Ed egli maledisse lo scandalo [Earth Unaware - it]
- Автор: Рейнольдс Даллас МакКорд Мак
- Год: 1966
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: Antonangelo Pinna
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Ed egli maledisse lo scandalo [Earth Unaware - it]». Краткое содержание книги:
Guardarono tutti insieme il giornalista che osservava esterrefatto il libro tascabile fra le mani. «Devo aver preso un altro libro per sbaglio» mormorò incredulo. «Ma non è possibile.» Guardò gli altri con aria accusatrice. «Questa roba è in francese.»
Ed guardò perplesso il libro, sorpreso dall’imbarazzo di Buzz. «Non è francese. A me sembra tedesco.»
Fu la volta di Helen. «Non è tedesco. Io conosco il tedesco. Mi pare russo.»
Buzz, sulle difensive, obiettò: «Non dire stupidaggini. Non vedi che non è l’alfabeto cirillico. Io dico che è francese… però, non è possibile. Stavo leggendo questo libro poco prima di entrare qui. L’illustrazione della copertina è la stessa, e…»
Il professor Braithgale si alzò. «Faccia vedere» disse asciutto. «So leggere e scrivere tutte le lingue romanze, il tedesco, lo svedese e il russo. Non capisco come sia possibile, ma…» Le sue parole si persero in un mormorio stupefatto. I suoi occhi grigi, normalmente sereni, si incupirono. «Ma questo è… è sanscrito, mi pare.»
«Faccia vedere a me» intervenne Hopkins in tono deciso. «Qual è il problema?» Il professore gli porse il romanzo tascabile. «Ma come, a me pare italiano. Non conosco quella lingua, però…»
«Santo cielo!» esclamò Ed. «L’ha fatto di nuovo. Ha maledetto i libri!»
«Che cosa?» strillò il generale. «È completamente impazzito?»
«No, mi ascolti» disse Ed alzandosi. «Guardi quel rapporto davanti a lei. Può ancora leggerlo, non è vero? Io riesco a leggerlo. E posso leggere questi appunti che ho in tasca. E ora guardi il giornale.» Eccitato, lo mostrava a tutti. «Le notizie sono chiarissime, ma guardate la pagina dei fumetti. Le parole sono tutte confuse, sembrano un geroglifico. A me sembra tedesco, ma io non so il tedesco. Quello ha maledetto le letture frivole.»
«Si sieda» ordinò Dwight Hopkins. Al citofono disse: «Signorina Presley. Desidero che mi faccia avere parecchi libri, di lettura amena e di studio. Voglio anche che mi si riferisca immediatamente perché non sono stati portati qui Ezechiele Giosuè Tubber e sua figlia.»
«Sì, signore» rispose chiara la voce efficiente della signorina Presley. «I Tubber non sono stati ancora trovati. Gli agenti inviati sulle loro tracce informano che hanno lasciato Saugertis. Sembra che il predicatore fosse profondamente sconvolto perché nessuno ascoltava il suo messaggio.»
«Abbiamo idea di dove si siano diretti?» chiese vivacemente Hopkins.
«Uno dei seguaci ha detto che andavano a Elisio. In nessuno dei sessantaquattro stati dell’unione esiste una simile località. Forse si trova nell’Europa Confederata, o…»
«Basta così, signorina Presley» la interruppe Dwight Hopkins. Spense il citofono e guardò prima Braithgale poi il generale. Quest’ultimo gridò: «Che cosa sta succedendo?»
Braithgale sapeva che cosa stava succedendo. «Elisio» disse lentamente. Un altro modo per descrivere i Campi Elisi degli antichi greci.
«Che diavolo sono i Campi Elisi?» chiese il generale.
«Il Paradiso» rispose Dwight Hopkins. Si passò una mano sul mento, come se stesse controllando se si era sbarbato bene. «Il nostro amico Tubber è volato in cielo.»
18
«In cielo!» sbottò il colonnello Fredric Williams, che per tutto questo tempo se n’era stato in un angolo della stanza a bocca chiusa. «Vuol dire che il nostro stregone è morto?»
Ed Wonder stava scuotendo la testa in segno di diniego da qualche istante. «Non è così. Elisio è uno dei termini strampalati che usano nella nuova religione di Tubber. Affermano di essere pellegrini sulla via di Elisio, roba di questo genere. Elisio è, in un certo senso, ecco, come dire l’Utopia; solo che Tubber è contrario all’Utopia. Dice che è un’idea reazionaria. Il perché non lo ricordo. Qualcosa come il fatto che l’Utopia è una perfezione astratta e la perfezione equivale ad assenza di progresso, oppure…»
«Aspetti un momento» lo bloccò Braithgale. «Mi sta facendo venire il mal di testa.»
«Parlare di Zechi Tubber e della sua religione farebbe venire il mal di testa a chiunque» disse Buzz. «Come si fa a farsi portare da bere qui?»
«Non si fa» ribatté violentemente il generale.
«Ah, vera disciplina militare, eh?» commentò ironico Buzz, togliendosi il sigaro di bocca e osservandone la punta. «Sa che cosa le dico io? Che sono un alcolizzato. Che non mi riesce di pensare senza mandare giù un paio di sorsi. E che se invece provo a pensare, so dove Tubber e sua figlia sono andati a cacciarsi.»
Hopkins riaccese il citofono e disse: «Signorina Presley, una bottiglia di…» Guardò Buzz.
«Whisky» concluse Buzz.
«Di whisky» fece eco Hopkins.
«E due bicchieri» aggiunse Helen.
«Tre» disse Ed.
Hopkins guardò Braithgale, il colonnello Williams e infine il generale Crew, poi disse al microfono: «E sette bicchieri con uno shaker e del ghiaccio.»
Chiusa la comunicazione si rivolse a Buzz. «È veramente alcolizzato fino a questo punto?»
«No» rispose Buzz. «Volevo solo qualcosa da bere.»
«Bevo anch’io volentieri. Molto bene, ora ci porteranno il whisky. E adesso, torniamo a noi. Ha detto di sapere dove si trova questo Tubber. Si spieghi.»
«In una colonia cooperativa presso Bearsville, nella zona di Catskill. Ho sentito Tubber parlarne durante una predica. Invitò tutti i presenti che fossero pronti a recarsi…» Buzz storse la bocca «…nella terra promessa, a partire con lui per Elisio e unirsi alla comunità. È evidentemente nella tradizione della colonia Nuova Armonia di Robert Owen, e del Villaggio dell’Uguaglianza di Josiah Warren.»
Il generale Crew grugnì di nuovo nel suo modo caratteristico. «Di che cosa sta parlando, signore?»
Il professor Braithgale invece stava guardando Buzz con un rispetto tutto nuovo. Si voltò e disse al militare: «Colonie cooperative. Utopie. Nel Diciannovesimo secolo c’è stato un notevole movimento verso queste istituzioni. La maggior parte avevano un sottofondo religioso, alcune no. I Mormoni furono il gruppo che ebbe maggior successo. Erano abbastanza intelligenti da capire quando questa o quest’altra teoria non era praticamente realizzabile. Gli altri gruppi si dissolsero.»
«Dovevamo immaginare che non sarebbero andati lontano. Viaggiano su un carro» disse Ed.
«Un carro?» grugnì il generale. «Che roba è? Un residuato bellico?»
«Un carro» ripeté Ed. «Trainato da un cavallo.»
Il militare lo squadrò incredulo. «Come nei film western, vuol dire?»
«Per favore, Scottie» s’intromise Dwight Hopkins senza nemmeno guardare il generale. Quello rimase a bocca chiusa e Hopkins disse a Ed pensosamente: «Mi pare che fra noi lei sia il più informato su Ezechiele Giosuè Tubber.»
Fu interrotto dall’arrivo della signorina Presley, con una bracciata di libri. Perfino l’efficientissima segretaria sembrava leggermente scossa come se fosse successo un fenomeno sconcertante, tipo apparizione dell’arcangelo Gabriele o la scomparsa dell’Oceano Atlantico. Depose i libri sulla scrivania di Hopkins e incominciò: «Signore, io… io…»
«Lo so, signorina Presley. Per il momento basta così. Si occupi del whisky ora. Ah, signorina Presley…»
«Sì, signore?»
«Sarebbe bene che anche lei ne bevesse un po’.»
«Sì, signore.» La signorina Presley uscì. Sembrava il tipo di donna che non aveva mai bevuto un bicchiere di whisky in vita sua, ma anche il tipo di donna che quel giorno avrebbe creato un precedente.