La spada di Rhiannon [The Sword of Rhiannon - it]
- Автор: Брэкетт Ли Дуглас
- Год: 1956
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: Beata Della Frattina
- Жанр: Героическая фантастика
Электронная книга - «La spada di Rhiannon [The Sword of Rhiannon - it]». Краткое содержание книги:
Queste parole spezzarono l’incantesimo. Carse si volse, e disse, con voce sorda:
«Sporca, bugiarda sgualdrina! In questo modo, riesci a salvare il tuo orgoglio. Nessun mortale, nessun uomo normale avrebbe potuto piegare Ywain di Sark, ma se chi ha compiuto l’impresa è stato un dio, le cose cambiano!» Si volse alla folla dei convitati, e gridò, «Siete dei pazzi, o dei bambini, per credere a una simile follia? Tu Jaxart… tu hai faticato con me, chino sul remo. Pensi forse che un dio possa sanguinare sotto lo scudiscio, come un comune schiavo?»
Jaxart, in piedi davanti a un tavolo del salone, disse, lentamente:
«Quella prima notte, quando fosti portato a bordo della galera, ti ho udito gridare il nome di Rhiannon.»
Carse imprecò. Si rivolse allora ai Re del Mare:
«Voi siete dei guerrieri, e non stupide ancelle. Usate la vostra intelligenza. Vi pare che il mio corpo possa essere rimasto a marcire per secoli in una tomba? Vi sembro forse un morto che cammina?»
Con la coda dell’occhio, Carse vide che Boghaz si stava facendo largo tra la folla dei convitati, avvicinandosi al palco, imitato, in altri punti del salone, dai componenti della ciurma della galera; costoro, anche i più ubriachi, si stavano muovendo lentamente, con la mano sull’elsa delle loro spade, preparandosi ad accorrere in suo aiuto. Non avevano certo dimenticato che era merito di Carse, se essi erano ritornati liberi; il terrestre sapeva di poter contare su di loro, in caso di pericolo. Ma il salone era pieno di Khond… e avrebbero avuto ben poche speranze, nel caso di uno scontro.
Rold posò la mano sulla spalla di Emer, e disse duramente:
«Cosa rispondi a questo, sorella?»
«Io non ho parlato del corpo,» rispose Emer, «Ma soltanto della mente. La mente del potente Maledetto può continuare a vivere attraverso le ère. Ed è sopravvissuta, e ora è riuscita a insinuarsi, non so come, nel corpo di questo barbaro, albergandovi come un serpente se ne sta acquattato nella tana.»
Si rivolse di nuovo a Carse.
«Tu stesso sei uno straniero e un mistero, e basterebbe questo perché io ti temessi, poiché non riesco a comprendere. Ma non basterebbe a giustificare la tua morte. Però io dico che Rhiannon guarda attraverso i tuoi occhi, e parla con la tua Lingua, e che nelle tue mani si trovano la sua spada e il suo scettro. Ed è per questo che io chiedo la tua morte.»
Carse disse, aspramente:
«Volete dunque ascoltare questa fanciulla fuori di senno?»
Ma vide il dubbio riflesso sul volto dei presenti, un dubbio che si mescolava all’inquietudine, e a una nera ombra di paura. Stupidi, stupidi superstiziosi! Capì che ora il pericolo era reale, che ora la situazione stava assumendo una piega pericolosa.
Carse guardò il salone, osservò i suoi uomini che si stavano radunando, cercò di valutare le sue possibilità di scampo, nel caso lui e la ciurma della galera avessero dovuto aprirsi un varco, combattendo, attraverso la folla dei Khond. Mentalmente, maledisse quella strega dai capelli biondi, che aveva detto quelle parole incredibili, impossibili, che erano ai limiti tra la superstizione barbara e la pazzia.
Sì, pazzia. Eppure, la paura che pulsava nel suo cuore si era addensata come una nera nube di tempesta, si era cristallizzata in un punto del suo essere, formando un solo, misterioso abisso di tenebra che lo affascinava e lo inorridiva a un tempo.
«Se fossi posseduto dal Maledetto, non sarei forse il primo a saperlo?» esclamò, in tono sprezzante.
Lo saprei davvero? la domanda riecheggiò nella mente di Carse, e l’eco gli riportava il pauroso tremore del dubbio. E d’un tratto, nella sua mente si assieparono i ricordi… l’oscurità d’incubo della Tomba; quel vortice di tenebre cosparse di luci, quando, durante la lunga, tremenda caduta, gli era parso di avvertire la vicinanza di un’avida presenza aliena… i sogni, e la conoscenza solo in parte dimenticata, e che non appartenevano a lui…
Non era vero. Non poteva essere vero.
Boghaz salì, infine, sul palco. I suoi ocelli piccoli e calcolatori fissarono per un momento Carse, con un’espressione bizzarra e penetrante, ma quando egli si rivolse ai Re del Mare, il suo atteggiamento e le sue parole furono concilianti.
«Non c’è dubbio che la Signora Emer possieda una saggezza infinitamente superiore alla mia, e non c’è nulla di più lontano dal mio cuore e dai miei desideri che il pensiero di mancarle di rispetto. Però il barbaro è mio amico, e io parlo in base a quello che conosco direttamente. E vi dico che egli è quello che dichiara di essere, né più, né meno.»
A queste parole, gli uomini della galera lanciarono un brontolio d’assenso, un brontolio minaccioso, che quasi voleva avvertire i Khond della loro esistenza, e del loro desiderio di combattere per salvare il loro capo.
«E ora riflettete, miei signori. Credete proprio che Rhiannon, uscito dalla sua Tomba, si affretterebbe a uccidere un Dhuviano, e a muovere guerra a Sark? Verrebbe forse egli a offrire ai Khond la vittoria, su un vassoio dorato?»
«No!» gridò Barbadiferro. «Per gli dei, non farebbe mai una cosa simile. Tutti sanno che egli amava la stirpe del Serpente.»
Emer sollevò la mano, per richiamare la loro attenzione, e parlò:
«Miei signori, vi ho mai mentito, o vi ho mai dato un consiglio che si sia rivelato errato?»
Tutti si affrettarono a scuotere il capo, e Rold disse:
«No. Ma in questo caso, la tua parola non è sufficiente.»
«Benissimo, allora, dimenticate la mia parola. C’è il modo per dimostrare se egli sia davvero Rhiannon, o se non lo sia. Che egli passi la prova davanti ai Sapienti!»
Rold si accarezzò la barba, lentamente, pensieroso.
«Il tuo consiglio è saggio,» ammise, e gli altri fecero eco al suo assenso.
«Sì… che egli sia sottoposto alla prova dei Sapienti!»
Rold si rivolse a Carse.
«Sei disposto a sottoporti alla prova?»
«No,» rispose Carse, furibondo. «Non mi sottoporrò a nessuna prova. Al diavolo tutte le vostre pazze superstizioni! Se offrendovi il segreto della Tomba non riesco a convincervi di essere dalla vostra parte… ebbene, farete senza la Tomba, e senza di me.»
Il volto di Rold s’indurì.
«Nessuno ti farà del male. Se tu non sei Rhiannon, non hai nulla da temere. Te lo chiedo di nuovo: sei disposto a sottoporti alla prova?»
«No!»
Cominciò ad avanzare a grandi passi sul palco, dirigendosi verso il punto in cui i suoi uomini erano tutti riuniti, come lupi ringhiosi impazienti di dare battaglia. Ma Thorn di Tarak fu lesto a fargli lo sgambetto, mentre egli gli passava accanto, facendolo cadere, e gli uomini di Khondor circondarono la ciurma della galera.
Carse si dibatté come un gatto selvatico, tra i Re del Mare che cercavano di sopraffarlo, resistette con tutte le sue forze al loro attacco, in una breve vampata di collera impotente, una collera che doveva sfogarsi in qualche maniera… lottò disperatamente, fino a quando, con un’espressione di rammarico dipinta sul volto gioviale, Barbadiferro non lo colpì alla testa con il corno di rame nel quale aveva bevuto il suo vino, facendolo stramazzare sul palco, inerte, mentre nella sua mente calavano le tenebre dell’incoscienza.
Capitolo XII
IL MALEDETTO
Il sudario di tenebre si sollevò, lentamente. La prima cosa della quale Carse si accorse fu il suono… il rumore lento, frusciante di acqua molto vicina a lui, e il rugghiare soffocato di onde che s’infrangevano contro una parete di roccia. Erano gli unici rumori che udiva; per il resto, c’era un senso incombente di immobilità e di attesa.