino, anche l’ombra era sparita.

Improvvisamente, piangendo senza ragione, si allontanò dalla finestra, dal poster e si lasciò cadere sul letto. Cercò di deglutire ma non ci riuscì; cercò di chiamare aiuto, ma non ci riuscì; cercò di convincere se stesso che non era pazzo, non veramente, ma il poster non cambiava e in genere non c’erano fantasmi scuri che se ne andavano in giro nel suo giardino di notte.

«Aiuto», sussurrò. «Qualcuno mi aiuti.»

10

Erano tutti della stessa razza.

Aspettò che fossero passate le undici, per essere sicuro che le assi dell’ingresso non lo tradissero. Poi indossò i suoi jeans neri e scese lentamente le scale, prese una torcia dall’armadio a muro e uscì dalla porta sul retro.

Sulla notte era sceso il freddo invernale e il fiato usciva grigiastro dalle sue labbra, per poi spandersi davanti agli occhi. Rimase con la mano sulla maniglia di metallo fino a quando riuscì a mettere a fuoco nell’oscurità, poi si mosse guardingo verso il centro del cortile, con il fascio di luce bianca che rischiarava l’erba. Si mise a cercare eventuali avvallamenti, terra smossa, qualcosa perso da chiunque fosse stato lì prima, da chiunque lo avesse osservato attraverso la finestra. Fece per due volte il giro del cortile, ma non trovò niente, poi ripeté la stessa operazione altre due volte, prima di decidersi a provare sul davanti, dove la luce della luna e dei lampioni lo avrebbero aiutato.

Ritornare in casa era assolutamente impensabile.

Voleva disperatamente convincere se stesso che non stava diventando pazzo. Voleva trovare una prova tangibile che dimostrasse l’esistenza di un ladruncolo — forse si trattava di Brian e Tar che gli giocavano un altro scherzo per far ricadere la colpa su di lui — qualcosa da mostrare ai suoi genitori per provare che non era impazzito, neanche qualora avesse raccontato loro del poster. Perché avrebbe dovuto farlo. Se non lo avesse fatto, e in fretta per giunta, uno di loro se ne sarebbe accorto e avrebbe pensato che lui aveva fatto qualcosa, e sarebbe stato troppo tardi per protestare.

La strada era deserta e tranquilla; mentre guardava, parecchie luci lungo la strada furono spente e le case piombarono nell’oscurità.

Erano tutti della stessa razza.

Tirò su la cerniera della giacca e si sedette sotto il portico, con la torcia sul gradino più in basso. L’umidità si infiltrava attraverso i jeans fino al sedere; si mosse un poco, poi si alzò e si incamminò lungo il marciapiede.

È da pazzi, pensò, e fece una smorfia a quella parola. Certo che lo è, stupido, perché tu sei pazzo. Il poster, l’ombra, e l’idea che lui fosse legato a un barbone assassino. Tre strikes. Terzo fuori. Il buonsenso se ne va e la partita è finita.

1 ... 33 34 35 36 37 38 39 40 41 ... 79
Перейти на страницу:
0
Сюжет
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Атмосфера
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Главный герой
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Общее впечатление
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
Итоговая оценка: 0.0 из 10 (голосов: 0 / История оценок)