La spada di Rhiannon [The Sword of Rhiannon - it]
- Автор: Брэкетт Ли Дуглас
- Год: 1956
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: Beata Della Frattina
- Жанр: Героическая фантастика
Электронная книга - «La spada di Rhiannon [The Sword of Rhiannon - it]». Краткое содержание книги:
«I Sapienti sono forti, Rhiarmon! Essi possono spezzare la mente di quest’uomo. E lo faranno, se tu non parlerai!»
Il suo tono, ora, era pervaso da una selvaggia esultanza.
«Che cosa farai, allora?» domandò. «Ti insinuerai in un’altra mente, in un altro corpo? Questo non puoi farlo, Rhiannon! Perché se potessi, già lo avresti fatto, qui, in questo luogo e in questo momento!»
Dall’altra parte dello stagno, sulla terrazza di roccia, la voce di Barbadiferro bonfonchiò, raucamente:
«È una cosa che non mi piace, questa. Non mi piace affatto!»
Ma Emer proseguì, spietata, incalzante, e la sua voce pareva l’unica cosa rimasta in tutto l’universo di Carse… una cosa implacabile, terribile, minacciosa.
«La mente di quest’uomo sta cedendo, Rhiannon. Ancora un minuto… ancora un minuto, e l’unico strumento di cui disponi si trasformerà in un irrecuperabile idiota, incapace di servire a te o a se stesso o a chiunque altro. Parla subito, se vuoi salvarlo!»
La voce della fanciulla echeggiava sulla volta rocciosa della caverna, si ripercuoteva forte, cristallina e implacabile intorno, pareva penetrare in ogni fibra del corpo sofferente di Carse, mentre la gemma, tra le sue mani, era come una fornace di potenza viva, di forza invincibile, che si espandeva fino ad abbracciare i confini dell’universo.
Carse avvertì l’angoscia, la terribile, dolorosa angoscia che attanagliava l’ombra acquattata nella sua mente… una tremenda agonia di dubbio, di paura…
E poi, d’un tratto, quell’ombra oscura parve esplodere in tutto il cervello e in tutto il corpo di Carse, impossessandosi di lui completamente, fino all’ultimo atomo. Ed egli udì la propria voce, ma aliena di tono e di timbro, gridare:
«Lasciate vivere la mente di quest’uomo! Parlerò!»
L’eco tonante di quel terribile grido smorì lentamente, lentamente, e nel silenzio pregno di tensione che seguì, Emer indietreggiò di un passo, e poi di un altro ancora, traendo riflessi di fiamma dalle acque quiete dello stagno, ritraendosi come se tutto il suo corpo, tutta la sua carne volessero sfuggire, inorriditi, a ciò che era stato evocato.
La gemma, tra le sue mani, impallidì d’un tratto, e poi si spense, riacquistando il suo nebuloso grigiore. Increspature luminose si formarono sfavillanti nell’acqua, scie veloci, mentre i vecchi Nuotatori s’allontanavano guizzando, mentre le ali dei Celesti urtarono contro la roccia della volta, in alto. Negli occhi di tutti i presenti c’era la tenebrosa luce della comprensione, e della paura.
Dal gruppo delle figure irrigidite che stavano ritte dall’altra parte dello stagno, sulla terrazza rocciosa, da Rold e dai Re del Mare e dai capi dei Nuotatori e dei Celesti, si levò un tremante segno di riconoscimento, che aveva la forma e il suono di un nome bisbigliato da voci sgomente.
«Rhiannon! Il Maledetto!»
Carse capì in quel momento che perfino Emer, la fanciulla che aveva osato costringere a rivelarsi la cosa celata ch’ella aveva percepito nella sua mente, che l’aveva fatta uscire allo scoperto, abbandonando il suo rifugio, ora tremava di terrore, l’oscuro terrore della cosa che lei stessa aveva evocato.
E anche lui, Matthew Carse, aveva paura. Non era la prima volta, nella sua vita, che egli conosceva la gelida carezza della paura. Ma perfino il terrore che aveva provato quando aveva affrontato il Dhuviano non era nulla, in confronto a questa cieca, tremenda agonia.
Sogni, illusioni, frutto di una mente ossessionata… aveva cercato di convincersi che tutti gli indizi, tutti i segni, tutte le intuizioni che aveva avuto dal momento in cui si era tuffato nell’abisso del tempo potessero venire spiegati così, semplicemente, come il prodotto di una fantasia troppo eccitata. Ma ora non più. Ora non più! Perché ora conosceva la verità, e conoscerla era una cosa terribile.
«Questo non prova nulla!» Era Boghaz, che faceva udire la sua voce querula, ostinata, supplichevole. «Lo avete ipnotizzato!… Lo avete costretto ad ammettere l’impossibile!»
«È Rhiannon,» disse sommessamente uno dei Nuotatori. E sollevò le spalle coperte dalla soffice pelliccia, bianca per l’età, uscendo in parte dall’acqua, e nello stesso tempo sollevò alto il braccio destro. «È Rhiannon, nel corpo dello straniero.»
E poi, con un grido arrocchito dalla paura:
«Uccidete quest’uomo, prima che il Maledetto lo usi per distruggerci tutti!»
Immediatamente, un clamore infernale si levò tra le pareti della grotta, rimbalzando sulla volta, ingigantito dall’eco, il clamore di un’antica, ancestrale paura che usciva ora gridando dalla gola degli umani e degli Halfling, in un impeto di panico.
«Uccidetelo! Uccidetelo!»
Carse era impotente, incapace di servirsi del proprio corpo, ma aveva una strana comunanza di sentimenti con la presenza oscura che si trovava dentro di lui, riusciva a intuirne lo spirito e i pensieri; e quell’oscura presenza era animata da un’ansia terribile, che sconfinava quasi nella paura, una paura ancor più terribile perché non apparteneva al corpo, ma allo spirito. Udì risuonare la voce possente che usciva dalle sue labbra, ma non era la sua, e gli accenti vibranti di quella voce riuscirono a farsi udire, dominando il clamore.
«Aspettate! Voi mi temete, perché io sono Rhiannon! Ma non sono ritornato per farvi del male!»
«Perché sei venuto, allora?» bisbigliò Emer.
La fanciulla teneva lo sguardo fisso sul volto di Carse. E dagli occhi dilatati, fissi di lei, Carse capì che il suo volto doveva costituire uno spettacolo strano e terribile.
Attraverso le labbra di Carse, Rhiannon rispose:
«Sono ritornato per redimere il mio peccato… lo giuro!»
Il volto sconvolto, pallidissimo, di Emer, avvampò d’un tratto in una fiammata di odio e di collera.
«O padre di ogni menzogna! Rhiannon, che ha portato il male sul nostro mondo, dando al Serpente la sua potenza, Rhiannon, che è stato condannato e punito per il suo delitto… Rhiannon, il Maledetto, è diventato un santo!»
Ed Emer rise, una risata amara, nata dall’odio e dalla paura, una risata che fu raccolta e riecheggiata dai Nuotatori e dai Celesti.
«Dovete credermi, per il vostro bene!» gridò la voce di Rhiannon, con una collera che poteva essere soltanto la collera di un semidio, «Non volete neppure ascoltarmi?»
Carse avvertiva la passione della presenza oscura che aveva usato il suo corpo in quella maniera malefica. In quel momento, egli era tutt’uno con quel cuore alieno, che era violento e amaro e solo… solo, gonfio di una solitudine così immensa, che nessun vivente avrebbe mai potuto comprendere il significato.
«Ascoltare Rhiannon?» gridò Emer. «I Quiru ti ascoltarono, forse, nel loro remotissimo tempo? Essi ti giudicarono per il tuo peccato!»
«Vuoi dunque negarmi la possibilità di redimermi?» Il tono del Maledetto era quasi supplichevole. «Non puoi capire, non potete capire tutti, che quest’uomo, Carse, rappresenta l’unica opportunità che io abbia di porre rimedio al male che ho fatto?»
La sua voce si alzò, urgente, ansiosa.
«Per un’era, giacqui fisso e immobile, sopportando una prigionia che neppure l’orgoglio di Rhiannon poteva sopportare. Comprendevo il mio peccato: desideravo riparare al male compiuto, ma non potevo farlo.
«Poi, in quella che era la mia tomba e la mia prigione, giunse dall’esterno quest’uomo, Carse. Introdussi l’immateriale rete elettrica della mia mente nel suo cervello. Scoprii che non potevo dominarlo, perché il suo cervello era alieno e differente. Ma potevo influenzarlo un poco, e pensavo di poter agire per mezzo suo.
«Perché il suo corpo non era legato alla mia tomba. Grazie a esso, finalmente la mia mente avrebbe potuto, almeno, uscirne. E ne uscii, infatti, nella mente dello straniero, senza osare neppure di far capire a lui che io mi trovavo nel suo cervello.