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Ed egli maledisse lo scandalo [Earth Unaware - it]

Электронная книга - «Ed egli maledisse lo scandalo [Earth Unaware - it]». Краткое содержание книги:

Definire insolito un romanzo di fantascienza, e raccomandarlo come tale ai lettori, può sembrare il colmo dell’ingenuità e del semplicismo. Eppure è proprio quest’aggettivo, insolito, che conviene prima di ogni altro al lungo e straordinario romanzo che presentiamo in questo numero di Natale: insolito per l’intreccio, d’una semplicità, e nello stesso tempo d’una sapienza unica nel dosaggio e nella progressione dei colpi di scena; insolito per l’acutezza dell’osservazione psicologica, superiore non solo a quella della fantascienza media, ma perfino a quella di uno specialista del «mordente» come Sheckley; insolito per la raffinatezza della scrittura, e per l’incredibile spigliatezza con cui affronta le situazioni «sociologiche» più sbalorditive, traendone effetti di un irresistibile realismo; insolito per un umorismo che, senza nuocere alla drammaticità della narrazione, arriva facilmente e senza parere, a vette di alta letteratura; insolito infine e soprattutto, per una carica fantastica che lo qualifica senz’altro, a nostro avviso, come il più nutrito e divertente di tutti i romanzi americani di fantascienza e non di fantascienza, tradotti in Italia quest’anno. Siamo doppiamente lieti, perciò, di poterlo presentare ai nostri Lettori col nostro «Buon Natale».
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Andò in cucina e si ordinò un pasto leggero. Trovò che non sapeva di niente benché da più di ventiquattrore non avesse mangiato un boccone decente. Ne lasciò metà e gettò piatti e avanzi nella pattumiera.

Ciò di cui aveva veramente bisogno era qualcosa da bere. Stava diventando una spugna come Buzz, o come Helen. A proposito di Helen, che strano! Quegli ultimi giorni, chissà come, avevano modificato i suoi sentimenti nei confronti della ragazza. Sì, Helen continuava a piacergli, ma non c’era nessuna passione vera in quel sentimento. E pensare che una settimana prima Helen era il pensiero più importante nella sua mente.

15

Prese l’ascensore e uscì. Osservò dalla soglia il bar all’angolo. C’era la coda consueta. Non si diede la pena di dare un’occhiata agli altri bar del quartiere. Che bisogno c’era? Risalì invece la strada fino alla prima bottiglieria.

La situazione aveva fatto passi da gigante. La folla si era accalcata davanti all’ingresso dello spaccio di liquori e un grassone in piedi sulla soglia la stava tenendo a bada. Quando Ed fu abbastanza vicino, sentì le parole del ciccione: «Mi dispiace, gente, sono rimasto senza. Tutto esaurito. Sto aspettando i fornitori.»

«Almeno una bottiglia di gin o di rum?» domandò una voce.

«Non avete capito. È tutto letteralmente esaurito. Whisky, gin, rum, cognac. Tutto. Tutto esaurito.»

«Neanche una goccia?» domandò un altro incredulo. Il proprietario del negozio sembrava dispiaciuto. «Mi»

pare di avere solo qualche bottiglia di Crema di Menta.

«Che roba è?» chiese il primo. «È alcolica?»

«È un cordiale» gli spiegò Ed. «È un liquore dolce che sa di menta. Un po’ meno forte del whisky.»

«Si può bere allungato con la coca-cola?» domandò un terzo.

Ed chiuse gli occhi rabbrividendo alla sola idea.

«Insomma, datemene una bottiglia, accidenti! Devo pur avere qualcosa da bere in casa. Sto diventando matto.»

«Datene una anche a me.»

Il gruppo cominciò a spingere. Il grassone disse precipitosamente: «Solo una bottiglia a testa, amici. Me ne sono rimaste poche. E dovete capire che è roba speciale. Quindici dollari a bottiglia.»

Ed Wonder tornò a casa. All’angolo della via in cui abitava si era radunata una folla. Si avvicinò e si alzò in punta di piedi per vedere oltre le loro teste l’oggetto del loro interesse. Nel mezzo del cerchio c’era un trio di ragazzini che facevano giochi di abilità: giochetti molto elementari. La folla li osservava in un silenzio interrotto solo da qualche grido d’incoraggiamento. Ogni tanto veniva lanciata qualche monetina ai ragazzini. Il loro repertorio era limitatissimo.

La scena fece tornare in mente a Ed che doveva presentarsi alla più vicina scuola come artista disoccupato.

Lo fece solo il giorno successivo. Non perdette troppo tempo. Non c’erano più molti attori, musicisti e gente di teatro come un tempo. Evidentemente a Kingsburg non c’erano veterani del circo o del vaudeville. Il mondo dello spettacolo, come ogni altro aspetto della vita moderna, era stato invaso dall’automazione. Grazie alla TV, un gruppo di artisti relativamente modesto poteva intrattenere contemporaneamente duecento milioni di spettatori. Con il cinema, dodici attori potevano recitare una commedia per milioni di persone contemporaneamente, mentre ai tempi del teatro vero e proprio uno spettacolo poteva essere seguito al massimo da poche centinaia di persone alla volta. E grazie alla radio, la voce di un cantante di musica leggera poteva acquistare in una serata fama mondiale, mentre gli antichi cantanti dei caffè-concerto riuscivano solo a suscitare singhiozzi alcolizzati nelle poche decine di persone che si radunavano intorno ai tavoli dei locali notturni. E i musicisti? In questo campo l’automazione aveva raggiunto il vertice, con la riproduzione di dischi e nastri.

L’industria dello spettacolo ormai impiegava molto meno personale di dieci anni prima, per non parlare di epoche precedenti.

Come se non bastasse, quando venne il suo turno Ed ebbe un’ulteriore delusione. Durante l’intervista presero accuratamente nota di tutto ciò che aveva fatto nella vita, ed evidentemente conclusero che la sua collaborazione sarebbe stata di ben scarsa utilità.

Pensava di poter fare il presentatore di uno spettacolo di varietà?

Ed Wonder sospirò. Sì, pensava di poterlo fare.

Va bene, l’avrebbero tenuto in considerazione.

Se ne andò e risalì sulla Volksair.

Eppure, doveva fare qualcosa. Gli veniva continuamente in mente che lui, Buzz e Helen erano le sole tre persone, al di fuori della cerchia di Tubber, che sapessero come stavano realmente le cose.

Uno strillone con un pacco di giornali sotto il braccio gridava: «Edizione straordinaria!» Da molto tempo, pensò Ed, le edizioni straordinarie erano scomparse. I notiziari della radio e della TV avevano decretato la morte di quella vecchia istituzione giornalistica.

Riuscì a capire le grida dello strillone. Disordini razziali da qualche parte. Non ebbe bisogno di leggere il giornale per immaginarsi che cosa fosse successo. Gente annoiata che andava su e giù per strada senza niente da fare. Disordini razziali. Chissà quanto tempo sarebbe passato prima che esplodessero risse religiose. Lotte fra razze diverse, lotte fra gruppi di diversa religione, lotte politiche. Erano meravigliosi passatempi, vero?

Doveva fare qualcosa. Doveva trovare il punto di partenza. Improvvisamente cambiò direzione. Invertì la marcia e seguì la strada verso sud, fino alla città universitaria.

Fortunatamente non ebbe difficoltà a trovare il professor Varley Dee. Era nel suo ufficio alla facoltà di Antropologia. Ed Wonder aveva invitato spesso il professore alla sua trasmissione, in qualità di esperto; non gli era mai capitato, però, di fargli visita all’università.

Il professore accolse Ed con un sorriso scherzoso e gli indicò una poltrona. «Ah, vedo che perfino il Piccolo Ed Wonder è finito sulle liste dei disoccupati, dopo il guasto alla radio. Un fenomeno affascinante. I tecnici ci capiscono qualcosa? Che cos’è questa teoria sulle macchie solari?»

«Non saprei» rispose Ed. «Ogni volta che c’è un’interferenza nelle trasmissioni radio, dovuta a fattori atmosferici o altro, saltano sempre fuori le macchie solari. È tutto quello che so sull’argomento.» In realtà Ed non voleva lasciarsi invischiare in una discussione tecnica con il polemico professore. In quel modo non sarebbero mai arrivati a parlare del motivo della sua visita.

Di punto in bianco cambiò argomento. «Senta, professore, vorrei che mi dicesse qualche cosa su Gesù Cristo.»

Dee lo guardò con un luccichio negli occhi. «Chi intende dire quando dice Gesù Cristo?»

Ed era esasperato. «Santo cielo, Gesù Cristo. Gesù di Nazareth. Nato il giorno di Natale. Morto sulla croce. Il fondatore del Cristianesimo. E chi altro?»

«Ci sono Gesù e Gesù, Piccolo Ed. A seconda di quale religione segue, oppure se non ne segue alcuna e le interessa la figura storica di Gesù. Vuole la mitologia o la storia?»

«Sto parlando di cose reali. Il vero Gesù. Quello che…»

«E va bene. Allora, per incominciare, il suo nome non era Gesù. Si chiamava Giosuè. Gesù è un nome greco, lui invece era ebreo. E non è nato a Nazareth. Al suo tempo in Palestina non esisteva una città di nome Nazareth; solo più tardi qualcuno si prese la briga di far quadrare la realtà con le profezie che, si dice, avevano preannunciato la venuta del Messia. E non è stato il giorno di Natale. I primi Cristiani presero quella data dalle tradizioni pagane nel tentativo di popolarizzare la nuova religione. Natale era originariamente il solstizio d’inverno, e i calendari inesatti dell’epoca lo facevano cadere intorno al venticinque dicembre. Recentemente è stato anche messo in discussione il fatto che morì sulla croce. Se è morto così, bisogna concludere che ha impiegato troppo poco tempo a morire. L’orrore della crocifissione come esecuzione capitale consiste nella spaventosa durata dell’agonia. Robert Graves ha suscitato grande impressione con l’ipotesi che Gesù fosse sopravvissuto al supplizio sulla croce e che, dopo un periodo di inanimazione catalettica, sia scomparso spiritualizzandosi.»

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