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Ed egli maledisse lo scandalo [Earth Unaware - it]

Электронная книга - «Ed egli maledisse lo scandalo [Earth Unaware - it]». Краткое содержание книги:

Definire insolito un romanzo di fantascienza, e raccomandarlo come tale ai lettori, può sembrare il colmo dell’ingenuità e del semplicismo. Eppure è proprio quest’aggettivo, insolito, che conviene prima di ogni altro al lungo e straordinario romanzo che presentiamo in questo numero di Natale: insolito per l’intreccio, d’una semplicità, e nello stesso tempo d’una sapienza unica nel dosaggio e nella progressione dei colpi di scena; insolito per l’acutezza dell’osservazione psicologica, superiore non solo a quella della fantascienza media, ma perfino a quella di uno specialista del «mordente» come Sheckley; insolito per la raffinatezza della scrittura, e per l’incredibile spigliatezza con cui affronta le situazioni «sociologiche» più sbalorditive, traendone effetti di un irresistibile realismo; insolito per un umorismo che, senza nuocere alla drammaticità della narrazione, arriva facilmente e senza parere, a vette di alta letteratura; insolito infine e soprattutto, per una carica fantastica che lo qualifica senz’altro, a nostro avviso, come il più nutrito e divertente di tutti i romanzi americani di fantascienza e non di fantascienza, tradotti in Italia quest’anno. Siamo doppiamente lieti, perciò, di poterlo presentare ai nostri Lettori col nostro «Buon Natale».
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Buzz borbottò fra i denti: «Penso che tu abbia ragione, amico.»

«Eppure, dobbiamo fare qualcosa» protestò Helen.

«Che cosa?» chiese dubbioso Buzz.

«L’unica mossa intelligente a cui potrei pensare ora» propose Ed «è di ordinare ancora da bere.»

Erano a quel punto. Tutti convinti che si dovesse fare qualcosa. E la proposta migliore era quella di berci sopra.

Ed, infine, li lasciò fermi a quella soluzione e prese un taxi per raggiungere la Volksair che aveva lasciato la sera prima vicino al luogo del tentato linciaggio. Sembrava fosse sopravvissuta bene al fuoco incrociato della furia popolare e degli idranti dei pompieri.

Tornato sulla scena del linciaggio, Ed si chiese il perché di quell’esplosione collettiva d’isterismo: come mai normali cittadini perbene avevano potuto perdere completamente la testa solo per non essere riusciti a vedere un film dopo aver fatto la coda? All’inferno, si era alla fine del Ventesimo secolo e non nei giorni delle guerre fra indiani e visi pallidi. Non si lincia un uomo solo perché lo si sospetta responsabile del mancato divertimento di una serata.

O invece sì? Che cosa gli aveva detto uno di quegli esaltati? “Sono tutti sull’orlo di un precipizio.”

Tutto questo non aveva senso, per Ed Wonder. È vero, lui aveva molta familiarità con il mondo della radio e della TV e sapeva che la maggior parte dei cittadini dipendeva, per i propri divertimenti, dagli spettacoli radio-televisivi. Però Ed Wonder era un attore, non un destinatario passivo di quegli spettacoli e, sia pure inconsciamente, disprezzava i suoi ascoltatori. Per lui, la radio e la televisione erano solo un lavoro che faceva insieme ai colleghi.

Di ritorno al suo appartamento, si ricordò di fare un salto al bar dell’angolo a comprare il giornale, prima di salire in casa. Il proprietario gli aveva messo da parte una copia, altrimenti, come il giorno prima, non avrebbe trovato niente. L’edizione del mattino del “Times Tribune” era già esaurita.

Si fece la doccia e la barba, e indossò un abito pulito. Poi, prima di sedersi a leggere, si ordinò una birra, dato che l’effetto dell’alcol che aveva bevuto con Helen e Buzz cominciava a dileguarsi. Il bar automatico non diede il minimo segno di reazione; Ed guardò sorpreso l’apparecchio. Il bar era in grado di fornire quaranta tipi diversi di bevande e funzionava grazie a una centrale di distribuzione che riforniva tutti i bar automatici di quel quartiere. Anche la cucina automatica funzionava allo stesso modo. Compose allora sul dispositivo l’ordinazione di un aperitivo, e ottenne lo stesso risultato.

Seccato, si avviò al telefono e chiamò il centro di distribuzione. Una bionda cenere molto imbarazzata apparve sullo schermo e, prima che Ed potesse aprire la bocca, disse in fretta: «Sì, lo sappiamo. Il suo bar automatico non funziona. Disgraziatamente le scorte sono esaurite a causa di un imprevedibile aumento dei consumi. I rifornimenti da Super New York dovrebbero arrivare al più presto. Grazie per la cortese segnalazione.» La ragazza scomparve.

Ed Wonder emise un grugnito e si sedette a leggere. Imprevedibile aumento, eh? In fondo, non era sorprendente. Senza nient’altro da fare, la gente aveva aumentato il consumo di alcolici. A pensarci, anche lui aveva bevuto molto più del solito.

Il giornale non faceva il minimo accenno alla vera natura del guasto universale che aveva bloccato i mezzi di comunicazione di massa. Nessun accenno. Evidentemente, Buzz De Kemp era l’unico giornalista al mondo a sapere la verità, ma il capocronista gli aveva impedito con minacce di fare il nome di Ezechiele Giosuè Tubber e di parlare di nuovo delle sue maledizioni. L’AP-Reuter e le altre agenzie di stampa internazionali non avevano informazioni di sorta. Dotti articoli, su interminabili colonne, si affannavano a dimostrare questa o quella teoria, dalle macchie solari a interferenze radio da sistemi stellari lontani, a sinistri complotti da parte del Complesso Sovietico o dell’Europa Confederata, miranti a spezzare l’equilibrio americano mediante la sottrazione all’uomo della strada del giusto e riposante passatempo. Come agissero queste oscure cause su radio e TV era un mistero. Alcuni commentatori, polemizzando con la terza ipotesi, facevano notare che l’interruzione dei programmi radio e televisivi interessava anche l’intero Complesso Sovietico e tutta l’Europa Confederata.

Per di più, le conseguenze si facevano sentire con maggiore gravità fuori degli Stati Uniti del Benessere del Nordamerica. In Inghilterra, per esempio. C’erano stati disordini a Londra, Manchester e Birmingham. Disordini senza ragione, senza motivazioni plausibili. Non erano diretti contro qualcosa o qualcuno: erano solo risse di folle immense che non avevano nient’altro da fare.

Ed Wonder sentì lungo la spina dorsale il brivido dell’apprensione. La sera prima aveva visto all’opera una di queste folle. Era stato addirittura malmenato lui stesso.

Scorse rapidamente il giornale in cerca del pezzo sul tentato linciaggio del disgraziato operatore, colpevole di non aver proiettato il film. Non gli fu facile trovare il pezzo, e ne rimase sorpreso. Ed pensava che il fatto meritasse d’apparire in prima pagina, specialmente in una cittadina di provincia come Kingsburg. Probabilmente era stato l’unico tentativo di linciaggio in tutta la storia di Kingsburg. E invece la cronaca del linciaggio era relegata in una pagina interna, redatta in poche righe e in modo tale da far passare l’incidente più per uno scherzo che per un’incredibile violenza conclusa con l’intervento dei pompieri e dozzine di arresti.

Ed capì subito il perché. Il fatto era stato minimizzato deliberatamente. I governatori della città, o chi per loro, non volevano far sapere al popolo quanto fosse facile e divertente dedicarsi alle risse collettive. Bisognava ammetterlo: quando i disordini della sera prima erano giunti al parossismo, quella folla si stava godendo al massimo la gioia dell’azione collettiva; tutti quanti, uomini, donne e ragazzi.

Ritornò alla prima pagina. Il Presidente si era arrampicato sugli specchi per spiegare il disastro della radio e della televisione. Alla volta del cinema non era ancora arrivato. Quando sarebbe venuta l’ora della spiegazione, le parole del Presidente sarebbero state una vera delizia. Le macchie solari potevano interferire con la TV? Certamente. Era possibile. O potentissime emanazioni di onde radio dallo spazio? Sì. Possibilissimo. Ma il cinema? Come avrebbe spiegato il fatto che le immagini della pellicola cinematografica non si riproducevano più sugli schermi come al solito?

Ed scosse la testa. Era molto felice di non essere il capo del governo degli Stati Uniti del Benessere.

C’era un’altra notizia da Super Washington. Un appello della Casa Bianca a tutti gli attori in pensione, artisti del circo, veterani del teatro vaudeville, musicisti, cantanti e tutti quelli anche lontanamente collegati all’industria dello spettacolo; tutti questi dovevano presentarsi immediatamente al teatro della scuola più vicina. C’era un codicillo, al termine dell’appello. Coloro che non si fossero presentati subito avrebbero perso il diritto alla pensione o ai sussidi contro la disoccupazione.

Ed si fregò il naso con un dito, pensoso. L’appello riguardava anche lui. Doveva presentarsi. Era una conclusione ovvia. La maledizione della radio e della TV aveva pochi giorni di vita, ma già a Super Washington stavano correndo ai ripari. Ed si chiese, con una punta di disagio, quanto gravi fossero stati i disordini in Inghilterra.

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