La carezza della paura [The Pet - it]
- Автор: Грант Чарльз
- Год: 1988
- Язык: итальянский
- ISBN: 88-200-0762-2
- Переводчик: Paola Formenti
- Жанр: Ужасы
Электронная книга - «La carezza della paura [The Pet - it]». Краткое содержание книги:
Lei annaspò per tornare in superficie e rimase a guardare, con l’acqua che le gocciolava dalle ciglia e dal mento mentre lui si avvicinava lentamente.
«No», disse.
Lui si limitò a sorridere e continuò a muoversi.
Amanda saltò sul cornicione di cemento e cadde, scivolando sulle suole umide. Tanker si buttò su di lei prima che riuscisse a riprendere equilibrio e, con un triste sorriso sulla bocca, le spinse la faccia contro il cemento.
«Puttana», disse, digrignando i denti.
Amanda si lamentò per il dolore e sputò sangue.
Le spinse di nuovo la faccia, passò le mani tra i suoi capelli bagnati, tenendole un ginocchio conficcato sulla schiena.
«Puttana.»
Lei si lamentò di nuovo, poi tacque.
«Puttana», disse per la terza volta e la trascinò per i capelli nella boscaglia. Poi le strappò di dosso la giacca e la gettò da parte, la girò sulla schiena e si mise sopra di lei. Aveva ragione, come il solito — una puttana. Si poteva vedere dal modo in cui il maglione si era attaccato ai seni, dal modo in cui la croce d’argento della catenina che aveva al collo si prendeva gioco della religione in cui avrebbe dovuto credere, del modo in cui sanguinavano le ferite della fronte e del mento.
Era una puttana e Tanker aveva fame. Lanciando uno sguardo di gratitudine verso la luna invisibile, si lasciò cadere accanto a lei, le mise una mano sulla guancia e si leccò due volte le labbra prima di squarciarle la gola.
9
Lo stadio aveva una capienza di millequattrocento persone sulle tribune; le gradinate di legno sulla parte opposta ne contenevano altre trecento. Don se lo immaginò pieno di gente vestita di nero, convenuta per piangere la perdita di Amanda Adler, macellata.
Pianti. Lamenti. Pretesa di castigo.
Ma mentre correva, con il freddo tanto pungente da fargli lacrimare gli occhi, c’era solo il suono che le sue scarpe facevano sulla pista e sulle tribune sedevano soltanto duecento studenti e qualche insegnante. Li aveva contati, o meglio, aveva tentato di contarli, ma per ogni giro che faceva, qualcuno si muoveva, arrivavano nuove facce mentre alcune delle precedenti sparivano. Qualcuno dei ragazzi fissava il vuoto; altri si agitavano, parlavano sommessamente, si stringevano le mani e scrollavano le spalle.
Era successo subito dopo la terza ora — l’annuncio era stato fatto da suo padre, per mezzo della radio interna. Amanda Adler era morta, ammazzata nel parco, e la scuola veniva chiusa immediatamente in segno di lutto, e sarebbe restata chiusa anche il giorno dopo per dar modo ai suoi amici di renderle omaggio nel modo che ritenevano più opportuno. Dopo aver fatto una pausa di rispetto, aveva aggiunto che il concerto nel parco per la Festa di Ashford del giorno dopo non sarebbe stato annullato, come si diceva, ma sarebbe stato dedicato ai due studenti che avevano perso la vita negli ultimi tempi in modo tanto violento. Poi aveva domandato agli insegnanti di terminare le lezioni e di sospendere gli incarichi il più presto possibile.
Brian Pratt aveva esclamato: «Benissimo! Liberi!» e Tar Boston gli aveva dato un pugno nella pancia.
Adam Hedley sedeva con Harry Falcone alla tavola calda della facoltà e si lamentavano per la chiusura, ovviamente non per indifferenza, ma per le conseguenze politiche che avrebbe avuto sullo sciopero degli insegnanti in un momento come quello. Era, a suo avviso, una mossa cinica ed efficace di cui Boyd aveva pieno merito; e bisognava rispondere. Quando Harry gli chiese spiegazioni, Hadley gli raccontò della giacca.
Jeff Lichter si pulì gli occhiali quindici volte in dieci minuti, nel tentativo di togliere una macchia fastidiosa dalle lenti.
Fleet Robinson era assente.
Dopo aver spento la radio, Norman era andato a sedersi dietro la scrivania e si era messo a fissare la finestra, pensando che Harry sarebbe stato fregato, Joyce sarebbe stata comprensibilmente triste alla cerimonia di apertura delle festività e, con tutta probabilità, i giornali avrebbero tagliato a metà le sue dichiarazioni, come succede con i politici — tutto questo in una giornata, che inferno.
Don aveva immediatamente riposto i libri nell’armadietto e si era diretto verso la pista. Per strada aveva incontrato Chris, che lo aveva abbracciato e gli aveva mormorato qualcosa sul fatto di aver visto Amanda proprio il giorno prima. Era stordito e l’aveva accarezzata con aria assente, senza sembrare minimamente imbarazzato dal passaggio degli altri studenti e cercando di non fare caso al soffice contatto dei suoi capelli sul mento. Nessuno aveva badato loro. Poi lei si era staccata, aveva sorriso, gli aveva dato un bacio sulla guancia e l’aveva ringraziato. Gli ci erano voluti parecchi minuti, prima di riuscire a muoversi, poi, senza cambiarsi, aveva sentito il bisogno di andare a prendere una boccata d’aria fresca e di non pensare a niente, anche se il contatto con il giaccone leggero di Chris gli aveva fatto tornare in mente Amanda, con i suoi capelli lunghi e neri, attaccata al fianco di Fleet, il maschione che lei riusciva a prendere in giro con notevole grazia.
Era già stato informato dell’assassinio.
La sera prima, il sergente Verona aveva telefonato subito dopo che Joyce era rientrata dalla riunione. Don aveva sentito l’ultima parte della conversazione di Boyd e si era preparato a quanto gli avrebbe detto suo padre. Poi il telefono aveva squillato di nuovo e aveva continuato a farlo per ore, con giornalisti e solo Dio sa chi altro, che volevano sapere le reazioni ufficiali, private, a caldo del preside. Norman se l’era cavata bene, e Joyce era al suo fianco, intenta a scarabocchiare al tavolo della cucina una dichiarazione che lei avrebbe dovuto leggere a tutti in continuazione.
Durante una pausa, Norman si era girato verso di lui e gli aveva chiesto se la conosceva, se era una sua amica. Si era limitato ad annuire ed era tornato senza ostacoli nella sua stanza.
Si era innervosito, perché avrebbe voluto fare qualcosa di più che annuire. Avrebbe voluto dire che non faceva nessuna differenza che lei fosse sua amica o meno. Aveva diciassette anni e lui ne aveva diciassette e mezzo, e lei era morta e giaceva sotto un lenzuolo sporco in qualche fottuto obitorio. Era morta, e gli altri no. Non era uno stronzo qualsiasi di una scuola qualsiasi; era Amanda, Mandy, la bella donna dai capelli scuri di Fleet, e lui la conosceva, e lei era morta, e aveva solo diciassette anni, e possono morire i giovani sconosciuti, ma Amanda no, perché Don la conosceva e la gente che lui conosceva non poteva morire. E, più di ogni altra cosa, non si poteva morire per colpa di qualche maniaco, non si poteva passare sopra a un assassinio mentre i ragazzi morivano per le fottutissime strade e che importanza poteva avere se la conosceva o no; era morta e aveva solo diciassette anni.
Quella mattina aveva promesso di non dire niente fino alla dichiarazione ufficiale. Non faceva differenza, visto che la maggior parte dei ragazzi lo sapeva comunque grazie ai macabri pettegolezzi che si facevano in giro, e coloro che non lo sapevano erano stati immediatamente informati.
Ma lui aveva mantenuto la promessa e, quando le lezioni erano state sospese, si era diretto verso la pista.
E là vide le facce che si muovevano, ne vide arrivare di nuove, vide qualche ragazzo che sorrideva perché la scuola era stata sospesa, e altri imbronciati che fissavano vacuamente l’erba agitata dal vento.
Non c’era nessuno sulle gradinate.
Al terzo giro, si accorse di un movimento sotto i sedili di legno, rallentò, scrutò attentamente le ombre, poi riprese velocità. Non era niente. Solo un gioco di luci. Un gioco del cielo e del sole, ai quali non importava un fico secco che una diciassettenne fosse stata squartata, perché i poliziotti non erano stati in grado di catturare un lurido assassino.
E questo, decise, avrebbe fatto parte del nuovo regolamento che aveva escogitato: nessuno, nemmeno gli adulti, avrebbe dovuto morire per mano di un pazzo bastardo, che pensava di essere chissà che tipo di bestia.