La corona di spade
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #7
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La corona di spade». Краткое содержание книги:
Non appena Sorilea finì di parlare con Rand, gli occhi della donna scattarono da un lato con uno sguardo talmente furioso che avrebbe potuto perforare il ferro. «Vi era stato detto di rimanere sul carro.» Bera e Kiruna si bloccarono di colpo e Alanna andò quasi a sbattere contro di loro. «Vi era stato ordinato di non toccare l’Unico Potere senza permesso, ma non avete ascoltato quanto abbiamo detto. Imparerete a obbedire ai miei ordini.»
Nonostante lo sguardo di Sorilea, le tre donne rimasero dov’erano. Bera e Kiruna con fredda dignità, Alanna con bruciante disprezzo. Loial rivolse lo sguardo su di loro, quindi verso le Sapienti; se prima le orecchie erano flosce, adesso erano del tutto avvizzite, e le lunghe sopracciglia erano scese fin sulle guance. Ripensando a disagio a quei due elenchi, Perrin si chiese con fare assente quanto oltre volessero spingersi le Aes Sedai. Spiare con il Potere! Rischiavano di andare incontro a una reazione assai peggiore della ramanzina di Sorilea da parte delle Sapienti. E anche di Rand, ma non stavolta.
Rand sembrava inconsapevole della loro presenza, pareva non vedesse neppure Sorilea. O forse stava ascoltando qualcuno che nessun altro poteva sentire. «Che cosa mi dici degli abitanti delle terre bagnate?» chiese alla fine. «Colavaere è stata incoronata regina, vero?» Non era una vera domanda.
Sorilea annuì, sfiorando l’elsa del pugnale con il pollice, ma la sua attenzione non lasciò mai le Aes Sedai. Agli Aiel importava poco di chi veniva scelto come re o regina fra gli abitanti delle terre bagnate, soprattutto se si trattava dei Cairhienesi assassini dell’albero.
Perrin ebbe la sensazione di essere trafitto da una lama di ghiaccio. Che Colavaere della casata Saighan volesse il trono del Sole non era un segreto; aveva complottato per quella conquista fin dal giorno dell’assassinio di Galldrian Riatin, ancora prima che Rand si dichiarasse Drago Rinato, e aveva continuato anche dopo che era stata annunciata pubblicamente la volontà di Rand di assegnare il trono a Elayne. Erano però in pochi a sapere che la donna era un’assassina a sangue freddo. Faile si trovava in città, ma almeno non era sola. Bain e Chiad le sarebbero rimaste vicine. Erano Fanciulle e sue amiche, forse quasi ciò che le Aiel chiamavano sorelle prossime; non avrebbero permesso che le venisse fatto del male. La sensazione di gelo però non scomparve. Colavaere odiava Rand e di conseguenza avrebbe tentato di danneggiare chiunque gli fosse stato vicino, come per esempio la moglie di un suo amico. No. Bain e Chiad l’avrebbe tenuta al sicuro.
«Questa è una situazione delicata.» Kiruna si avvicinò pericolosamente a Rand ignorando del tutto Sorilea. Per essere una donna tanto magra, la Sapiente aveva occhi pesanti come martelli. «Qualsiasi cosa farai potrebbe avere delle serie ripercussioni. Io...»
«Che cos’ha detto Colavaere di me?» chiese Rand a Sorilea con un tono un po’ troppo spensierato. «Ha attaccato in qualche modo Berelain?» Berelain, la Prima di Mayene, la donna cui Rand aveva lasciato l’incarico di vegliare su Cairhien.
«Berelain sur Paendrag sta bene» mormorò Sorilea, senza interrompere il suo studio dell’Aes Sedai. In apparenza Kiruna rimase calma, nonostante fosse stata interrotta e ignorata, ma lo sguardo che fissò su Rand avrebbe potuto gelare il fuoco di una forgia, trasformandolo in ghiaccio nonostante i mantici che pompavano. Sorilea si limitò a fare un gesto a Feraighin.
La donna con i capelli rossi sobbalzò, quindi si schiarì la voce. Chiaramente non si era aspettata che le fosse concesso di parlare. Recuperò la propria compostezza con la stessa rapidità con cui avrebbe indossato un abito. «Colavaere Saighan dice che sei andato a Caemlyn, Car’a’carn, o forse a Tear, ma ovunque ti sei recato, tutti devono ricordare che sei il Drago Rinato e ti devono obbedire.» Feraighin tirò su con il naso. Il Drago Rinato non faceva parte delle profezie aiel, solo il Car’a’carn. «Ha detto che tornerai e confermerai il suo diritto al trono. Parla spesso con i capiclan, incoraggiandoli a portare le lance a sud. Secondo lei sarebbe un segno di obbedienza nei tuoi riguardi. Le Sapienti non le vede neppure, e quando noi parliamo è come se ascoltasse il vento.» Tirò di nuovo su con il naso e questa volta ricordò molto Sorilea. Nessuno dava ordini ai capiclan, ma far arrabbiare le Sapienti era un pessimo modo per convincerli a fare qualcosa.
Nonostante fosse concentrato quasi solo su Falle, Perrin pensò che la strategia di Colavaere fosse sensata. Con ogni probabilità, quella donna non aveva mai prestato abbastanza attenzione alle ‘selvagge’ per rendersi conto che le Sapienti facevano ben altro che distribuire erbe, ma di sicuro le avrebbe fatto comodo se gli Aiel avessero lasciato Cairhien. Bisognava sapere se, date le circostanze, i capi le avevano dato ascolto, ma Rand non pose questa domanda.
«Cos’altro è accaduto in città? Voglio sapere tutto quello che hai sentito, Feraighin. Anche le cose che possono sembrare importanti solo a un abitante delle terre bagnate.»
La donna si spostò la criniera rossa dietro le spalle con un gesto sprezzante. «Gli abitanti delle terre bagnate sono come le mosche della sabbia, Car’a’carn; chi può sapere cosa reputano importante? Talvolta in città accadono cose strane, almeno così ho sentito dire, come anche nell’accampamento. La gente vede cose impossibili, solo per pochi attimi, cose davvero impossibili. E poi muoiono, uomini, donne e bambini.» Perrin rabbrividì ancora una volta: la donna stava parlando del fenomeno che Rand chiamava ‘bolle di male’, emanazioni del Tenebroso che salivano dalla sua prigione come schiuma in una palude fetida, e vagavano attraverso il Disegno fino a esplodere.
Una volta Perrin era rimasto imprigionato in una di quelle bolle e non aveva alcuna voglia di ripetere l’esperienza...
«Se poi vuoi sapere cosa stanno facendo gli abitanti delle terre bagnate,» proseguì la donna «chi perde tempo a osservare le mosche della sabbia? A meno che non mordano... E questo mi fa rammentare una cosa. Io non lo capisco, ma forse per te sarà più chiaro. Queste mosche della sabbia prima o poi morderanno.»
«Quali mosche della sabbia? Gli abitanti delle terre bagnate? Di cosa stai parlando?»
Feraighin non era brava come Sorilea con gli sguardi d’accusa, eppure nessuna Sapiente che Perrin avesse mai visto apprezzava l’impazienza degli altri. Nemmeno quella del capo di tutti i capi. Dopo aver sollevato il mento, la Aiel si strinse lo scialle addosso e rispose. «Tre giorni fa, gli assassini dell’albero Caraline Damodred e Toram Riatin si sono presentati in città. Hanno emanato un editto sostenendo che Colavaere Saighan è un’usurpatrice, ma poi se ne sono tornati nel loro accampamento a sud e non fanno altro che mandare di tanto in tanto un po’ di persone in città. Lontano dal loro accampamento, cento di loro scapperebbero alla vista di un solo algai’d’siswai o forse anche di un gai’shain. L’uomo di nome Darlin Sisnera e altri Tarenesi sono arrivati con un’imbarcazione giusto un giorno fa e si sono uniti a loro. Sin da allora non hanno fatto altro che banchettare e bere, come se stessero celebrando qualcosa. I soldati degli assassini dell’albero si stanno riunendo in città al comando di Colavaere, eppure controllano le nostre tende più di quelle di altri abitanti delle terre bagnate o della città stessa. Controllano e non fanno nulla. Forse tu ne conosci la ragione, Car’a’carn. Io no, e nemmeno Bair, Megana o chiunque altro dei nostri.»