Crociata spaziale [The High Crusade - it]
- Автор: Андерсон Пол Уильям
- Год: 1962
- Язык: итальянский
- Год: Ponzoni Editore
- Переводчик: Pina Manzini
- Жанр: Космическая фантастика
Электронная книга - «Crociata spaziale [The High Crusade - it]». Краткое содержание книги:
Nominato per premio Hugo in 1961.
Questo fu il luogo in cui Red John Hameward salvò realmente una Principessa che era tenuta prigioniera. È vero che aveva capelli verdi e antenne piumate, né c’era possibilità di incrocio tra la sua specie e la nostra, ma la somiglianza con gli umani e l’immensa gratitudine dei Vashtunari, che stavano per essere conquistati dai Wersgorix, contribuì molto a sollevare il morale degli Inglesi che si sentivano sempre più soli. Se poi le proibizioni del Levitico siano o no applicabili, è materia che viene ancora dibattuta con passione.
I Wersgorix contrattaccarono dallo spazio, stazionando la loro flotta su un anello di planetoidi. Ma Sir Roger, mentre l’astronave era in volo, aveva fatto escludere a bordo la gravità artificiale ed aveva fatto addestrare i suoi uomini in quelle condizioni. Così, adesso, corazzati contro il vuoto, i nostri arcieri effettuavano quella famosa incursione battezzata Battaglia delle Meteore.
Frecce lunghe un braccio trapassarono molte tute spaziali wersgoriane senza che un sol lampo di fuoco od una sola pulsazione magnetica tradissero la posizione del tiratore e, una volta che la loro base fu privata dall’equipaggio umano, il nemico dovette ritirarsi dall’intero sistema. Intanto, mentre noi eravamo occupati con questo sole, l’Ammiraglio Beljad ne aveva conquistati altri tre, così la nuova ritirata dei Wersgorix dovette essere effettuata in profondità.
Su Tharixan, intanto Sir Owain di Montbelle si rendeva piacevole a Lady Catherine, mentre lui e Branithar si sondavano vicendevolmente, con cautela, col pretesto di studiare le rispettive lingue. Alla fine pensarono di aver raggiunto un punto di reciproca comprensione.
Restava solo da convincere la Baronessa.
Credo che entrambe le lune si fossero levate in cielo e le cime degli alberi risplendessero argentee per la loro luce, mentre le doppie ombre si allungavano sull’erba dove riluceva la rugiada, ed anche i rumori della notte erano diventati familiari e nessuno più li temeva, quando Lady Catherine lasciò il padiglione, come faceva spesso quando non riusciva a prendere sonno dopo che i bambini si erano addormentati.
Avvolta in un mantello col cappuccio si avviò lungo un viottolo che doveva diventare la strada del nuovo villaggio, passando davanti a capanne di canne che formavano macchie d’ombre sotto le lune, e s’inoltrò su un prato attraversato da un ruscello. L’acqua spumeggiava e scintillava alla luce, cantando tra le rocce.
Lady Catherine aspirò lo strano e caldo profumo dei fiori, che le ricordò il biancospino inglese quando s’incoronava la Regina di Maggio. Si ricordò anche di quando, sposina novella, aveva camminato sulla spiaggia ghiaiosa di Dover, il giorno in cui suo marito si era imbarcato per una campagna estiva, e lei aveva continuato ad agitare la mano per salutarlo, finché anche l’ultima vela era scomparsa all’orizzonte. Ora le stelle erano una cosa più gelida, e nessuno avrebbe visto il suo fazzoletto se anche l’avesse sventolato. Allora piegò la testa e si disse che non avrebbe pianto.
Le corde di un’arpa vibrarono nelle tenebre, poi Sir Owain si fece avanti. Non aveva più la gruccia, ma ancora zoppicava. Una massiccia catena d’argento che gli pendeva sulla casacca di velluto nero rifletteva la luce delle lune, e Lady Catherine lo vide sorridere.
«Oh!», le disse dolcemente il giovane Cavaliere «Ninfe e driadi folleggiano per i boschi!»
«No.»
Nonostante tutti i suoi propositi, Lady Catherine si sentì rallegrata. Le battute scherzose e le lusinghe di quel giovane le avevano rallegrato tante ore tristi e l’avevano riportata ai tempi spensierati della giovinezza trascorsa a Corte. Per mascherare il proprio imbarazzo, si schernì con un gioco di mani e, pur sapendo che era solo timidezza non riuscì a farne a meno.
«No, buon Cavaliere, questo è sconveniente.»
«Sotto un simile cielo ed alla presneza di tanta beltà, nulla è sconveniente!», ribatté lui. «Infatti ci è stato assicurato che non c’è peccato in Paradiso.»
«Non dite così!»
Il dolore che aveva provato prima le tornò raddoppiato.
«Se mai, è vero che siamo finiti all’Inferno.»
«Dovunque si trovi Milady, lì è il Paradiso.»
«Vi sembra questo il posto adatto per tenere una Corte d’Amore?», chiese Lady Catherine, beffarda ed amara.
«No.»
Questa volta toccò a lui diventare solenne.
«Invero non si addice una tenda, od una baracca di tronchi, per colei che comanda a tutti i cuori. Né queste frontiere sono un’acconcia dimora per voi… o per i vostri figli. Voi dovreste sedere tra le rose quale Regina dell’Amore e della Bellezza, mentre mille Cavalieri spezzano lance in vostro onore e mille menestrelli cantano il vostro fascino.»
Lei cercò di protestare.
«Mi basterebbe tornare a rivedere l’Inghilterra…», ma la voce le venne a mancare.
Sir Owain fissò lo sguardo sul ruscello dove scintillavano tremolanti le scie delle due lune gemelle e, dopo un lungo istante, infilò la mano sotto il mantello. Lady Catherine gli vide balenare in mano una lama d’acciaio e si tirò indietro di scatto ma lui levò l’elsa verso il cielo ed esclamò con quel tono ricco di passione che sapeva usare così bene:
«Su questo segno del mio Salvatore e sul mio onore, io vi giuro che il vostro desiderio sarà esaudito!»
La spada affondò nella terra molle del prato e il Cavaliere la fissò.
Lady Catherine lo udì appena quando aggiunse:
«Sempre che voi lo desideriate veramente.»
«Cosa volete dire?»
La donna si strinse nel mantello come se l’aria fosse particolarmente fredda. L’allegria di Sir Owain era ben diversa da quella grassa e rumorosa di Sir Roger e, in quel momento, la sua gravità era più eloquente delle balbettanti proteste del marito. Per un attimo, però, Lady Catherine ebbe paura di Sir Owain, ed avrebbe dato tutti i suoi gioielli per vedere il Barone uscire dalla foresta nella sua poderosa armatura cigolante.
«Voi non avete mai espresso chiaramente cosa intendete dire», sussurrò la donna.
Lui le rivolse uno sguardo su cui si leggeva una disarmante espressione di fanciullesca tristezza.
«Forse io non ho mai appreso la difficile arte di parlare direttamente ma, se ora esito, è perché sono restio a dire a Milady qualcosa che non mi è facile esprimere.»
Lady Catherine si raddrizzò. Per un istante sotto quella luce irreale, apparve stranamente simile a Sir Roger; infatti quello era un gesto tipico del marito ma, un istante dopo, tornò ad essere solo Lady Catherine che raccogliendo, abbattuta, un poco di coraggio, fece:
«Ditemi tutto.»
«Branithar è in grado di ritrovare la Terra», rispose il giovane.
Lady Catherine non era donna da svenire ma, per un istante, le stelle ondeggiarono sopra di lei e, quando si riprese, era appoggiata al petto di Sir Owain. Le braccia di lui la stringevano alla vita e le labbra del giovane si muovevano sulla sua guancia cercandole la bocca. Lady Catherine si scostò un poco e lui non insistette per baciarla, ma ora la donna si sentiva troppo debole per sottrarsi al suo abbraccio.
«Questa è una notizia tremenda,» disse Sir Owain, «per la ragione che vi ho espresso prima. Perché Sir Roger non rinuncerà mai alla sua guerra.»
«Ma potrebbe mandare a casa noi!», singhiozzò Lady Catherine.
Il viso di Sir Owain espresse una grande tristezza.
«Credete forse che lo farà? Lui ha bisogno di tutti noi per mantenere le sue guarnigioni e continuare in questa finzione di farsi credere forte. Ricordate cos’ha proclamato prima che la flotta lasciasse Tharixan. Non appena un pianeta apparirà saldamente conquistato, manderà a chiamare parte della gente di questo villaggio per unirsi a quei pochi, che ha già creato, Duchi e Cavalieri. In quanto a lui… oh, sì, lui parla di porre fine al pericolo in cui versa l’Inghilterra, ma ha mai parlato di fare di voi una Regina?»