La corona di spade
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #7
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La corona di spade». Краткое содержание книги:
Un tempo tutta quella magnificenza avrebbe colpito Perrin. Grandi colonne squadrate di marmo scuro sostenevano un soffitto alto dieci passi dal pavimento. Le mattonelle sul pavimento erano blu e oro, alternati. Lungo i cornicioni c’era una serie di soli nascenti dorati, e dei fregi intagliati nelle pareti mostravano scene di trionfi in battaglia riportati da Cairhien. Nella sala d’ingresso c’erano solo alcuni ragazzi raggruppati sotto uno dei fregi, e rimasero in silenzio quando Perrin e gli altri entrarono.
Perrin notò in un secondo momento che non erano tutti uomini. Anche se tutti avevano la spada, quattro su sette erano donne, con giubbe e pantaloni attillati, i capelli della stessa lunghezza di quelli gli uomini. Ma non erano molto corti: avevano una specie di codino che arrivava fino alle spalle, legato con un nastro scuro. Una delle donne indossava abiti di un verde leggermente più chiaro di quello tipico di Cairhien, e un’altra aveva giubba e pantaloni color azzurro brillante. Tutti gli altri indossavano vestiti scuri, con alcune strisce colorate sul torace. Osservarono il gruppo di Rand — prestando particolare attenzione proprio a Perrin; i suoi occhi gialli coglievano la gente alla sprovvista, anche se lui ormai non ci faceva più caso a meno che gli altri non si agitassero visibilmente — in silenzio, fino a quando entrò l’ultimo Asha’man. Il rimbombo delle porte che venivano chiuse coprì per un po’ un’ondata di sussurri, poi i giovani si avvicinarono tracotanti, le donne anche più impettite degli uomini, se mai fosse possibile. Anche il modo in cui si inginocchiarono risultò arrogante.
La donna vestita di verde lanciò un’occhiata a quella in azzurro, che stava a testa bassa, e disse: «Mio lord Drago, sono Camaille Nolaisen. Selande Darengil è a capo della nostra società...» Batté le palpebre a un’occhiata ardente della donna in azzurro. Nonostante lo sguardo furioso, Selande odorava di paura fin nelle ossa, se Perrin aveva capito bene che quelli erano i nomi delle due donne. Dopo essersi schiarita la voce, Camaille proseguì. «Non pensavamo... Non ci aspettavamo che tu ritornassi... così presto.»
«Sì» rispose Rand sommessamente. «Dubito che qualcuno abbia pensato che sarei tornato. Nessuno di voi ha alcun motivo di temermi. Nessun motivo. Se volete credere a qualcosa, credete a questo.» Stranamente, Rand guardò dritto verso Selande mentre parlava. La donna sollevò il capo e lo fissò; l’odore di paura non scomparve del tutto, ma si attenuò molto. Come aveva fatto Rand a sapere che quelle donne erano terrorizzate? «Dov’è Colavaere?» chiese poi.
Camaille aprì la bocca, ma fu Selande a rispondere. «Nella Grande Sala del Sole.» La voce della donna acquistò forza man mano che parlava, mentre l’odore della paura andò scemando. Fu impregnato per un momento da una curiosa traccia di gelosia, solo per un istante, quando Selande guardò Min. Talvolta il senso dell’olfatto confondeva Perrin più di quanto non lo aiutasse. «È la convocazione del terzo tramonto» proseguì la donna. «Non siamo abbastanza importanti da presenziare, inoltre penso che noi della ‘società’ la mettiamo a disagio.»
«Il terzo» mormorò Dobraine. «Siamo già al nono tramonto dopo la sua incoronazione. Non ha perso tempo. Almeno saranno tutti insieme. I nobili di ogni casata o rango non potranno mancare, che siano Cairhienesi o Tarenesi.»
Pur restando in ginocchio, parve che Selande guardasse Rand dritto negli occhi. «Siamo pronti a far danzare le lame per te, mio lord Drago.» Sulin scosse il capo facendo una smorfia e un’altra Fanciulla si lamentò sonoramente; a giudicare dall’espressione e dall’odore, alcune di loro erano pronte a malmenare Selande e gli altri proprio in quel momento. Gli Aiel non riuscivano a decidere cosa fare di quegli abitanti delle terre bagnate. Il problema, agli occhi degli Aiel, era che gli individui come Selande stavano cercando di comportarsi da Aiel a modo loro, e tentavano di seguire il ji’e’toh, almeno la loro versione. E non si trattava solo di quei sette giovani; vi erano centinaia di idioti, ed erano ovunque. Si erano organizzati in società, sempre imitando gli Aiel. Perrin aveva sentito alcuni Aiel disposti ad aiutarli, ma gli altri avrebbero voluto strangolarli.
Ma a lui non importava se avessero maciullato il ji’e’toh fino a ridurlo in carne tritata. «Dov’è mia moglie?» chiese. «Dov’è Faile?» I giovani idioti si scambiarono delle occhiate guardinghe. Guardinghe!
«Nella Grande Sala del Sole» rispose lentamente Selande. «Lei è... una delle dame della regina... di Colavaere.»
«Rimettiti gli occhi nelle orbite, Perrin» sussurrò Min. «Deve aver avuto dei buoni motivi. Sai che è così.»
Perrin cercò di recuperare il controllo. Una delle dame di Colavaere? Doveva aver avuto davvero un buon motivo per farlo, di questo ne era sicuro. Ma quale poteva essere?
Selande e gli altri si stavano di nuovo scambiando delle occhiate guardinghe. Uno degli uomini, un giovane con il naso a punta, sussurrò spietato: «Abbiamo giurato di non dirlo a nessuno! A nessuno! Un giuramento d’acqua!»
Prima che Perrin potesse chiedere spiegazioni, parlò Rand: «Selande, portaci alla Grande Sala. Non ci saranno lame. Sono qui per fare giustizia, per tutti quelli che la meritano.»
Qualcosa nella voce di Rand fece rabbrividire Perrin. Una durezza decisa come la testa di un martello. Faile doveva avere delle buone ragioni. Doveva.
5
Una corona spezzata
I corridoi ampi e i soffitti alti sembravano soffocanti e bui nonostante le grandi lampade dorate disposte a ogni angolo, con degli specchi per rifletterne la luce, illuminassero tutti i punti dove non arrivava la luce del giorno. I pochi arazzi alle pareti rappresentavano scene di caccia o battaglie, con persone e animali disposti con innaturale precisione. Nelle sporadiche nicchie erano esposti ciotole, vasi e, qua e là, una statuina, d’oro, argento o alabastro, ma persino le statue parevano enfatizzare la rigidità di pietra e metallo, come se gli scultori avessero cercato di bandire ogni curva.
Il silenzio della città lì era persino amplificato. Il rumore dei passi echeggiava in una cupa marcia premonitrice, e Perrin non pensava che fosse così solo per le sue orecchie. Quelle di Loial tremavano di continuo, e l’Ogier scrutava i corridoi che incrociavano come se si chiedesse cosa poteva saltarne fuori. Min camminava impettita e con passo energico, facendo delle smorfie meste ogni volta che guardava Rand; sembrava che si sforzasse di non stargli accanto e non ne era particolarmente contenta. I giovani Cairhienesi s’incamminarono tronfi come pavoni, ma la loro arroganza scomparve quando sentirono risuonare i propri passi. Anche le Fanciulle percepivano la stessa sensazione. Sulin era la sola a non portare di tanto in tanto le mani verso il velo che le pendeva sul petto.
Naturalmente c’erano servitori ovunque, uomini e donne pallidi e dai volti scarni, con addosso giubbe scure col sole nascente dorato ricamato sul petto e i colori di Colavaere sulle maniche. Alcuni rimasero a bocca aperta quando riconobbero Rand e un gruppetto s’inginocchiò a capo chino. Ma i più proseguirono nelle loro faccende dopo una breve pausa per un inchino o una riverenza. Era proprio come nel cortile. Mostravano il dovuto rispetto ai loro superiori, chiunque fossero. Obbedendo agli ordini e ignorando tutto il resto forse non sarebbero rimasti invischiati nei loro imbrogli. Era un modo di pensare che rendeva Perrin molto nervoso. Nessuno doveva vivere in quella maniera.
Due uomini con la divisa di Colavaere, in piedi davanti alle porte dorate della Grande Sala del sole, aggrottarono le sopracciglia alla vista delle Fanciulle e, forse, anche dei giovani cairhienesi. Le persone più anziane di solito guardavano male i giovani che imitavano, anche minimamente, gli Aiel. Più di un genitore aveva già provato a porvi fine, ordinando ai figli e alle figlie di smetterla, o dicendo a guardie e inservienti di cacciare via i figli di altri che si comportassero a quel modo, di trattarli come se fossero dei comuni vagabondi. Perrin non sarebbe rimasto sorpreso se gli uscieri avessero abbassato le staffe dorate per bloccare Selande e i suoi amici, che fossero o meno nobili, e le Fanciulle.