La corona di spade
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #7
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La corona di spade». Краткое содержание книги:
Erano pochi i Cairhienesi che ancora osavano chiamare ‘selvaggi’ gli Aiel, almeno apertamente, ma quasi tutti li ritenevano ancora tali. I due uomini sulla porta si ripresero, sospirarono e... videro Rand spuntare dal gruppo delle Fanciulle. I loro occhi saltarono quasi fuori dalle Orbite. Si guardarono senza voltarsi, quindi si inginocchiarono. Uno fissava il pavimento, l’altro chiuse gli occhi e Perrin lo sentì pregare sommessamente.
«A quanto pare mi adorano» disse Rand sottovoce. Non sembrava affatto lui. Min, con espressione afflitta, gli toccò un braccio. Rand le diede un colpetto sulla mano senza guardarla e, per qualche motivo, questo sembrò intristirla ancora di più.
La Grande Sala del sole era immensa, con un soffitto a volta alto almeno cinquanta passi e delle grandi lampade dorate appese a catene dello stesso materiale, abbastanza spesse da poterle usare per un ponte levatoio. Era immensa e piena, la gente era ammucchiata attorno alle massicce colonne squadrate di marmo blu venato di nero disposte in due file ai lati del corridoio centrale. Furono quelli in fondo a notare per primi i nuovi arrivati. Alcuni indossavano delle giubbe lunghe, altri corte, alcune ricamate con colori sgargianti e altre consumate dal viaggio. Tutti fissarono il gruppo di Rand con attenzione, molto incuriositi. Le poche donne in fondo alla sala portavano vestiti da cavallerizza e avevano espressioni dure come quelle degli uomini, con lo stesso sguardo diretto.
Perrin pensò fossero Cacciatici del Corno. Dobraine lo aveva avvisato che ogni nobile in grado di spostarsi sarebbe stato presente, e molti Cacciatori erano di nobili origini, o sostenevano di esserlo. Che avessero o meno riconosciuto Rand, avevano percepito qualcosa, e le mani scattarono verso spade e pugnali che però in quella circostanza non avevano indosso. I Cacciatori volevano soprattutto avventure e un posto nelle storie, oltre al Corno di Valere. Anche se non conoscevano il Drago Rinato, quando lo videro seppero riconoscere il pericolo da lui rappresentato.
Gli altri spettatori erano meno propensi a correre rischi, o meglio, erano più abituati agli intrighi e ai complotti. Perrin arrivò a metà del grande corridoio centrale, subito dietro Rand, prima che le esclamazioni si diffondessero nella sala come vento. I Cairhienesi erano pallidi, indossavano giubbe scure di seta con strisce colorate sul torace, e alcuni avevano il cranio rasato e incipriato; anche le dame avevano strisce colorate sui lunghi abiti a collo alto, con cascate di merletto che coprivano le mani, e portavano i capelli acconciati in torri intricate che spesso aggiungevano trenta centimetri alla loro altezza. I sommi signori e i signori della terra tarenesi avevano barbe imbrillantinate tagliate a punta, cappelli di velluto, giubbe rosse, blu e di ogni altro colore, con le maniche a sbuffo a strisce colorate; le loro dame indossavano abiti anche più variopinti, con ampi colletti di merletto e cuffie tempestate di perle e pietre di luna, granati e rubini. Conoscevano sia Perrin che Dobraine, Havien e Min, ma, cosa più importante, conoscevano Rand. Un’ondata di stupore lo seguì lungo tutta la sala. Occhi sgranati, bocche aperte, si irrigidirono così tanto che Perrin pensò quasi che gli Asha’man li avessero legati come avevano fatto con le guardie all’esterno. La sala era un mare di profumi dolci, con un sottofondo di sudore; attraverso quel misto filtrava la paura, un odore che si poteva definire fremente.
L’attenzione di Rand era rivolta tutta verso il fondo del corridoio, al palco di marmo blu scuro sul quale spiccava il trono del sole, risplendente di dorature come a rendere. onore al suo nome e con l’astro raggiato che spuntava dietro lo schienale. Colavaere si alzò lentamente, scrutando nel corridoio oltre la testa di Rand. Il suo abito quasi nero non aveva nessuna traccia di colore, ma la grande massa di ricci era stata acconciata con cura sopra la corona con il sole nascente d’oro e diamanti gialli. Accanto al trono c’erano sette ragazze che indossavano vestiti dal corpetto nero, con il merletto che spuntava sotto il mento e la gonna con strisce verticali dei colori di Colavaere, giallo, rosso e argento. Sembrava che la moda cairhienese fosse diversa per la regina e le sue dame.
Un leggero movimento dietro al trono mise in evidenza un’ottava donna, nascosta, ma a Perrin non importava né di Colavaere né di nessun’altra se non della ragazza direttamente alla sua destra. Faile. Gli occhi a mandorla erano fissi su di lui, grandi lune scure e liquide, ma la sua espressione decorosa e fredda non era minimamente alterata. Forse divenne ancor più tesa. Perrin cercò di fiutare l’odore della moglie, ma i profumi e il sentore della paura erano troppo intensi. Faile aveva di sicuro i suoi motivi per essere presente sul palco. Buoni motivi. Doveva.
Rand toccò la manica di Sulin: «Aspetta qui» le disse. Sulin aggrottò le sopracciglia, la cicatrice sul volto rugoso era bianca come i capelli, lo osservò, quindi annuì con ovvia riluttanza. Fece dei cenni con la mano libera e nella stanza si levarono altre esclamazioni quando le Fanciulle si velarono. Era una situazione quasi comica; gli otto uomini in giubba nera che cercavano di guardare simultaneamente in tutte le direzioni avrebbero potuto uccidere ogni persona presente nella sala prima che le Fanciulle riuscissero a scagliare una lancia, ma nessuno sapeva chi fossero. Nessuno li guardò due volte; erano solo una manciata di uomini con le spade rinfoderate. Erano tutti concentrati sulle Fanciulle e su Rand, e non avevano notato che nemmeno uno di quegli uomini sudava, proprio come Rand. Perrin invece era zuppo.
Dopo aver oltrepassato le Fanciulle, con Min ancora al suo fianco, Rand si fermò. Perrin, Dobraine e Havien si unirono a lui. Naturalmente anche Aram, che seguiva Perrin come un’ombra. Rand li studiò tutti uno alla volta annuendo lentamente: Si soffermò di più su Perrin, e impiegò più tempo per annuire. Il Cairhienese con i capelli grigi e il giovane di Mayene avevano un’espressione letale. Perrin non sapeva che espressione avesse lui, ma sentiva di aver serrato forte i denti. Nessuno avrebbe fatto del male a Faile, non importava cosa lei aveva fatto, o perché. Non gli interessava nemmeno pensare a cosa avrebbe dovuto fare per fermarli.
I passi rimbombarono sonori nel silenzio della vasta sala quando Rand e gli altri attraversavano il pavimento di mattonelle azzurre con l’immenso mosaico d’oro che rappresentava il sole nascente. Colavaere stringeva forte la gonna e si inumidiva le labbra mentre gli occhi guizzavano costantemente fra Rand e le porte alle sue spalle.
«Cerchi le Aes Sedai?» risuonò la voce di Rand, che fece uno sgradevole sorriso. «Le ho mandate all’accampamento aiel. Se non ci riescono gli Aiel a insegnar loro un po’ di buone maniere, nessun altro potrà farlo.» Nella sala si sollevò un mormorio di stupore, che scemò lentamente. Adesso l’odore della paura era molto più forte dei vari profumi.
Colavaere sobbalzò. «Perché dovrei...» Dopo aver sospirato profondamente, cercò di racimolare un minimo di dignità. Matura, più che attraente, senza nemmeno un tocco di grigio fra i capelli scuri, possedeva una regalità che non aveva nulla a che vedere con la corona che portava in capo. Era nata per comandare, per regnare, e sembrava esserne convinta. Gli occhi della donna soppesarono e valutarono, tradendo la sua intelligenza. «Mio lord Drago,» disse poi, con una riverenza talmente profonda da sembrare quasi canzonatoria «ti porgo il mio benvenuto. Cairhien ti porge il suo benvenuto.» Da come aveva parlato, le due frasi dovevano avere lo stesso significato.
Rand salì lentamente i gradini verso il trono. Min fece per seguirlo, ma poi si fermò a braccia conserte. Perrin invece continuò ad avanzare, per essere più vicino a Faile, ma fece solo pochi passi. Fu lo sguardo di sua moglie a bloccarlo. Uno sguardo che sembrava sempre più simile a quello di Colavaere. Guardava sia lui sia Rand. Perrin avrebbe voluto poter fiutare il suo odore, ma la mistura di profumi e paura era troppo forte. Perché Faile non parlava? Perché non andava da lui? Perché non sorrideva?