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La corona di spade

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La corona di spade
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Sembrava che quasi tutti gli altri sulla collina provassero le stesse sensazioni. Tutti erano in movimento, le lance venivano sollevate e le frecce incoccate. I Cairhienesi e gli uomini di Mayene cambiarono posizione sulla sella e Aram estrasse la spada con gli occhi che rilucevano d’impazienza. Loial controllò con rammarico la lama della sua grande ascia. Era come un’immensa scure da taglialegna, ma con delle incisioni che rappresentavano foglie e spirali, e intarsiata con l’oro. L’intarsio era leggermente consumato dall’uso recente. Se avesse dovuto servirsene di nuovo, l’Ogier lo avrebbe fatto, ma con molta riluttanza, e questo valeva anche per Perrin e la sua ascia e molti altri uomini, e per gli stessi motivi.

Rand rimase seduto a cavallo a osservare, la sua espressione indecifrabile. Min fece spostare la sua giumenta per avvicinarsi abbastanza da poterlo carezzare su una spalla, come qualcuno che cerchi di calmare un mastino nervoso.

Anche le Sapienti parevano imperturbabili, ma nessuna era rimasta immobile. Sorilea fece dei gesti e una dozzina di donne fra quelle di guardia intorno alle Aes Sedai andarono a unirsi a lei e Amys, ben lontano da Rand e anche fuori dalla portata dell’udito di Perrin. Erano poche quelle ad avere del grigio fra i capelli e Sorilea era la sola con il volto rugoso, ma in fondo fra le Sapienti che erano con loro quasi nessuna aveva i capelli brizzolati. In verità, non erano in generale molti gli Aiel che vivevano tanto a lungo da avere i capelli grigi. Quelle donne ricoprivano posizioni di responsabilità, erano influenti, indipendentemente da come le Sapienti prendevano le loro decisioni. Perrin aveva già visto Sorilea e Amys parlare con lo stesso gruppo di donne, anche se ‘parlare’ non era proprio quello che facevano.

Sorilea diede ordini, Amys intervenne di tanto in tanto e le altre ascoltarono. Edarra protestò, ma Sorilea la zittì, senza spezzare il passo della sua ritirata, quindi indicò due donne del gruppo, Sotarin e Cosain, che sollevarono subito le gonne sopra le ginocchia e scattarono incontro alla nuova arrivata.

Perrin carezzò Stepper. Non ci sarebbero state altre uccisioni. Non ancora.

Le tre Sapienti s’incontrarono a circa mezzo chilometro dalla collina e si fermarono. Parlarono solo per un momento, quindi si diressero tutte di corsa verso il promontorio, dritte da Sorilea. La nuova arrivata, una giovane donna con il naso lungo e una massa di capelli incredibilmente rossi, parlò velocemente. Il volto di Sorilea divenne sempre più duro man mano che l’altra andava avanti. Alla fine, la donna con i capelli rossi concluse con poche parole — o meglio, Sorilea la indusse a farlo — quindi si voltarono tutte verso Rand, ma non fecero neppure un passo nella sua direzione. Attesero con le mani incrociate davanti alla vita e lo scialle drappeggiato sulle braccia, con espressioni incomprensibili come quelle di qualsiasi Aes Sedai.

«Il Car’a’carn» mormorò Rand nervoso sottovoce. Smontò da cavallo, quindi aiutò Min a fare lo stesso.

Anche Perrin scese di sella e guidò Stepper seguendoli verso le Sapienti. Loial si unì al gruppo e lo stesso fece Aram, che rimase a cavallo fin quando Perrin gli fece un cenno. Gli Aiel non cavalcavano a meno che non fosse assolutamente necessario e consideravano maleducato che la gente parlasse loro restando in sella. Poi si avviarono anche Rhuarc e Gaul, torvo in viso per chissà quale motivo. Com’era prevedibile, anche Nandera, Sulin e le Fanciulle andarono con loro.

La nuova arrivata con i capelli rossi iniziò a parlare non appena arrivò Rand. «Bair e Megana hanno fatto piazzare vedette ovunque, supponendo che avresti potuto fare ritorno nella città degli assassini dell’albero, Car’a’carn, ma per la verità nessuna pensava che sarebbe stato...»

«Feraighin» la richiamò Sorilea con tale durezza da farla impallidire. La donna dai capelli rossi chiuse la bocca di scatto e fissò Rand con grandi occhi azzurri e brillanti, evitando lo sguardo della Sapiente.

Alla fine Sorilea sospirò e spostò su Rand la propria attenzione. «Ci sono problemi negli accampamenti» spiegò atona. «Fra gli assassini dell’albero hanno incominciato a circolare delle voci. Pensano che tu te ne sia andato alla Torre Bianca con le Aes Sedai, per inginocchiarti al cospetto dell’Amyrlin Seat. Nessuno di quelli che sapevano la verità ha osato parlare, o il risultato sarebbe stato anche peggiore.»

«E qual è invece il risultato?» chiese Rand con calma, anche se trasudava tensione, e Min iniziò di nuovo a carezzarlo sulla spalla.

«Molti credono che tu abbia abbandonato gli Aiel» aggiunse Amys con altrettanta calma. «Si è ripresentata la tetraggine. Ogni giorno un migliaio di uomini o forse più abbandonano le lance e svaniscono, incapaci di affrontare il nostro futuro o il nostro passato. Alcuni forse sono passati agli Shaido.» Per un momento la voce della donna fu piena di disgusto. «Alcune dicerie sostengono che il vero Car’a’carn non sarebbe andato con le Aes Sedai. Indirian dice che se ti sei recato alla Torre Bianca non può essere successo di tua spontanea volontà. È pronto a portare i Codarra a nord, a Tar Valon, e a far danzare le lance con le Aes Sedai. O con qualsiasi altro abitante delle terre bagnate; pensa che qualcuno debba averti tradito. Timolan invece crede che se le voci sono vere, sei stato tu a tradire noi e che quindi porterà di nuovo i Miagoma nella Terra delle Tre Piegature. Dopo averti ucciso. Mandelain e Janwin rimangono del loro parere, ma ascoltano sia Indirian che Timolan.» Rhuarc fece una smorfia inspirando fra i denti; per un Aiel era come strapparsi i capelli.

«Non sono buone notizie,» protestò Perrin «ma voi la fate sembrare addirittura una sentenza di morte. Una volta che Rand si farà vedere, le voci cesseranno.»

Rand si passò una mano fra i capelli. «Se così fosse, Sorilea non avrebbe la faccia di chi ha appena ingoiato una lucertola.» In verità, sembrava che le lucertole ingoiate da Nandera e Sulin fossero ancora vive. «Che cos’è che non mi hai detto, Sorilea?»

La donna con il volto rugoso lo guardò con un sorriso di approvazione. «Vedi oltre le parole che vengono dette. Molto bene.» Ma il suo tono rimase piatto e duro come roccia. «Stai per tornare accompagnato da delle Aes Sedai. Alcuni crederanno che alla fine hai piegato le ginocchia. Qualsiasi cosa farai o dirai, crederanno che indossi una cavezza delle Aes Sedai. Questo prima di sapere che eri stato fatto prigioniero. I segreti trovano degli spiragli per trapelare dove non passerebbe una pulce, e un segreto noto a così tante persone ha le ali.»

Perrin lanciò un’occhiata a Dobraine e Nurelle,. che osservavano la scena insieme ai loro uomini, e deglutì nauseato. Quanti dei seguaci di Rand erano tali perché lui aveva il sostegno degli Aiel alle sue spalle? Non tutti, certo, ma per ognuno che aveva fatto quella scelta perché Rand era il Drago Rinato, cinque o anche dieci lo avevano fatto perché la Luce risplendeva più chiara nei ranghi più forti. Se gli Aiel se ne fossero andati o si fossero divisi...

Perrin non voleva nemmeno pensare a quella possibilità. Per difendere i Fiumi Gemelli aveva dovuto sfruttare le sue possibilità fino al limite estremo, e forse anche di più. Ta’veren o meno, non s’illudeva di essere uno di quegli uomini che sarebbero finiti nelle storie, a differenza di Rand. I problemi di un villaggio erano tutto ciò che i suoi limiti gli permettevano di affrontare, eppure non poteva farne a meno: aveva la mente in tumulto. Cosa avrebbero fatto quegli uomini se fosse capitato il peggio? Due elenchi presero forma nella sua mente: chi sarebbe rimasto leale e chi avrebbe cercato di sgattaiolare. La prima lista era molto corta, mentre la seconda talmente lunga da fargli seccare la gola se l’avesse recitata. Erano ancora troppi quelli che badavano solo ai propri vantaggi, quasi non avessero mai sentito parlare delle Profezie del Drago o dell’Ultima Battaglia. Sospettava che qualcuno di loro avrebbe continuato a farlo fino al giorno dopo, l’inizio di Tarmon Gai’don. L’aspetto peggiore della situazione era che non si trattava nemmeno di Amici delle Tenebre, ma solo di persone che davano la precedenza ai propri interessi. Le orecchie di Loial erano flosce: anche lui vedeva le stesse prospettive.

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