Crociata spaziale [The High Crusade - it]
- Автор: Андерсон Пол Уильям
- Год: 1962
- Язык: итальянский
- Год: Ponzoni Editore
- Переводчик: Pina Manzini
- Жанр: Космическая фантастика
Электронная книга - «Crociata spaziale [The High Crusade - it]». Краткое содержание книги:
Nominato per premio Hugo in 1961.
Sir Roger congiunse le mani e sollevò gli occhi al cielo.
«Invero,» osservò, «uno dei nostri comandamenti fondamentali dice "Non uccidere". Ma ci è sembrato un crimine ancora maggiore permettere che una potenza così crudele e pericolosa come quella wersgoriana fosse lasciata libera di devastare contrade inermi.»
«Uhm!» Beljad si strofinò la fronte pelosa. «Dove si trova questa vostra Inghilterra?»
«Suvvia,» replicò Sir Roger in tono sornione, «non vi aspettate che lo riveliamo a degli estranei, sia pure di nobilissima stirpe, finché non avremo raggiunto un certo accordo. Neanche i Wersgorix la conoscono, perché abbiamo catturato la loro astronave esplorativa. Questa mia spedizione nel loro territorio ha lo scopo di punirli e di raccogliere informazioni. Come vi ho già detto, abbiamo catturato Tharixan subendo delle perdite leggerissime, ma non è costume del nostro Monarca intervenire negli affari riguardanti altre specie intelligenti, senza prima consultarle per sapere quali sono i loro veri desideri. Vi giuro che Re Edoardo III non si è mai sognato di farlo. Io, insomma, preferirei avere dalla mia parte voi Jair ed altre nazioni che abbiano sofferto per mano dei Wersgorix, in modo da condurre una crociata per umiliarli. E voi acquisterete così il diritto di partecipare ad una giusta ed equa divisione del loro Impero con noi.»
«E voi, capo di un unico corpo di spedizione militare, avete i poteri per intraprendere negoziati in questo senso?», chiese Beljad, piuttosto dubbioso.
«Signore, io non sono un nobiluccio di basso rango.» rispose il Barone irrigidendosi notevolmente. «I miei ascendenti equivalgono ai più alti del vostro reame. Un mio antenato, di nome Noè, è stato un tempo Ammiraglio delle flotte combinate del mio pianeta.»
«È tutto così improvviso!», rispose Beljad, incerto. «È un evento che non si è mai verificato prima. Noi non possiamo… io non posso prendere decisioni… prima bisogna discuterne e…»
«Certamente!» Il mio Signore alzò la voce fino a far risuonare tutto il salone. «Ma non indugiate troppo, Nobili Signori. Io vi offro la possibilità di contribuire alla distruzione delle barbarie wersgoriane, di cui l’Inghilterra non può più tollerare l’esistenza. Se voi condividerete con noi il fardello della guerra, dividerete poi anche i frutti della vittoria. In caso contrario, gli Inglesi saranno costretti ad occupare l’intero Impero Wersgoriano, perché qualcuno dovrà pur mantenere l’ordine. Perciò io vi dico, unitevi a noi sotto la mia guida ed hurrà per la vittoria!»
CAPITOLO XVI
Jair, come le altre nazioni libere, non erano poveri stupidi, e ci invitarono ad atterrare e ad essere loro ospiti sul loro pianeta. Quel soggiorno fu ben strano, come se l’avessimo trascorso sulla Collina senza tempo degli Elfi. Ricordo torri alte e sottili, collegate da arditi ponti aerei, città dove gli edifici si mescolavano ai parchi creando un effetto di fastose dimore, barche su laghi scintillanti, studiosi con tonaca e veli che discutevano con me della cultura inglese, enormi laboratori alchemici, una musica che ancora turba i miei sogni.
Ma questo non è un libro di geografia. È il resoconto più sobrio di antiche civiltà non umane e ad un orecchio inglese non erudito, sembrerebbe ancora più fantasioso delle immaginifiche descrizioni del famoso veneziano chiamato Marco Polo.
Mentre i capi militari, le persone più istruite e gli uomini politici jairiani cercavano di strapparci informazioni, sia pure impiegando la massima cortesia, una spedizione corse a Tharixan per accertarsi coi propri occhi di quanto era successo.
Lady Catherine l’accolse in pompa magna e concesse ai Jairiani di intervistare tutti i Wersgorix che volevano. Si limitò solo a far rinchiudere in un luogo separato Branithar, perché questi avrebbe rivelato troppe cose. Tutti gli altri invece, Huruga compreso, avevano solo la confusa impressione di una terribile e distruttrice macchina da guerra.
I Jair, inoltre, a parte il fatto che non avevano nessuna familiarità con le differenze relative alle caratteristiche fisiche umane, non si resero conto che la guarigione di Darova era composta dai nostri elementi più deboli ma, una volta contati gli effettivi, fecero fatica a capitarsi che una piccola forza d’intervento come la nostra fosse riuscita ad ottenere un simile risultato.
Certo, pensarono, dovevamo avere in serbo dei poteri nascosti! E, quando videro il nostro bestiame, i cavalieri in groppa ai loro destrieri, e le donne che cucinavano su fuochi di legna, accettarono con facilità la spiegazione che noi Inglesi preferivamo vivere all’aria aperta nella maniera più semplice, dal momento che questo era anche uno dei loro ideali.
L’altra fortuna da parte nostra fu che la barriera della lingua limitava la loro indagine a quanto potevano osservare coi loro occhi. In quanto ai nostri ragazzi che stavano imparando il wersgoriano, avevano fino a quel momento appreso troppe poche parole per una conversazione intelligibile. Una fortuna, ho detto, perché molti plebei, e magari anche qualche guerriero, avrebbero potuto esprimere tutto il proprio terrore e la propria ignoranza, se fossero stati capaci di farlo, per poi supplicarli di riportarli a casa. Così, invece, tutti i colloqui con gli Inglesi dovevano passare attraverso il mio filtro, ed io trasmettevo l’allegra arroganza di Sir Roger.
Il mio Signore non nascose loro che una flotta punitiva wersgoriana si sarebbe abbattuata fra poco su Darova. Anzi, ne fece quasi un vanto. E sostenne di aver preparato una trappola. Se poi Boda e gli altri pianeti stellari non avessero voluto aiutarlo a farla scattare, avrebbe dovuto chiedere rinforzi in Inghilterra.
Ora, il pensiero di una armata proveniente da un regno di cui si ignorava tutto, e che doveva entrare nella loro regione di spazio, turbò parecchio i capi jairiani. Non ho dubbi che alcuni di essi ci considerassero dei semplici avventurieri, fuorilegge forse, che in realtà non potevano contare su alcun aiuto dal nostro pianeta natale, ma gli altri dovevano aver obiettato:
«Possiamo rischiare di rimanere qui a guardare e non partecipare a ciò che sta per succedere? Anche se fossero pirati, questi nuovi venuti hanno conquistato un pianeta, e mostrano di non aver paura dell’intero Impero Wersgoriano. In ogni caso, dobbiamo armarci per ogni eventualità. Potrebbe darsi infatti che, nonostante i loro dinieghi, questa Inghilterra sia una nazione aggressiva quanto quella dei musi azzurri. Perciò, non sarebbe forse meglio rafforzarci aiutando questo Roger, occupando molti pianeti ed impadronendoci di un ingente bottino? L’unica alternativa sembra quella di allearci coi Wersgorix contro di lui, e questo è assolutamente impensabile!»
Per di più avevamo conquistato l’immaginazione dei Jair. Questi infatti avevano visto Sir Roger ed i suoi pittoreschi compagni percorrere al galoppo i loro viali tranquilli, ed avevano sentito della sconfitta dai loro vecchi nemici. Il loro folklore, che da tempo si basava sul fatto che loro conoscevano solo una minuscola porzione dell’universo, li predisponeva a credere che, al di là delle zone cartografate, esistessero razze più vecchie e potenti. Perciò quando sentirono che Sir Roger li invitava alla guerra, si infiammarono e la reclamarono a gran voce. Boda era una repubblica, non una mistificazione come quella wersgoriana. E la voce del popolo risuonò forte nel parlamento.
L’ambasciatore wersgoriano protestò, arrivando a minacciare la distruzione. Ma era lontano da casa, e i dispacci che inviò avrebbero impiegato tempo prima di arrivare: intanto le folle scagliavano pietre contro la sua residenza.
Sir Roger, conferì a sua volta, con due altri emissari. Questi erano i rappresentanti di due nazioni stellari, quella degli Ashenkoghli e dei Pr?*tan. Ho messo questi strani simboli nell’ultimo nome per rappresentare rispettivamente un sibilo ed un grugnito. Riporterò la conversazione che segue a campione delle tante che ebbero luogo.