La prima indagine di Montalbano
- Автор: Камиллери Андреа
- Год: 2009
- Язык: итальянский
- Год: Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., Milano
- ISBN: 978-88-04-55020-4
- Жанр: Полицейские детективы
Электронная книга - «La prima indagine di Montalbano». Краткое содержание книги:
Tornò in commissariato più confuso che pirsuaso.
«Ho fatto quello che mi ha domandato» disse Fazio appena lo vitti trasire, seguendolo in ufficio. «Embè?»
«Dunque» fece Fazio tirando fora dalla sacchetta un pezzo di carta sul quale di tanto in tanto gettava una taliata, «il padre, Monaco Gerlando, fu Giacomo e fu La Stella Elvira, nato a Vigàta il…»
«Scusami, Fazio» l’interruppe Montalbano, «ma perché mi conti queste cose?»
«Quali cose?» spiò imparpagliato Fazio.
«Paternità, maternità… che me ne fotte? Io ti avevo domandato di vedere se il padre di Rosanna è incensurato e che dicono di lui in paese. Punto e basta.»
«È incensurato» rispunnì sostenuto Fazio rimettendosi in sacchetta il pezzo di carta, «e in paese, quei pochi che l’hanno conosciuto, dicono che è una brava persona.»
«Ha altri figli grandi?»
Fazio fece per ritirare fora il pezzo di carta, ma venne fulminato da un’occhiatazza del commissario.
«Due. Giacomo di anni ventuno e Filippo di anni venti. Lavorano con lui in campagna. Macari loro sono nominati per bravi picciotti.»
«Insomma, l’unica che ha dirazzato pare sia Rosanna.»
E gli contò che la madre la giudicava una svrigugnata e che la facivano dormiri in un ex porcile.
«Comunque stasera passa da qui suo padre e cercheremo di saperne di più. Sai se ha mangiato?»
«Galluzzo le ha accattato un panino. Non l’ha toccato. E non ha manco bevuto una goccia d’acqua.»
«Prima o poi» disse Montalbano «crollerà e si deciderà a mangiare e a bere. E quindi a parlare.»
«A proposito del revolver…» principiò Fazio.
«Hai scoperto qualcosa?»
«Dottore, c’era picca da scoprire. è una Cobra, un’arma che non sgherza. Miricana. Non solo, ma la matricola è stata abrasa.»
«Insomma, mi stai dicendo che è un’arma da delinquenti.»
«Esatto, dottore.»
«E quindi qualcuno l’ha data a Rosanna perché sparasse a qualcuno.»
«Esatto, dottore.»
«Ma chi è questo qualcuno?»
«Boh.»
«E a chi doveva sparare?»
«Boh.»
«Fazio, dovresti cercare di sapere tutto quello che è possibile sapere su questa picciotta.»
«Non sarà facile, dottore. A quanto ho capito, si tratta di una famiglia isolata dal resto del paisi. Non hanno amicizie, solo conoscenti.»
«Tu provaci lo stesso. Ah, un’altra cosa. Manda qualcuno dei nostri a dire alla madre della picciotta che faccia avere un po’ di biancheria di ricambio a sua figlia. La dia al marito quando viene qua.»
Andò a taliare dallo spioncino della cammara di sicurezza. Rosanna stava addritta, la fronti appuiata al muro. Il panino era intatto, il bicchieri d’acqua macari. Era un problema. Chiamò Galluzzo.
«Senti, ti ha domandato di andare a gabinetto?»
«No, dottore. Sono stato io a domandarglielo e lei non mi ha neppure risposto. Dottore, secondo mia…»
«Secondo te?»
«Secondo mia sta facendo i capricci.»
«I capricci?»
«Sissi, dottore. Il corpo è quello di una fìmmina fatta, sulla carta è maggiorenne, ma deve avere la testa di una picciliddra.»
«Una ritardata?»
«Nonsi, dottore. Una picciliddra. è arrabbiata perché lei le ha impedito di fare quello che aveva in mente.»
A Montalbano balenò un’idea assolutamente da pazzo.
«Fammi entrare nella sicurezza. Poi apri la porta del gabinetto e la tieni aperta.»
Trasì nella cella. Lei stava sempre con la fronti appuiata al muro. Le si mise allato e urlò con tutto il sciato dei so’ polmoni che parse uno di quei sergenti dei marines che si vidino nelle pellicole miricane:
«Al gabinetto! Subito!»
Rosanna sussultò, si voltò atterrita. Il commissario le mollò uno scppellotto darrè il cozzo. La picciotta si portò una mano alla nuca, indovi era stata colpita mentre l’occhi le si riempivano di lagrime. Teneva un avambraccio davanti alla faccia, come se si aspittasse altre botte. Galluzzo aviva visto giusto: una picciliddra. Il commissario però non si lasciò commuovere:
«Al gabinetto!»
Intanto mezzo commissariato si era precipitato a vidiri che stava succedendo.
«Che fu? Chi è?»
«Via! Via tutti!» urlò Montalbano sentendosi le vene del collo a livello di esplosione imminente. «E tu cammina!»
Come una sonnambula la picciotta si mosse, varcò la soglia della cammara.
«Di qua» fece pronto Galluzzo.
Rosanna trasì nel gabinetto, chiuì la porta. Il commissario, che non c’era mai trasuto, taliò interrogativo Galluzzo.
«Non c’è pericolo» disse l’agente. «Non si può bloccare dall’interno.»
Doppo tanticchia sentirono lo sciacquone, la porta si rapì, Rosanna passò davanti a loro come se non ci fossero, trasì nella cammara di sicurezza, si rimise faccia a muro. Faccia a muro. Una punizione. Rosanna si autopuniva.
«Beh, meno male che c’è riuscito» commentò Galluzzo.
«Gallù, non è che io posso mettermi a fare tutto questo mutupèrio ogni volta che quella deve andare al cesso!» fece arraggiato Montalbano.
Aviva sparpagliato supra il tavolo tutto quello che c’era dintra alla borsetta di Rosanna e sinni stava a taliarlo. Un borsellino di finta pelle che conteneva, più volte ripiegato, un biglietto da diecimila, e po’ tri biglietti da mille, cinco monete da cinquecento lire, quattro da cento, una da cinquanta.
Ma dintra al borsellino c’era una cosa che non aviva nenti a chi fari coi soldi: un pezzettino, deci centimetri sì e no, di elastico rosa. Forse un campione da mostrare al merciaio.
Rosanna conservava i biglietti di andata e ritorno dell’autobus Vigàta-Montelusa. Ce n’erano sei, e questo viniva a significare che minimo minimo per sei volte la picciotta si era appostata all’ingresso del tribunale.
La carta d’identità. Una bottiglietta, vacante, di smalto per le unghie: tracce di liquido rappreso ancora restavano all’interno del coperchio.
E una cosa stramma: una busta supra la quale non c’era nenti di scritto, serviva a contenere lo scheletro di una rosa i cui petali erano tutti caduti. Però, a pinsarci bono, quella rosa non aviva nenti di strammo, era dintra a una busta ma avrebbe potuto benissimo trovarsi, rinsecchita, tra le pagine di un libro, dove la mettevano la maggior parte delle persone. Solo che Rosanna, non avendo libra, quella rosa, certamente ricordo di un incontro sentimentale, se l’era infilata in una busta. E se la portava sempre appresso. In conclusione, niente che fosse fuori posto in una borsa di fìmmina. Ma a Montalbano, per un attimo, e solo per un attimo, venne in testa una particolarità, qualcosa che faceva meno ovvii quegli oggetti. Non arriniscì però a capire che cosa l’aviva illuminato per la durata di un lampo.
Gliene nacque disagio e nirbuso.
Stava raccogliendo le cose di Rosanna per infilarle in un cascione, quanno apparse il centralinista.
«Mi scusi se la disturbo, ma c’è un signore che dice di essere suo padre.»
«Va bene, passamelo.»
«È qui di persona.»
Suo padre?! Di, colpo, con un senso di vrigogna, s’arricordò che non gli aviva scritto per dirgli della promozione e del trasferimento.
«Fallo entrare.»
S’abbrazzarono al centro della cammara con tanticchia di commozione e tanticchia d’imbarazzo. So’ patre era come al solito vistuto elegante ed elegante era macari il modo col quale si muoveva. Tutto il contrario di lui, spisso trasandato. Non si vidivano da almeno quattro misi.