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I racconti inediti

Электронная книга - «I racconti inediti». Краткое содержание книги:

L’antologia di Jack Vance presenta al lettore i seguenti racconti di fantascienza: «ICABEM», «La selezione», «Il sifone plagiano», «Il fato del Phalid», «Il Tempio di Han», «Il figlio dell’albero» ed «I signori di Maxus».
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I due Phalid all’interno erano sul punto di andarsene, conducendo in mezzo a loro uno dei prigionieri che tentava di divincolarsi e gridava per il terrore. Ma lo portarono fuori dalla prigione, nel corridoio, e Wratch attese che si fossero allontanati sulle nere gambe articolate, fino a sparire alla vista; poi sollevò la barra, ed entrò nella cella.

I prigionieri lo guardarono apatici, e Wratch, notando particolari come capelli più lunghi, statura più bassa, si accorse che circa metà dei prigionieri erano donne, evidentemente provenienti da una nave passeggeri distrutta dai Phalid.

Una matita sporgeva dal taschino di un uomo. Wratch gli si avvicinò, la prese, e, raccogliendo un foglio di carta dalla scrivania, si ritirò in un angolo poco appariscente e scrisse:

«Non sono un vero Phalid. Vi aiuterò a fuggire. Dillo ai tuoi compagni. Potete parlarmi in Inglese. Capisco.»

Tese il messaggio all’uomo più vicino.

L’uomo lesse, e fissò Wratch stordito per lo stupore.

«Ehi, Wright, Chapman, guardate qui!» gridò, e passò il foglio agli altri due. In un momento il foglio era stato letto da tutti.

Stavano mostrando troppa eccitazione. Wratch temeva che un Phalid di passaggio gettasse un’occhiata all’interno, e venisse messo sull’avviso dall’insolita attività. Scrisse un altro biglietto.

«Comportatevi più naturalmente. Io rimarrò fuori dalla porta. Quando vi faccio cenno, uscite alla svelta, girate a destra, entrate nel secondo portello alla vostra sinistra, a circa trenta iarde lungo il passaggio. Lì dentro c’è una navicella di salvataggio, con comandi molto semplici. Tutto deve essere fatto velocemente.» Sottolineò la parola «velocemente». Quando sarete sulla navicella, allora dovrete badare a voi stessi. Il regolatore della propulsione è la ruota sulla forcella. La navicella viene liberata sganciando i due morsetti appena dentro il portello.»

Lessero il biglietto.

«Come facciamo a sapere che non è un trucco?» disse una voce.

«Trucco o no, è un’occasione,» disse il primo uomo. «Procedi pure,» disse a Wratch. «Aspettiamo il tuo segnale.»

Wratch agitò il tentacolo in quello che sperava essere un cenno rassicurante, poi uscì dalla prigione lasciando la barra alzata. Il passaggio era vuoto. Per quanto ascoltasse, non udiva alcun suono di passi in avvicinamento, il lento schiocco secco che produceva il bordo corneo attorno al centro spugnoso del piede di un Phalid battendo contro il lucido materiale del ponte.

Spalancò la porta, chiamò con un cenno i Terrestri che aspettavano in uno stato di tensione; poi rapidamente percorse a lunghi passi il corridoio nella direzione opposta, per essere quanto possibile distante dal luogo della fuga.

Ma dietro il primo angolo incontrò i due Phalid che erano usciti dalla prigione, e ora stavano riportando il prigioniero che avevano preso, e che Wratch vide essere una donna. Doveva trattenerli, anche se la sua ultima risorsa era sempre nella cassettina di emergenza, che portava fissata sotto il carapace, alta e invisibile.

Ma l’avrebbe usata solo come ultima risorsa. Si fermò in mezzo al passaggio.

«Quali sono le vostre conclusioni sull’intelligenza di questa razza?» chiese.

I due Phalid si fermarono, lo esaminarono attentamente.

«Hanno un senso dei valori insolito e capriccioso,» disse uno dei Phalid. «Le loro azioni non sono governate da Bza, l’ordine costituito, ma piuttosto dalla volontà individuale.»

«Che strano manicomio dev’essere il loro mondo!» esclamò Wratch.

«Indubbiamente,» disse il secondo Phalid. Stavano mostrando impazienza. Ma Wratch, oltre al desiderio di farli tardare, cercava davvero informazioni. Voleva sapere perché venivano presi dei prigionieri, e perché venivano portati sul pianeta dei Phalid. Ma era comunque conscio che una domanda diretta avrebbe sollevato dei sospetti. Tentò una via traversa.

«Ma saranno sufficientemente adatti ai nostri propositi?»

«È probabile,» fu la risposta. «Il furto è un compito peculiarmente consono alla loro natura imprevedibilmente scaltra.»

Furto? Forse i Terrestri venivano fatti prigionieri e trasportati attraverso anni luce di spazio da un gigantesco sindacato del crimine? Ma i due Phalid, senza ulteriori indugi, lo oltrepassarono. Preoccupato si affrettò dietro a loro, temendo di trovare i Terrestri ancora nel passaggio. Se fossero stati veloci, sarebbero già stati sulla navicella, e lontani dalla nave. E con dieci o quindici minuti di vantaggio, sarebbe stata un’impresa difficoltosa ritrovarli.

I Phalid raggiunsero la prigione, aprirono la porta, e spinsero dentro l’unica prigioniera. Poi rimasero paralizzati per la sorpresa. La prigione era vuota.

Ronzando aspramente uscirono dalla cella, e si immersero in un dialogo molto serio. Wratch, soddisfatto, ritornò sui suoi passi non visto.

Poco dopo la nave vibrò e rallentò, mentre i Phalid perlustravano il vuoto in cerca della navicella rubata. Ma se i Terrestri avevano agito con astuzia, costeggiando tranquillamente dopo il primo breve scatto al massimo della potenza, solo un caso avrebbe potuto farli scoprire.

In pochi minuti la nave dei Phalid riprese la velocità consueta, e non rallentò più, e Wratch dedusse che la fuga dei prigionieri era stata un successo.

Senza altro di meglio da fare, e sentendosi come uno strano passeggero in un’ancora più strana crociera di piacere, Wratch vagabondava per la nave, osservando e ascoltando, ma apprendendo ben poche informazioni importanti. I Phalid comunicavano raramente tra di loro, probabilmente perché erano tutte dello stesso stampo. La personalità sembrava essere un concetto incomprensibile per la loro mente.

Wratch trovò solo un portello trasparente in tutta la nave, nella cupola del pilota sulla prua, proprio sopra la camera di Zau-amuz. Si arrischiò ad andarci, aspettandosi quasi di venire interrogato oppure cacciato, ma nessuno dei due Phalid ai comandi gli prestò la minima attenzione.

Wratch osservò il cielo cercando schemi stellari conosciuti, e per la prima volta gli rincrebbero i sette nuovi colori del suo spettro. Perché le stelle erano completamente diverse per aspetto, qualcuna splendente dei colori sopra al viola, qualcun’altra dei colori sotto al rosso.

Wratch si sentì completamente perduto.

Cercò furtivamente delle mappe stellari, ma non ne vide nessuna, e non osò chiederne.

Si ritrovò a vagabondare di nuovo verso la prigione, come un criminale che si dice ritorni sulla scena del delitto. Per la verità, Wratch era preoccupato per l’unica disgraziata prigioniera rimasta. Quanto grande doveva essere la sua infelicità, pensava, aggravata dalla solitudine!

Sbirciò attraverso il pannello. La vide, seduta col mento posato tra le mani. Wratch sapeva che era una donna per la lunghezza dei capelli; altrimenti i suoi occhi di Phalid non gli fornivano alcun indizio sul suo aspetto.

Senza pensare Wratch tolse la barra alla porta ed entrò nella cella, anche se in seguito si maledisse per avere esposto tutto il piano a un simile rischio. E se il suo interesse per la prigioniera avesse sollevato dei sospetti? Se fosse stato portato al cospetto di Zau-amuz, e questa volta interrogato a fondo?

Al suo avvicinarsi la donna alzò lo sguardo, e Wratch percepì che nel suo cervello avveniva un cambiamento dall’apatia al sordo orrore e all’odio. Tuttavia alla radice di tutto c’era una vitalità strana e cocciuta, che non poté non guadagnarsi la sua ammirazione, anche se ai suoi occhi aveva l’aspetto di una creatura sgradevole e umida, con una testa sormontata da una massa fibrosa e arruffata di capelli.

«Gli altri sono scappati, e credo che siano in salvo,» scrisse. «Io li ho aiutati. Mi dispiace che in quel momento tu non fossi in cella. Tieni alta la testa. Hai un amico a bordo.»

La sorpresa le si fece strada nel cervello, seguita da piccoli, dubbiosi barlumi di speranza.

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