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La prima indagine di Montalbano

Электронная книга - «La prima indagine di Montalbano». Краткое содержание книги:

Del commissario Salvo Montalbano credevamo ormai di sapere tutto: di conoscerne vita, morte e miracoli, i luoghi, i gusti, le compagnie… Ma il suo creatore, Camilleri, riserva ai suoi lettori ancora tante sorprese. Nei tre racconti di questo volume presenta un giovanissimo poliziotto, all’inizio della carriera, che intreccia una relazione non con la ben nota Livia, ma con una certa Mery; e il teatro delle sue indagini non è la solita Vigàta, ma uno sperduto paesino di montagna della Sicilia più segreta dal buffo nome di Mascalippa… Tra misteriose uccisioni di animali, ragazze troppo silenziose e troppo intriganti e il finto rapimento di una bambina, quello che risulta sempre familiare è l’incorruttibile carattere di Montalbano, con qualche intemperanza giovanile in più, ma già riconoscibile come uno dei più umani e amati protagonisti della narrativa italiana contemporanea.
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«E a me lo viene a domandare?» fu la strabiliante risposta.

Montalbano si sentì pigliato di immediato nirbuso.

«Vuole fare lo spiritoso? Sono…»

«Non voglio fare lo spiritoso e non m’importa di sapere chi è lei. Il giudice Rosato mi pare che è del civile, o no?»

«Sì.»

«E allora lo vada a domandare al tribunale civile.»

«Non è qua?»

«Non è qua.»

«E dov’è?»

«Alla vecchia caserma.»

Capace che se gli spiava dov’era allocata la vecchia caserma e quello gli arrispunniva ancora con quel tono strafottente finiva a schifìo, a timpulate.

Niscì e vitti un vigile. La vecchia caserma era vicina alla stazione. Ci andò a pedi. Attraverso l’enorme portone trasivano e niscivano centinara di pirsone, pariva una stazione della metropolitana ’nglisa. Possibile che la mità di quella gente aviva fatto causa all’altra mità? La spiega il commissario l’ebbi liggenno le targhe sparluccicanti ai dù lati del portone: Tribunale civile, Corpo forestale dello Stato, Società Dante Alighieri, Ufficio Tributi comunali, Leva territoriale, Liceo Giosuè Carducci, Opera Pia Francesco Rondolino, Amministrazione beni archeologici, Ufficio protesti e un misteriosissimo Rimborsi. Chi rimborsava a chi? E pirchì? Trasì disperando di potersi mai incontrare col giudice Rosato. Invece vitti subito un cartello che diceva che il tribunale, pigliando la scala A, era al secunno piano. Al primo che incontrò, ancora sulle scale, spiò dove poteva trovare il giudice.

«Seconda porta a destra.»

Si fece largo tra la folla a spintoni e si affacciò alla seconda porta di destra ch’era aperta. Si vitti perso. Una volta doviva essere stato il refettorio della caserma o una sala di va’ a sapìri quali esercitazione. Gigantesca. A ogni quattro-cinco passi c’era un tavolino cummigliato di carte e contornato da pirsone ululanti, non si capiva bene se avvocati, querelanti o dannati di un girone dantesco. I giudici non si vidivano, stavano darrè le carte, massimo massimo di loro sporgiva mezza testa. A decine ce n’erano, di tavolini accussì. Che fare? Montalbano s’addiresse a passo militare, dato che era in una caserma, verso quello più vicino e intimò, a vuci alta per farisi sèntiri supra a quel vocìo da mercato del pesce:

«Fermi! Polizia!»

Era l’unica. Tutti s’apparalizzarono taliandolo e diventando di colpo una specie di gruppo statuario iperrealista che si potiva intitolare “Al tribunale civile”.

«Voglio sapere dov’è il giudice Rosato!»

«Sono qua» fece una voci praticamente in mezzo alle so’ gambe.

Aviva avuto un colpo di fortuna.

«Desidera?» spiò il giudice invisibile darrè alle carte.

«Il commissario Montalbano sono. Vorrei parlarle.»

«Ora?»

«Se possibile.»

«L’udienza è rimandata a data da destinarsi» fece la voci del giudice.

Si levò un coro di biastemie, ingiurie, santioni, preghiere.

«Otto anni che andiamo avanti accussì!»

«Chista nun è giustizia!»

Ma il giudice fu irremovibile, avvocati e clienti si allontanarono fora dalla grazia di Dio.

Il giudice, che si era susuto a mezzo, si riassittò e di conseguenza scomparse definitivamente alla vista di Montalbano.

«Dica pure.»

«Senta, signor giudice, non mi va di parlare a dei faldoni. Non possiamo andare altrove?»

«E dove?»

«Magari in un bar vicino.»

«Sono tutti pieni d’avvocati. Aspetti. M’è venuta un’idea.»

Montalbano vitti le mani del giudice agguantare carpette, cartelle, faldoni, pacchi di carte tenuti con lo spago e assistimare il tutto sul tavolino in modo da formare una specie di barricata, di trincea.

«Pigli una sedia e venga qui dietro con me.»

Il commissario eseguì. In effetti, nisciuno si sarebbe potuto addunare dei dù òmini ammucciati. Le loro ginocchia si toccavano. Il giudice Rosato deluse Montalbano. Strata facenno egli si era costruito una storia nella quale il giudice Rosato (alto, magro, elegante, tanticchia di bianco alle tempie, fumatore dal lungo bocchino, un seduttore da fotoromanzo) aviva tre anni avanti approfittato della serva Rosanna mettendola prena e questa aviva addeciso di vendicarsi. Già, ma pirchì aspittare tri anni? Il vero giudice Rosato, non quello della fantasia commissariesca, era un ultrasissantino trasandato, nico di statura, totalmente calvo e con occhiali spessi dù dita. Montalbano pinsò che, per sparagnare tempo, l’unica era ricorrere alla tecnica dell’ariete, dello sfondamento.

«Abbiamo fermato una ragazza che la cercava per ammazzarla.»

«Matre santa! A mia?!»

Il giudice satò dalla seggia provocando una piccola ma rumorosa frana di faldoni dalla parte ovest della trincea. Di colpo si era assamarato di sudore. Tremanno si levò l’occhiali appanati. Voliva fare domande, ma non ci arrinisciva. La vucca gli trimava. Non era un eroe adatto a stare in quella trincea, il giudice Rosato.

«Lei ha figli maschi?» spiò il commissario.

Potiva essere una soluzione.

«No. Due fe… femmine. Mi… milena sta a So… Sondrio, fa l’avvocato. Giu… giuliana invece è pe… pediatra a Torino.»

«Da quanto tempo è al tribunale civile di Monte- lusa?»

«Praticamente da sempre.»

«Dove vive?»

«A Vigàta. Mi muovo con la mia auto.»

«Una tale Rosanna Monaco è mai stata cameriera in casa sua?»

«Mai» fece prontamente il giudice.

«Come fa a escluderlo senza averci…»

«Non abbiamo mai avuto cameriere. Mia moglie le detesta senza motivo.»

Il giudice si era tanticchia rinfrancato, tanto da permettersi una domanda.

«Questa… Rosanna Monaco è la ragazza che mi vuole ammazzare?»

«Sì.»

«Ma ha detto il motivo, Gesù santo?»

«No.»

«Ma… mi conosce?»

«Non credo l’abbia mai vista.»

«Allora deve averglielo detto qualcuno!»

«Lo penso anch’io.»

«Ma chi?»

E il giudice Rosato principiò una litania, una specie di riassunto della so’ esistenza.

«Non ho mai avuto una lite, una discussione, come uomo mi piace andare d’accordo con tutti, mia moglie è una santa donna a parte qualche piccola fissazione, le mie figlie mi amano, i miei generi mi rispettano, come giudice ho sempre trattato piccole cause civili, ho cercato d’usare equità e buon senso, non ho mai mandato qualcuno in galera, sto per andare in pensione dopo una vita di lavoro… e ora qualcuno, non so perché, mi vuole morto…»

Montalbano lo lasciò che chiangiva, disolato.

«Dottore» disse Fazio doppo che il commissario gli contò della so’ parlata col giudice, «ci sono novità. La prima è che la picciotta, quanno lei se ne è andato, siccome che si era sfogata, si calmò. E alla mia domanda perché ce l’avesse tanto col giudice Rosato, mi rispose che il giudice era un omo tinto che aveva mandato in carcere a uno.»

«Rosato non ha mandato in carcere nessuno.»

«Lo so, dottore, me l’ha appena detto. Ma a Rosanna qualcuno glielo ha lasciato credere.»

«Lo stesso che le ha dato il revolver.»

Fazio sturcì il muso.

«E questo è il busillis, dottore.»

«Spiegati.»

«Mentre lei si trovava a Montelusa, hanno telefonato dalla Questura. L’esperto balistico dice con assoluta sicurezza che l’arma che gli abbiamo mandato, cioè il revolver di Rosanna, non può sparare. All’apparenza è micidiale, nella sostanza è un ferrovecchio.»

«Rosanna però non lo sapeva.»

«Ma, secondo mia, chi le ha dato l’arma invece lo sapeva. Si ricordi che la matricola è limata.»

«Fammi capire, Fazio. Io piglio una picciotta, la convinco ad ammazzare a uno che non ci trase nenti, uno a caso, e le metto in mano un revolver che non spara?»

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