La corona di spade
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #7
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La corona di spade». Краткое содержание книги:
La ragazza lo interruppe duramente. «No! Io vengo con te, Rand al’Thor. Hai bisogno di me e lo sai.» Sembrò più una preghiera che una pretesa, ma quando una donna piantava i pugni sui fianchi a quel modo e con quello sguardo intenso, non stava pregando.
«Vengo anch’io» disse Loial, appoggiato alla lunga ascia. «Tu fai sempre qualcosa quando io sono da qualche altra parte.» La voce di Loial divenne lamentosa. «Non va bene Rand, non funziona per il libro. Come faccio a descrivere gli eventi se non sono mai presente?»
Rand stava ancora guardando Min; sollevò una mano verso di lei, poi la lasciò ricadere. Min sostenne il suo sguardo.
«Questa è... una follia.» Mentre impugnava rigido le redini, Dashiva spronò la giumenta fino ad avvicinarsi al cavallo nero di Rand. I suoi lineamenti erano deformati dalla riluttanza; forse anche gli Asha’man erano preoccupati all’idea di trovarsi troppo vicini a Rand. «A loro basta solo un uomo con un... arco o un pugnale che non riuscirai a vedere in tempo. Invia uno degli Asha’man per fare ciò di cui c’è bisogno, o più di uno, se ritieni che sia necessario. Apri un passaggio laddove ti serve e tutto potrà essere risolto prima che chiunque si accorga che è successo qualcosa.»
«Dovrei restarmene qui seduto fino a notte inoltrata,» lo interruppe Rand guidando il suo castrone intorno a Dashiva «aspettando di conoscere questo posto così bene da poter aprire un passaggio? È un sistema che provocherebbe spargimenti di sangue. Ci hanno già visti dalle mura, a meno che non siano ciechi. Prima o poi invieranno qualcuno per scoprire chi e quanti siamo.» Il resto della colonna era rimasto nascosto dietro la collina, inclusi i portabandiera, ma gli uomini a cavallo su un promontorio insieme alle Fanciulle avevano di sicuro incuriosito qualcuno. «Agirò a modo mio.» Rand aveva un tono di voce adirato ed emanava odore di furia. «Nessuno morirà a meno che non sia inevitabile, Dashiva. Ne ho abbastanza della morte. Hai capito? Nessuno!»
«Come il mio lord Drago ordina» L’uomo chinò il capo, ma sembrava amareggiato e odorava di...
Perrin si grattò il naso. L’odore... svolazzava, zigzagando selvaggiamente fra paura, odio, rabbia e una dozzina di altre emozioni, quasi troppo velocemente perché potesse identificarle tutte. Adesso non aveva più dubbi sulla follia di quel Dashiva, per quanto cercasse di mimetizzarla, ma a Perrin non importava più. Così vicino...
Affondò i talloni nei fianchi di Stepper e si diresse verso la città e Faile, senza aspettare gli altri e notando appena Aram che gli fu subito dietro. Non aveva bisogno di vederlo per sapere che era con lui. Riusciva a pensare solo a Faile. Se avesse portato Rondine in città sana e salva... Perrin si costrinse a far andare Stepper al passo. Un cavallo al galoppo avrebbe attirato l’attenzione e sollevato domande e ritardi.
A quella velocità, furono raggiunti abbastanza in fretta da quelli che comunque si sarebbero diretti in città. Min l’aveva avuta vinta, come anche Loial. Le Fanciulle erano disposte a ventaglio davanti a tutti e lanciarono degli sguardi compresivi a Perrin mentre lo oltrepassavano. Chiad tenne lo sguardo fisso a terra fino a quando non lo superò.
«Questo piano ancora non mi piace» mormorò Havien accanto a Rand. «Perdonami lord Drago, ma non mi piace.»
Dobraine, dall’altro lato, sbuffò. «Ne abbiamo già parlato, ragazzo. Se facciamo come vuoi tu, chiuderanno i cancelli quando noi non avremo percorso neanche un chilometro.» Havien borbottò qualcosa di incomprensibile e fece muovere il cavallo di qualche passo. Avrebbe voluto che tutti gli uomini seguissero Rand in città.
Perrin si girò indietro, a guardare oltre gli Asha’man. Sul promontorio erano visibili Damer Flinn, riconoscibile dalla giubba, e alcuni degli uomini dei Fiumi Gemelli, in piedi e con le redini dei cavalli fra le mani. Perrin sospirò. Non gli sarebbe dispiaciuto avere con sé i suoi conterranei, ma con ogni probabilità Rand aveva ragione e Dobraine era dalla sua parte.
Pochi uomini potevano entrare dove sarebbe stato impossibile per un piccolo esercito. Se i cancelli fossero stati chiusi, gli Aiel avrebbero assediato la città, se ancora erano dalla parte di Rand, e allora ci sarebbe stata una nuova serie di uccisioni. Rand aveva infilato lo scettro del Drago in una delle bisacce da sella del castrone lasciando visibile l’impugnatura intagliata. La semplice giubba che indossava non somigliava a nulla che il Drago Rinato avrebbe usato. Anche riguardo gli Asha’man non c’erano grandi problemi. In città nessuno sapeva cosa significasse la loro giubba nera. Pochi uomini erano anche più facili da uccidere che un piccolo esercito, benché la maggior parte di loro potesse incanalare. Perrin aveva visto un Asha’man trafitto da una lancia Shaido: era morto come chiunque altro.
Dashiva imprecò sommessamente. Perrin sentì le parole ‘eroe’ e ‘sciocco’ con lo stesso tono denigratorio. Se non fosse stato per Faile, forse sarebbe stato d’accordo. Rand guardò l’accampamento aiel disposto disordinatamente sulle colline a due o tre chilometri a est della città e Perrin trattenne il fiato, ma qualsiasi fosse stato il pensiero che aveva avuto, il suo amico proseguì lungo la strada. Nulla importava più di Faile. Nulla, che Rand fosse d’accordo o meno.
A circa mezzo chilometro dai cancelli incontrarono un altro accampamento che preoccupò Perrin. Era grande quasi quanto una città, un gruppo compatto di ripari vacillanti e tende lacere ottenute da brandelli di diversi tessuti, su un terreno bruciato confinante con le alte mura grigie fino a dove arrivava lo sguardo. Quel luogo un tempo era il Passaggio Anteriore, un labirinto di strade tortuose e vicoli, prima che gli Shaido lo incendiassero. Alcuni degli abitanti dell’accampamento fissarono in silenzio lo strano gruppo che li superava — un Ogier, Fanciulle aiel — ma i più badarono ai propri affari con volti diffidenti e facendo ben attenzione a ignorare tutto ciò che non era direttamente davanti ai loro occhi. I colori sgargianti e gli indumenti vistosi spesso laceri e trasandati degli abitanti del Passaggio Anteriore si confondevano con quelli tetri e grigi tipici di Cairhien e quelli semplici e scuri dei contadini. Gli abitanti del Passaggio Anteriore si erano riversati in città quando Perrin era andato via, insieme a un migliaio di profughi dalle campagne circostanti. Molti di quei volti adesso erano segnati da lividi, tagli e squarci, spesso senza alcun bendaggio. Con ogni probabilità erano stati cacciati da Colavaere, di certo non avevano abbandonato la protezione delle mura di loro iniziativa; gli abitanti del Passaggio Anteriore e i profughi temevano il ritorno degli Shaido, come un uomo che si è ustionato teme il ferro caldo.
La strada passava in mezzo all’accampamento fino ai cancelli di Jangai, tre alti archi squadrati fiancheggiati da torri. Sui bastioni erano visibili uomini con elmetti che osservano dalle merlature delle torri. Alcuni fissavano gli uomini sulla collina e di tanto in tanto un ufficiale si portava il cannocchiale all’occhio. Il piccolo gruppo di Rand aveva attirato l’attenzione. Uomini a cavallo accompagnati da Fanciulle aieclass="underline" non gente comune. Dal muro dentellato apparvero delle balestre, ma nessuno sollevò un’arma. I cancelli con le bande laterali di ferro vennero aperti. Perrin trattenne il fiato. Voleva galoppare verso il palazzo del Sole, da Faile.
Appena varcati i cancelli incontrarono un posto di guardia, dove gli estranei dovevano registrarsi prima di entrare in città. Un ufficiale Cairhienese dal volto squadrato li guardò passare con un cipiglio contrariato, osservando le Fanciulle a disagio, ma non fece nulla.
«Come ti avevo detto,» spiegò Dobraine dopo che ebbero oltrepassato il posto di guardia «Colavaere ha dato libero accesso alla città per la festa dell’Incoronazione. Nemmeno a qualcuno con un mandato d’arresto sulla testa può essere negato l’ingresso. È una tradizione.» Parve comunque sollevato. Min sospirò sonoramente e Loial trasse un respiro che avrebbe potuto essere sentito a oltre due strade di distanza. Perrin era ancora troppo teso per sospirare. Rondine era dentro Cairhien. Adesso doveva solo raggiungere il palazzo reale.