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La carezza della paura [The Pet - it]

Электронная книга - «La carezza della paura [The Pet - it]». Краткое содержание книги:

Quale sarà la prossima vittima dello squartatore, il mostro del New Jersey? Il timido Donald Boyd, capace di parlare solo con creature immaginarie di sua invenzione, assalito dal mostro, viene salvato da uno stallone nero che da allora lo difenderà sempre, apparendo dal nulla. Per Donald è la lotta contro una nuova inspiegabile ossessione.
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«Sì, certo. Non hai sentito Brian oggi? Ha detto che il vecchio puttaniere è stato in piedi tutta la notte a ripulire la veranda. Aveva una pila elettrica e quando è passato Brian l’ha spenta. Credo che non avesse voglia di far vedere a nessuno quello che stava facendo. Scommetto che userà un po’ di quella porcheria nel laboratorio, sai? Candeggina fatta in casa.» Si mise a ridacchiare e a mimare uno scienziato che versava una soluzione da una provetta all’altra. «Forse se n’è anche bevuta un po’. Forse crede che gli faccia rispuntare i capelli.»

«Tutta la notte, eh? Non stai scherzando?»

«Te lo giuro», rispose Amanda, avvicinandosi e abbassando la voce. «Sono contenta che non ci sia andato Fleet. Con la fortuna che ha, li avrebbero beccati, sospesi e buttati in prigione.» Tirò su con il naso e si guardò alle spalle. «Il vecchio puttaniere però deve aver capito. Ci sta addosso fin dall’inizio della scuola. Credo che non voglia farci diplomare.» Proruppe in una risata, dando una manata sulla spalla di Tracey. «Non sopporta che Fleet continui a prendere degli otto, sai? Crede che Fleet sia uno stupido solo perché gioca a football. Forse è geloso di lui, chissà?» Rise più forte e Tracey girò lo sguardo imbarazzata.

Il viale era vuoto, c’erano solo i lampioni e le ombre e non fu difficile ad Amanda sentire il rumore di passi alle loro spalle. Si voltò, ma non vide niente.

Tracey si accorse della mossa. «Sentito?» disse e si avvicinarono al bordo della strada per essere pronte a scattare dall’altra parte in caso di necessità.

«Che sciocchezza.»

«Cosa?»

«Questo», rispose Amanda, riferendosi al modo in cui cercavano di restare in bilico sul bordo. «È a chissà quante miglia di distanza.»

«Certo», disse Tracey.

«E poi gli frantumerei le palle se tentasse di farmi qualcosa.»

Tracey annuì, tastando la borsetta che teneva a tracolla. «Ho un pezzo di tubo di piombo, qui dentro. Gli spaccherei il cervello.»

«Piombo?» Amanda era impressionata. «Non stai scherzando?»

«Me lo ha fatto portare papà.»

«Be’, è naturale. È un poliziotto.»

«Non so se saprei usarlo.»

«Cosa?» Amanda si fermò, fissandola incredula. «Sei stupida, Trace. Sei… una stupida! Ma certo che sapresti come usarlo. Se ti trovi di fronte alla morte, gliela faresti vedere al bastardo.»

Tracey rifletté per un istante e poi annuì. «Credo di sì.»

Superarono un altro isolato e il freddo aumentò, acutizzando il suono dei loro passi sul marciapiede, rendendo più brillante e penetrante la luce dei lampioni.

Camminavano a braccetto.

Il viale continuava a rimanere vuoto.

«La sai una cosa?» sussurrò Amanda.

«Che cosa?»

Si guardò attorno e sollevò la testa. «Quel bastardo è uno stronzo, ecco che cosa!» disse ad alta voce.

«Uno stronzo!» urlò Tracey.

«Più stronzo della merda», fece eco Amanda.

«Stronzo di merda!» urlò Tracey e proruppe in una risata che le fece mancare il fiato.

E Tanker rideva di loro in silenzio, osservandole mentre si affrettavano sul marciapiede, quasi correndo in direzione del parco, con le luci dei negozi alle spalle, e si facevano coraggio per affrontare l’oscurità. Conosceva bene quel metodo, l’aveva usato un sacco di volte quando doveva attraversare qualche territorio nemico e non aveva voglia di morire.

C’era un’unica differenza…

Lui non era morto.

Loro invece ci sarebbero rimaste secche.

Si teneva nascosto tra gli alberi in mezzo al viale, quasi esattamente dalla parte opposta alla loro, facendo percepire la sua presenza senza però farsi vedere, senza fare rumore, solo incurvando il labbro quando si erano messe a correre come matte per un tratto, subito dopo che la più bassa delle due aveva smesso di tossire.

Era una tentazione prendere due puttanelle in una volta, e i brividi lo scuotevano tanto da fargli venire i crampi alle gambe, mentre aveva la sensazione che i capelli gli venissero strappati dallo scalpo. Era da molto che non si sentiva così male e si era rallegrato quando le nuvole in cielo si erano leggermente diradate, lasciando uscire la luna: si era anche rallegrato per la pioggia di fine settimana. Aveva tenuto nascosti i suoi amici mentre si era trovato in quella cella odorosa di piscio, in mezzo a una manciata di altri uomini, stronzi raccolti da due poliziotti la notte di sabato. Uno di essi, un piccolo idiota dalla carnagione scura e pieno di moccio, sembrava avere più paura di un cane bastonato. Comunque, Tanker non aveva tentato di fuggire, perché non sapevano che aspetto avesse, non sapevano chi fosse, non sapevano quello che aveva fatto. Li aveva seguiti facendo finta di essere più debole e indifeso di quello che era, dicendo «signore» ogni volta che parlava, dando un nome falso, dormendo sulle loro fottute brandine e mangiando il loro fottuto cibo che, tutto considerato, non era poi tanto male.

Ma quella mattina l’avevano rilasciato e gli avevano consigliato, non molto gentilmente, di non vagabondare più nella zona delle tavole calde, dei cinema, del parco e persino delle fottutissime chiese. Motivazioni del cazzo per allontanarlo dalla città. Due di loro si erano diretti ai confini della città, uno se n’era andato al bar più vicino e Tanker si era rimesso a posto, si era pettinato e ripulito nel miglior modo possibile e si era messo davanti alla fermata degli autobus della stazione di polizia. Sapeva di essere osservato e aveva fatto un cenno di saluto dopo essere salito sull’autobus che l’avrebbe condotto al parco.

Gli idioti non avevano fatto nessun controllo per vedere dove si sarebbe diretto.

Era chiuso. Dio, che voglia gli era venuta di squartare quando era uscito dalla centrale, che voglia di vederli mangiarsi le mani per quello che si erano fatti scappare.

Ma si era trattenuto perché i brividi stavano facendosi più forti, aveva bisogno di farlo, e sapeva che loro pensavano si trovasse quasi in California ormai, proprio come gli stronzi di Yonkers, di New York, di Binghampton pensavano che si trovasse in qualche altro posto, mentre lui invece si trovava ancora là.

Idioti. Idioti belli e buoni e lui era sempre stato a quel gioco.

Una delle due puttanelle si mise a ridere, nervosamente, e finalmente lui non ne poté più. Erano proprio nel punto più congeniale, allora si alzò e corse in mezzo alla strada deserta.

La prima a vederlo fu la puttanella più bassa, che si mise a urlare e iniziò a correre, lasciando cadere sul marciapiede i quaderni; uno si aprì, facendo volare fuori i fogli in direzione del tombino. L’altra si voltò a guardarlo sorpresa, sentì il richiamo frenetico dell’amica e si mise a correre con qualche secondo di ritardo.

Ma era rimasta troppo indietro e Tanker si mise in posizione per affrontarla, spingendola contro il muro del parco, sempre di più, sorridendo mentre si muoveva finché lei non urlò un nome e si lanciò oltre il cancello aperto.

La puttanella si fermò quando si accorse che Tanker stava cercando l’apertura, ma lui le tornò sopra con una finta e una bestemmia, mentre i suoi strilli venivano appannati dalle lacrime. Non gliene importava niente. Quando fosse arrivato aiuto, i brividi sarebbero spariti da un pezzo.

Si mise a correre. Con agilità. In punta di piedi. Silenziosamente. Si nascose nella boscaglia subito dopo aver oltrepassato il cancello, all’inseguimento della puttanella che faceva rumore con le scarpe e con il fiato pesante e con le invocazioni d’aiuto.

All’altezza del laghetto venne allo scoperto e l’afferrò.

Lei urlò così forte da farlo vacillare e prima che riuscisse a bloccarla gli graffiò la guancia con le unghie. Urlando. Scalciando, nel tentativo di colpirgli i genitali. Quando la schiaffeggiò urlò di nuovo e gli si aggrappò. Lui la prese per i polsi e la trascinò in avanti, facendola girare e gettandola nell’acqua.

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