I racconti inediti
- Автор: Вэнс Джек Холбрук
- Год: 1995
- Язык: итальянский
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «I racconti inediti». Краткое содержание книги:
«Senza dubbio costituirà una tremenda tensione per i suoi nervi,» osservò Sandion.
Il dottore annuì, controllò la benda che copriva gli occhi.
«Due centimetri cubici di artrodina al tre percento,» disse all’infermiera. Poi di nuovo a Sandion: «Abbiamo lasciato intatto un altro nodulo del cervello precedente, la formazione del linguaggio e il centro di identità, una questione probabilmente essenziale quanto l’organizzazione visiva. È stato necessario recidere il resto del cervello, un peccato sotto certi aspetti. I ricordi e le associazioni sarebbero inestimabili per il nostro giovanotto, e i Phalid hanno certamente sensi speciali sui quali mi interesserebbe avere un rapporto di prima mano.»
«Ah, sì,» disse ancora il dottore mentre l’infermiera gli porgeva un’ipodermica. «Una faccenda peculiare,» continuò usando l’ipodermica. «Posso trapiantare un cervello umano in questa… questa creatura; se invece trasferissi un cervello in un altro corpo umano, ucciderei quel cervello.» Restituì l’ipodermica vuota all’infermiera, e si pulì le mani. «Viviamo in uno strano mondo, non credi, Comandante?»
Il Comandante Sandion gli rivolse un rapido sguardo sardonico e un cenno di assenso.
«Uno strano mondo davvero, dottore.»
La personalità, il senso del proprio ego distintivo, vennero risucchiati da un limbo di tenebra. Per la seconda volta, Ryan Wratch ripiegò i duecento piccoli schermi sulle fessure oculari attorno a più di metà di quella che adesso era la sua testa. Non vide altro che oscurità, e davanti all’organo visivo sentì un’oppressione.
Giacque tranquillo, ricordando il pazzesco tumulto di luci e forme e colori sconosciuti visto la prima volta, e fu temporaneamente contento di essere sdraiato al buio.
Gradatamente divenne consapevole di nuove sensazioni nel funzionamento del proprio corpo. Non respirava più. Invece, una continua corrente d’aria soffiava lungo condotti pulsanti, e fuoriusciva dalle branchie sulla testa. Non poteva determinare da dove la inalasse.
Divenne conscio di una peculiare sensibilità tattile, un’esatta percezione strutturale. Le aree sensibili erano la parte inferiore e la punta degli arti superiori, mentre il resto del corpo era meno sensibile. In questo modo conobbe l’esatta qualità del tessuto sotto di sé, percepì la trama, la disposizione dei fili, l’essenziale, assolutamente intrinseca natura della fibra.
Udì suoni aspri e stridenti. Improvvisamente, e traumaticamente, si rese conto che erano voci umane. Stavano chiamando il suo nome.
«Wratch! Mi senti? Muovi il braccio destro per confermare.»
Wratch mosse l’arto superiore destro.
«Sento benissimo,» disse. «Perché non posso vedere?» Parlò istintivamente, senza pensare, senza ascoltare la propria voce. Qualcosa di strano lo costrinse a fermarsi e riflettere. Le parole erano fluite dolcemente dal cervello all’osso del diaframma risonante nel petto. Quando parlava la voce risuonava naturale sulle vibrisse sotto il carapace, sul dorso, che erano gli organi uditivi. Ma dopo un istante a tentoni, il cervello di Wratch realizzò che la voce non era stata umana. Era stata una serie di ronzii e brusii, molto differente da quella che gli aveva fatto la domanda.
Allora tentò di pronunciare parole umane, e trovò l’impresa impossibile. Il suo organo del linguaggio era inadatto a sibilanti, nasali, dentali, fricative, esplosive, sebbene potesse indicare le vocali intonando la voce. Dopo lo sforzo di un momento si rese conto della propria inintelligibilità.
«Stai cercando di parlare in Inglese?» giunse la domanda. «Muovi il braccio destro se sì, il sinistro se no.»
Wratch mosse il tentacolo destro. Poi, decidendo che desiderava vedere, lo portò alla fessura oculare per sentire cosa gli ostacolasse la vista. La sensazione di un impedimento lo trattenne.
«È meglio che lasci la mascherina così com’è per il momento, fino a quando prenderai maggiore confidenza con il corpo del Phalid.»
Wratch, rammentando l’abbaglio che l’aveva colto la prima volta, lasciò cadere il tentacolo.
«Non capisco come riesca a padroneggiare così rapidamente l’uso degli arti,» disse Sandion.
«Il sistema nervoso di un Phalid è essenzialmente simile a quello umano,» spiegò il dottor Plogetz. «Wratch forma un pensiero nel suo cervello, lo fa passare attraverso gli adattatori fino alla spina dorsale, e i riflessi si occupano del resto. Perciò, quando cercherà di camminare, se tenterà di dirigere il movimento di ogni zampa sarà goffo e sgraziato. Se invece dirà semplicemente al suo corpo di camminare, esso camminerà naturalmente, automaticamente.»
Plogetz guardò di nuovo la creatura sul tavolo.
«Sei comodo? I tuoi sensi sono lucidi?»
Wratch mosse con uno scatto il tentacolo destro.
«Senti qualche influenza della volontà del Phalid? Intendo dire, ci sono conflitti sul cervello da parte del corpo?»
Wratch pensò. Apparentemente non ce n’erano. Si sentiva Ryan Wratch, tanto quanto si era sempre sentito, nonostante la sensazione di essere costretto in un imprigionamento innaturale.
Tentò di parlare ancora una volta. Strano, pensò, come gli veniva facilmente il linguaggio dei Phalid, una lingua che non aveva mai sentito. Come prima non riuscì a raggiungere nemmeno un’approssimazione del linguaggio umano.
«Qui c’è una matita, e della carta per scrivere,» disse la voce. «Scrivere a occhi bendati forse sarà difficoltoso, ma provaci.»
Wratch afferrò la matita e, lottando contro un impulso di scribacchiare una linea ad angoli acuti, scrisse:
«Riesce a leggere?»
«Sì,» disse la voce.
«Chi è lei? Il dottor Plogetz?»
«Sì.»
«L’operazione è riuscita?»
«Sì.»
«Sembra che io conosca il linguaggio dei Phalid. Lo parlo automaticamente. Voglio dire, il mio cervello pensa e la voce viene fuori nel linguaggio dei Phalid.»
«Non c’è nulla di cui meravigliarsi.» Com’era stridula la voce del dottor Plogetz! Wratch si ricordava che suono aveva prima del trasferimento: un baritono piuttosto profondo, normale, gradevole. «Abbiamo lasciato un segmento del cervello del Phalid nella scatola cranica, il nodulo della produzione e della comprensione del linguaggio. L’ignoranza della lingua dei Phalid sarebbe un vero inconveniente per te. Abbiamo lasciato anche il nodulo che coordina le immagini dei duecento occhi, altrimenti ci sarebbe solo una visione indistinta. Persino così com’è, credo noterai una considerevole distorsione.»
Considerevole distorsione! pensò Wratch. Ha! Se solo il dottor Plogetz avesse potuto vedere una fotografia a colori di cosa aveva visto.
Un’altra voce si indirizzò a Wratch, una voce ancora più acuta, con uno stridore monotono che irritava i nuovi nervi di Wratch.
«Salve, Wratch. Sono Sandion… il Comandante Sandion.»
Wratch se lo ricordava abbastanza bene, un uomo scuro e sottile, molto rigido e veemente, che aveva parecchie responsabilità nella campagna contro i misteriosi Phalid. Era Sandion che l’aveva interrogato dopo la strana schermaglia su Kordecker Tre Quattro Tre nel Sagittario, dove i Phalid avevano ucciso i due fratelli di Wratch e avevano lasciato Wratch morente.
«Salve, Comandante,» scrisse Wratch. «Per quanto tempo sono stato privo di sensi?»
«Quasi due mesi.»
Wratch emise un brusio di sorpresa.
«Cosa è successo in questo tempo?»
«Hanno attaccato altre quindici navi, quindici come minimo, in tutto il cielo. Navi distrutte dalle fiamme, equipaggi e passeggeri morti o dispersi. Hanno teso un agguato a tre incrociatori da battaglia, in tempi diversi, naturalmente; uno in Ercole, uno in Andromeda, e un altro a nemmeno tre anni luce da Procione.»
«Stanno diventando sfacciati!» scrisse Wratch.