Ed egli maledisse lo scandalo [Earth Unaware - it]
- Автор: Рейнольдс Даллас МакКорд Мак
- Год: 1966
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: Antonangelo Pinna
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Ed egli maledisse lo scandalo [Earth Unaware - it]». Краткое содержание книги:
«Probabilmente si tratta della stessa cosa» ribatté Stevens.
Lo accompagnarono all’ascensore e poi in strada, tenendolo sottobraccio, uno a destra e uno a sinistra, con naturalezza; ma Ed aveva la sensazione che se avesse tentato di allontanarsi con uno scatto, non avrebbe fatto un metro di strada. Davanti al portone era ferma una grossa vettura a cuscino d’aria. Lo fecero salire sul sedile anteriore e gli si sedettero ai lati. Stevens comunicò la destinazione al pilota automatico e la grossa vettura si alzò fino al livello riservato alla polizia e partì verso sud a grande velocità.
«Dove andiamo?» domandò Ed.
«A Manhattan.»
«Perché?» chiese ancora Ed. «Non ho diritto di saperlo? Non ho il diritto di chiamare un avvocato?»
«Ai bei tempi si usava così» ripeté Stevens.
Johnson era più comprensivo. «A dire il vero, signor Wonder, non abbiamo idea del perché la vogliono vedere. È la missione più segreta a cui abbiamo mai preso parte.»
«Chi sono le persone che mi vogliono?» domandò Ed, di nuovo indignato. Nessuno dei due rispose.
Manhattan si trovava centocinquanta chilometri a sud, più o meno. Stevens ridusse la velocità un quarto d’ora dopo la partenza, e la vettura s’immise nel traffico più intenso di Super New York.
Raggiunsero il Nuovo Empire State Building, entrarono dall’ingresso riservato alle autovetture e si arrestarono a fianco di tre uomini in uniforme molto elegante; due di essi portavano una pistola automatica di grosso calibro appesa bene in vista alla cintura.
Ed e i due agenti di polizia in borghese che l’avevano prelevato uscirono dall’auto, accolti dagli sguardi inespressivi degli agenti di guardia. Furono presentati e controllati i documenti. Una guardia disarmata raggiunse il telefono vicino e parlò brevemente a bassa voce. Poi si voltò, fece un cenno d’assenso e scortò i tre fino all’ascensore.
Salirono a una velocità da crampi allo stomaco per un periodo di tempo che a Ed Wonder sembrò incredibilmente lungo. Raggiunsero una velocità massima, poi l’ascensore decelerò. Infine si aprì la porta.
C’erano altre guardie armate. Ci fu un nuovo controllo, poi il trio procedette. I due agenti in borghese guidarono Ed attraverso l’atrio e imboccarono un corridoio laterale. Ed passò davanti a una finestra e diede un’occhiata veloce di sotto. Evidentemente si trovavano molto vicino alle cime del più alto edificio di Manhattan. Alcune stanze lungo il corridoio avevano la porta aperta. Dentro si vedevano decine di impiegati e impiegate al lavoro. Sembravano tutti in uno stato di frenetica agitazione. Altre stanze erano vuote e, proprio in quel momento, venivano arredate e organizzate per far posto a nuove attività. Calcolatori elettronici e relative perforatrici, stampatrici automatiche, riproduttori fotografici venivano spinti su e giù per il corridoio.
«Ma che roba è questa?» domandò Ed.
Gli rispose Johnson, con molta cortesia: «Glielo abbiamo già detto. Non ne sappiamo niente.»
Giunsero finalmente a destinazione. Ed fu introdotto in una piccola sala d’attesa; c’era solo una ragazza, seduta dietro un tavolo.
Stevens disse: «Wonder, Edward. Kingsburg. Precedenza “C”. Numero Z-168.»
Le porse una busta. La ragazza l’aprì e scorse l’unico foglio che conteneva. «Oh, sì! Il signor Yardborough l’aspetta.» Quindi avvicinò il viso al microfono del citofono da tavolo e annunciò: «Signor Yardborough, è stato condotto qui il signor Wonder, di Kingsburg.»
Ed disse bellicoso: «Mi ascolti bene, sono in stato di arresto? Se è così, voglio telefonare a un avvocato.»
La ragazza lo guardò e scosse la testa come se rispondere, anche con una sola parola, le fosse troppo faticoso. «Il signor Yardborough la riceverà subito.»
Uno dei due agenti in borghese aprì la porta che conduceva all’ufficio interno, fece passare Ed e la chiuse alle sue spalle.
Il signor Yardborough sedeva a un tavolo ingombro di carte. Da quanto ricordava Ed, un dirigente non doveva mai avere il tavolo ingombro. La regola numero uno dell’ordine e dell’efficienza imponeva che venisse esaminata una sola pratica alla volta.
La scrivania del signor Yardborough era un caos di carte.
L’uomo sollevò la testa dal tavolo; aveva l’aspetto affranto, come la sua segretaria. «Si accomodi, signor… ehm… Wonder. Mi faccia guardare qui un momento.» Fra le migliaia di fogli che gli stavano di fronte ne prese uno, poi tre ritagli di giornale uniti con un fermaglio.
Ed Wonder si sedette. Per lo meno avrebbe scoperto che cosa gli stava succedendo. Tutta la faccenda aveva sempre meno l’aspetto di un intervento poliziesco.
Cominciò a sospettare che…
«Edward Wonder» disse Yardborough. «Direttore del programma Ai limiti del reale, trasmesso da radio Kingsburg. Questa prima segnalazione su di lei è apparsa in un articolo di giornale scritto da…» controllò un ritaglio «…Buzz De Kemp, del “Times Tribune” di Kingsburg. Descrive, con molte strizzate d’occhio, il suo ospite della trasmissione, Ezechiele Giosuè Tubber, un predicatore che, apparentemente, avrebbe scagliato una… ehm… maledizione sulla vanità delle donne.»
Ed fece per parlare, ma Yardborough lo bloccò alzando stancamente una mano.
«Un momento. La seconda segnalazione è analoga. Il signor De Kemp ha scritto un altro articolo, sempre in tono scherzoso, affermando che questo predicatore ambulante, Tubber, è stato la causa della cosiddetta Moda Domestica.»
Yardborough posò il secondo ritaglio e prese il terzo. «La terza segnalazione porta ugualmente la firma del signor De Kemp, ma lo stile dell’articolo appare piuttosto diverso.»
«È stato rifatto in redazione» mormorò Ed. L’orizzonte si stava schiarendo.
«Ah sì? Molto bene. Quest’ultimo articolo, un pezzo di varietà molto carico di umorismo, rivela che Tubber pretende di essere stato la causa dell’attuale “difficoltà” che ha colpito la televisione e la radio.» Yardborough posò anche il terzo ritaglio.
«Dove ha pescato quella roba?» domandò Ed.
L’uomo sorrise con aria compassionevole. «Mi creda, signor Wonder, abbiamo copia di ogni giornale che si stampa al mondo, in qualsiasi lingua; affluiscono tutti qui, negli ultimi cinque piani del Nuovo Empire State Building. Vengono esaminati da squadre di traduttori.»
Ed lo guardò attonito.
Yardborough continuò: «Ogni giornale del mondo viene controllato nella speranza di trovare qualsiasi traccia. E questa è solo una delle tante operazioni in corso in questo palazzo, signor Wonder. E gli sforzi non si concludono all’interno di questo palazzo. Comunque, basti dire che abbiamo preso in considerazione anche questi tre ritagli di giornale che parlano di lei e Tubber. E ora, che cos’ha da dire per spiegare questa storia?»
Ed esplose: «Come sarebbe a dire? Non ho niente da spiegare. È la verità!»
«Quale sarebbe la verità?» chiese Yardborough.
«Ezechiele Giosuè Tubber ha scagliato una maledizione contro la vanità femminile. E funziona. Poi ha maledetto la radio e la televisione. Questo è accaduto nel mio programma. E funziona.»
Yardborough si alzò. «Va bene, venga con me, signor Wonder.»
«Non vuole sentire tutti i particolari?» chiese Ed, sorpreso.
«Lei è fuori della mia giurisdizione» gli spiegò Yardborough. L’uomo raccolse le carte relative a Ed e lo precedette nella sala d’attesa dove stava la segretaria. I due agenti in borghese erano ancora lì e aspettavano pazientemente come solo i poliziotti sanno aspettare.
Yardborough li chiamò con energia. «Quest’uomo è diventato precedenza “A”. Se gli capita qualcosa, per voi sono guai seri.» Poi a Ed Wonder: «Mi segua.»
S’infilarono di nuovo nel corridoio e superarono più di un ingresso. Solo una volta le guardie li fermarono per chiedere i documenti di identità. Infine, tutti e quattro arrivarono a un altro ufficio, molto più vasto, dato che l’anticamera conteneva ben tre scrivanie con relative segretarie. C’erano in giro molti poliziotti, il contingente di guardia era composto da quattro o cinque individui piuttosto nervosi che aspettavano il loro turno.