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La prima indagine di Montalbano

Электронная книга - «La prima indagine di Montalbano». Краткое содержание книги:

Del commissario Salvo Montalbano credevamo ormai di sapere tutto: di conoscerne vita, morte e miracoli, i luoghi, i gusti, le compagnie… Ma il suo creatore, Camilleri, riserva ai suoi lettori ancora tante sorprese. Nei tre racconti di questo volume presenta un giovanissimo poliziotto, all’inizio della carriera, che intreccia una relazione non con la ben nota Livia, ma con una certa Mery; e il teatro delle sue indagini non è la solita Vigàta, ma uno sperduto paesino di montagna della Sicilia più segreta dal buffo nome di Mascalippa… Tra misteriose uccisioni di animali, ragazze troppo silenziose e troppo intriganti e il finto rapimento di una bambina, quello che risulta sempre familiare è l’incorruttibile carattere di Montalbano, con qualche intemperanza giovanile in più, ma già riconoscibile come uno dei più umani e amati protagonisti della narrativa italiana contemporanea.
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«Lei pensa che sia stata la stessa persona a commissionarle l’omicidio e a darle l’arma?»

«Ammettiamolo per un momento. Perché lo faccio? Per divertirmi alle spalle di Rosanna? Non è possibile, è uno scherzo troppo pericoloso. Per fare scarmazzo? Molto rumore per nulla? E a chi avrebbe giovato? Una cosa però è certa: che per capirci qualcosa abbiamo bisogno di sapere chi è la persona che sta dietro alla picciotta. Assolutamente. Se stamatina ti ha detto qualcosa, vedi di saperne di più. Io non mi farò vedere, ma tu valla a trovare, dàlle confidenza, parlale.»

«Dottore, lo sa che è Rosanna? Una gatta. Una di quelle che tu stai a grattarle la testa, lei fa ronron e tutto ’nzèmmula, senza una ragione, ti graccia la mano.»

«Non posso che farti gli auguri. E bisogna fare presto. Il tempo passa e noi non possiamo tenere in stato di fermo la picciotta oltre quanto stabilisce la legge. O la liberiamo o informiamo il procuratore.»

Verso le cinco di doppopranzo ricevette una telefonata che non s’aspettava.

«Dottor Montalbano? Sono il giudice Emanuele Rosato.»

«Giudice, come sta?»

«Come vuole che stia? Mi sento pigliato dai turchi. Ad ogni modo, le volevo dire che io tengo un quaderno dove scrivo i procedimenti da me fatti e il loro esito. Sono andato a riguardarmelo e ci ho messo un po’ di tempo. Credo di avere scoperto qualcosa. Il cognome di quella ragazza è Monaco, vero?»

«Sì.»

«Il padre si chiama Gerlando?»

«Sì.»

«Abita a Vigàta in via Fornace 37?»

«Sì.»

Il giudice tirò un sospiro longo.

«Non ci capisco un cazzo» murmuriò.

S’addunnò d’aviri ditto una parolazza e principiò a domandare scusa. Doppo s’addecise a dire quello che aviva scoperto.

«Un tale Tamburello Filippo che possedeva un pezzo di terra confinante con quello di Monaco Gerlando, nel rifare un muro a secco lo spostò in avanti di qualche centimetro, poca cosa, ma sa come sono questi contadini. Dopo litigi interminabili, il Monaco gli fece causa. E la sa una cosa? Io risolsi la faccenda in favore di Monaco Gerlando. E allora mi spiega perché la di lui figlia ha manifestato l’intenzione d’ammazzarmi?»

«Senta, giudice, questa sentenza favorevole a Gerlando Monaco a quando risale?»

«A più di quattro anni fa.»

La sira, mentre che stava a taliare la televisione, gli capitò di vidiri la faccia di quel giornalista che aviva accanosciuto in tribunale, Zito. Diciva cose sensate e intelligenti. L’emittente si chiamava Retelibera. E allura gli venne in testa di spiargli una mano d’aiuto. Non ci perse tempo. Cercò il numero e, appena finì il notiziario, chiamò.

«Il commissario Montalbano sono. Vorrei parlare col giornalista Nicolò Zito.»

Glielo passarono subito.

«Noi ci siamo conosciuti in tribunale, commissario» fece Zito. «Posso esserle utile?»

«Sì» disse Montalbano.»

sette

L’indomani a matino, ch’era una jornata da catalogo, si susì presto, si fece una lunghissima passiata a ripa di mare, si lavò, si vistì e alle otto era già in commissariato.

«Come ha passato la nottata Rosanna?» spiò a Galluzzo.

«In compagnia, dottore.»

«Che significa in compagnia? Ha dormito con qualcuno?»

«Ha chiacchiariato, dottore. Con Fazio. Ora lei dorme in sicurezza e Fazio nella cammara con le brandine. Fazio ha lasciato detto che vuole essere svegliato appena lei arriva.»

«Lascialo dormire. Te lo dirò io, quando svegliarlo.»

Il giornalista Nicolò Zito s’appresentò puntuale alle otto e mezza. Montalbano gli contò la facenna di Rosanna e Zito, ch’era un cavaddro di razza, fiutò la notizia.

«Che posso fare per lei, commissario?»

Montalbano gli pruì la carta d’identità della picciotta.

«Lei dovrebbe… possiamo darci di tu?»

«Felicissimo.»

«Dovresti far ingrandire questa foto e in giornata, in un tuo notiziario, mandarla in onda.»

«E che dico?»

«Dovresti dire che sarebbe opportuno che le famiglie presso le quali Rosanna Monaco ha lavorato negli ultimi quattro anni si facessero vive con noi per informazioni. Aggiungi che saremo estremamente grati ed estremamente riservati.»

«Bene. Spero di servirti col notiziario di mezzogiorno.»

Nisciuto Zito, disse a un agente di andare ad arrisbigliare a Fazio. Il quale s’apprecipitò senza manco essersi pittinato.

«Dottore, la cosa è complicata.»

Fazio pareva turbato, non sapiva come principiare.

«Guarda, Fazio, dimmi subito quello che non sai come dirmi: questa è la meglio strata.»

«Dottore, stamatina alle sett’albe, doppo una nottata passata a chiacchiariare, Rosanna è scoppiata a piangere dicendo che non ce la faceva più.»

«Scusami, solo per la precisione: perché sei rimasto con lei?»

«Mi faciva pena.»

«Va bene, vai avanti.»

«Ha avuto una specie di crisi di nerbi. è persino svenuta. E a un certo punto mi ha fatto il nome di chi le ha ordinato d’ammazzare il giudice Rosato dandole macari l’arma.»

«E chi è?»

«Il suo amante, dottore. Cusumano Giuseppe.»

«E chi è?» arripitì Montalbano intordonuto.

«Comu cu è? Dottore, ma se lei ha testimoniato sull’incidente!»

Di colpo ricordò. Il giovinastro che aviva dato un pugno in faccia all’automobilista anziano! L’adorato niputeddro di don Sisìno Cuffaro.

Ora sì che abbisognava cataminarsi coi pedi di chiummo!

«Che facciamo, dottore?»

«Tu cosa avresti fatto se Rosanna ti avesse detto un nome qualunque e non quello del nipote di un mafioso del calibro di don Sisìno Cuffaro?»

«Sarei andato a prenderlo discretamente, l’avrei portato qua e gli avrei fatto qualche domanda.»

«Perciò perché perdi tempo? Vallo a cercare. Aspetta. Pensi che sia il caso che vada a parlare con la picciotta?»

«Boh, faccia lei.»

Non era assolutamente detto che Rosanna sarebbe stata ben disposta verso di lui come lo era stata con Fazio. Però ora, col nome di Cusumano di mezzo, le cose cangiavano, Montalbano non poteva permettersi il minimo sbaglio. Niscì dal commissariato, andò in un negozieddro, accattò un vistito di fìmmina di cotonina, se lo fece ’ncartare, tornò in commissariato, trasì nella cammara di sicurezza.

«Buongiorno.»

«Buongiorno.»

Aviva risposto, era nisciuta fora dalla mutangherìa. Bon signo! Il commissario la trovò di una billizza intensa, l’occhi ora erano vivi vivi, le labbra rosso foco senza bisogno di rossetto. Montalbano gettò sul paglione il pacchetto.

«È per te.»

Lei tentò di sciogliere il nodo del nastrino, non ci arriniscì, lo tagliò con un colpo solo dei denti aguzzi, bianchissimi, quasi da animale sarbaggio.

Scartò e vitti il vestito. I so’ movimenti, prima quasi febbrili, divintarono lenti lenti. Pigliò il vistito, si susì, se lo fece aderire al corpo. Il commissario ebbe un moto d’orgoglio: aviva perfettamente ’nzirtato le misure.

«Te lo vuoi mettere? Io esco.»

Non aviva accanosciuto una fìmmina capace di non mettersi subito una cosa arrigalata, da un paro d’orecchini a un paro di mutanne.

«Sì.»

Quanno tornò lei era addritta in mezzo alla cammara e si allisciava il vistito sui fianchi. Vidirlo, corrergli incontro, abbracciarlo gettandogli le vrazza al collo fu tutt’uno.

“Fa propio come una picciliddra” pinsò per un attimo il commissario.

Per un attimo, perché subito sentì il bacino di lei premere, aderire, ruotare leggerissimamente, mentre la stretta attorno al suo collo si faceva più forte e la guancia di Rosanna si poggiava sulla sua.

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