I racconti inediti
- Автор: Вэнс Джек Холбрук
- Год: 1995
- Язык: итальянский
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «I racconti inediti». Краткое содержание книги:
Lenti passi si stavano avvicinando. Con voce strozzata, Allixter disse: «Infila solo la punta del tuo lungo naso, e te la stacco…»
I passi si trascinarono cautamente. Il Capo si stava spostando vicino alla parete opposta per colpire Allixter con un tiro ad angolo. Si trovava perciò sull’altro lato della porta, lontano dal pulsante di scorrimento. Allixter premette il pulsante, la porta si chiuse. Si precipitò a quella esterna. Fece appena in tempo a uscire che una pistola tipo JAR risuonò alle sue spalle e la parete del corridoio andò in frantumi.
Allixter attraversò di corsa il corridoio, fino al deposito ancora silenzioso. Passò tra bidoni da cinquanta galloni di acetone, attraversò con un salto la piattaforma quasi vuota degli impiegati, si precipitò nella cabina dell’operatore.
Senza fiato, lottando per riuscire a parlare lentamente e distintamente, disse: «Questa è un’emergenza. Riguarda il SIS… Apri i contatti per quanto lontano possono andare, metti a punto questo codice: fase otto punto quattro due, frequenze sette punto cinque otto e due punto cinque tre.»
L’operatore gli rivolse un’occhiata meravigliata. «Che diavolo di codice è quello? Non ho mai sentito…»
«Chiudi la bocca!» ringhiò Allixter. «Imposta quel codice! E instrada tutto quello che trovi perché venga consegnato nel deposito.»
L’operatore si strinse nelle spalle, girò i quadranti. «Otto punto quattro due… cos’erano gli altri riferimenti?»
«Sette cinque otto! Due cinque tre! Per l’amor di Dio, muoviti!»
L’operatore fece scattare l’interruttore di attivazione. Allixter saltò giù, si mise vicino alla dorata cortina marrone nel punto dove la cinghia saliva rotolando dal pavimento.
Dieci secondi… Quindici secondi. Fissò lo sguardo nella nebbia marrone, tremolante e percorsa da raggi di luce, fino a che… un movimento. Apparve il Capo, che si guardava dietro le spalle. Voltò la testa, gli si spalancò la bocca.
Allixter saltò, lo prese da dietro, lo gettò sulla cinghia. La pistola tipo JAR del Capo cadde con un tonfo. Allixter l’afferrò, si alzò in piedi.
«E adesso, vecchio mio, puoi anche rilassarti. Ti ho beccato in pieno. Mi dispiacerebbe aprirti in due con un colpo.»
Allixter divenne il centro di un rispettabile pubblico al bar di Buck. La birra scorreva liberamente, le importazioni migliori dalla Germania e dall’Olanda, e c’era sempre una mano pronta a coprire il conto.
La storia era stata raccontata parecchie volte, ma c’erano degli ascoltatori per i quali alcuni aspetti della faccenda non erano completamente chiari. Tra questi il più insistente era Sam Schmitz.
«Allixter, ascolta,» disse con voce lamentosa. «Arrivi a tutta birra nel mio ufficio, e io non dico una parola. Io sono sincero con te, come sempre, ma avresti potuto ficcarmi in un mare di guai. Avevi ragione, adesso lo riconosco, ma supponi di avere avuto torto? Allora eravamo tutti e due in un casino. Insomma, non mi sembra che fosse la cosa giusta da fare.»
«Schmitz,» disse Allixter con immenso buon umore, «stai dicendo stupidaggini.»
«Ma come facevi a essere così sicuro che era il Capo? Non capisco come hai potuto anche solo immaginare che ci fosse qualcuno nell’Hub. Tu dici che hai dedotto questo e immaginato quello, ma ancora non ha senso.»
«Guardala in questo modo, Sam.» Allixter si bagnò la gola con mezza pinta di Hochstein Lager. «Sono stato mandato fuori per una chiamata fasulla. Per un po’, dopo che sono atterrato su quel pianeta, ho pensato che fosse un vero sbaglio. Ma ho cominciato a pensare. Un sacco di piccoli particolari mi tormentava in continuazione. Il Capo aveva insistito che portassi il Linguaid. Ma perché mai avrei dovuto avere bisogno del Linguaid su Rhetus? La risposta era che il Capo sapeva che mi sarei imbattuto in nativi che parlavano da sotto le ascelle.
«E poi perché si è assicurato che la pellicola ad aria fosse del Tipo X, a prova di alogeno? L’atmosfera di Rhetus è biossido di carbonio, argo, elio, un poco di ossigeno, e di solito portiamo soltanto i caschi. Perché? Perché sapeva che l’atmosfera dove sarei andato sarebbe stata piena di fluoro.
«E quando ho visto il Plag morto sul pavimento sono stato assillato da altri particolari. Indossava abiti con una cerniera terrestre. Non una simile allo stile terrestre, ma una cerniera identica in ogni suo aspetto.»
«Avrebbe potuto essere una coincidenza,» disse Buck, il barista grande e grosso con la faccia rossa.
Allixter annuì. «Avrebbe potuto. Ma cosa mi dite della penna a sfera con cui scriveva quel tizio, e dello schizzetto che si portava nella borsa degli attrezzi?»
«Cos’è uno schizzetto?» chiese Kitty, la bionda entraîneuse dalla mascella quadrata.
Barnard, un altro meccanico della manutenzione, disse subito: «Un attrezzo nuovo, nuovo fiammante. Noi adesso ce lo portiamo dietro al posto del filo elettrico. Quando vogliamo far passare della corrente tra due punti, schiacciamo il grilletto sullo schizzetto, esce una sostanza appiccicosa che si attacca al primo punto. Lo tiriamo su, giù, in giro, ovunque vogliamo che vada, lo appoggiamo al secondo punto, molliamo il grilletto, e abbiamo un legame permanente. La parte esterna si ossida in un ottimo isolante, e dove la metti sta.»
Kitty bevve la birra di Schmitz segnalando così di avere capito.
«Comunque,» continuò Allixter, «quando ho visto tutte queste cose sparse, ho pensato fra me che abbastanza sicuramente c’era stato qualche contatto con la Terra. E doveva essere stato univoco, perché sulla Terra non avevo mai visto nessuno giallo e col naso lungo come un Plag.
«E allora ho pensato al Capo. Assomigliava proprio al cadavere, forse un poco più vivace. E ho pensato ancora. Mi sono ricordato degli altri particolari. Poi quando il robot mi ha detto che i suoi circuiti erano inceppati in modo da ammazzare automaticamente i Plag, mi sono immaginato tutto.»
«E poi?» chiese Schmitz.
«I Plag volevano mantenere il teletrasporto aperto per il pianeta… non so come si chiama. Non sarei sorpreso di sapere che sfruttano un certo numero di questi mondi sussidiari, tutti equipaggiati col loro robot che munge il pianeta di tutto ciò che vale, e trasporta i prodotti su Plag… Plagi… caspita, non sono mai riuscito a pronunciare quella parola. Plagigonstok… Ecco.
«Insomma, il robot era programmato in modo da uccidere i Plag non appena si presentavano. Perciò era indispensabile far arrivare un meccanico di un’altra razza per aggiustare il robot. Io ero quel meccanico.»
«Proprio l’ultima risorsa,» grugnì Buck.
Allixter allargò le braccia. «Cosa avevano da perdere? O avrei aggiustato il robot, o sarei stato ucciso. L’unica altra possibilità era mandare una nave da guerra a distruggere il robot, e perdere così una delle loro vantaggiose attività. Così si sono messi in contatto con il Capo, e gli hanno detto di mandare sul posto il suo meccanico migliore con tutto il necessario per aggiustare il robot.»
Schmitz levò pensierosamente il bicchiere per bere, e vide che era vuoto. Scoccò un’occhiata a Kitty, che si stava cotonando i capelli. «Buck, versami un’altra birra. Mi pare che il Capo avrebbe potuto darti qualche accenno su quello che dovevi aspettarti.»
«Così che potevo tornare con la torta? No di certo. In questo modo, se fossi tornato, avrei pensato che tutta la faccenda era stato uno straordinario incidente.»
«E come facevi a sapere su quale codice avrebbe cercato di scappare il Capo?» chiese Barnard.
Allixter inarcò le folte sopracciglia nere con aria saputa. «Dunque… Vi ho detto che quando ho visto tutto quell’equipaggiamento di stile terrestre sparso in giro ho avuto la certezza. Ma forse avevo fatto un errore, forse avevamo davvero montato un teletrasporto su quel pianeta dei Plag. Così ho chiesto al robot qual era il codice.