La corona di spade
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #7
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La corona di spade». Краткое содержание книги:
Il campo cominciò quasi subito a brulicare di attività. Tutti sapevano che si sarebbero messi presto in marcia, eppure ognuno aveva lasciato qualcosa d’incompiuto. I servitori e i carrettieri delle Aes Sedai prigioniere si affrettarono a ultimare il carico dei carri e iniziarono ad aggiogare i cavalli fra il tintinnio delle bardature. I Cairhienesi e gli uomini di Mayene sembrava fossero ovunque, anche loro controllavano le bisacce da sella e le briglie. Gai’shain svestiti correvano da tutte le parti, anche se non sembrava che gli Aiel dovessero fare molti preparativi.
I lampi di luce al di fuori del circolo di carri annunciarono la partenza di Taim e degli Asha’man. Perrin si sentì meglio. Tra i nove rimasti ce n’era un altro di mezza età, oltre Dashiva, un tipo tozzo con la faccia da contadino; l’uomo con la frangia floscia che gli scendeva sulla fronte, poi, avrebbe potuto benissimo essere il nonno di qualcuno. Gli altri erano giovani, alcuni poco più che ragazzi, eppure osservavano quella baraonda con la padronanza di uomini che avevano visto quello spettacolo dozzine di volte. Si tennero tuttavia in disparte, tutti in gruppo tranne Dashiva, che rimase da solo poco lontano a fissare nel vuoto. Rammentando l’avviso di Taim riguardo quell’uomo, Perrin sperò che stesse sognando a occhi aperti.
Trovò Rand seduto su una cassa di legno, con i gomiti appoggiati sulle ginocchia. Sulin e Nandera erano accovacciate a loro agio ai suoi lati, entrambe accorte nell’evitare di posare gli occhi sulla spada che lui aveva al fianco. Impugnando le lance e lo scudo con naturalezza, anche lì, fra tutta la gente leale a Rand, continuavano a controllare chiunque gli si avvicinasse. Min era seduta a terra a gambe incrociate, e gli sorrideva.
«Spero che tu sappia cosa stai facendo, Rand» disse Perrin spostando l’ascia in modo da potersi accovacciare. Nessuno era abbastanza vicino da sentire, eccetto l’amico, Min e le due Fanciulle. Se Sulin e Nandera fossero scattate ad avvisare le Sapienti... pazienza. Senza fare altri preamboli Perrin riferì ciò che aveva visto quella mattina. Gli raccontò anche dei sentimenti che aveva captato, ma senza parlargli del proprio fiuto. Rand non era fra i pochi al corrente di lui e dei lupi, per cui raccontò di cose che aveva ‘visto e sentito’. Parlò degli Asha’man e delle Sapienti. Degli Asha’man e delle Aes Sedai. Delle Sapienti e delle Aes Sedai. Di tutta quella fascina di legna che poteva incendiarsi da un momento all’altro. Non risparmiò nemmeno gli uomini dei Fiumi Gemelli. «Sono preoccupati, Rand, e se loro si limitano a questa preoccupazione, puoi star certo che alcuni Cairhienesi stanno progettando qualcosa. O i Tarenesi. Forse vogliono aiutare le prigioniere a scappare, o magari si tratta di qualcosa di peggio. Luce, riesco persino a vedere Dannil, Ban e qualcun altro aiutarli a farla franca, se riescono a trovare il sistema.»
«Pensi ci sia qualcosa di peggio?» rispose Rand sereno. A Perrin venne la pelle d’oca, quindi sostenne lo sguardo dell’amico.
«Mille volte» rispose infine con voce altrettanto calma. «Non prenderò parte a un omicidio e, se tu lo farai, cercherò di ostacolarti.» In silenzio si protese, gli occhi grigio-azzurri fissi in quelli gialli.
Min li guardò entrambi torva, quindi emise un. verso d’esasperazione. «Siete due zucconi! Rand, tu sai benissimo che non daresti mai un simile ordine e nemmeno permetteresti che lo facesse qualcun altro. Tu, Perrin, sai benissimo che è così. Adesso smettetela di comportarvi come una coppia di galli in un pollaio.»
Sulin rise, ma Perrin avrebbe voluto chiedere a Min come faceva a esserne certa, anche se ovviamente non era una domanda che poteva fare in quel momento. Rand si passò una mano fra i capelli, quindi scosse il capo; sembrava in tutto e per tutto un uomo che esprimeva il proprio disaccordo a qualcuno che non era presente. Il tipo di voci che poteva sentire un pazzo.
«Non è mai facile, vero?» disse Rand dopo un po’ con espressione mesta. «La triste verità è che non sono in grado di dire quale delle due possibilità sarebbe peggiore. Non ho alternative migliori. Ci hanno pensato da sole.» Sembrava abbattuto, ma Perrin fiutava una rabbia ribollente. «Vive o morte, sono un peso opprimente che ho sulla schiena e, in entrambe le situazioni, potrebbero spezzarla.»
Perrin seguì lo sguardo di Rand verso le Aes Sedai prigioniere. Adesso stavano in piedi e tutte insieme, anche se persino così erano riuscite a frapporre una piccola distanza fra loro e le tre che erano state quietate. Le Sapienti che le circondavano stavano impartendo ordini concisi, a giudicare dai gesti che facevano e dai volti tesi delle Sorelle. Forse le Sapienti erano più adatte di lui a controllare le prigioniere. Se solo avesse potuto esserne certo...
«Hai visto qualcosa, Min?» chiese Rand.
Perrin sobbalzò e guardò Sulin e Nandera con circospezione, ma Min rise sommessamente. Adesso che si era appoggiata al ginocchio di Rand sembrava davvero la Min che lui ricordava, per la prima volta dopo il ritrovamento ai pozzi. «Perrin, loro sono al corrente del mio talento. Le Sapienti, le Fanciulle, forse tutti loro. E non gli importa.» Min aveva una capacità che teneva nascosta, come faceva lui con il segreto dei lupi. Di tanto in tanto la ragazza vedeva delle immagini o delle auree intorno alle persone, e qualche volta ne comprendeva anche il senso. «Tu non puoi capire quanto sia stato pesante per me, Perrin. Avevo dodici anni quando ho iniziato e non sapevo come custodire il segreto. Tutti pensavano che mi inventassi le cose, ma poi dissi a un uomo che avrebbe sposato una donna col quale lo avevo visto una volta, solo che lui era già sposato con un’altra. Quando scappò con lei, sua moglie trascinò una folla di persone a casa delle mie zie sostenendo che ne ero responsabile io, che avevo usato l’Unico Potere su suo marito o forse avevo somministrato a entrambi qualche strana pozione.» Min scosse il capo. «Non fu molto chiara su quel punto, aveva solo bisogno di incolpare qualcuno. Per un po’ ci furono anche delle voci sulla possibilità che fossi un’Amica delle Tenebre. Tempo prima in città c’erano stati dei Manti Bianchi che avevano tentato di fomentare le folle. In ogni caso, zia Rana mi convinse a dire che li avevo solo sentiti parlare e zia Miren promise di sculacciarmi per aver messo in giro certe storie. Zia Jan disse che mi avrebbe purgata. Naturalmente non lo fecero — erano al corrente della verità — ma se loro non avessero sottolineato che io ero solo una bambina, quella gente avrebbe potuto farmi del male o forse addirittura uccidermi. Quasi a nessuno piace l’idea che qualcun altro conosca il suo futuro, molti non lo vogliono sapere, a meno che non sia buono. Nemmeno le mie zie volevano saperlo, ma per gli Aiel io sono una specie di Sapiente onoraria.»
«Alcuni hanno la capacità di fare certe cose e altri no» intervenne Nandera, come se fosse una spiegazione sufficiente.
Min rise di nuovo e si protese per toccare il ginocchio della Fanciulla. «Grazie.» Dopo essersi accoccolata, sollevò lo sguardo su Rand. Adesso che rideva di nuovo sembrava raggiante, una luce che mantenne anche dopo essere diventata seria. Seria e non molto compiaciuta. «Per quanto riguarda la tua domanda, niente di utile. Ho visto spargimenti di sangue nel passato di Taim, come anche nel suo futuro, ma è qualcosa che potevi indovinare da solo. È un uomo pericoloso. Sembra che attirino immagini come le Aes Sedai.» Uno sguardo di sottecchi a Dashiva e gli altri Asha’man spiegò a chi si riferiva. La maggior parte della gente era circondata da poche immagini, ma Min aveva detto che questo non valeva per Aes Sedai e Custodi. «Il problema è che ciò che vedo è tutto sfocato. Credo sia perché restano sempre in contatto con il Potere. È quasi sempre così con le Aes Sedai, e quando incanalano è anche peggio. Kiruna e le altre sono circondate da ogni tipo di immagini, ma stanno così vicine tra loro che... be’... è tutto una macchia indistinta. Con le prigioniere è anche peggio.»