I racconti inediti
- Автор: Вэнс Джек Холбрук
- Год: 1995
- Язык: итальянский
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «I racconti inediti». Краткое содержание книги:
«Possono permetterselo,» disse Sandion amaramente. «Hanno già ridotto di un terzo la nostra flotta da guerra. Sono dotate di una maledettissima mobilità. Siamo come un cieco che cerca di battere venti moscerini con dei lunghi coltelli. E non conoscendo la posizione del loro pianeta madre, siamo impotenti.»
«Questo è lavoro mio,» scrisse Wratch. «Non dimenticare che con loro ho un debito personale. I miei due fratelli.»
«Uhmm,» grugnì Sandion, e disse arcigno: «Il tuo lavoro… e il tuo suicidio.»
Wratch annuì con un movimento del corpo. La testa, montata sul collare corneo che sormontava il carapace nero, non poteva annuire.
«Quando arrivai da Plogetz stavo morendo, ero morto al novantanove percento. Cosa posso perdere?»
Sandion grugnì ancora. «Bene, devo andare. Stai tranquillo e riposa.» Sorrise sarcasticamente alla signorina Elder. «Sei un uomo fortunato, con una bella infermiera e tutto il resto.»
Per quello che mi serve, pensò Ryan Wratch.
Il Comandante di Settore Sandion si recò al portello, il cui cristallo leggermente brunito lasciava trasparire la vista di dodici torri scintillanti disposte tra parchi e laghi, reti di esili rotte aeree, e un traffico aereo brulicante. Il veicolo aereo di Sandion, attaccato magneticamente alla barriera di parcheggio, era sospeso fuori dall’ufficio del dottor Plogetz. Vi salì, e il veicolo sfrecciò via verso la Torre di Controllo Spaziale, verso il suo ufficio e l’interminabile studio delle carte spaziali.
Il dottor Plogetz si rivolse a Wratch.
«Adesso,» disse, «ti toglierò la mascherina. Non preoccuparti, e non meravigliarti per la confusione. Pensa a rilassarti e guardati in giro.»
Due settimane più tardi Wratch era in grado di muoversi per le sue stanze senza cadere addosso al mobilio. Questo non significava che vedeva le cose come prima. Era come imparare da capo a vedere in un mondo quattro volte più complesso. Tuttavia, se il futuro di Wratch avesse avuto in serbo la minima speranza di qualcos’altro che non fosse una lotta disperata e senza amici, e alla fine una triste morte, l’esperienza avrebbe potuto essere piacevole.
Malgrado tutto, era costantemente stupito e affascinato dai colori, dai toni e dalle sfumature, ardenti, fresche, malinconiche, focose, mistiche, che impartivano a ogni cosa una sembianza nuova e meravigliosa.
L’occhio umano vede rosso, arancione, giallo, verde, azzurro, viola. Wratch aveva sette altri colori, tre sotto il rosso, tre sopra il viola. Poi c’era un’altra lunghezza d’onda alla quale erano sensibili i suoi duecento occhi, un colore proprio in cima allo spettro, un colore glorioso e nebuloso. Riuscì a determinare tutto ciò con l’aiuto di un piccolo spettroscopio datogli dal dottor Plogetz. Descrisse la singola banda di colore al dottor Plogetz, che era molto interessato a tutte le osservazioni di Wratch, e che gli suggerì di chiamare quel colore «callicromo», una parola che secondo il dottor Plogetz derivava dal greco. Wratch era d’accordo, dal momento che la parola dei Phalid per il colore era foneticamente «zz-za-mmm», più o meno, un termine piuttosto inelegante da scrivere sulla lavagna che il dottor Plogetz gli aveva portato. Gli altri colori vennero chiamati sub-rosso 1, sub-rosso 2, sub-rosso 3, super-viola 1, super-viola 2, super-viola 3.
Wratch restava incantato semplicemente guardando fuori la città, osservando i colori cangianti del cielo, che non era più azzurro, ma una gradazione di azzurro e super-viola 1 e 2. Le torri non erano più torri. Distorte dal nodulo visivo del Phalid, apparivano a Wratch come brutte cose sottili, e i piccoli veicoli aerei affusolati che prima aveva ritenuto belli e slanciati sembravano tozzi e deformi. Niente, in effetti, pareva come prima. Gli occhi e il segmento cerebrale del Phalid alteravano l’aspetto di ogni cosa.
Uomini e donne avevano grottescamente cessato di essere creature umane. Erano divenuti creaturine frettolose e lebbrose, con la faccia appiattita e lineamenti estremamente sgradevoli.
Ma per compensare la perdita delle facoltà umane, Wratch scoprì dentro di sé un potere che forse, in precedenza, avrebbe potuto essere stato latente nel suo cervello.
Senza la normale percezione della gente che lo circondava, incapace di interpretare le espressioni facciali, il tono di voce, i cento piccoli atteggiamenti, Wratch scoprì gradatamente di essere in ogni momento consapevole delle loro emozioni interne. Forse era una facoltà universale, forse un attributo del Phalid racchiuso nei due noduli cerebrali.
Non lo seppe mai con esattezza, ma in questo modo Wratch apprese che la bella signorina Elder era nauseata e spaventata quando le sue mansioni la portavano vicino a lui; che il dottor Plogetz, uno scienziato freddo e preciso, lo considerava con poco sentimento al di là di un intenso interesse.
Riguardo alla signorina Elder, Wratch si ritrovò perplesso scoprendo che non gli sembrava più bella. Se la ricordava, una creatura magnifica con lucenti capelli scuri, grandi occhi teneri, un corpo flessuoso come un salice piangente. Adesso, ai suoi duecento occhi, la signorina Elder era un bipede pallido con una faccia che sembrava un pesce palla dei mari profondi, e una pelle non più piacevole di una grossa fetta di fegato crudo.
E quando si rimirava allo specchio… ah! Che creatura infinitamente superiore, dicevano i suoi occhi, alta, maestosa, aggraziata! Che carapace lucente, che tentacoli flessuosi! Un nobile contegno, occhi acuti che scrutavano l’orizzonte, becco vigile, e com’erano simmetriche le nere spugne baffute! Un aspetto quasi regale.
E Ryan Wratch si sentì alquanto a disagio trovandosi costretto ad accettare così completamente la versione dei fatti esterni propria del Phalid, e si teneva costantemente in guardia contro la sottile influenza dei suoi sensi alieni.
Il Comandante di Settore Sandion un giorno tornò. Gravemente strinse uno dei tentacoli di Wratch.
«Ho sentito che ti stai adattando molto bene,» disse Sandion.
Per Wratch era ancora impossibile parlare il linguaggio degli uomini. Andò alla lavagna.
«Quando comincio?» scrisse.
Sandion gli sembrava una creatura alterata color fango, nervosamente agile come una lucertola.
«Puoi cominciare domani, se sei pronto,» disse Sandion.
«!!!» scrisse Wratch; poi: «Fammi un riassunto.»
«Nell’ultima settimana, due corvette di pattuglia e due navi di linea Transpaziali sono state distrutte, vicino a Canopus,» disse Sandion. «Equipaggi e passeggeri, quelli che non sono stati uccisi, sono stati tutti portati via. Apparentemente i Phalid stanno mantenendo una forza consistente qui vicino. Hanno perlustratori ovunque, nella zona. Abbiamo avvistato e distrutto tre o quattro navicelle a due posti, non più grandi di un veicolo aereo. Dunque, domani parti per Canopus su un’altra corvetta. Pattuglierete lentamente fino a quando verrete attaccati. Poi l’equipaggio fuggirà sulle navicelle di salvataggio, cercando di raggiungere Lojuk, presso la Stella di Fitzsimmon, dove abbiamo una stazione astroscopica.
«Da quel momento seguirai la procedura che abbiamo già discusso.»
«Sono pronto,» scrisse Ryan Wratch.
«Beh, dannazione,» disse il Capitano Dick Humber, e lanciò l’elmetto sul sedile ribaltabile. «Non ci resta altro che mandare un invito scritto. Nove maledetti giorni e non abbiamo individuato nemmeno una maledetta traccia.»
«Forse non vedremo niente,» disse Cabron, il pessimista ufficiale di rotta. «Forse ci sarà solo un lampo e saremo tutti morti.»
Humber gettò un’occhiata alla lunga forma nera che guardava fuori dal portello.
«Comunque hai una prospettiva maggiore di Wratch,» disse mitemente. «Wratch comincia dove tu finisci.»
Un tentacolo nero si contorse.
«Finora Wratch ha badato fin troppo bene a se stesso,» borbottò Cabron. «Non so in quante direzioni può guardare con quei maledetti occhi, ma so che vince ottocento muniti a poker.»