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La prima indagine di Montalbano - Читать Любимую Русскую Полную Книгу 👉 Read-E-Book.com

La prima indagine di Montalbano

Электронная книга - «La prima indagine di Montalbano». Краткое содержание книги:

Del commissario Salvo Montalbano credevamo ormai di sapere tutto: di conoscerne vita, morte e miracoli, i luoghi, i gusti, le compagnie… Ma il suo creatore, Camilleri, riserva ai suoi lettori ancora tante sorprese. Nei tre racconti di questo volume presenta un giovanissimo poliziotto, all’inizio della carriera, che intreccia una relazione non con la ben nota Livia, ma con una certa Mery; e il teatro delle sue indagini non è la solita Vigàta, ma uno sperduto paesino di montagna della Sicilia più segreta dal buffo nome di Mascalippa… Tra misteriose uccisioni di animali, ragazze troppo silenziose e troppo intriganti e il finto rapimento di una bambina, quello che risulta sempre familiare è l’incorruttibile carattere di Montalbano, con qualche intemperanza giovanile in più, ma già riconoscibile come uno dei più umani e amati protagonisti della narrativa italiana contemporanea.
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Tornò con il piatto delle triglie e lo posò sulla seggia. Niscì e tornò con il sacchetto di plastica che gettò sul paglione:

«Tuo padre ti ha portato la biancheria di ricambio.»

Niscì e tornò con un’altra seggia che assistimò allato alla prima. Ora nella cammara di sicurezza c’era un leggero sciàuro di triglie alla livornese. Niscì e tornò doppo tanticchia con l’acqua, il pane e le posate. Il sciàuro si era fatto intenso, una vera provocazione. Montalbano s’assittò sulla seggia e si mise a taliare la picciotta. Poi accominciò a puliziare le triglie, mettendo le teste e le resche nel piatto ch’era servito da coperchio.

«Mangia» disse alla fine.

La picciotta non si mosse. Allura il commissario pigliò un pezzetto di triglia con la forchetta e delicatamente l’appoggiò sulle labbra chiuse di Rosanna.

«Ti civo io?»

Ti civo. Ti cibo. Come si fa con i picciliddri nichi, macari accompagnando il gesto con una cantilena.

«Ora Rosanna ch’è una brava figlia si mangia tutta chista beddra triglia.»

Ma come minchia gli erano venute in testa quelle parole? Fortunatamente nelle vicinanze non c’era nisciuno dei so’ òmini, altrimenti avrebbero pinsato ch’era nisciuto pazzo.

Le labbra della picciotta si raprirono quel tanto che abbastava. Maccicò, agliuttì. Montalbano le appoggiò sulle labbra nuovamente richiuse un pezzetto di pane assuppato di suco.

«Ora Rosanna si mangia lu pani accussì ci passa la fami.»

Versi ignobili, se ne vrigognò, ma non era un poeta e comunque servirono allo scopo. La picciotta maccicò il pani e l’agliuttì.

«Acqua» disse.

Il commissario le inchì un bicchiere di plastica, glielo pruì.

«Te la senti di mangiare da sola?»

«Sì.»

Montalbano le fece una leggera carizza sui capelli e niscì, lascianno ancora la porta aperta.

Aviva avuto l’idea giusta! La picciotta aviva ripigliato contatto con la vita. E prima o poi, usando tanta pacienza e tanta dilicatizza, si sarebbe addecisa a contare cosa voliva fare con il revorbaro e soprattutto chi glielo aviva dato. Lassò passari una mezzorata e doppo tornò nella cammara di sicurezza. Rosanna si era mangiata tutto, il piatto pariva appena lavato.

«Usa il sacchetto.»

La picciotta svacantò il sacchetto dalla biancheria, c’infilò dintra i piatti e le posate. Tenne fora la bottiglia, ch’era mezza, e un bicchiere.

«Mettici dintra puro il panino.»

«Pozzu iri ‘o gabinettu?»

«Vacci.»

Montalbano pigliò il sacchetto, niscì dal commissariato, andò a gettarlo in un cassonetto poco distante. Perse ancora tempo a fumarisi una sicaretta nella notti sirena. Trovò Rosanna di nuovo compostamente assittata sul paglione. Doviva essersi fatta una gran puliziata, sciàurava di sapone. Si era macari lavata la biancheria, l’aviva stisa sulla spalliera di una delle dù seggie. Ora aviva una taliata stramma, quasi maliziusa. Montalbano s’assittò sulla seggia.

«Rosanna è un bellissimo nome.»

«Sulu ’a prima parti.»

«Ti piace solo la prima parte del tuo nome? Rosa? Perché è un fiore?»

Si ricordò della rosa spennata messa dintra a una busta e tenuta nella borsa.

«Nonsi. Pirchì è un colori.»

«Ti piacciono i colori?»

«Sissi.»

«Perché?»

«Nun lu sacciu pirchì. I culura mi fanno arricordari le cose.»

Decise di cangiari argomento, forsi era arrivato il momento giusto.

«Mi vuoi dire dove pigliasti il revorbaro?»

La picciotta di colpo si chiuse. Isò le ginocchia all’attizza del mento, serrò le gambe tra le vrazza. L’occhi le tornarono fissi sul nulla. Montalbano capì d’aviri perso. Perso in parte, pirchì un primo contatto era arrinisciuto a stabilirlo.

«Buonanotte.»

Lei non ricambiò. Montalbano pigliò la seggia libera e la portò fora. Appressò chiuì la porta a chiave, facenno apposta una gran rumorata.

Taliò dallo spioncino ed ebbe una sorpresa: dall’occhi di Rosanna calavano grosse gocce di chianto. Un pianto silenzioso, senza singhiozzi, e perciò tanto più dispirato.

Stette sulla verandina un’orata, a fumarisi una sicaretta appresso l’altra, il pinsero fisso a Rosanna. Stava per andarsi a corcare, quanno squillò il telefono. Era Mery.

«Che ne dici se venerdì vengo a trovarti?»

«Mannaggia! Sono convocato a Palermo!»

La farfantarìa gli era vinuta da sé, prima che il ciriveddro potesse impedirglielo. Il fatto era che voleva dedicarsi interamente, senza distrazioni, a Rosanna. Mery parse delusa. Montalbano la conortò dicendole che forse, nella simana che veniva, potiva fare una scappata a Catania. Dormì malo, arramazzandosi.

La matina appresso aviva appena chiuso la doccia che, per la prima volta nella so’ vita, gli capitò una cosa stramma. Ebbe l’impressione che qualichiduno, ammucciato, gli aviva fatto una fotografia col flash. Un lampo. E propio mentre stava pinsando a una frase precisa della picciotta: “I culura mi fanno arricordari le cose”, venne pigliato da una specie di frevi. Nudo com’era, andò al telefono. Erano le sette del matino.

«Montalbano sono.»

«Che fu, commissario?»

La voci di Fazio era prioccupata.

«Hai qualche conoscenza al tribunale di Monte- lusa?»

«Sì.»

«Appena apre devi trovarti lì. Voglio l’elenco di tutti i giudici e di tutti quelli della procura. Subito. Solo nome e cognome. Tanto del penale quanto del civile. Come prima botta.»

«E come seconda?»

«Se ho sbagliato, domani ci torni e ti fai dare l’elenco di tutti quelli che travagliano al tribunale, macari solo per puliziare i cessi.»

E si mise a perdiri tempo casa casa. Apposta. Non ce l’avrebbe fatta ad aspittare in commissariato Fazio che gli portava l’elenco. Verso le nove e mezza s’arrisolvì a telefonare.

«Sì, commissario. Fazio è arrivato da poco.»

Si precipitò.

Lo trovò, il nome. Emanuele Rosato, giudice del tribunale civile. Raprì il cascione, pigliò tre cose ch’erano state dintra alla borsa di Rosanna e se le mise in sacchetta. Doppo chiamò Fazio.

«Fatti dare la chiave della sicurezza e vieni con me.»

La picciotta era assittata al solito. Pariva tranquilla e arriposata. Lo stare ’ncarzarata evidentemente le faceva bene. Li taliò prima senza curiosità, ma dovette subito intuire dalla faccia del commissario che c’era qualiche novità. Allura fu pigliata da una visibile tensione. Montalbano cavò dalla sacchetta la bottiglietta di smalto rosa e la gettò sul paglione. Appresso il pezzetto di elastico rosa. Appresso ancora la rosa rinsecchita. Fazio non ci stava capenno nenti e taliava ora il commissario ora la picciotta.

«I culura mi fanno arricordari le cose» disse Montalbano.

Rosanna era tisa come un arco.

«Non ti bastava la prima parte del tuo nome per ricordarti che dovevi ammazzare il giudice Rosato?»

Piglianno i dù omini di sorpresa, la picciotta scattò. Montalbano intuì la so’ ’ntinzione e s’arriparò la faccia con le mano. Ma cadì a panza all’aria con Rosanna supra di lui. E mentre Fazio cercava di levargliela di dosso afferrandola per le spalle, il commissario a quella furia scatinata si beava, come si bea la terra arsa sutta un violento acquazzone, perché ci aviva ’nzirtato in pieno.

Siccome sarebbe stato tempo perso spiare a Rosanna pirchì ce l’aviva a morte col giudice Rosato, Montalbano addecise all’istante di andarlo a trovare a Montelusa. Arrivò al tribunale, fece la solita fila e quanno fu di fronte all’addetto alle informazioni gli spiò:

«Scusi, mi sa dire dove posso trovare il giudice Rosato?»

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