Ed egli maledisse lo scandalo [Earth Unaware - it]
- Автор: Рейнольдс Даллас МакКорд Мак
- Год: 1966
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: Antonangelo Pinna
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Ed egli maledisse lo scandalo [Earth Unaware - it]». Краткое содержание книги:
Per strada, Buzz disse: «Andiamo a bere da qualche parte.»
«Forse da qualche parte è un buon posto» ribatté Ed «ma certamente in un bar non si entra, né per denaro, né per amore. Solo posti in piedi, e con il tempo limitato per giunta, in modo che tutti possano entrare, prima o poi.»
«Il sindaco ha annunciato oggi il rilascio di speciali licenze per la vendita di superalcolici, limitate alla durata dello stato d’emergenza» li avvertì Buzz. «Saranno aperti nuovi spacci entro poche ore.»
«Intanto possiamo andare a bere al mio club» suggerì Helen. «Vi farò entrare come miei ospiti.»
La sua Cyclon della General Ford era parcheggiata lungo il marciapiede. Ci salirono tutte tre e Helen trasmise al pilota automatico la destinazione. La vettura si alzò e s’immerse nel traffico.
Buzz De Kemp osservò colpito l’orda di pedoni vaganti sui marciapiedi. «Era già un caos ieri» disse, «Ma oggi le scuole sono chiuse. Anche i ragazzini non sanno come passare il tempo.»
«Come i loro genitori» aggiunse Helen. «Ma nessuno lavora in questa città? Mi pare…»
«E tu lavori?» domandò Ed, ancora irritato dopo l’avventura.
«Questo è un altro discorso, mio caro» ribatté lei petulante. «Mi occupo di beneficenza al circolo delle sorelle cristiane e…»
Buzz la interruppe. «Ho controllato i dati. Due terzi delle forze di lavoro di Kingsburg sono iscritti nelle liste di disoccupazione. Di quelli che lavorano, la maggior parte ha una settimana lavorativa di venticinque ore; ma le categorie con un sindacato più progressista… mi piace questo termine… lavorano solo venti ore.» Gettò il sigaro fumato a metà sulla strada sottostante. «Vuol dire un bel po’ di tempo libero.»
Il club dei Fontaine, che riuniva le famiglie più in vista di Kingsburg, era a circa tre chilometri dalla periferia cittadina. Se Helen Fontaine aveva pensato di trovarlo relativamente vuoto, si era sbagliata. Non era stata la sola a condurre ospiti al bar del club. Con tutti i locali della città pieni fino all’inverosimile, anche i due o tre club privati riservati ai cittadini più ricchi erano affollati quasi come gli esercizi pubblici.
Riuscirono comunque a conquistare un tavolo che si era liberato proprio nell’istante in cui arrivavano. Helen prese dalla borsetta la tessera di credito e la inserì nell’apposita fessura del tavolo. «Signori, offro io. Che cosa volete?»
I due uomini espressero i loro desideri e Helen compose le ordinazioni sul dispositivo automatico; quando le bevande furono servite e tutti ebbero bevuto la prima sorsata, disse: «Allora, mettiamoci subito al lavoro. Io non sono al corrente degli ultimi sviluppi relativi al cinema.»
Ed Wonder fornì una relazione dettagliata sugli avvenimenti di Saugertis. Quand’ebbe finito, Helen e Buzz lo fissavano a occhi sbarrati.
«Santo cielo!» esclamò Helen. «Vorresti dire che finché non gliel’hai detto non sapeva nemmeno del guaio che aveva combinato? Alla radio e alla TV, dico.»
«Non ricordi la trasmissione?» le disse Buzz. «Si era dimenticato di aver maledetto la vanità femminile.» La scrutò con sguardo calcolatore. «Sai che a te sta bene la Moda Domestica?»
«Grazie, gentile signore. Se potessi farei anch’io un commento gentile sul tuo aspetto. Ma proprio non mi viene in mente niente. Perché non ti fai tagliare i capelli?»
«Fai un complimento a una ragazza e che cosa ricevi in cambio?» si lamentò Buzz. «Un insulto. Non posso permettermi la spesa del barbiere. Sono l’uomo più imprevidente del mondo. Sono noto come il tipo che va a fare la doccia e ne esce con tre dollari in meno.»
Con aria afflitta Ed disse: «Ammetto di aver parlato troppo. Ormai è inutile chiudere la stalla dopo che le vacche sono scappate. Adesso lo sa.» Gli altri lo guardarono senza capire. Ed spiegò: «Tubber. Adesso sa di avere il potere, come lo chiama Nefertiti. E quel che è peggio, sembra che continui ad accrescersi.»
«Che cosa continua ad accrescersi?» chiese Buzz.
«Il potere di scagliare maledizioni. Evidentemente l’ha sempre avuto, ma solo da poco ha cominciato a servirsene su larga scala.»
«Vuoi dire che…» intervenne Helen lasciando inespresso il suo pensiero.
«Voglio dire che ha tirato fuori i due primi grossi sortilegi in un impeto d’ira, senza sapere che cosa stava facendo. La terza maledizione l’ha scagliata coscientemente. Ora sa di poterlo fare quando e come vuole.»
Come obbedendo a un comando, alzarono contemporaneamente i bicchieri e li vuotarono d’un fiato. Senza domandare il loro parere, Helen ne ordinò altri tre.
«Vi rendete conto che noi siamo i soli al mondo, all’infuori del gruppetto di Tubber, a sapere cosa sta succedendo?» disse Ed.
Buzz tirò fuori un sigaro nuovo e se lo cacciò in bocca. «E come potrei non rendermene conto? Un giornalista che ha tra le mani il fatto di cronaca più colossale dal tempo della resurrezione di Cristo e che non può nemmeno scriverne una riga! Il Vecchio Ulcera mi ha promesso di licenziarmi in tronco per etilismo cronico se gli riparlo una sola volta di Tubber e delle sue maledizioni.»
«Per lo meno tu hai ancora un lavoro» gli disse Ed con amarezza. «Guarda come sono ridotto io. Sudo sangue due anni per sfondare con la trasmissione Ai limiti del reale, un programma dedicato allo spiritualismo, alla telepatia, ai dischi volanti, alla reincarnazione, alla levitazione, e non so a che cosa altro ancora, e per due anni riesco a pescare solo imbroglioni, mitomani ed esaltati. Finalmente salta fuori un vero fenomeno, e che cosa mi capita? Ho la carriera rovinata.»
«Mi state spezzando il cuore tutte due» sbottò Helen. «E che dire di me, allora? Ero in lizza nel concorso per le dieci donne più eleganti dell’anno.»
Buzz la guardò. «E tuo padre? Era presente quando Tubber ha maledetto la radio. Non si rende conto di quello che succede?»
«Per il cinquanta per cento sì, mi pare» rispose Helen. «In realtà lui pensa che Tubber sia un agente del Complesso Sovietico inviato in America per sabotare la nostra industria. Vuole che l’Associazione Stephen Decatur compia un’indagine e inoltri le informazioni raccolte all’FBI. Mulligan è d’accordo con lui, naturalmente.»
Ed Wonder chiuse gli occhi per nascondere la sua pena. «Oh, splendido. Me li immagino quei quattro fanatici andare a ficcare il naso nella tenda di Tubber. Le nuove maledizioni volerebbero come uno stormo di folaghe.»
«L’Associazione non è fatta di fanatici, come sostieni tu» ribatté Helen, ma senza metterci troppa convinzione.
Buzz ammiccò attraverso il fumo del sigaro appena acceso. «E da chi è composta allora?»
Helen scoppiò a ridere all’improvviso. «Da ciarlatani!»
Buzz la guardò strabiliato. «Credo che potresti diventarmi simpatica» disse unendosi alla risata.
«Va bene, va bene» disse Ed. «Dobbiamo fare qualcosa. Ve ne rendete conto, sì o no?»
«Sì, certo» rispose Buzz. «Ma che cosa?»
«E se andassimo tutti insieme a trovare Tubber?» propose Helen accigliata.
Ed alzò una mano interrompendola. «È inutile che tu vada avanti, per favore. Eccoci qua seduti tutt’e tre insieme. Helen l’ha fatto andare in furia con il risultato di far esplodere la Moda Domestica e provocare, a lungo andare, il crollo dell’industria tessile e dei cosmetici. Buzz l’ha fatto arrabbiare e il risultato è stato la fine della radio e della televisione. Accalorato dalla discussione io ho parlato troppo e il risultato è stato identico: si è infuriato, e l’industria cinematografica è andata in malora. Con questi precedenti, pensate davvero che uno di noi tre possa anche solo avvicinarglisi di nuovo? Mi sembra che noi tre siamo diventati l’occasione accidentale di un fenomeno di cui l’intera razza umana gode i benefici.»