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La corona di spade

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La corona di spade
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«Certamente no» rispose Loial risoluto. Le sue orecchie tremavano e l’Ogier osservava a disagio la propria ascia. «Non ci saranno, vero, Perrin?»

Perrin scosse il capo. Lui davvero non lo sapeva. Aspettava solo che le altre Sapienti lasciassero Feraighin da sola, per qualche momento. Di cosa dovevano parlare di tanto importante?

«Donne» mormorò Gaul. «Sono più strane di un abitante delle terre bagnate ubriaco.»

«Cosa?» chiese Perrin con fare assente. Che sarebbe successo se si fosse intromesso nel circolo di Sapienti? Edarra gli lanciò un’occhiata torva, come se gli avesse letto nel pensiero, e non fu la sola. Talvolta sembrava davvero che le donne potessero leggere nella mente degli uomini.

Be’...

«Le donne sono strane, Perrin Aybara. Chiad mi ha detto che lei non deporrà mai una corona di fiori nuziali ai miei piedi; me l’ha detto davvero.» L’Aiel sembrava scandalizzato. «Ha detto che mi prenderebbero come amante, lei e Bain, ma niente di più.» In un altro momento una cosa simile avrebbe lasciato Perrin di stucco, anche se ne aveva già sentito parlare; gli Aiel erano incredibilmente... aperti... riguardo certe cose. «Come se io non fossi abbastanza buono come marito» sbuffò arrabbiato Gaul. «Non mi piace Bain, ma la sposerei per far felice Chiad. Se lei non vuole preparare la corona nuziale, allora dovrebbe smettere di adescarmi. Se non le piaccio abbastanza da sposarmi, allora dovrebbe lasciarmi andare.»

Perrin lo guardò perplesso. L’Aiel dagli occhi verdi era più alto di Rand, anche più di lui. «Di cosa stai parlando?»

«Ma di Chiad! Mi stai ascoltando? Mi evita, ma ogni volta che la vedo si ferma abbastanza a lungo per essere sicura che la guardi bene. Non so come vi comportiate voi abitanti delle terre bagnate, ma questo è uno dei sistemi che usano le nostre donne. Quando meno ti aspetti di vederla, eccola davanti ai tuoi occhi, poi sparisce. Non sapevo nemmeno che fosse con le nostre Fanciulle fino a stamattina.»

«Vuoi dire che si trova qui?» sussurrò Perrin. Il gelo era ritornato, adesso, come una lama che lo scavava dall’interno. «E Bain? Anche lei è qui?»

Gaul alzò le spalle. «Raramente una si trova lontana dall’altra, ma io voglio solo l’interesse di Chiad, non quello di Bain.»

«Che l’interesse di quella donna vada alla malora!» gridò Perrin. Le Sapienti si voltarono a guardarlo. Per la verità si voltarono tutte le persone sulla collina. Kiruna e Bera lo stavano fissando, con i volti molto pensierosi. Perrin si sforzò di abbassare la voce, ma non poté far nulla riguardo l’intensità. «Dovevano proteggerla! Lei è in città, nel palazzo reale, con Colavaere — con Colavaere! — e loro in teoria avrebbero dovuto proteggerla.»

Gaul guardò Loial grattandosi il capo. «È umorismo degli abitanti delle terre bagnate? Faile Aybara non porta più la gonna corta.»

«Lo so che non è una bambina!» Perrin sospirò. Era davvero molto difficile tenere bassa la voce con lo stomaco completamente pieno d’acido. «Loial, vorresti spiegare a questo... a Gaul che le nostre donne non se ne vanno in giro con le lance in mano, che Colavaere non si offrirebbe di combattere contro Faile ma si limiterebbe a dare l’ordine a qualcuno di tagliarle la gola, buttarla giù da un ponte o...» Le immagini erano troppo vivide per poterle sopportare. Sentì che poteva dare di stomaco da un momento all’altro.

Loial gli diede delle pacche sulla schiena. «So che sei preoccupato. So come mi sentirei se pensassi che fosse successo qualcosa a Erith.» I peli sulle sue orecchie tremarono. Per quanto fosse bravo a parlare, sarebbe fuggito ovunque pur di evitare sua madre e la giovane donna ogier che lei gli aveva scelto come moglie. «Ah, be’, Perrin... Faile ti sta aspettando, sana e salva. Ne sono sicuro. E tu sai che è capace di badare a sé stessa. In realtà potrebbe badare anche a me, a te e perfino a Gaul.» La risata roboante di Loial parve forzata e si spense subito, sostituita di nuovo dalla serietà. «Perrin... Perrin, sai che non potrai essere sempre presente per proteggere Faile, anche se è tutto ciò che vuoi. Tu sei ta’veren. Il Disegno ti ha intessuto per un motivo specifico e per quel proposito ti userà.»

«Che il Disegno sia folgorato!» gridò Perrin. «Per quanto mi riguarda può bruciare tutto, se serve a tenerla in salvo.» Le orecchie di Loial si irrigidirono per la sorpresa e anche Gaul sembrò colto alla sprovvista.

Quindi io sono come tutti gli altri?, si chiese Perrin. Era stato sprezzante nei confronti di quelli che si arrabattavano con dei piccoli traffici per i loro fini personali, ignorando l’Ultima Battaglia e l’ombra del Tenebroso che strisciava furtiva sul mondo. Quanto era diverso da loro?

Rand fece fermare il cavallo accanto a lui. «Vieni?»

«Vengo» replicò Perrin tetro. Non aveva risposte alle proprie domande, ma una cosa la sapeva. Faile era tutto per lui.

4

A Cairhien

Perrin avrebbe preferito un passo più rapido di quello stabilito da Rand, anche se sapeva che i cavalli non avrebbero resistito a lungo. Metà del tempo procedevano al trotto, l’altra metà correvano accanto agli animali. Rand sembrava assente, anche se era sempre pronto ad afferrare Min se questa inciampava. Per il resto era perso in qualche altro mondo e batteva le palpebre sorpreso quando notava Perrin o Loial. Per dire la verità, gli altri non stavano meglio. Gli uomini di Dobraine e Havien guardavano dritto davanti a sé, meditando preoccupati su cosa dovevano aspettarsi. Gli uomini dei Fiumi Gemelli erano stati contagiati dal malumore di Perrin. A loro Faile piaceva — per la verità alcuni la veneravano —, e se qualcuno le aveva fatto del male... Anche l’impazienza di Aram cedette il posto alla cupezza quando l’uomo si accorse che Faile poteva essere in pericolo. Erano tutti concentrati sui chilometri che li dividevano dalla città, a parte gli Asha’man. Questi erano attaccati a Rand come un gruppo di corvi e scrutavano il territorio circostante, sospettando sempre un’imboscata. Dashiva era afflosciato sulla sella come un sacco di patate e mormorava tetro fra sé quando doveva correre; dallo sguardo, sembrava sperare in un’imboscata, ma c’erano poche possibilità. Sulin e una dozzina di Far Dareis Mai correvano in testa alla colonna davanti a Perrin, altrettante Fanciulle ancora più avanti esploravano la via, e altre ancora in egual numero proteggevano i fianchi dello schieramento. Alcune avevano infilato le lance corte nei finimenti che tenevano ferme le custodie degli archi dietro le spalle, per cui le punte sbucavano dietro le loro teste; i corti archi di corno li tenevano in mano, con le frecce incoccate. Anche loro erano molto attente, cercavano tutto ciò che avrebbe potuto essere una minaccia per il Car’a’carn e osservavano anche Rand stesso, quasi sospettassero che potesse scomparire di nuovo. Se c’era una trappola tesa o un pericolo in avvicinamento, lo avrebbero visto.

Chiad era una delle Fanciulle con Sulin, alta, con i capelli rosso scuro e gli occhi grigi. Perrin teneva lo sguardo fisso sulla schiena della donna, sperando che rimanesse indietro per parlare con lui. Di tanto in tanto lei gli lanciava un’occhiata, ma lo evitava come se avesse tre malattie contagiose. Bain non era con la colonna; la maggior parte delle Fanciulle seguiva la stessa strada assieme a Rhuarc e gli algai’d’siswai, solo più lentamente per via dei carri e delle prigioniere.

La giumenta nera di Faile trottava dietro a Stepper, le redini legate alla sella di Perrin. Gli uomini dei Fiumi Gemelliavevano portato Rondine da Caemlyn, quando si erano uniti a lui prima dei Pozzi di Dumai. Ogni volta che guardava la giumenta saltellare dietro di sé, Perrin vedeva nella mente il volto di sua moglie, il naso prominente e le labbra carnose, gli occhi scuri a mandorla che brillavano sopra gli zigomi alti. Lei amava quell’animale, forse quasi quanto amava lui. Faile era orgogliosa quanto bella, e irascibile quanto orgogliosa. La figlia di Davram Bashere non si sarebbe nascosta né avrebbe tenuto a freno la lingua, non per una come Colavaere.

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