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Crociata spaziale [The High Crusade - it]

Электронная книга - «Crociata spaziale [The High Crusade - it]». Краткое содержание книги:

La favolosa età del Medio Evo si interseca ai viaggi intergalattici in un complesso misterioso e avvincente. Dalle profondità del cosmo, durante l’era delle Crociate, discende, presso una cittadino della Gran Bretagna, una potente astronave, i cui occupanti, esseri mostruosi, sono vinti da un gruppo di Crociati in attesa di partire per liberare il Santo Sepolcro. Essi si impadroniscono del vascello spaziale, e congetturano di usarlo per recarsi in Terra Santa. Per il tradimento di uno dei mostri superstiti che avrebbe dovuto pilotare l’astronave, i Terrestri si trovano proiettati nello spazio e devono conquistare il pianeta di origine dei Galattici. Avventura del tutto nuova che interesserà per lo spirito di abnegazione e per il coraggio di coloro che intensamente la vivono.

Nominato per premio Hugo in 1961.
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«Voi siete troppo modesto, Milord!», osservò Sir Owain con un sorriso.

«Argh!»

Tutto il compiacimento del Barone svanì.

«Che Satana si porti via queste faccende. L’unica cosa importante adesso è che noi ce ne dobbiamo stare qui in panciolle fintantoché la flotta verrà organizzata e, nel frattempo, il nemico è già per strada!»

Invero quello fu un periodo d’incubo. Non potevamo partire da Boda per riunirci alle nostre donne ed ai nostri bambini di Darova, perché l’alleanza era ancora instabile. Sir Roger dovette riannodarla almeno un centinaio di volte, spesso impiegando mezzi che gli sarebbero costati cari nella vita dell’aldilà.

Noialtri, invece, passavamo il tempo a studiare storia, lingue, geografia (o dovrei dire astrologia?) e quelle stregonesche arti meccaniche. Per quest’ultime ci servimmo del pretesto di dover confrontare le macchine locali con quelle di casa nostra, confronto che si risolveva a svantaggio delle prime, naturalmente.

Fortunatamente, anche se non era del tutto strano, Sir Roger aveva scoperto dai documenti e, dall’interrogatorio degli ufficiali wersgoriani prima di lasciare Tharixan, che certe armi tra quelle catturate erano segrete. Così ci fu possibile dare dimostrazioni con pistole a palle esplosive molto efficienti, e sostenere che erano armi inglesi, facendo bene attenzione naturalmente che nessuno dei nostri alleati ci desse un’occhiata troppo da vicino.

La notte che ritornò a Tharixan la nave di collegamento jairiana con la notizia che era arrivata l’armata nemica, Sir Roger si chiuse da solo in camera sua. Non so che cosa sia successo, ma il mattino dopo la sua spada aveva bisogno di una buona molatura e tutti i mobili erano a pezzi.

Dio volle, però, che non dovessimo aspettare ancora per molto. La flotta bodavant era già raccolta in orbita, poi arrivarono diverse dozzine di agili navi da battaglia da Ashenk, seguite poco dopo dai vascelli a forma di scatola di Pr?*tan provenienti dal loro mondo natale coperto di gas velenosi. Allora ci imbarcammo e sfrecciammo rombando verso la guerra.

Il primo spettacolo che ci si offrì di Darova, dopo che ci fummo aperti un varco tra le più lontane astronavi wersgoriane e quando già eravamo entrati nell’atmosfera di Tharixan, mi fece venire il dubbio che forse non esisteva più nulla da salvare. In un raggio di centinaia di miglia attorno a Darova, la terra era bruciata, sconvolta e deserta. Là dove una bomba era caduta da poco, ribollivano pozze di roccia liquefatta. La morte subdola che può essere avvertita solo con speciali strumenti, aveva devastato l’intero continente, e sarebbe rimasta per anni attiva.

Ma Darova era stata costruita per resistere ad attacchi del genere, e Lady Catherine l’aveva approvvigionata a dovere. Scorsi una flottiglia wersgoriana abbassarsi ululando al di sopra dello schermo di energia, ed i suoi missili esplosero vicini, provocando uno scoppio verso l’esterno delle strutture di pietra di superficie, ma lasciando la parte interrata intatta. Poi il suolo tormentato si aprì; le bombarde si affacciarono come lingue di vipere, sputarono fulmini e si ritirarono al sicuro prima che nuove esplosioni potessero ridurle in rovina. Tre astronavi wersgoriane precipitarono distrutte, ed i loro rottami andarono ad aggiungersi al carnaio rimasto dopo un tentativo di prendere d’assalto la fortezza, condotto da terra.

Poi non ebbi più modo di osservare la foresta di Darova velata da nubi di fumo, perché i Wersgorix piombarono su di noi in forze ed il combattimento si spostò di nuovo nello spazio.

Battaglia ben strana fu quella: una battaglia che si combatté a distanze inimmaginabili con raggi di fuoco, granate o missili, senza equipaggio umano. Le astronavi manovravano sotto la direzione di cervelli artificiali, così che solo opportuni campi di gravità indotti impedivano agli equipaggi di spiaccicarsi contro le paratie. Gli scafi venivano lacerati dai colpi, che pur non centrando le navi, cadevano vicini, ma i vascelli non affondavano in quello spazio privo d’aria perché i guasti si sigillavano da soli, così che le parti rimanenti potevano continuare il combattimento.

Questo infatti era il modo usuale con cui si combatteva una guerra spaziale. Sir Roger apportò una innovazione che dapprima fece inorridire gli Ammiragli jairiani. Il Barone però insistette che quella era una normale tattica inglese… ed in un certo senso era vero. In effetti, però, lo fece per paura che i suoi uomini si tradissero con la loro goffaggine di fronte a quelle armi infernali.

Perciò li dislocò a bordo di numerose barche ultraveloci, e tutto il nostro piano generale di battaglia fu concepito in maniera per niente ortodossa, all’unico scopo di spingere il nemico a disporsi in certe posizioni.

Quando poi si presentò l’occasione, le barche di Sir Roger sfrecciarono nel cuore della flotta wersgoriana. Qualcuna andò persa, ma le altre continuarono la loro assurda orbita, dirette proprio verso l’Ammiraglia nemica. Questa era una nave mostruosa, lunga quasi un miglio, abbastanza grande da trasportare enormi generatori di campi di forza, ma gli Inglesi utilizzarono potenti esplosivi per aprirsi varchi nello scafo. Poi, rivestiti di armature spaziali in cima alle quali i cavalieri avevano piantato i loro pennacchi, si lanciarono all’abbordaggio armati di spade, asce, alabarde ed archi, oltre che di pistole.

Naturalmente non erano in grado di impadronirsi militarmente di tutto quell’enorme labirinto di corridoi e cabine, ma si dilettarono un mondo, patendo solo qualche leggera perdita, (perché i marinai di quel leviatano non erano fortunatamente abituati al combattimento corpo a corpo) e crearono una tale confusione che contribuì validamente a sostenere il nostro assalto principale. Alla fine, l’equipaggio abbandonò la nave. Quando Sir Roger se ne accorse, ritirò le proprie truppe, giusto un attimo prima che lo scafo si disgregasse.

Solo Dio ed i Santi più bellicosi sanno se questa azione si dimostrò decisiva. La flotta alleata era inferiore di numero e specialmente di armamento, così ogni nostro successo fu del tutto sproporzionato. D’altra parte il nostro attacco era stato una sopresa assoluta. Ed avevamo incastrato il nemico tra noi e Darowa, i cui missili più potenti si avventavano nello spazio per distruggere le navi wersgoriane.

Io non sono in grado di descrivere l’apparizione di San Giorgio, perché non fu mio privilegio assistervi, tuttavia molti uomini d’arme, sobri ed assolutamente degni di fede, giurarono di aver visto il Santo Cavaliere scendere a cavallo dalla Via Lattea avvolto in uno spumeggiare di stelle ed impalare le astronavi nemiche con la lancia come se fossero tanti draghi.

Sia come sia, dopo molte ore di cui ho solo un confuso ricordo, i Wersgorix cedettero e ritornarono in buon ordine dopo aver perso forse un quarto della flotta. Noi non l’inseguimmo a lungo, ma scendemmo su Darova dove ci fermammo ad una certa altezza. Quindi Sir Roger ed i capi alleati scesero a terra in una scialuppa.

Nel vasto salone centrale sotterraneo, la guarnigione inglese, sudicia ed esausta dopo giorni di battaglia, ci accolse con un debole evviva. Lady Catherine, però, aveva trovato il tempo di fare un bagno e di vestirsi con gli abiti migliori per dovere d’etichetta, e si fece avanti con l’incedere di una Regina per dare il benvenuto ai Capitani.

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