Ed egli maledisse lo scandalo [Earth Unaware - it]
- Автор: Рейнольдс Даллас МакКорд Мак
- Год: 1966
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: Antonangelo Pinna
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Ed egli maledisse lo scandalo [Earth Unaware - it]». Краткое содержание книги:
Ed lo guardava a occhi spalancati.
Con voce gutturale, Varley Dee riprese: «Voleva sapere di più sulla storia di Gesù Cristo. Bene. Questo è solo l’inizio. Per esempio, un gruppo di studiosi molto seri dubita perfino che Giosuè avesse intenzione di dare vita a una nuova religione. Secondo loro era solo un buon ebreo che professò con convinzione la sua fede per tutta la vita.»
«Senta» domandò Ed. «Non è rimasto più niente di quello che ho imparato a catechismo da piccolo?»
Il professore ghignò acidamente. «Invece è rimasto molto. Ma allora, le dispiace dirmi che cosa vuole sapere?»
«Ecco, per esempio…» disse Ed «la storia della moltitudine sfamata con due o tre pesci e poche forme di pane, e che alla fine ha lasciato delle ceste colme di avanzi.»
Dee alzò le spalle. «Probabilmente è una parabola. Molti insegnamenti di Giosuè erano in forma di parabola.»
«Gli altri miracoli, allora. Risuscitare i morti, curare i lebbrosi, cose di questo tipo…»
Dee stava diventando impaziente. «La medicina moderna compie miracoli del genere con facilità. Ai tempi di Giosuè la procedura per dichiarare una persona morta era primitiva, per non dire di peggio. Per dir la verità, non c’è bisogno di risalire tanto nel tempo. Sapeva che la madre di Robert Lee è stata dichiarata morta ed è stata sepolta, e che dopo poco tempo è rinvenuta ed è stata salvata? Per quanto riguarda la lebbra, il termine era ed è poco significativo sul piano scientifico, e a quei tempi comprendeva dalle più semplici irritazioni della pelle alle più gravi infezioni veneree. I curatori miracolosi si trovavano a ogni angolo di strada e nessuna personalità religiosa poteva sperare di far molta strada se non era in grado di fare una brillante figura in quel campo. Per di più, è noto che Giosuè disprezzava i suoi contemporanei che continuamente gli chiedevano di mettersi alla prova con interventi miracolosi.»
Ed Wonder si agitò sulla sedia. «A parte Gesù, che cosa pensa degli altri autori di miracoli? Maometto, per esempio.»
Dee lo guardò con aria critica. «Con il suo programma, Piccolo Ed, a quest’ora dovrebbe avere la testa piena di miracoli e dei loro autori. Certo, la storia ne è piena: Gesù, Maometto, Hassan Ben Sabbah…»
«Questo mi giunge nuovo» lo interruppe Ed.
«…fondatore della setta ismailita dei Musulmani. I suoi seguaci, detti “gli Assassini”, erano fanatici oltre ogni immaginazione. Comunque, avrebbe compiuto miracoli, compreso quello di trasferirsi fisicamente a centinaia di chilometri di distanza istantaneamente.»
«Ma…» azzardò Ed. L’atteggiamento del professor Dee suggeriva un grosso “ma”, a quel punto.
«Ma» riprese Dee «ogni serio studio compiuto da accademici famosi sulla vita di questi personaggi miracolosi raramente fornisce le prove di avvenimenti razionalmente non spiegabili.»
Era esattamente il contrario dell’opinione espressa il giorno prima da Jim Westbrook. Ed si agitò sulla sedia di nuovo. L’intervista col professor Dee si risolveva in un fiasco completo.
Si alzò.
«Bene, professore, la ringrazio molto. Non voglio abusare oltre del suo tempo.»
Dee gli rivolse un’occhiata raggiante. «È stato un vero piacere, Piccolo Ed. E sarò molto lieto di partecipare al suo programma, ogni volta che ne avrà bisogno, quando l’attuale guaio alle onde radio sarà superato.»
«Non sarà superato» disse Ed tetro, preparandosi a lasciare la stanza.
L’altro rimase interdetto. «Ma che cosa dice? Perché…»
«Perché uno di questi signori che fanno miracoli, di cui abbiamo parlato finora, ha scagliato una maledizione sulla radio» rispose Ed. «Arrivederci a presto, professore.»
Passarono parecchi giorni prima che Ed decidesse di rimettersi in contatto con Helen e Buzz. Parecchi giorni trascorsi in ozio letargico. Parecchi giorni d’indecisione e di crisi.
Doveva esserci qualcosa che lui, Buzz e Helen potevano fare. Ma da dove cominciare? Nessuno di loro osava avvicinarsi al profeta miracoloso. D’altra parte, Ed Wonder era preoccupato da quello che Tubber avrebbe potuto decidere di fare di sua iniziativa. Non aveva bisogno di catalizzatori come Ed o gli altri per agire. Era perfettamente in grado di pensare da solo a nuove maledizioni. E forse ci stava pensando.
Decise di telefonare a Helen Fontaine e di proporle un appuntamento. Magari, insieme, sarebbero riusciti a tirar fuori un’idea. Alla peggio, Helen sarebbe stata per lo meno capace di trovargli da bere, un’impresa sempre più difficile sia in un locale che nel proprio bar automatico.
Non dovette nemmeno telefonare. Helen lo batté sul tempo.
Il dispositivo di allarme lo informò che era desiderato al telefono. La faccia di Helen apparve sul piccolo schermo quando lo accese. Sembrava disperata.
«Piccolo Ed! Sai dove si è cacciato Buzz?»
Ed la guardò aggrottando la fronte. «No. L’ultima volta che l’ho visto è stato quando eravamo tutt’e tre insieme al tuo club.»
«È scomparso.»
«Che cosa significa questo?»
«Ho cercato di mettermi in contatto per proporgli di riunirci di nuovo noi tre e discutere la crisi. Ma non è al giornale. E non è a casa.»
«Avrà preso una sbornia solenne» suggerì Ed. «Come biasimarlo?»
«Ho controllato ogni bar e club della città. Non c’è. Non è da nessuna parte.»
Improvvisamente Ed ebbe idea. «Pensi che sia andato a trovare Tubber?»
«È proprio quello che temo» rispose lei con gli occhi sbarrati.
«Sono subito da te.» Ed si preparò per uscire.
16
Il microfono della sveglia elettronica annunciò: «Due signori desiderano vederti.»
Ed guardò il piccolo schermo accanto alla porta che segnalava l’arrivo dei visitatori. Erano due uomini che non aveva mai visto.
Aprì la porta e i due lo fissarono impassibili.
«Lei è Edward Wonder?» domandò quello che sembrava più anziano.
«In persona.»
«C’è qualcuno che vorrebbe parlarle» Tirò fuori il portafogli e lo aprì davanti agli occhi di Ed. «Io mi chiamo Stevens, e questo è Johnson.»
Ed fece un verso per chiarire che la loro presenza non lo impressionava affatto. «Gestapo, eh?» disse ironico. «Che cosa posso fare per voi?»
«Deve seguirci» rispose Johnson, cortese ma non troppo.
Ed Wonder s’irrigidì immediatamente, deciso a non mollare.
«E perché? Che cosa avrei fatto, secondo voi?»
Stevens, il primo che aveva parlato, disse: «Sono persone molto importanti, signor Wonder. Abbia la cortesia di seguirci.»
«Sentite, io sono un cittadino e pago le tasse.» Ripensò alla seconda parte dell’affermazione. «Almeno le pagavo fino a una settimana fa. La legge non stabilisce che ci vuole per lo meno un mandato di cattura, o di comparizione, o qualcosa del genere?»
«Ha ragione, si usava così ai bei tempi» rispose l’altro, ma senza polemica. «Ora c’è un po’ di premura. Emergenza. Ci è stato detto di rintracciarla e portarla là al più presto possibile. E noi lo stiamo facendo.»
Ed Wonder, a quel punto, si sentiva recalcitrante come un mulo. «No» disse categoricamente. «E poi io odio i piedipiatti.»
I due lo squadrarono attentamente.
Ed riprese: «Un’altra ambizione covata da anni. Chiamare piedipiatti un agente di polizia.»
«Splendido» disse Johnson. «Adesso che ha dato del piedipiatti a qualcuno, è soddisfatto? Possiamo andare?»
Ed cedette. «D’accordo» disse. «Ma se pensate di agire voi in stato di emergenza, dovreste sapere in quale emergenza mi trovo io!»