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La corona di spade

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La corona di spade
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Si fermarono quattro volte per far riposare i cavalli e Perrin digrignò i denti per ogni ritardo. Prendersi cura dei cavalli per lui era come una seconda natura: controllò Stepper con fare assente, facendolo bere meccanicamente. Con Rondine fu più accorto. Se la giumenta avesse raggiunto Cairhien sana e salva... Si era messo in testa una strana idea: se fosse riuscito a portare Rondine a Cairhien, Faile sarebbe stata bene. Era ridicolo, una fantasia da ragazzino, una fantasia di un ragazzino piccolo e sciocco, ma non riusciva a togliersela dalla testa.

A ognuna di quelle fermate, Min cercava di rassicurarlo. Con un sorriso beffardo gli diceva che sembrava la morte in un mattino d’inverno, che aspettava solamente che qualcuno gli coprisse la fossa con della terra. Gli diceva che se si fosse avvicinato alla moglie con quell’espressione, Faile gli avrebbe sbattuto la porta in faccia. Ma dovette ammettere che nessuna delle sue visioni garantiva che Faile fosse incolume.

«Per la Luce, Perrin,» disse alla fine in tono esasperato, giocando con i guanti grigi da cavallo, «se qualcuno dovesse tentare di farle male, quella donna lo lascerà ad aspettare nel corridoio fino a quando avrà tempo per lui.» Perrin quasi le ringhiò contro. Non che quelle due ragazze si detestassero, ma nemmeno si adoravano.

Loial gli fece presente che i Cacciatori del Corno sapevano badare a sé stessi, e che Faile era sopravvissuta all’attacco dei Trolloc senza riportare un graffio. «Sta bene, Perrin,» disse con la voce colma d’affetto mentre correva accanto a Stepper con la lunga ascia appoggiata su una spalla «ne sono sicuro.» Ma gli aveva detto la stessa cosa venti volte, e sembrava sempre meno convinto.

L’ultimo tentativo dell’Ogier di consolare Perrin andò oltre le intenzioni di Loial stesso. «Sono sicuro che Faile sa badare a sé stessa, Perrin. Lei non è come Erith. Non vedo l’ora che Erith faccia di me suo marito per poterla accudire, penso che morirei se cambiasse idea.» Alla fine di quella frase rimase a bocca aperta e strabuzzò gli occhi, agitando le orecchie. Inciampò nei propri piedi e cadde quasi per terra. «Non intendevo dire proprio quello» spiegò rauco, tornando di nuovo accanto a Perrin. Le orecchie ancora gli tremavano. «Non sono sicuro di volerlo — sono troppo giovane per essere...» Deglutì forte e rivolse uno sguardo d’accusa a Perrin, riservandone uno anche a Rand che stava avanti a loro. «Non è sicuro aprire bocca con due ta’veren in giro. Ne può uscire qualsiasi cosa!» Ma erano sempre e comunque parole sue, anche se le avrebbe dette solo una volta su mille senza un ta’veren in giro. Loial sapeva anche questo, e la cosa sembrava spaventarlo più di quanto Perrin avesse visto mai. Passò parecchio tempo prima che le orecchie dell’Ogier smettessero di tremare.

I pensieri di Perrin erano occupati solo da Faile, ma non era cieco, non del tutto. La cosa che dal principio aveva visto senza guardare davvero mentre cavalcavano verso sud-ovest, cominciava ora a imporsi ai suoi occhi. Quando era partito da Cairhien diretto a nord, meno di due settimane prima, il tempo era stato caldo, eppure adesso sembrava che il Tenebroso avesse stretto la sua presa su quel luogo, stritolando la terra con più forza di prima, L’erba consumata crepitava sotto gli zoccoli dei cavalli, i rampicanti secchi parevano tele di ragno sulle rocce, e i rami spogli, non semplicemente senza foglie ma proprio morti, scricchiolavano ogni volta che soffiava il vento arido. I pini e le eriche erano quasi tutti marroni o gialli.

Dopo alcuni chilometri avevano cominciato a incontrare le prime fattorie, semplici costruzioni in blocchi di pietra scura, dapprincipio in radure isolate della foresta, poi in gruppi più numerosi man mano che la foresta si diradava fino a lasciare solo pochi alberi che meritavano appena quel nome. Arrivarono a un punto da dove si dipanava una strada carraia che superava le colline cercando di assecondare l’andamento delle recinzioni di pietra piuttosto che il terreno stesso. La maggior parte di quelle prime fattorie parevano deserte, di tanto in tanto c’era una sedia abbandonata davanti a una casa, o una bambola di pezza sul ciglio della strada. Il bestiame smunto o le pecore sonnolente punteggiavano i pascoli, dove si vedevano anche molti corvi che banchettavano con le carcasse di altri animali; era difficile incontrare un pascolo dove non fossero presenti una o due carcasse. Lungo dei canali di fango secco erano visibili miseri rivolerti d’acqua. I campi che avrebbero dovuto essere coperti di neve parevano prossimi a sgretolarsi in polvere a causa del caldo torrido per essere poi dispersi dal vento, e in alcuni punti questo era già successo.

Un alto pennacchio di polvere segnò il passaggio della colonna, fino a quando la strada di terra battuta non si immise su quella lastricata e molto più ampia che conduceva fuori dal Passo di Jangai. Qui c’erano delle persone, poche e spesso apatiche, con gli occhi spenti. Benché il sole calante fosse quasi a metà strada dall’orizzonte, l’aria era rovente. Gli sporadici carri trainati da buoi o cavalli si affrettavano a lasciare la strada per immettersi nei viottoli laterali o direttamente nei campi. I carrettieri e i pochi contadini rimasti all’aperto rimanevano impassibili mentre osservavano il passaggio delle tre bandiere.

Circa mille uomini armati erano un motivo sufficiente per restare a fissare quella processione. Mille uomini armati, che andavano di fretta da qualche parte e, chiaramente, con uno scopo. Un motivo sufficiente per fissarli ed essere contenti quando se ne andavano.

Alla fine, il sole quasi tramontato, la strada si inerpicò lungo una salita e, giunti a pochi chilometri da Caemlyn, Rand fece fermare il cavallo. Le Fanciulle, che ora erano tutte assieme, si accovacciarono nel punto in cui si trovavano, pur rimanendo molto vigili.

Non si vedeva alcun segno di movimento sulle colline quasi del tutto spoglie che circondavano, la città, una massa di pietra grigia che scendeva verso il fiume Alguenya a ovest. Tutti gli edifici erano circondati da mura o torri squadrate e desolate. Ancorate nel fiume vi erano imbarcazioni di tutte le dimensioni, e alcune erano ormeggiate sulle rive della banchina opposta, dove c’erano i granai; diversi battelli, sia a remi sia a vela, attraversavano il corso d’acqua. Davano un’impressione di pace e prosperità. Poiché non c’era nemmeno una nuvola in cielo la luce era forte e, quando il vento le spiegò, le bandiere immense che sventolavano in cima alle torri della città furono chiaramente visibili agli occhi di Perrin. Quella della Luce scarlatta e quella bianca del Drago, con la creatura serpentina dalle scaglie rosso e oro, e quella del sole sorgente di Cairhien con i raggi che ondeggiavano, oro in campo azzurro. C’era anche una quarta bandiera che occupava la stessa prominente posizione delle altre, e mostrava un diamante d’argento su un fondo a scacchi rossi e gialli.

Dopo aver abbassato il cannocchiale, Dobraine, molto accigliato, lo ripose nella custodia di cuoio che teneva legata alla sella. «Io spero che i selvaggi si siano in qualche modo sbagliati, ma se lo stemma della casata Saighan sventola accanto al sole nascente significa che Colavaere ha il trono. Con ogni probabilità avrà distribuito dei regali in città ogni giorno. Denaro, cibo, vestiti eleganti. È una tradizione per la festa dell’incoronazione. Un governante non è mai tanto popolare quanto durante la settimana successiva all’ascesa al trono.» Guardò Rand di sottecchi; lo sforzo di parlare apertamente parve infossargli il viso. «Il popolo potrebbe sollevarsi in rivolta se non dovesse gradire ciò che farai. Le strade potrebbero bagnarsi di sangue.»

Il castrone grigio di Havien scalpitava impaziente riflettendo l’umore del suo cavaliere, che continuava a guardare da Rand alla città. Quella non era la sua patria, aveva già chiarito diverse volte che non gli importava molto di cosa accadesse nelle strade, fintanto che il suo governante era al sicuro.

Per un lungo momento Rand si limitò a studiare la città, o almeno, sembrava che lo stesse facendo; qualsiasi cosa vedesse, il suo volto restava tetro. Min invece studiava lui, preoccupata, forse anche con compassione. «Cercherò di fare in modo che non succeda» rispose alla fine. «Flinn, rimani qui con i soldati, Min...»

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