Crociata spaziale [The High Crusade - it]
- Автор: Андерсон Пол Уильям
- Год: 1962
- Язык: итальянский
- Год: Ponzoni Editore
- Переводчик: Pina Manzini
- Жанр: Космическая фантастика
Электронная книга - «Crociata spaziale [The High Crusade - it]». Краткое содержание книги:
Nominato per premio Hugo in 1961.
Come al solito, ci servimmo della lingua wersgoriana. Questa volta ebbi maggiori difficoltà a fare da interprete perché il Pr?*tan che era contenuto in una scatola che manteneva il calore e l’aria velenosa che gli erano necessari, e parlava attraverso un altoparlante con un accento che era ancora più atroce del mio. Non cercai neppure di conoscere il suo nome né il suo grado, perché questi concetti erano per una mente umana ancora più evanescenti dei libri di Maimonide. Lo battezzai Mastro d’Uovo Terziario dell’Alveare di Nordovest, ed in privato lo chiamai Ethelbert.
Noi visitatori eravamo seduti in una fresca stanza azzurra, che dominava la città da un alto edificio. Mentre la forma tentacolare di Ethelbert, a malapena visibile attraverso il vetro, si sforzava di partecipare alle cortesie formali, Sir Roger lanciò un’occhiata sul panorama.
«Finestre aperte, ampie quanto il portone di un castello.» mormorò. «Che occasione! Quanto mi piacerebbe attaccare questo posto!»
Quando i colloqui ebbero inizio, Ethelbert disse:
«Io non posso impegnare gli Alveari in una qualsiasi scelta politica. Tutto quello che posso fare è di inviare una raccomandazione. Tuttavia, dal momento che il nostro popolo ha una mente che è meno individualista della media, posso aggiungere che la mia raccomandazione avrà un peso notevole. Allo stesso tempo però, sono assai duro da convincere.»
Questo eravamo già stati inclini a crederlo. In quanto agli Ashenkoghli, questi si dividevano in Clan; il loro Ambasciatore a Boda era il capo di uno di essi ed aveva personalmente l’autorità di farne intervenire la flotta. Questo semplificò a tal punto i negoziati che ci parve di vedere chiaramente la strada indicataci da Dio. Inoltre, la fiducia che acquisimmo in quella circostanza, ci fu parecchio giovevole.
«Senza dubbio, Milord, voi vi renderete conto degli argomenti che abbiamo esposto ai Jair,» cominciò Sir Roger, «gli stessi argomenti sono indubbiamente applicabili a Pur… Pur vattelapesca, come si chiama il vostro pianeta.»
Provai un senso di esasperazione vedendo che lasciava a me tutto il peso di una corretta pronuncia e dei giri di frasi necessari per mantenere il colloquio a livello di cortesia, e per penitenza mi assegnai un Rosario. Il wersgoriano era una lingua così barbara che non riuscivo ancora a pensare con chiarezza con quegli schemi per cui, quando interpretavo il Francese di Sir Roger, traducevo prima il succo del discorso nell’Inglese della mia infanzia, poi in maestose frasi latine, sulle cui solide fondamenta potevo erigere una costruzione wersgoriana che poi Ethelbert traduceva mentalmente in Pr?*tano. Meravigliose sono le vie del Signore!
«Gli Alveari hanno sofferto molto», ammise l’Ambasciatore. «I Wersgorix impongono limiti alla nostra flotta spaziale ed ai nostri possedimenti extraplanetari; esigono un pesante tributo in metalli rari. Il nostro pianeta natale, tuttavia, è assolutamente inutile per loro per cui non temiamo di venire occupati come Boda o Ashenk. Perché quindi dovremmo provocare la loro collera?»
«Immagino che questi esseri non abbiano idea di cosa sia l’onore», brontolò il barone. «Perciò digli che, una volta che Wersgorixan sarà stato sconfitto, non dovranno più subire quei tributi e quelle restrizioni.»
«Questo è ovvio», fu la fredda risposta. «Ma il vantaggio è troppo scarso in confronto al rischio che il nostro pianeta e le nostre colonie vengano bombardati.»
«Questo rischio sarà molto inferiore se tutti i nemici di Wersgorixan si uniranno insieme. Il nemico sarà troppo impegnato per poter condurre un’azione offensiva.»
«Ma non esiste nessuna alleanza del genere.»
«Ho ragione di credere che il Lord di Ashenk qui presente su Boda, progetti di unirsi a noi. E allora lo imiteranno certamente molti altri dei suoi Clan, se non per impedirgli di acquisire troppo potere.»
«Ma Milord,» protestai in Inglese, «voi sapete bene che il Lord di Ashenk ora non è affatto pronto ad arrischiare la sua flotta in questo azzardo.»
«Tu limitati a riferire al mostro ciò che ho detto io.»
«Ma, Milord, questo non è vero!»
«Ah, ma noi faremo sì che lo diventi; così in definitiva non sarà più una menzogna.»
Quasi mi soffocai per quei cavilli, ma tradussi il tutto come mi era stato ordinato.
Di rimando Ethelbert sbottò:
«Che cosa vi fa pensare questo? Il Signore di Ashenk è notoriamente molto cauto.»
«Certo.»
Era un vero peccato che la calma di Sir Roger andasse sprecata per quegli orecchi non umani. «Appunto per questo non annuncerà la sua intenzione apertamente. Ma i suoi collaboratori… qualcuno di essi parlerà o non saprà fare a meno di far trapelare qualcosa…»
«Questa è una questione su cui bisogna indagare!», disse Ethelbert.
Riuscivo quasi a leggergli nel pensiero. Avrebbe immediatamente messo all’opera le proprie spie, scelte tra i Jair.
Ci trasferimmo altrove e riprendemmo i colloqui che Sir Roger aveva avuto con un giovane Ashenkogh. Questo bellicoso centauro era desideroso di vedere una guerra in cui avrebbe potuto procurarsi fama e ricchezza.
Ci spiegò i particolari della loro organizzazione, delle documentazioni, delle comunicazioni che Sir Roger aveva bisogno di sapere, poi il Barone lo istruì su quali documenti andavano falsificati e lasciati in giro perché li trovassero gli agenti di Ethelbert, su quali parole andavano lasciate cadere durante le sbronze, quali goffi tentativi andavano fatti per corrompere i funzionari jairiani… nel giro di poco tempo, insomma, tutti, tranne l’Ambasciatore di Ashenk stesso, avrebbero saputo che stavano progettando di allearsi con noi.
Così Ethelbert mandò a Pr?*tan un messaggio in cui raccomandava la guerra. Il messaggio naturalmente partì segretamente, ma Sir Roger corruppe l’ispettore jairiano che passava i messaggi diplomatici in speciali contenitori sulle navi postali, promettendogli in dono un intero arcipelago su Tharixan.
Questa fu una mossa astuta da parte del mio Signore, perché gli diede la possibilità di mostrare al Capo degli Ashenkoghli quel dispaccio prima che partisse per la sua strada. Ed allora, visto che Ethelbert aveva tanta fiducia nella nostra causa, il Capo mandò a chiamare la sua flotta e scrisse lettere in cui invitava i Lord dei Clan alleati a fare lo stesso.
Ormai, naturalmente, il controspionaggio militare di Boda sapeva quanto stava succedendo e, naturalmente, i suoi capi politici non potevano permettere che Pr?*tan ed Ashenk mietessero un così ricco raccolto mentre il loro pianeta rimaneva a bocca asciutta. Di conseguenza raccomandarono che anche i Jair entrassero a far parte dell’alleanza. Così sollecitato, il Parlamento dichiarò guerra a Wersgorixan.
Sir Roger mostrava un sorriso che gli spaccava in due la faccia.
«È stato facilissimo», disse quando i suoi Capitani lo lodarono. «Mi è bastato indagare su come funzionano le cose da queste parti, il che non è un segreto. Poi questi signori delle stelle sono cascati dentro trappole che non avrebbero ingannato neanche un principotto tedesco mezzo scemo.»
«Ma com’è possibile, Milord?», chiese Sir Owain. «Questa è gente più vecchia, più forte e più saggia di noi.»
«Le prime due affermazioni ve le concedo,» convenne il Barone con un cenno d’assenso. Era talmente di buonumore che perfino al giovane Cavaliere si rivolgeva con franco cameratismo, «la terza no. Quando si arriva all’intrigo non sono neanch’io un asso come gli Italiani. Ma questi stellari sono proprio dei bambocci. Mi chiedete perché? Bè, sulla Terra ci sono da molti secoli molte nazioni e molti Lord, ognuno sospettoso dell’altro, sotto un sistema feudale che è fin troppo complicato per ricordarlo.
«Perché noi abbiamo combattuto tante guerre in Francia? Perché il Duca d’Angiò era per un verso il Sovrano d’Inghilterra e per l’altro un francese! Pensate a cos’ha condotto questo; eppure è ancora uno degli esempi minori. Sulla Terra noi siamo stati costretti dalle circostanze ad apprendere tutte le furfanterie che ci sono da apprendere. Ma qui, i Wersgorix sono da secoli l’unica vera potenza. Ed hanno compiuto le loro conquiste con un solo metodo, annientando crudelmente quelle razze che non avevano armi per difendersi. Grazie al fatto che loro possedevano il reame più vasto, hanno imposto con la pura violenza la loro volontà a tre altre nazioni che possedevano arti militari loro pari, e queste tre nazioni, singolarmente inferiori, non hanno neppure cercato di complottare contro Wersgorixan. Tutto questo non ha richiesto abilità superiore a quelle che occorrono per combattere una battaglia a palle di neve. Non mi ci è voluta quindi una grande abilità per giocare sull’ingenuità, l’avidità, la nascente paura e la mutua rivalità.»